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Full text of "Itinerario di Marin Sanuto per la terraferma veneziana, nell' anno MCCCCLXXXIII [1483]"

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ITINERARIO 



DI 



1ARIN SAOTO 



PER 



Li TERRAFERMA VENEZIANA 



NELL'AMO MCCCCLXXXIH 



PADOVA 

DALLA TIPOGRAFIA DEL SEMINARIO 
1847 



Digitized by the Internet Archive 

in 2012 with funding from 

University of Illinois Urbana-Champaign 



http://archive.org/details/itinerariodimariOOsanu 



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A SUA ECCELLENZA 

IL PRINCIPE 

ANDREA DE' CONTI GIOVAMI 

GIÀ PRESIDENTE DEL IX. CONGRESSO 

DEGLI SCIENZIATI ITALIANI 

IN VENEZIA 

ECC. ECC. ECC. 

Signor Principe! 



Li illimitata gentilezza vostra, tanto generosamente 
spiegata anche durante l'ultimo Congresso degli Scien- 
ziati Italiani, m'incoraggisce a fregiare del nome vostro 
/'Itinerario veneto di Marin Sanuto, finora inedito. Se 
ne conosceva bensì l'esistenza, come da un cenno dello 
stesso autore ne 7 suoi Commentari!* della guerra di Fer- 



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rara., che si veggono stampati per la prima volta a cura 
del vostro degnissimo cognato, e mio buon padrone, S. E. 
il nob. sig. conte Leonardo Manin nell'anno 1829, per 
le nozze della figlia contessa Paolina col conte Marc 9 An- 
tonio Grimani, e dove il Sanuto usa le seguenti parole: 

« Che se vedrò che questa mia lucubrazione da voi 
sarà lodata, altre operette mie con l'aiuto divino vedrete, 
cioè /'Itinerario con li Sindici di Terraferma, dove sono 
descritte tutte le Città e Castella della Signoria Nostra 
da Terra, dedicato a Marco Sanuto mio cugino » . 

E poi a p. 115, nel testo degli stessi Commentarii, 
si legge ancora: 

« Ogni anno erano già per metodo destinati alla re- 
visione dei conti li tre Auditori nuovi alle Scritture, con 
autorità grandissima, Sindaci per tutta la Terraferma, 
e Deputati per le Terre del May e. Posso io stesso atte- 
starlo, perchè nellanno precorso ci fui col nostro Sanuto 
e coi suoi compagni in Terraferma, nella quale circo- 
stanza descrissi il sito e la condizione di tutto quello ho 
veduto, estendendo la descrizione in un libro chiamato 
Itinerario » . 

La prima di queste due citazioni era stata altresì ri- 
portata dall'eruditissimo Morelli in una nota a p. XLIV 
de' suoi Monumenti Veneziani di varia letteratura, stam- 
pati per l'ingresso di S. E. messer Alvise Pisani alla di- 
gnità di Procuratore di San Marco, e più diffusamente 



anzi la esponeva fino alla chiusa delle parole: Ergo va- 
le le, lectores optimi, et parvulum Marinum vestrum 
amate et semper observate. 

Se il Sanuto, scrivendo nella giovanile età d'anni 17, 
credeva dover implorare l'indulgenza de' suoi contempo- 
ranei, per noi posteri una esatta descrizione de' siti nello 
stalo in cui si trovavano già sono tre secoli e mezzo, non 
può esigere certamente alcuna apologia, ed acquista anzi 
un maggior pregio dalla gioventù dello scrittore, com- 
provataci dalle amorose dichiarazioni qua e là fatte e 
per Candida e per Gemma; per cui da tutto traspare 
V impronta del vero, e le più frivole cose, perchè ad epoca 
tanto rimota si riferiscono, destano il più vivo interesse. 

Io era dolente vedendo che l'amico Cigogna (Iscrizioni, 
voi. IV. p. 603) dell'Itinerario Sanuto nuli' altro notava 
oltre aver esso esistito nella Biblioteca de' Benedettini a 
S. Giorgio Maggiore a Venezia; e però potete imaginare 
quanto mi rallegrassi quando l'ottnno mio amico Tom- 
maso Gar, I. R. Bibliotecario a Padova, nel 12 Agosto 
passato mi annunziava che fra i manoscritti di quella 
Biblioteca uno ne avea trovato che moltissimi ne valea. 
quello cioè intitolato; 

MARINI SANUTI LEONARDI FILII PATRICK VENETI 
ITINERARIUM CUM SYNDICIS TERRAE FIRMAE 

codice segnato col num. 996, in 4.° piccolo, di carte 121. 



ben conservalo, con disegni a penna delle fortezze e ca- 
stella principali intercalati nel testo, e preceduto da un 
Capitolo in terza rima, nel quale il Sanuto epilogava per 
sommi capi ciò che più estesamente veniva narrando nella 
prosa. E soggiungevami gentilmente Vamico Gar: che se 
questa scoperta tornava a me gradita, e vantaggiosa agli 
studiosi delle cose venete, doppiamente ei ne godeva, met- 
tendo V Itinerario a mia disposizione, ed offerendomi il 
suo aiuto per V intelligenza del testo; aiuto che validis- 
simo tornommi in fatto, e senza il quale non avrei mai 
raggiunto V effetto ch'io m'era prefisso. 

In tale guisa mi trovo in grado di presentare a Voi, 
Signor Principe, questa lucubr azione, che spero non riu- 
scirà discara anche ai miei amici che in queste Venete 
Provincie sempre cortesemente mi trattarono, ed in par- 
ticolar modo al Veneto Municipio che pella nona Riunione 
degli Scienziati Italiani s'è tanto adoperato. Ancor più 
acconcio mi sembra l'omaggio, in quanto che il mio Cro- 
nista, va descrivendo e balli e cene che mi chiamano alla 
memoria e le splendidezze della vostra casa nell'occasione 
del IX Congresso, e le accoglienze fatte a Schio ed a Bas- 
sano nello scorso ottobre ai Geologi Inglesi e ad altri 
dotti forestieri, e le vostre famigliari delizie di Lonigo 
e Ponte di Brenta, siti nell' Itinerario ricordati, e che ora 
sono resi più lieti dalla nuova dignità ben giustamente 
conferitavi. Ed in questo modo imitando l'Aldo Manuzio, 



che per la nuova dignità di Savio degli Ordini, e per la 
gloria ottenuta nella Questura di Verona, dedicava allo 
stesso Sanuto neW anno 1502 le Eroidi d? Ovidio, mi sarà 
lecito unire al tributo di riconoscenza, che vi debbo per 
le cortesie ricevute, anche quello di augurio, perchè la 
vostra vita trascorra felice, dacché tanti titoli acquistar 
vi sapeste alla pubblica estimazione. 



Venezia j Ca Ferro j 6 Novembre 1847. 



RAWDON BROWN 



L'editore ha creduto bene di attenersi religiosamente all'ortografia del Codice, aggiun- 
gendovi i segni d'interpunzione per agevolare al lettore l'intelligenza del testo. 



EPIGRAMMA PYLADIS AD LECTOREM 



\^ui loca, qui populos, qui flumina queris et urbes 
Discere et Adriaca sub ditione lacus: 

Hec lege, tergeminis que dum censoribus heret 
Sanuti potuit dextra notare tui. 

Quem genuit quondam sapiens Leonardus, et omni 
Tempore non parva laude Marinus erit. 



ADS1T OIMPOTENS DEUS 

Marini Sanuti Leonardi filij patricij Veneti 
itinerarium cum Syndicis Terre firme. Incipit 

FELICITER 



liei tempo che felice era mia vita 
In nela quarta età piena de malli 
Passate l'altre, et enea già fenita, 

Al hor stageva con suo animalli 
Amor e pace ad ogniuno havea 
Fugivan li pecati, anche li falli; 

Qui non si trova chome fece Rhea 
Jove figliolo ne la pria etade, 
Quando Junone fu creata Dea, 

Non carità, non fede, non amistade, 
Ma sempre siegue la pessima via 
Ne honora Dio ne la Castitade: 

Quivi se usa ogni cosa ria ; 

El mal è ben, pur ch'el si possi fare 
Non seguendo ne Pallas ne Maria. 

Fora di me Io quasi per pensare 
Rapto I fu da doe excelse done 
Candide Geme (*)j da non despreciare 



Tempus faelix 

Aetas Aurea 
Argentea 

Enea 
Ferrea 

More antiquo 
Amor Pax 



Rhea 

Juppiter 

Jano 



Caritas 

Fides 

Amicitia 

Deus 
Castilas 

Nota lice 



Pallas 
Virgo Maria 



Candida et 
Gema 



— 42 — 



Duo mulieres 

•luppiter Deus Dee- 
rum 

Conciliarli Deorum 
Descriptio loci 



Ceres Dea biadi 
Juno Dea divitiarum 
PallasDea sapientiae 
Venus Dea Amoris 
Neptunus Deus Maris 
PlutoDeusInferorum 
Rliea I. Cibeles 

Apollo Deus Medici- 
nae et Eloquent. 
Vulcanus Deus ignis 
Mais Deus belli 
Turba multa 



Saturnus pater et 
primus Deorum 



Virtus 



Oratiovirtutis invul- 
gum 



Captatbenevolenti 



Narrai causa ni 



Certo pria I non conobi tal matrone 
Vestite di collor candido e bello, 
E l'una e l'altra degna di corone. 

Juppiter su nel alto I vidi in ciello 
Dove el Consilio de Dei se facea 
In Iocco che ringuarda el mondicello: 

Qui vidi Ceres et Junone Dea, 

Pallas, e quella madre del Troiano, 
Neptuno, Pluto, con sua madre Rhea: ; 

Vidi Io venir Apollo con Vulcano, 
Mercurio sagio con il fiero Marte, 
Et altri che tra l'hor gran parlar fano; 

Questi vi riconobi in qualche parte 
Lgi altri luntani: discio già vorei 
Saper chi questi son che stan disparte. 

L'antico padre et Re de tuti Dei 
Al dubio mio verso me voltoe, 
E tuto ricontò ai desir mei, 

Unde Io guardando in genochion levoe 
Una gentil fanzuolla e tanto bella 
Vertu chiamata, e cussi comencioe^ 

Padre eterno Jove!, Io meschinella 
Contra el vulgo presente mi lamento 
Che mi consuma e struge, ai! poverella! 

0! iuxto Idio el cui poter Io sento 
Del mondo abisso glorioso sei 
Et ben factor, questo orar non è tento 

Già aete agionto a li pensieri mei 
La siencia che già fu honorata 
Quando nel mondo stagevan li Dei 



— 4 3 — 

Minerva non sarò più nominata! 

Vedi chome disperdo a pocco a pocco 
Et da niuno quasi I son amata; 

Aiuta Signor mio che son nel foeco, 
È per manchar la fama ozi nel mondo, 
Et di tal exorar mi trovo rocco. 

El Summo Jove voltò a tondo a tondo 
La faccia sua che sì resplendea 
Quale l'acqua nel sol vardando il fondo, 

La Sigia nostra et Virtute Dea 
Udito havete sua horatione 
Et accio proveder anzi dovea 

El par a noi questui habi ragione 
Et a l'età presente volgio fare 
Talle che a seguir lei sarò cagione. 

Rimposto al esser prio, et risguardare 
Mi puosi chome hom che for di bene 
Usse, e con gran fortuna va nel mare, 

Quando mi aparve chi mi de' gran speme, 
Che da mortalli Mercurio è chiamato, 
11 cui conforto mi trase di pene. 

Poi che tal nuncio hebi risguardato, 

Dissi, — Chome potrò, — apena udiva, 
— De! dime il modo eh' Io son afanato. — 

Non vedi? che fuor presto di sta riva 
Vi ussirà il tuo Marco Sanuto 
Syndico ( 2 ), Auditor che sempre viva! 

- Fa con lui vadi, et seguilo per tuto, 
Vedrai cita, castelli, borgi e ville — 
E tal parlar nel cor a mi fu acuto. 



Minerva. I. Palla* 



l'eticio Paladis 



Responsio Jovis 
Comp. Autoris 



Deliberatio 



Comparatici 



Mercuri us 
Nuncius Jovis 



— 4 4 



Descriptio Syndici 
Auditores 
Autoritas ìlloium 

Advocatores 
Provisores 



Petrus Veturius 
Syndicus 



Georgius Pisanus 
Syndicus Doctor 
Laus Sanuti 



Arics signum 
Dieta sapientum 



Dion-i- Venus 
Ovidius iNaso 



Brenda fluvius 
Tridentum Op. 



Antenor Troianus 

Conditor Paduae 
Nota de Venetis 



Eramo entrati nel mese di Aprille 
Et tempo vene di dover andare, 
Chomò andò già da poi tre cento e mille ( 3 ) 

Syndici, e che tuto convien fare, 
Sono de le sententie audictori, 
Anno in terra auctorità e in mare. 

Et nelo Syndicà, son avogadori, 
Intromete i rector de le citade 
Castelli e lochi, et son Provedadori. 

Li suo collega, con cui amistade 
Grande vi ho, Piero Vecturi e uno 
Amico de li docti et di honestade 

De tuti vicij questui è degiuno 

E de ogni bontà gli è summo honore 
Dai cieli ancora abuto grande muno. 

L' altro el Pisani Georgio, bon Doctore \ 
Ma dil Sanuto mio tacer I volgio 
Perchè a cantar di lui staria molte hore. 

El sol passiato l'Ariete iscolgio 
Posto nel ciel chome è l'opinione 
De' sagij che fur già in grave orgolgio. 

Nel megio ancor dil mese che Dione 
Fece, come Ovidio ( /f ) narra bene 
In fasti soi, d'amor prò ditione, 

Lassiamo ormai le venecian arene 

Sopra la Brenta che a Trento se dice 
Venir qui gio, per reportar le pene, 

Ne la cita si bella et si felice 
Pri' arivam che Antenor Troiano 
Edificò et fu de noi radice. 



— 45 — 



Quivi è 'l ginnasio de tuti soprano. 
Circonda mia sete atorno atorno 
Porte n'a diece et qui noi dimoramo. 

Inquirendo dil malie l'altro giorno; 

Proclamando chome si sol per el nodaro: 
Chi si voi lamentar, vengi tal giorno. 

Pilades ( 5 ) è costui mio compar caro 
Docto, benigno acorto et si virile 
Che simiglianti si trovan di raro. 

Visto il castello grande e signorile 
Parlimo poi per Piove di Sacco 
È loco bello picolo e gentile. 

Non seguito più di Io Cileno Bacco 
In ogni loco sopra el suo asinelio 
Quale fé Alcide verso il crudo Cacco 

Monselexe colecin aliegro e bello 
Dove è quel nominato Rico monte 
Este dapoi seguimo quel Castello. 

El ponte che di la Torre si e chiamato 
Monte di Gnana et verso in la vi andemo 
Baldo castello dal vulgo apellato. 

Atese fiume grande poi vedemo 
E la torre che fu già dil Marchese 
Et qui passiato sul insola intremo 

In l'Abadia honor novo ne fese 

Torre di mexo et anche Franchavilla 
Con Lendanara et Ruigo cortese; 

Fu preso qui meschin ( 6 ), quale Camilla, 

Pyramo, el gi altri che anno fama al mondo 
Et lacerato I fu, come, e qual Milla; 



Paduae descriptio 



Inquisitiones 
Proclamationes 



Pylades scriba 



Castrum Patavinuni 
Plebe Saccy 



Cilenus Baccus 
Deus vini 



Caccus et Hercules 

Monte Silicis 
Divus tnons 
Castrum Este 

Pons turris 
Montaniana 
Castrum Baldum 

Athcsis fluvius 
Harchisana turris 

Abballa 

Turris de medio 
T. Franco Ville 
Lendcnuria 
Rodigium 

Camillo 
Pyramus 

Milla 



46 — 



Policinium 

Lacus obscurus 
Exercitus venetus 
Hercules Atexte 

Pons Padi fluvius 
Castella lacus obsc. 
Robertus Severinus 



Marcus Antonius 
Maurecenus Eques 

Parcura nunc barco 
Padanae classis 



Hercules tyrannus 



Fama Venetorunt 



Qui l'Adese li va intorno intorno 
Quindese milgia et a la fin se sera, 
Policene chiamato e questo pondo. 

In campo al Laco scuro dove guerra 
Tanta vi è incontra quel tyranno 
Hercules, che a Ferrara adesso impera. 

Vidi lo ponte et bastioni in danno 
Facti de l' inimicho e quel Signore 
Ruberto Severin bon capitano. 

Vidi quel Maurecin Proveditore, 
Il barco abitacion già de animalli, 
L'Armada poi de Veneciani honore. 

Che contra quel ingrato e li suo' falli 
Ivi e posta e fa che sempre mai 
La fama durerà tra li mortalli. 



Gariofalum 
Francolinum 
Castella Pontichij 



Àdamantus 
Rubirrus 



Syria 



Agiacintus 



Lemacum 



Interrogatio ad Sa- 
ni! tura 

Franciscus Sanulus 
legatus obijt 



Garofalo la rota I vidi, i guai 
E Francolino poi la Pelosela, 
Pontichio, e ritornamo ai primi rai, 

Qual Gema si gentil fu, e si bella, 
Non adamante et non fin rubino 
Zolgia che di Syria sia isnella ( 7 ), 

Ma Italico è distin alto e divino 
Posto da Jove qui soto tra noi; 
Non era merce, ma agiacinto fino. 

Lignago verso col Vecturio poi 

Mi puosi ad andar eh' è sopra el fiume, 
Ma contra Figaruol andò altri doi, 

Sanuto mio et Pisano, in che piume 
Dime vi fusti su quella riviera 
Per cui ne morto il tuo grande lume ( 8 )? 



— 47 — 



A Castel novo I fu, Melara fiera 

Che fu la prima presa, et Brigantino 
Et vini poi Marin dove tu era. 

Levato andai a Porto lo matino 
Vidi le roche che simile mai 
Non fabricò, et fu soto il gran Lino. 

A Sanguanedo castello vi andai 
Con il compare Pylades mio caro 
Dove anno un continue habitai. 

Quando el morbo crudel e tanto amaro 
Vi era grande ne la mia citade ( 9 ) 
Con quel fratel di madre mio si caro. 

Questui governa con gran equitade 
Alexandre Venier, barba di noi 
Et a sopra di quel sua potestade (!0). 

Brexa demum zentil e si cortese 
Io v 5 entrai eh' è si bella terra 
Chome habi visto in cotal paese. 

Et nel' andar quale advien chi spera 
Trovarvi cosse nove, do fiumeti 
Chies e Navilio corea et ivi era 

Qui vidi, et hor ascolta li mei deti : 
Fu qua Prefecto Francesco Sanuto 
Homo si degno ne li Padri Eleti ^ 

A la Capella bella I fui conduto 

Che fé Pandolfo quando era Signore 
Et governava ognun con el suo spulo. 

Ciconio Germano fu conditore 

Di la cita Brexana in queste parte 
Chome dechiara Livio gran scriptorc 



Castrimi novuin 

Mclariam et Brigan- 
ti num 



Portus 

Linus Rcx 

Castrum Sanguineti 
Pylades scriba 



Morbus pesliferus in 
urbe Veneta 



Alexander Venerio 
Peregrini filius 



Brixia urbs 
Laus Brixiae 



Clisis et Navilius llu- 
vius 



Franciscus Sanutus 
Brixiae Praefectus 



Capella pulcra 
Pandulfus Dominus 



Ciconius Germanus 



Livius 



— 18 — 

Fu edifichà per el suo modo et arte 
Anni avanti Roma cinque cento 
Hercules Hercule vi habitò qual par per carte. 

E ne antigità, s'el dir non è tento 
La casa dove Alcide vi habitoe 
Si dura ancor et e caxa di vento 



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LIBRARY 

OF THE 

UNIVERSITY OF ILLINOIS 



Questi sono le citade et castelli qui descripte per hordine 



Ari 



Lona 



Crema 



Padoa 

Piove di Sacho 

Moncelexe 

Este 

Montagnana 

Castel Baldo 

La Badia 

Lendinara 

Ruigo 

In campo a lago scuro 

Figaruol 

Castel nuovo 

Melara 

Lignago 

Peschiera 

Brexa 

Bergamo 

Martinengo 

Roman 

Sallo 

Riva 

Rovere 

Verona 

Soave 

Cologna 

Lonigo 

Vicenza 

Marostega 



Bassam 

Citadella 

Castel francho 

Campo S. Piero 

Noal 

Mestre 

Treviso 

Asolo 

Feltre Castel novo 

Cividal di Bellun 

Seravalle 

Sacil 

Coneiam 

Vuederzo 

La Mota 

Porto bufole Pordenon 

Udene 

Monfalcon 

Aquileia 

Cao d' Istria 

Pyram 

Parenzo 

Puolla 

Albona 

Ponte de la Torre 

Maran 

Cividal de Friuli 



ADS1T OMNIPOTENS DEUS 

Itinerarium Marini Sanuti Leonardi Filij 
Patricij Veneti cum Sijndicis Terre Firme 

INCYPIT FOELICITER 



A 



comenciar a descriver le terre, castelli, borgi, ville, lagi, fiumi, fonti, Proiogus 
eampi, prati et boschi ene soto l'imperio Veneto da la parte di terra, biso- 
gneria ingegno, lectori doctissimi et optimi, di più speculatione et maturità 
dil nostro imbecille } ma pur, havendo desiderato più et più volte l'andar el 
veder et quello con gi ochij ho visto possi scriver, accio descrivando sia do- 
tato, et la memoria sia eterna, piaque al Redemptor superno, mediante colui 
ogni cossa ene, neli conselgi nostri rimase uno di la prole mia, Censor, over 
ut vulgo dicitur Auditor novo di le sententie facte per alcun Rector veneto. 
Aduncha, Marco Sanuto filgio di Francesco, qui paucis ante diebus vitam cum Marcus Sanutus 

Auditor ci Syndicus 

morte comutavitj dum esset Legatus inexercitus; dado li fo poi li suo collega 

Georgio Pisano Jurisconsulto el di arte peritissimo di Zuane F. ; demum Piero Georgius Pisanus 

, , Doclor Syndicus 

Vectuno di Dominico già F. Ora il tempo vene di dover andare et più non Petrus Vecturius 

Syndicus 

dimorare, vedendo le città tute d' intorno per far justicia et mantenirla rita 
chome sempre è stato et sarà infina il mar si volterà et mar sia terra, sarà 
chiamata Madre de ogni Justicia sempiterna. Sed lassiamo prologo, intramo a 
scriver l' efemeride. 



N. 



Lucia F usina 



Bionda FI. 



Moranzanum 
Auriganum 

Miram 



Castrum Strate 

Bachilio FI. 

Dionisi us Architectus 



Pons Noventae 
Pons Grecorum 

Porta Porzio 



Joamies Contarini 
pretor 

Augustinus Barbadi- 
co Praefectus Patavij 
Fantinus Gcorgio et 
Alovisius Delphino 



Proclamationes 



lei milesimo de la incarnation di Christo 4 483 nel quinto decimo giorno 
dil mese de aprile ad horre ì i partimo de la inclita madre e cita nostra Ve- 
necia in barche chiamate di Padoa, et mia cinque fino a Liza Fusina ch'è prin- 
cipio di terra ferma, et qui è uno caro ( 41 ) va di qua di la, mirabelle ingegno, et 
passano le barche ne se poi vegnir per altra via licei ne sia una altra qui dieta 
Resta di Algio, et e longissima ; ora quivi comencia la Brenta benché alcuni altri 
volgia sia el Timavo. Io di tal oppinione ne son remoto chome di soto al loco 
suo diremo; et de qui a Padoa e mia 20. Poi trovemo da la banda dextra il 
Moranzano et ivi è pallata dove se paga una certa limitatione; demum Uriago, 
di taverne hospitatorie munitissimo, et la Mira villa cussi denominala, lun- 
tana di Lucia Fusina milgia diece; qui disnato et fati mia 6 fino al castello di 
Strada dove è uno castello fabricato nel angullo di do aque. Una la Brenta o 
sia Bachagion vien di Bassano, V altra quella fossa manu facta va a Padoa, et 
qui è do ponti passa queste do aque, con quello lavor fece Dionisio mirabilie ar- 
chitecto ( l ~), per esser l'andata pericolosa. Intradi ne la fossa è mia 6 fino a la 
cita de Padoa; questa, al tempo de li Sygnori tyranni di Carara fu facta accio 
le mercantie Venete potesse più fazilmente ivi venir, et è via recta assa larga, 
passato uno ponte alquanto pericoloxo di Noventa, poi quello nuncupato di 
Graizi, overo è corupto il vero vocabullo perchè Greci ivi vegniva, vel pur per 
esser di graizi licei mostra alcuna vestigia di marmo; dismontai a la porta di 
Porzia, trovato citadini contra andati alogiar al loco dove era aparato qual ne 
altro minuto itinerario descrivo, ma solummodo qui ho deliberato nararvi 
il sito et qualità di le terre et lochi. Era Pretor Zuan Contarini, et Angustino 
Barbadico prefecto, Fantino Georgio et Alovisio Delphino di Marco F. Questori, 
et nel palazo, facto le cride, sentadi i syndici nel tribunal, per Pylades Nodaro 
al trombeta, et questa simile crida fa de comandamento de i tal auditori, ad- 
vogadori, provedadori, et syndici di la nostra III™ Signoria, se alcuna persona 
se volese lamentar o savesse de alcuna extrusion, manzaria over violentia, o 



23 — 



detersi de alcuno ato judiciario, si zivil chome criminal facto da X anni in qua 
per alcuni Prector, Capetanio, Camerlengo Castelan, Vicario, Zudexi, Canzelier, 
Contestatene, Cavalier, o altro off. , si vegni a lamentar sarali facto raxon et 
justicia, et cussi per ogni terra e castello fa il simille, et zercha ciò noi non 
diremo altro; poi fano le inquisitione; inquisition, Lectori, è, che si fa com- inquisitiones 
mandar i 5, o più o meno secundo li lochi, dei primi et mezani citadini di 
quella terra, et serati lor ad uno ad uno in camera con Federico Canzelier, 
per colui è in septimana, fu il Sanuto, dano sacramento, dicendo che la no- 
stra IlP a Signoria, la qual amava le suo terre et subditi bene meriti, per ben 
suo li havea mandati con tanta spexa, accio se alcun se volesse lamentar ut 
supra, faria justicia, et jurò quello diceva per i nodari era scripto. 



AGRO PATAVINO 



EX PABVA 

Paduae descriptio .1 adoa cita in Italia ne la region di Marcha Trivisana antiquissima et 

clara, condita et edificata per Antenor profugo Troiano, il cui vene in Italia 
et fabricò Padoa. Licet alcuni volgiano fusse altrove pria a lui condita^ tamen 

Virgilio autor Virgilio nostro 

Hic tamen Me urbem Patavij sedesque locavit s 
id est Antenor, et Livio honor di Patavini nel primo di la Decha sua ab urbe 

Ecclesia s. Laureneij condita questo medeuio narra. Ene ancor driedo la Chiexia di Santo Lauren- 
cio per mexo la caxa nunc noviter fata di Benvegnudo da Treviso doctor et ca- 
valier di sta l'antiqua archa, sopra quatro collone marmoree et grande, di Ante- 

E P i. Antenoiis nor con tal epigrafe : 

Inclitus antenor patriam vox nisa quietem 
Transtulit huc Henetum Dardanidumque fugaSj 
Expulit EugaiieoSj Patavinam condidit urbem,, 
Quem tenet hic humili marmore cesa domus. 
Etiam poco de li è uno altro tumullo antiquissimo, che appena si poi le- 
gier su collonne 

Mors mortis morti mortem si morte dedisset 
Hic foret in terris aut integer astra petisset 
Et subdit (13) era aduncha Padoa colonia di Romani non chome le altre imo più 
felice, et datum est Paduanijs jus Lacij nel dar de li magistrati a Roma vi po- 
Q. Asconius Pedianus tesse dar, et Q. Asconio Pediano ne le expositione di le oration di Tulio narra et 
cicero im Phiiippicis descrive la cita Patavina. Cicero autem im Philippicis Patavinos dicit Romanis 
amicissimos fuisse qui Rep. difficilimis temporibus pecunia et armis juveruntj 
Macrobius Autor e t Macrobio in Satumalibus ubi de fide Servorum trattata innuit patavinos 
fuisse perhumanos, et ancor niuna cita de Italia da scriptori è tegnuda ne Io 
tegno più bella ne simille, tamen la è nuova, et si le publice, qual private caxe, 
et cadauna cossa che ivi è se poi reputar nova, perchè, chome ho lecto altrove, 



— 25 — 

del C.C.C.CXL. Athila Re de Hunni la vasto et lassiòla inmunita di ferro et fuo- Athiia rcx Hunnoi. 
eho, et fu instaurata a Narseus eunucho, ma poy apena 200 anni, Longobardi Narses eunuchus 
la brusio, et lassiòla diserta; demum per Carlo Magno et li fìoli con i nepoti Karoius imperator 
del Imperio vene in mirabilie cressimento, et niun incomodo patì soto li Ger- 
mani Imperatori fino al tempo di Federico Barbarossa. Ecelino de Romano de Fedmcus Barbarossa 

Ecelinus de Romano 

luti tyranno crudelissimo del 4 237 la dominò, et duodece milia Padoani 

con secho menò, soto nome di soldo, nel intrar in li confini di Mantoana, et 

poco da poi questo Tyranno apresso Sonciin morite: ma quelli de Karara sub Kararienses 

titillo Capitaneatus Padoa governò, et poco mancho di cento anni durò, che 

cresete in stato opulente et ornata chome era pria; et questi la circondò di tre 

man di mure, et fece il Castello, per il qual si va atorno la prima centa di 

muro : chome dichiara Livio nel decimo, l'aqua li va atorno tute mure et per la 

terra. Sed del M°C.C.CCIIIII, nel decimo otavo di Novembrio, Veneti la prese, et 

intrò per la porta di Santa Croce, prese Francesco di Kararia qui tunc tempo- Francisc. de Kararia 

ris regeva, mandollo a Venecia, et mori, nel qual giorno, in comemoratione et Porta Sanctac Crucis 

laude, per quella porta si fa correr li barbareschi con il palio di damaschin 

cremesino. A uno Castello da una banda versso Moncelexe, è quadro; mure Castrum Paduac 

Descriptio 

grosse, torre bene composite, et è fortissimo, con le fosse late et profonde di 

l' aqua di la Brenta. A do sochorsi : quivi era castelan Andrea da Cha da Pe- Andreas de Pisaro 

fiRStftl AT111S 

sarò di Francesco F. con page 50, et non puoi ussir; ivi è quella Regina ( l *) di 

Cypro: et per questo se poi andar atorno et circumquaque quella man di 

muro sopra dieta, et è larga via poria andar uno caro, muro tuto pieno, gros- 

sissimo, con toresini grandi et belli, et per il Castello se poi meter quante 

giente si voi sopra la piaza senza niuno sapia ; pre mezo di questo di là da la 

Brenta con uno ponte passa di legno, è casteleto chiamato Saraxinescha, con la Sarasinescható 

porta va fuora, et ivi è una buova; è castelan in vita uno Andrea Premarino Andreas Premarino 

. Castclanus 

con page ò, et per questa buova si vien su da Venecia et va giò di Monce- 
lexe et li altri lochi. È sopra la piaza grande il palazo dil Prefecto, bellissimo, Palatium Praefecti 
primo, ut multi dicunt, de palazo de Italia, dove è camere, grande salle, et 
una con tuti li Imperadori et viri illustri, le opere sue; retrato ancor è Fran- 
cesco Petrarca ( i3 ) et Lombardo Asserico ; questa fece riconzar, perchè era an- Lombardus Aserico 
tiqua, F. S. La chiesa cathedral, in questo giorno chiamala Domo, Henrico ger- Eeiesia Cathedralis 

Henricus Impera tur » 

manico quarto Imperatore la edificò et ancor dotòla; la sua scpultura ene 

in dieta chiesia, et fora di questa è il palazo episcopal rinovado et bene fa- 

bricato per Jacobo Zeno p. v. episcopo doctissimo in utraque lingua, et exce- Jacobus Zeno Pont. 

PatavinuE 

4 



— 26 — 



GaietanusPhilosoph. 



Corpus S. Danieli 

Petrus Foscari Car. 
Episcopus Patavinus 
Palatium appelatum 
Arena 



Mercalum 



Palatium Masnum 



Titus Livius Pat. 

Eelesia S. Antonij 
Corpus S. Antonij 

Raphael Flugusio 

An toni us Rosello 
Corpus divi Luce 

Gata melatam 
Nota hec 



S. Prosdocimus 
Episcopus protetor 
Erarium publicum 

Pons Molendinorum 

Eelesia S. Justinae 



lentissimo di Prelati ; ene oltra di questo la effigie et monumento di Gaietano 
Vicentino da Tiene, in istis temporibus principe di philosophi, di quello Zaba- 
rella cardinal, et Donato Episcopi, et la capella di Sancto Daniel dove giace 
el suo corpo in arca marmorea . Questa chiesia è bene officiada, episcopo Piero 
Foscari, cardinal di Sancto Nicolao inter imagines, habita nel Arena sua; à de 
intrada ducati sete amilia. L'Arena è uno palazo posto ne la contrà dei Remi- 
tani, et par reliquie fusse bella -e tonda, murada atorno, et entro loco ampio 
et di gran cercùito con li zardini, mostra vestigia fusse anticha et bella ; in 
capo è uno palazo fabricato per il soprascripto Episcopo quando era Primocierio 
di San Marco ; la comprò per ducati 3 amilia ; entro è una chiesia ( 16 ) dà du- 
cati dOO de jus patronatus. Ora sopra l'altra piaza dil mercado, el qual è di 
marti, zuoba et sabado, e à cinque cosse nobile, et cinque piaze, scilicet nobilium 
herbatica, frumentaria, lignaria, et paleare, gli è il palazo pretorio di Ragione, 
che niun più bello in nel mondo tegnimo; questo a caso se brusò, et Veniciani 
iterimi construse, et è quadro et grando cum quatro scale marmoree, et il 
cielo bene composito, atorno pynto l'astrologia tuta, cum banchi d'intorno; da 
una banda le osse di Tito Livio Patavino scriptor de historie Romane cui fece 
X libri suo nomine appellate Deche, ma solummodo tre se ne ritrova; le altre 
furon comburate nescio qua causa. Una mirabile Chiesia dil Santo ene, dove è 
la capella bellissima con l'archa marmorea di S. t0 Antonio Patavino de l'hor- 
dene de li frati menori cum assà miracolli, et è l'archa ancora di Raphei Flu- 
gusio et Ant.° Rosello doctori de ragion consultissimi, et l'arca dil bià Luca, 
la capella pynta ( 17 ) di Gata melata et Zuan Antonio. Di fuora, quello cavallo 
eneo, opera di Donatello Fiorentino, nomine di Gata melata, et per mezo lo Co- 
legio dei scolari, dicto dil Santo, et ene 6 altri in luto ( 18 ). Questa citade circonda 
mia 7 atorno, à porte, nel primo cento di fuora, octo; dil Portello dove ariva 
le barche vien da Venecia. de Ogni Santi, de Porzia nel qual dismonta li Re- 
ofori quando entrano, de Coa longa, Savonarola, di S. Zuane dove è l'habitatione 
nostra, et S. la Croce, etiam Ponte Corbo; quelle di la secunda tacerò. Sono chie- 
sie parochiane quaranta, et quatro hospedali fabricati in varij tempi -, è il pa- 
tron et protetor di questa terra Sancto Prosdocimo, et fu vescovo; è 3 fiere 
grande al anno, il Santo, S. Prosdocimo, et S. la Juslina. Dà a la Signoria al 
anno la Camera ducali .... 

In mexo pur di la terra è uno ponte dicto Ponte Molin, dove è infiniti 
molimi cotidie mazena benché se poria tuorli l'aqua; et il tempio di S. la Ju- 



- 27 — 

stina vergene è posto sopra il Pra di la Valle, el qual è grande ne la terra, Campus vaili* 
et si fa le fiere ivi ^ ma la chiesia che fusse anticha par vestigie, propterea quod 

quando fo redifìcà fu trovato in una capsula de plumbo le osse de Tito Livio, et ossa Livij Patavini 

poste nel Palazo 5 ma chome Biondo Forroliviense in Italia llustrata narra haver Biundus Foroiivien- 

sis 

visto el sepulcro di lui, soa consorte et do fìoli a Roma con Io epithafio: Epi. Titi Livij 

T. Livius Cai filius sibi et suis Tito Livio Titi filio prisco F. T. Livio T. F. 
longo F. Cassiae Sextiae primae uxori. 

Et quivi in questo tempio per esser ritornato Livio di Roma, et convocò et 
concordò li citadini Padoani insieme, onde per suo merito fece tal epithafio, et 
morite qui, chome ene le osse: 

Vivens fedi T. Livius Liviae T.F. quartae legionis halys concordialis Pa- 
tavi sibi et suis omnibus. 

È in questa caxa sacra di Justina el suo corpo, di S. Maximo secundo Epi- 
scopo di Padoa, di S. ta Foelicita, S. Luca evangelista, S.'° Mathia Apostolo, S. 
Maximino, S. Brunaldo et S.'° Prosdocimo cum altri corpi di Santi. Ma si cre- 
dere liceat, era el tempio di Jove, in quo Livius in X. m0 narrata spolia de 
Cleomini Lacedaemonis piratae Victoria Patavium reportata fuisse. 

Al gimnasio celeberimo de Italia i' vo, nel qualle è molti studenti in tute Gimnasium 
facultà, et di ogni natione quivi veneno, et molti Sygnori ultramontani; con 
grande spesa di Venetiani se tiene, et viene pagati ne la Kamera dove è li da- 
nari publici di S. Marco per li Questori: doctori legieno Legisti 26, et tanti Ar- 
tisti. Fo Padoano Paullo jurisconsulto apresso antiqui celebrato, poi Stella et Pauiius Jurisconsui- 

™ -• ■ 1 < • . , . , ... tus. Stella et Flaccus. 

Flaco poeti ìnlustri 1 qual summamente Marciai amo, chome nel primo libro Martialis autor 
de li suo 5 epigramma scrive questi tal versi in sua lode: 

Stellae delicium mei columba s 

Verona licet audiente dicanij 

Vicitj Maxime j passerem Catulli. 

Tanto Stella meus tuo Catullo^ 

Quanto passere major est columba. 
Et Domitio Calderino commentatore dice che Stella poeta amò Violentila Na- Domitius Caiderinus 
politana, et essendo persso una sua amata columba volse che Stella li fese 
una cura la quale è denominata Columba, chome Catullo Veronese pianse la Catuius Veronensis 
passera ocello di l'amica et è dieta Passer l'opera ( 19 ); et di Flaco: 
mihi curarum pretium non vile mearum^ 
Flacce, Antenorei spes et alumne Laris. 



— 28 — 



Volusius poeta 
Petrus de Apano 



Ai-quata vicum 



Epi. Francisci 
Petrarce Fio. 



Monaslerium Gemo- 

lac 

Bcalrix Atextcnsis 

l'iinius autor 



Nota lector optime 



Augustinus Episcop. 



Fo etiam padoano Volusio poeta che scripse li annali di le cosse facte di Ro- 
ma, et Pietro di Apano Conciliator: peritissimo in philosophia, astronomia et ma- 
gica: poi Musato et Lovato jurisconsulti, Francesco Zabarella et Pileo de Prata 
Cardinali ornati de letere et poesia, Marsilio, Joanne Galeazio, Guielmo Sophi- 
lico, Johanne Horologio, Bart. di Montagnana et Antonio Cermisone exelenti 
medici et honor di la cita Patavina. Et non sollummodo la terra, ma il paese 
è adorno di tuto, si castelli che sono fora nel teritorio et soto il Pretore et 
Prefecto Patavino, Piove di Sacco, Moncelexe, Este, Monthagnana, Castel Baldo, 
Limene, Campo S. Piero et Citadella, et in tuti ne va et regie Pretori Veni- 
tiani chome al loco suo scriveremo Deo dante. Sono quatro Vicarie che an- 
cora ne va per Vicarij citadini Padoani per il suo Conselgio electi, Miran, 
Teollo, Conselve et Arquà, eh' è mia i 2 luntan di Padoa, et già Io fu' quando 
ne la zercha di le Kastele con F. co Sanuto patruo nostro Prefecto Patavino; et 
è sopra uno monte : loco ameno et soave ; è l' arca di Francesco Petrarca Fio- 
rentino poeta su quatro coltone, et arca marmorea, et qui scripse molto; il 
suo epithafio è questo: 

Frigida Francisci lapis hic tegit ossa Petrarce. 
Suscipej Virgo parens_, animami sate Virgine parce, 
Fessaque jam terris eoe li requiescat in arcej 
et stageva in una caxa eh' è adesso de Batista de Bigolino doctor et R. r , et ivi com- 
poneva, et fin ora dura il suo desiato lauro, et mai da quel in qua fin non è 
morto. 

È belissimi et alti monti, i qualli sono fructiferi fino ne la sumità de la ca- 
cumine de olivari et vigne perfecte; sopra de uno è il monasterio di Gemola. 
mia 8 luntan di Este, fabricato a Beatrice Vergine di la Cha di Este, cum altre 
done caste, et Plinio in intimo Adriatici sinu, questo descrive 5 e il corpo di 
questa Beata ivi è, et quando li suo' di la Cha di Este, che horra sono Sygnori 
di Ferrara, alcuno à infortunio, la si muda dil loco primo, et hora, ut vidi, per- 
chè Veneti, et con ragione, voi vincer el tyranno Marchese nemicho suo, la sta 
in lai per esser guera juxta, et fin sarà bon ut Augustinus tetigit: 

Bella justa solent finivi quae ulciscuntur injuriasj si bona causa fuerit 
pugnandij, pugnae exitus nunquam fuit malus. 

Ene sopra altro monte il monasterio de' Frati di Venda, dove se fa una mi- 
rabilie fiera, monti suavissimi, unde Marcialis poetai 



— 29 — 

Si prior EuganeaSj ClemenSj Helicaonis oras Marcialis poeta 

Pictaque pampineis videris arva jugis 
Et Lucano nel primo: Lucanus autor 

EuganeOj si vera fides memorantibus^ Augura 

Colle sedens. 
Et poco luntan de qui è Apano villa, poi mia 7 a piede dì monte edificata è Apano vicum 
una chiesia di S. la Maria de Monte Artone, la qual fa inumerabilli miracolli; Eciesia s. Mariae 

de Monte Artone 

ancora ne la cita una altra devotissima in uno toresino apresso il Castello, dieta 

Santa Maria dil Toresino. Ora di là di Artone sono li bagni tanto comendati, a Bainea Apani 

Theodorico Re de Ostrogothi serati di muro, ut Cassiodorus ait, et chome colui Theodoricus Rex 

Cassiodorus autor 

scrive, non solimi sana de le egritudine et infirmitate, ma uno latro o altro 
ivi venisse et bevesse di quello, subito sine mora confesseria ciò ha fato; et 
Plinio è autore questi esser apresso la Villa Euganea, et qui se trova la herba 
ch'è contra morbo $ sed suficit dicere de hoc. Ora ne la terra sopra la porta 
di Ogni Santi Io lexi: 

Praetor Praefectus Comelius atque Sanutus Federica Cornelio 

Franciscus Sanutus 

Urbs placida ac sancta cum regeretur erat. 

Quid tnajora petis signa et monumenta domorum? 

fndicio claris nomina sufficiunt. 

Casurum tribuunt picturae et marmora nomen s 

Quae venit ex factis fama perennis erit. 
Et sopra quella di la becaria era questi doi : 

Ne trahat in praeceps ceptam pons iste ruinam, 

Cornelij reparas tuque Sanute simul. 
Et mia 3 luntan de qui è la villa di No venta adornata de caxe de Venitiani 
nostri : ben è loco suavissimo sopra la Brenta vien di Bassano ; et è bella quella 
dil Vecturio nostro Syndico; et poi il ponte di Brenta, et al loco suo di soto 
tuto diremo. Antiquissimi epithaphij quivi ene, tuli i' vidi et lexi, et ne la 
opera nòstra de antiquitatibus et epithafia son posti : lege tu si visj ma que- opuscuium do 

... Antiquitatibus 

sto a S. Maria di Vanzo reperto ne li monti volgio qui, per esser cu Livio gran 
scriptor, poner: 

T. Livius Livi Potavi sub Tiberio Tìberius Iraperator 

Imp. moritur. 
Ad andar a Piove di Saclio mi conviene, et qui lassiar ormai. 



— 30 — 

In Salla del Cap.° di Padoa 

Francisci Sanuto Patavij Praefecti aula haec fieri destituta et obsoleta 
studio et diligentia refecta illustrataque est anno sai. ì 480. 
Que spectas priscij lettor^ monumenta triumphi., 

Quaeque legis ducibus nomina juncta suis s 
Haec neglecta tenus turpi contecta senecta 

Squalenti fuerant mox peritura situ. 
Aemulus antiquis Sanutus moribus 3 urbi 

Restituii priscae nobilitatis opusj 
Et cum jam meritis homines repleveritj ipsis 

Picturis vitam marmoribusque dedit. 

TE'AOS 



EX PLEBE SAGCI1 



£iove di Sacco è uno castello nobele et gentil} non è murado ma à spalti Descriptio Piebis 
di terra cum soi toresini, et è gran circuito; à 1 2 toresini di teren et do man 
di fosse con l' aqua entro una d' esse, et si poi andar a Venecia et vegnir per 
aqua con uno canaleto; è mia 25 luntan; à molte ville soto si; à porte tre 
con li toresini di muro; la prima, San Martin, vien da Padoa, et è via recta; 
se use di Padoa per la porta di Ponte Corbo ; mia 3 luntan, è uno ponte sopra 
la Brenta chiamato S. Nicollò, et poi si trova Piove 5 la secunda è di S. Nicollò Pons s. Nicolai 
dove è la caxa di Marco Sanuto etc, Syndico; lercia vero quella di S. ta Ju- 
stina. È il mercado de sabado. Sono do fiere, S. Martin eh' è la piove et chie- Mercatum 

Erlesia S. Martini 

sia cathedral, et S. Nicollò } è luntan di Moncelexe mia 14, à una piaza bella Catncdraiis 
con do loze; il Pretore non à jurisdicion criminal; quivi era Piero Maureceno Petrus Maurcceno 

Plebis Saccij 

di Paullo F.; fu del M.°CCCCLXXIIII podestà Angello Sanuto di Francesco fìlgio; Potestas 

il palazo dil Pretore è assà buono. Or ad Moncelexe mia 3 vedemo Arzerello Ai-gereiium 

dove è la caxa di Jacobo di Molino doctor, et Campagniulla; demum fate mia Campagnioiam 

cinque se trova il castello di Bovolenta eh' è pur soto Piove, villa bella, ador- Castrum Bovoicnte 

Descriptio 

nata di molle caxe di Venitiani, è sopra una aqua vien di Moncelexe et di! 
Frasine, parte di qua parte di là, il castello in mexo. 

El castello di Bovolenta è situado in su la ponta dove se scontra do fiu- 
mare, 1' una di le qual è la Brenta vechia va a Padoa, l'altra è '1 fiume vien 
di Moncelexe: il castello imprimis è di muro grosso pie qualro, et è quadro 
con una torre per canto, è quadro passa 25 vel zircha. Dal qual castello in- 
driedo quele fiumare se conzonze in uno, et chiamasse Brenta vechia: multi 
dicunt esser a similitudine di Figaruol al tempo era luto im piedi, perchè pri- 
ma se intra per tre porte le qual à le suo sarasinesche et fosse davanti con 
l'aqua di sopra scripta Brenta, sopra le qual porte è una torre alta con le suo 
fosse, et dentro son salle, camere et stalle in volto che va atorno; in mexo è una 
corte discoverta con una bona cisterna la qual è avalida con la Brenta, et be- 



— 32 — 



Petrus Priolus Proc. 
Thomas Lipomano 

Carturam 
Reosum 

Gorgum 
Prenumiam 



nissimo in ordene. Questo Castello afitò Priero di Prioli Proc. 'di San Marco, et 
Thoma Lippomano fradeli per ducati 24, per magazeni di tormento dei qual 
traze el fito. Demum si trovala villa, mia 3 luntan,di Cartura; poi 2 mia Reoso, 
et mia 5 luntan dil castello è Gorgo dove è la caxa dil serenissimo nostro Prin- 
cipe ( 20 ); poi Prenumia mia 2 luntan di Reoso, et do fino a Moncelexe: ch'è 
in tuto dal castello di Bovolenta a Moncelexe mia nove, et da Piove quator- 
dexe; se intra per la porta nuncupata dil Camin in Moncelexe. 



EX MONTE S1UCIS 



Me 



Loncelece è uno castello situado sopra uno monte con do ale vien giò di Deseiiptio 

Monsilicis 

muro, et II di sopra è uno castello di muralgie, tondo et alto, ben dirupto et Castrum 

magnimi 

mal condicionato, con uno pozo in mezo et una torre altissima ; si va entro di 
sora per uno ponte di legno, lì è le municion qual è, et di soler in solerò si 
va di sopra; la fundamenta di dieta torre è grossissima, et fin à la porta di 
marmo. In questo castello era castelan Zuam Rimondo di Zorzi fiol con page Joaimes 

Rimonda» 

tre, et puoi ussir; et à tre centene vien giò, sopra le qual è do castelli, uno casteianus 

di una banda, l' altro di l' altra ; al mezo questi è posti di la muralgia vien 

giò. Da la banda di Padoa è il castello dicto S. Piero, dove è castelano Antonio Castrimi 

S. Petri 

Zanoto, et ivi entro è una chiesia di jus patronatus di eredi di Dolfin Dolfin; 
di sopra di questo è la Tore di le Done, che per una porta si va dentro, et al 
tempo di Signori, tegniva li serate le sue matrone et fanzuolle ( 21 ). A al mexe 
questui da la Kamera di Padoa lire 44, soldi 4 0. De l'altra banda è quello 
apellato S. t0 Zorzi dove in una arca marmorea quam ego vidij ut dicitur^ è il Castrum 

S. Georgij 

corpo di S. Zorzi. Qui è castelan Matio dai Zendà, à lire 34 , soldi 1 9. 4 al mese: la Corpus 

S. Georgij 

terra veramente è giò al basso, tocha poco di monte, et è sopra una aqua vien 

di Este et va a Padoa; è mia per aqua X, et cussi per terra. La piaza è grande, 

è il mercado di limi: sono do loze: una granda a piede del monte apresso Io Mercatura 

palazo dil Pretore et nuova; questa fece far et nel suo tempo fu construta di 

Julio Bolani del M.°C.C.G.C.LXX, dove è tuti li Pretori, et arme sue pinte; fu Julius Boiani 

Prctor 

il primo Ermolao Lombardo, et è l'arma Sanuta, di Marino, padre dil padre Ermoiaus Lombardo 

primus Provisor 

nostro; et ancora habiamo sopra quello monte una caxa contra quella olim di Marinus Sanutus 

1 a * olim Prctor 

Jac.° Ant.° Marzello e Conte 5 or l'altra è apresso la porta va nel borgo, cioè 
passa l'aqua, chiamata di la Piaza: à quatro porte aduncha; la Padoana per- 
chè va a Padoa: di la Piaza, et questa fece far il Sanuto essendo Pretore; que- 
sta va versso il Monte Richo et è quatro cento passa luntan di qui; è alto, ju- Mons dives 
cundissimo et pieno di soavità et gaudio, et perchè ogni cossa, si erba qual 

5 



— 34 — 

fruto, olivari et vigne perfectissime vi nasse et lì trovasse, è dicto Monte Richo; 

etiam perchè, ut multi asserunt, ne è trovado et si trova ivi pecunia di auro 
Plinius autor e t argiento. Di questo Plinio in Naturai Historia, nel libro 1 3. mo et 1 4. mo , molto 

Thcofrastus ne fì[ ce . Theofrasto de erbibus: Herodoto, et Apollodoro, qui de odoribus seri- 

Ilcrodotus r * 

Apoiiodorus p S ^ nom i na questo monte di mirabilli dil mondo. La terza porta è chiamada 

di S. Marco, va versso Este è mia 5. L'altra, quella del Camin, va a Piove di 

sebastianus Zantani Sacco. Qui era Pretore Sebastiano Zantani di Marco fiol ; è pagato di la Ramerà 

MontisSilicisPotestas ° 

di Padoa al mexe lire 116, soldi 13.4; il Castelan venitian lire 109, soldi 
7.8. Questa terra di soto è tuta murada, l' aqua li va atorno ; è la chiesia ca- 
Eciesia s. Justinae thedral S. ,a Justina; sono 2 altre sopra pur dil monte, cioè di quella sumità 
di la terra; uno San Francesco, et è mirabel veder; l'altro S. 10 Dominico. 
Qui poco luntan è la villa di Avanzo, et sono atomo valle . Se ave questo loco 
per proditione di uno suo, perchè alias era inexpugnabille et forte. È mia 7 
per aqua fino a Este; se trova mia 3 una torre dita Montebuso; si vede Ar~ 
quà, poi si trova la Mota, dove è l'hostaria, et mia 4 è luntan di Este. 



EX ESTE 



E, 



iste castello non picollo posto et situado in aqua, ciò dil fiume dil Fra- Este descriptio 
sine, che se chiama Restara et vien dil Laco de Vigizuol il cui mia uno è tir- Lacus Vigizoii 
cumquaque, pur soto Este questa aqua è in loco di fosse, et da tute bande 
se fa esser aqua et si navega . Da tre bande fino al castello è tuto murado ; 
à porte tre: quella di S. la Techia, tutrice dil luoco, il cui corpo è in Aquile- s. Tecla virgo 
già, et ancor qui è alcuna sua reliquia: poi la porta Vechia va versso Montha- 
gnana; et di San Martino vien di Moncelexe. A belle strade, et gran piaza; 
sono tre tempij, quella di Sancta Maria de Gracia, Frati di S. Pietro Martore, 
fu habitatione dil magnifico Bertoldo cui morite ne la Morea essendo a campo Magnificila Bwtoidus 
a Coranto, et lassiò che di quella fusse fato chiesia ; et ene una archa di falla 
guasta (22) marmorea di S. Francesco, et qui è Thadio marchese Bertoldo, no- Thadeus Marchio 
viter Joanne Zoxono ductore: di S. ,a Tecla tutrice et è anche la fiera. Era Po- 
destà de qui Hironimo de Renerio de Constantino F. : à lire 416, soldi 4 3. gironim. de Renerio 

^ Este Potestas 

4 da Padoa. Ma è uno castello molto circonda, et è grande, con 4 4 toresini , Castrum descriptio 

pilgia uno pocco di monte : à tre torre maistre, una di le qual è su uno colleto 

con mure atorno par altro castello, et le mura va atorno il castello, pilgia 

quello dentro; niun ivi non sta. Ene una altra tuta rota, mal condicionata, 

ben grande, con una porta et ponte mete fuora dil castello, al socorsso. 

La terza è quella dove è il tormento (23), cioè la porta che se entra, che è 

ne la terra, ben tuta rota} in mexo è uno prato con albori et fructari, dà al 

Castelan libbre 20 di fen et fruti, et è una aqua passa per entro et già sbo- 

rava, ma ozi per alcuni è sta stropà et è marza. Sopra questa è uno altro 

ponte levador, et a voler ivi entrar aduncha sono do ponti; et le caxe dove 

habita il Castelan sono terrene, in mexo rote, triste et inhabitabelle, con mu- 

nicion pochissime, et è una paga. Era castelan Jac.° di Molino de Maphio F.; Jacobus de Molino 

castelanus 
à lire 7 4, soldi 4 al mexe pur di la Ramerà. Questa terra, chome vien dicto, 

è mal sana, et è tucta valle atorno. Quivi fuora è uno bello giardino de An- 



— 36 — 

Mercatum tonio Erizo Procurator di S. Marco, de campi 5. E il mercado quivi de sabado; 

è mia 1 fino a Monthagnana, et vide lector. 



Castrimi 
l'ontis turris 



Alovisius Partita 
Castelanus 



Eclesia S. 
Marie del 
Tresto 



S. Malgarita 
Saletum 



Ponte de la Thorre è uno castelleto mia uno luntan di Este, et questo è 
situado in aqua che vien dil Laco de Vigizuolo, dove è uno castelleto che 
già i' fu'; è castelan à lire 4 4 al mese, soldi 4 0. Or l'aqua aduncha li va 
atorno et circumquaque, dove sono ponti, passa di là, et questa torre è mu- 
rada atorno di muro, et è alta . Qui era castelan Alovisio Paruta ; à lire 8 7 , 
soldi 2 al mese con page 3, et sta 36 mexi, e chome mostra Parte; et è alcune 
reliquie di muralgia recta con soi toresini sopra uno arzere et andava fino a 
la terra alla porta di S. ta Tecla. Questa fu facta per varentar la terra, perchè 
di là dil muro è tute valle et anche atorno la torre, et bisognava pria expu- 
gnar la torre sopradicta. E mia 2 luntan de qui una chiesia di S. ta Maria dal 
Tresto ; è bella figura con assà miracolli, et è Frati di S. ta Maria de Gratia de 
l'inclita cita de Venecia^ et è mia 9 fino a Monthagnana; se trova mia 4 S." 
Malgarita, poi 2 Saleto, et 3 fino in la terra; ma pria si va sopra una campa- 
gna lata, longa mia 2 et larga, prativa. 



EX MONTAMAM 



M t 



Lontagnana è uno castello grande, circonda più di Este; à 4 4 ville soto Montaniane 

\ descriptio 

si ; è il mercado di marti, et la fiera di S. Simion . A do porte, con do castelli Mercatura 
di sopra: prima quella di S. Zen che se vien da Este, et li fuora è uno borgo Porta s. Zenonis 
con la chiesia di S. Zen : qui è una Rocheta . Di sopra è castelan Pasquale 
de Luzian, à lire 43, soldi 6 al mese da Padoa, et è porta fortissima più che 
porta habi visto in questo syndicato; è quatro porte di legno con uno ponte 
et altro forte. L'altra di la banda di là va a Cologna, ch'è mia 7 luntan ; è ancor 
una Rocheta over thore alta, dove è castelano Marco di Mestre, à lire 27, soldi 
4 al mese; questa è dieta dei Albori, et è quatro porte di legno se serra con 
le suo sarasinesche et quatro ponti levadori; queste do porte è fortissime. 
Atorno è murado con fosse et aqua entro; belle strade, grandissima piaza so- 
pra la qual è la chiesa grande di S. ,a Maria, pieve di questo loco, basteria ogni Eciesia s. Mariae 

• << • < t • ^ • Cathedralis 

cita ; ne e una altra pur entro, di S. Francesco, con bello monasteno. Qui era Eciesia s. Franeisci 
Podestà Paullo Throno di Vetor F., à lire 4 6, soldi J 3.4 al mese; è una loza Pauius Throno 

Montaniane Poteslas 

soto il palazo del Pretore chome a Este , et le arme di tuti Potestati ; et del 

4 4 22 fu qui Pretore Marino Sanuto sopra comemorato . In questa terra ha- Marinus sanutus 

olim Pretor 

bita Galeoto Martio ( 24 ) che fece già De Homine , et per Georgio Menila Gaieotus Martius 

Georsiiis Menila 

Alexandnno qui tunc legieva pub lice a Venecia et preceptore nostro sapien- 
tissime li rispose. Et è luntan de qui mia 8 sino a Castel Baldo ; se trova mia 
4 la villa de Urbana } e qui comenciamo a veder li campi inundati, bagnati, Urbana vicum 
et dirupti, alcuni di aqua submersi, et, ut ille inquitj terras, hominumque bo- 
vumque labores . Questa rota fu facta nel principio di la guerra per Christo- Christoforus de 

Montichili 

foro de Montichio custode di la Badia quando nostri negligentemente guardò 

l' Agro Patavino ; et mia uno è Merlara, poi 3 Castel Baldo Mwlariam 



W,£e- X " 




EX CASTRO BALDO 



Descriptio Castri 

Baldi 

Athesis fluvius 



Caput aggeris 
vicum 



Tria castella lignea 
Opusculum de 
bello Ferrariensi 



Sabastianus Superan- 
tio eastelanus 



Mercatum 



Cai'linus pedilumPre- 
feetus 



\jastelbaldo è situado sopra la riva del fiume di Y Adese, el cui fiume è 
mirabile si per l'andar veloce suo, qual è grande et largo; questo vien giò di 
sopra Trento, chome al loco suo tuto descriveremo, et mete capo in mar a 
Chioza; trova prima Cavarzere, loco dove lì sta uno Pretore Veneto et è soto 
il Ducato, locco pieno di valle, et munito di peschatori; qui apresso fu pria 
posto li tre bastioni, cagion de tanta guerra Ferrarese, chome ne l'opera nostra 
de bello Ferrariensi descrivo. Ora questo castello è torniado di fosse late et 
profunde e piene di aqua, et è quadro con 8 torresini, quatro per canto; il re- 
sto in mezo le mure atorno in volto, qual he quelle di Monthagnana ; à una 
porta che nunc si adopera da la banda del fiume con ponte levador, et ivi è 
torre alta, e per cadaun torresino è X balestre con altre artilgiarie; sono 
caxe entro; in una habita il Gastelano, à lire ì 2 4, soldi ì 9 et poi ussir: Sa- 
bastian Soranzo era, et à page.... Sta ancora il Podestà Bort. Contarmi di Paullo 
fiol, à lire 416, soldi 4 3. 4 al mese, pur pagato per Padoa. Quivi è una caxa 
nova di le munitione: è il mercado di venere. Or la terra atorno non è tuta 
murada, et è mure debelissime con caxe non poche, et à do porte; la loza è 
sopra il fiume; da driedo di questo castello è '1 spalto di teren fece far Carlino 
capo de fantarie per forteza di questo loco acciò non si possi bombardar, et 
è da la parte di terra. De qui a la Badia è mia 2, et si va sempre sopra 



— 39 — 
I'Àdexe; se trova la rota fece quello di Monthichio custode di la Badia, et imerscctus 

ager Athcsis 

mine noviter presa per Augustino Barbadico Prefecto di Padoa, et la villa di Augustine 

Barbadico 
Marchi (sic). Pad- Prefcctus 



r^CtlVl 




JUjiktt* 



KW| 



La Thorre Marchesana dieta a Marchiones Fer. vel a Marco propterea quod Tums 

Marchisana 

Veneti la edificò, et pare fusse donada za 30 anni al Marchese de Ferrara, 
_et è nova propterea da niun autore è nominata, et è sì bella et forte; er- 
go dieta Torre è situada sopra l' Adese di la banda dil Padoan, la qual guarda 
per mezo la forteza de l'Abbadia che se chiama Torre di mezo dove è il porto Portus 

Athesis 

passa di là del fiume, et se afìta ducati 4 4 con l' hostaria ; ma al tempo era 
dil Marchese, perchè questa ne la presente guerra è stata presa, se afìtava, ut 
Mi dicunt, ducati 4 20, et è luogo assà stretto. Questa forteza è zircondada 
da do argeri, et benché i non prenda gran circuito, tamen è forte cossa, per 
haver fosso con paludo di mezo; la torre veramente à do suo corte overo re- 
velini muradi; è castelan Antonio de Vielmin, à lire 48, soldi 6 da la Ramerà Am.mius de 

Viclminus 

di Padoa, et à page 3 ; benissimo in ordene con le suo muralgie et manteleti ; casicianus 
dentro de le muralgie son facti repari grossissimi atorno con le suo bombar- 
diere, sì che havendo la guarda di la torre se puoi reputar loco inexpugna. 
bilie; et è grosissima pie quatro grossi di mure, et à scale con scalini de piera 
ch'è butà in volto de quadro in quadro con volti grandissimi di scalla per for- 
teza di dieta torre in locco de solari, in modo ut concluditur esser più forte de 
torre de Lombardia; et di sopra se poi veder et diserner la stella: se trova 
al andar giò di questo Adexe il castello de Venezia dove è castellan F. co Dabò, Venecia vicum 
à al mese lire 287, soldi 4 9. Poi sono le Torre dil Dose una contra l'altra, et Turris Ducis 
Campo Nuovo ; tuti questi sono lochi era dil tyranno Ferrarese ; se trova pria Campus novum 



— 40 — 



Anguilaria vicum 
Turris de medio 
descriptio 



Vireilius Maro 



Anguilara, dove va uno Vicario. La Torre di mezo, cussi nominata di la banda 
di là, et sul Polecene de Ruigo ch'è i 5 milgia torniato de l' Adese, et è ne la 
region di Romandiola, la qual è perfectamente situada et forte, granda più di 
la Marchisana , ma similima, et fato forte con teren, et son palanchadi grossi 
con manteleti atorno le mure le qualle son sta novamente riconzade perchè 
già era antiche et rote, aduncha aconziado per Venitiani ita volente fato et 
juxta Vìrgilianum illud: quo fata trahunt retrahuntqne seqaamur. Qui era 
AndreasdcBonifacius castelan con page 5 Andrea de Bonifacio, et questa Torre se puoi per le mure 

castelanus * * 

entro via atorno tuta, che quella è sul Padoan non si va nome da tre bande; 
la torre di qui maistra, la zima, fu butada giò et abasata per esser equalle a 
l'altra; li va atorno da tre bande aqua dil ramo de l'Adexe che de qui si 
parte et va quindece miglia et fa Polexene, chome di sopra fortasse Io ho 
narato. 

La Torre di Franca Villa, denominata cussi o ver per quelli di la villa se 
tien questa li franca sub nomine Franca Villa, et di la banda di là del ramo 
di l' Adexe incontra quella di mezo sopra narata, et qui è il principio dil dicto 
Polezene; or questa forteza (Iector, non ti meravelgiar de quello dico forteza, 
perchè chome tuti li antichi hystoriogrophi descrive cossa murada con merli 
si appella forteza, perhò fa che ve intendi de tal merza) et è tonda, murada 
con mure alte et una torre in mexo; è castelan Piero de Limberti, à lire 86, 
soldi 4, et è quatro page; et di questa se poria poner una cadena a la Torre 
de mexo acciò niuno non vi potesse andar con navicelle versso Ruigo, et ju- 
dicio mio, UH primi qui fuerunt auctores rerum et impositorum nominum 
quella villa ch'è dreto di la torre succede soto tal forteza se intende, et cussi 
seria al bisogno franchi; è luntan de qui a la Badia mia mexo, et non si poi 
venir nome con burchieli. Sed hoc transeat. 




Turris Franco 
Ville 



Petrus de 
Limbertis 

castelanus 
Turris 



EX ABBATIA 



\j Abbadia, locco olim dil Marchese de Ferrara, et ne la presente guera preso Abbatiae descriptìo 
et custodito da Veneti del M.°C.C.C.C.LXXXII adi primo Septembrio, à una 
piaza et logia; ivi era l'arma di Valerio Marzello primo Proveditore vice, Vaierius Marcello 

primus Provisor 

andò in loco di suo fratello Piero. Sono palazi dentro belli, in modo basteria 
cita; è il mercado de mercore. È dentro una chiesia dieta Abatia, et è '1 loco 
cathedral et plebe de questo castello, la qual fu de Leonello di Throti Protho- Eciesia cathedraiis 
notario eh' è a Roma, mine di la nostra Signoria; haveva de intrada ducati 
i 0.500 (sic)j mine affitada, essendo sub Veneto Dominio, per ducati 700, non 
metando le tanse di frati eh' è ducati 300 a soldi 124 per ducato, el qual 
ai frati computando pan et vin, licet al tempo del Signor haveva ducati 300 
a soldi 414 per ducato, et moza 3 6 formento, ponendo moza i per elemo- 
sina et 7 di spelta, con mastelli 59 di vin vel zircha. Et à tre porte, una di 
sora, di mezo, et de soto; et questa terra va in longo. Et è streta. Or quella 
porta dieta De sora, è nominata di S. Zorzi et Marchesana perchè va a la 
Torre dieta ut supraj quella di mezo, di S.° Alberto, dove se fava et fabrica- 
vasse torioni de sopra, et altro, acciò più forte fosse; l'ultima se chiama di 
S. Zuanne; quivi è uno bel borgo cum habitatione minate tute per soi perchè Suburbium s. io. 
nostri non se campasse, et caxe di star non vi fusse^ qui fu piantade le bom- 
barde } et per questa entrò cri dando Marco: tuli entrò. Le porte aduncha son 
forni de repari grossi et fortissimi, li qual pareva lavorati a pendio:, anche le 
porte adesso si lavora de muro. È uno Contestabelle quivi entro con fanti.... no- 
me Domeneco di Zervia. Era la terra tuta atorno levadi i spalti, per non haver Dominìcus deZervìa 

Comcstalrilis 

murre, con palanchade in locco di muralgie. fìcade con chiodi, vel_>ut sermone 
nostro Veneto ntamur, agudi, facto fortissime con gran spesa, et cossa bella 
le fosse atorno : da una parte, olirà le suo fosse piene di aqua, li corre uno ra- 
mo de l'Adexe, che è quello va fino a Ruigo. Le mure a molti torioni forti a 
guarda de le fosse, facti di tereno a modo di le suo mure. Qui è una habita- 

6 



— 42 — 



Paullus Rosinus 
Christofori filius 



Leonardus 
Sanutus 
olim Orator 
Roinae 



Raziam 



Sebastianus 
Erizo 
Abatiae Pretor 



tione de Paullo Rosino de Christoforo filgio, el cui, jubente Ferrariensi ty- 
ranno, è in uno castello dicto S. Felixe in Modenexe; questui fu con nostro 
padre, che per precepti di la nostra sublime Signoria andò orator al Summo 
Pontifice Sixto quarto, et lì commutò el viver con la morte. Sed de his hactenus. 
De qui a Lendenara è mia 5: se trova mia do la villa de Raza, et è campi 
bellissimi con Salgari per tuto sopra la riva de l'aqua, parano boschi. Era 
Pretore Sebastiano Erizo de Antonio Procurator F. 



EX IENDEVARIA 



Juendenara castello pilgiato noviter, et soto l'imperio Veneto venuto del Lendename descri- 

ptio 

M.°C.C.C.C.LXXXII nel decimo nono di de Avosto, è situado sopra l'Adexe 

meza da una banda et di l'altra, tuta murata atorno sì de una banda qual di 

là del fiume, non di mure, ma palificade over stecade, con soi torresini di terra 

et fosse non piccole. Anno 3 porte: quella de sora vien di la Badia, di San Biasio 

et su la piaza; per esser facta et posta sopra la piaza à fuora di questa uno 

borgo con caxe magnifice, alcune ruinade acciò il campo nostro non vi rima- 

nese: tamen nihil operavit et frustra laboravit. È in questo una chiesia di San Eciesia s. Francisci 

Francesco con monasterio, et a tute le porte sono page; se guarda continue, et 

era fortificade bene con teren; tute queste son di la banda di qua ch'è la piaza. 

Ancora bella logia et picolla. De sopra, caxa dil Pretore, era Piero di Prioli de Petrus de Prioii Pro. 

tor 

Benedecto F.,è una caxa grande, più bella vi sia, di Delphin Delphino:, etiam Paiacium antiquum 
uno palazo, poria esser castello, pur sopra la piaza. Ha fosse large uno pocco 
atorno, è ben proporcionado, et è antico, dentro era bello, et qui se dà la cor- 
da^ 5 ); à do torre grande, et è altissimo, con una torre maistra et alta arente 
la porta con il ponte dove per la piaza se entra, et fu conzato per il Mar- 
chese; tamen è inhabitato. Già del M. C.C.C. C.X Bernardo Venerio de Jac.° F. Bemardus Venerio 

ohm Potcstas 

fu qui Pretore, perchè questo Polexene altre volte fu veneto; et questui an- 
cora fu Pretor a Padoa. È il mercado de sabado, et questa podestaria fa do Mercatura 
amilia anime. Ora è uno ponte sopra la piaza, passa di là, di legno, et è ramo Pons su i )ei ' Athesis 
streto; di là è quella parte di la terra, et a la fin el castello. 



— 44 — 



'""TfrJo À>WK* 



Elwtol 




Castrum Lendenariae 
Darius ab Aquilla 
Cont. 



Justiniaaus 
Maureceno 
Provisor 



Porta Roverexi 
Villanovam 



Meollum 
Costiolam 
Cosi ani 



El castello, overo rocha, ne la qual era Contestabelle Dario de l' Aquilla 
con page 50, fino vera quello Castelan sarà electo per electione facto per Con- 
selgio: et la rocha è quadra, murada di muro, con caxemate da bombardar 
per lai, et fosse atorno: entro repari di terra con una torre in mezo assà grossa 
et alta: à una bastia atorno di spalti et teren posto in uno con le suo bom- 
bardiere. Questa al tempo si ave Lendenara stete, et si tene 3 zorni. Fu qui 
primo Proveditore Justiniano Maureceno di M. co F. Se poi andar de qui a 
Ruigo in burchiele; è mia 10 per aqua; se usse per una cadena se cadena 
l'aqua, et è una torre con pallada, facto di legno, et è pochissimo luntan dal 
ponte, et si passa in mezo do torre ; se dice porta di Roverexe . Mia 3 è Villa 
Nuova, et è di la banda de Lendenara, cioè di la piaza; di l'altra a l'incontro 
è Meollo, poi mia 2 se trova la Costa pur de la banda di là dove è Meollo. 
Questa è bellissima villa, fa assà anime, è molte caxe, et chiesia de frati di S. 
Zorzi, bella. Per mexo questa è la Costiola. poi mia 4 è Rovere di Cre, ch'è mia 
uno distante de Ruigo. Sed a la descriptione de Ruigo veniamo; se intra per 
la porta di San Zuanne sopra il fiume. 



liX RODIGIO 



R< 



Loigo terra belissima, casizata magni/ice, et case pareno palazi ; tuta mu- Rodigij descriptio 
rada de mure altissime et grosse, de novo riconzade; arzeri et spalti fortissi- 
mi con bastioni di teren a le porte securissimi; loco judicio nostro inexpugna- 
bile, modo propugnatores non desini ad eam tutandam: à case, ut supra di- 
ximus, belle, grande et spese, etiam civille; piaza molto grande, larga et longa, 
par quella di Brexxa, con do palazi de sopra: uno di la banda zanella antiquo, Paiacium magnimi 
par castello; lì steva dentro Orsson Corsso, à page 4 00 per custodia de la 
terra. Da l'altra banda è quello del Cardinal Roverella non compido, cossa ma- Paiacium Rovelle 
gnifìcentissima; et è grande, ben fabricato, et posto sopra l'Adexe, alto et bene 
composito: il sito suo Io scriver non volgio; lector, scribe tu. 

La logia in capo è posta; era pinto S. Marco, l'arma Mocenica del Ser.' nu Logia Rodigij 
nostro Principe, la Veneria de Johanne Ruberto di Francesco F. fu primo Joh. Rubeitus Venc- 

rio primus Provisor 

mandato Proveditore per Collegio con questo tal scripto: In propria venite et 

sui eum receperunt . Sub logia verOj la Barbadica di Augustino sopradieto AugustinusBarbadko 

Pad. et Rodigij Pref'e- 

che per precepti del Senato ivi andò, et Augustino Barbadico Pad. et Rodigij ctus 
PrefectO} poi di Piero Marzello di Jacomo Antonio equite F. Proveditore: et Petrus Marcello Lega- 
di la Comunità, eh' è una torre rossa in campo biancho ; et quella di Lende- 
nara è do torre; et di l'Abbadia 3, et questo versso: Nola ,ect01 " 

Rodigium ex tenebris in lucem pristinam venit. 
Quivi era Capit. di luogo, et Proveditor di tufo el Polesene et di le terre 
e lochi acquistadi di qua de Po, Josaphat Barbaro de Ant.° F., à ducati 50 al josaphat Barbams 

. , Prcfcctus et Provisor 

mese neti di quella Camera ; a Vicario , era Marco di Piazenza Doctor \ Canee- Marcus de 

PI 'ICC 11/ i 1 

liero, Nicolao del Dogiono Contestabele et Cavalier; ancora è uno Camerlengo, Doctor Vicarius 
Alovisio Barbo di Fran. co F.: et la Camera de Ruigo dà ducati .... Aiovisius Barbo 

Qucstor 

Quivi è uno Episcopo con il Domo et Vescovado dove habitava Gentil da Episcopatum 

Gcntilis de 

Tiene Vicentino, capo di cento Provisionadi, parte sta nela rocha; questo sue- Tiene Comestabeiis 

cese Lodovico Chieregato equite, e coleteral General nel exercito. El Vesco- Lodovicus Chierega- 
« • • ,us c( l llps coleteralis 

vado e sopra el fiume di l'Adexe; era contra una Gemma gentil che ivi viti ( 2b ): 

sed hoc transeat. Ruigo se dice esser chome Crema, et il ramo di l'Adexe li Athesis nuvius 

passava per mexo^ et poco de li luntan serava, havendo compito il Polesene: so- 



— 46 — 



Hercules tyrannus 



Nota de 
Hercule 



•Mercatum 



pra dil qual è do ponti di piera. Questo, al tempo dil principio di la guerra, 
il tyranno Ferrarese nemiho veneto, per più forteza, acciò armada non vi 
potesse venir, lo stropò con teren da una banda et l'altra ; et l'acqua era den- 
tro morta et putrefata, et facéa aere pessimo, et de qui venia che tanti se 
amalava et moriva: nunc vero, ut dicitur, è destropado. Circonda la Terra atorno 
atorno mia uno, et à tre porte. La prima, S. Zuanne, de la banda di là, cioè di 
quella è il Vescovado; questa va a la Badia, è mia X, ut supra narravimus, et 
è bene fortificata; lì sta uno Capit. con page 8. La secunda è chiamada di 
San Lorenzo, et è stropada. La terza va in campo di S. Bortolamio; sopra di 
questa era la torre che per bombarde nostre fu butada giò, et si lavorava; lì 
sta uno Capit. ° con page 8, et nel Borgo, ch'è tuto roto, stagea il campo no- 
stro. Era pinto sopra questa porta una forteza di Hercule che nela silva Ne- 
mea amazò el lione che Virgilio de laboribus Herculis scrive: sed ut Me inquit, 
Alcidem memorant Nemeae caesisse leonenijAt Veneti Alcides praeda Leonis 
eritj ergo questui falise di tal pytura: Si bene percipias, bis fallerisj ergo nec 
Me Hercles es, et pariter iste, nec Me Leo. È il mercado de sabado, olim 
di zuoba. La chiesia cathedral S. ta Justina, dove sta il Cap. :, et arente è la 



Eclesia S. Justine 
eathedralis 

Eclesia s. Francisei chiesia di San Francesco ( 27 ), ne la qual vidi quella Gema sopra scrita 

Benedecto sia el giorno e l'hora e il ponto 
Quando vi piacqui, e tuti li mei passi 
Ch'ò fati per vedervi, et quelli sassi 
Dove i' passava, et benedecto il volto. 

Sia benedecto amor e chi è involto 
In tal lecami d' inumerabel lassi, 
Et benedecto quanti verssi sparssi, 
E il principio dove el fu congiunto. 

Et benedecto sia tuti li affanni 

Che port'i' per haver al fin mercede, 
E benedecto sia d'amor l' inganni. 

Sia benedecto ancor tuti che crede 
In quel fanziul, et quanti mesi e anni 
Che 1- ò servito con sì pura fede. 

Chome tuti qui vede, 
Mi à serato el cor et strafurato, 
Legato, posto im pregion et lacerato. 



— 47 — 



Cn*«*à 




Questo castello di Ruigo overo rocha è forte, con spalti et torre per can- Descriptio castri 
toni, qual bisogna a una rocha j con fosse large, bene adaquate: ; con una torre 
sopra el ponte molto granda, et è lì soto le preson: è quadro con caxe dentro. 
Era castelan Maphio Quirini di Jacomo F., con quelli Provisionadi sopra na- Mapheus yuninus 

castelanus 

rati. Mia i 2 luntan e la cita de Are che dete nome al mare Adriatico, chome nele Adria nunc Are 

historie se lege^ et Plinio scrive era bellissima cita et lì fino andava il mare, piinius autor 

donde fu poi cognominato Adriatico: et era Pretore Cabri el Venerio di Marco 

F.: è sopra Po, locco adesse habitato da pescaori con alcune caxe, et fu preso 

in questa guera. De Ruigo al Laco Scuro è mia 19; se usse per la porta 

de Santo Bortholamio sopra nominata, et mia 4 se trova li bastioni de Ponti- Castella Pontichij 

chio, in mexo de i qual core una aqua, et già era uno ponte di legno chome 

par et dimostra ozidi, et è dirupto et butado a terra per paura di quello poi 

è intravenuto: aduncha bisogna passar con burchieli, et è porto; di là è quel 

altro bastione. Ora questo di la banda de Ruigo è tondo, di terra composito, 

et grande, con fosse atorno, alzata la terra dai lai, con uno ponte levador li 

va dentro: qui era Bassan da Lodi con page 40. Et l'altro similimo, guardato 

et custodito da uno Contestabele et fanti con artilgiarie non poche 5 et qui è 

pinto. 



Queste possesione, ch'è belletissime, era dil Duca, nunc di la nostra Signo- 
ria, et fu semenade per Alovisio Baxadona di Felipo F., collega de li Syndici, aiovìsìus Baxadona 

olili Syiiilicus 

che per el suo officio fu mandado ad synychar li lochi di novo acquistadi, et a 
Ruigo si amallò, vene a Venecia, demum morì Sed ultra procedamus: è la villa 



— 48 — 
Padieiam nune Pelo- de Borsea, poi Ponzilovo, et la Pelosela; ch'è in tuto da Pontichio mia 7 a la 

sclain 

Pelosella ch'è dieta et denominata ab aqua ibi im Padum deseendente. Qui 

è una taverna et poche caxe brugiate, rote et mal menate da galioti nostri 

nel tempo dil primo andar de l'armata sopra Po. Era Prefecto di la Padana 

Damianus Maurus classe Damiano Mauro cui morite ancor , qual ne la nostra Descriptione di 

Praèfcctus la guerra di Ferrara scriverne Era a custodia di qui 3 bastioni facti sopra 

(oannes Bentivoius burchi forti et revere fortissimi, con molto subsidio si de Joanne Bentivollo 

di Bologna, assà recordevelle dei beneficij recevuti, qual de Ferraresi ; i quali 

uno fu brasato, li altri do presi, et mandati a Venecia. Questa è sopra el 

Padus fluvius fiume di Po con una bocha buta quella aqua già dieta im Po, et chome Plinio 

nel libro 3.° de Naturai Historia, nel cap. XVI De Pado flumine, et dice che dil 

Vesuius mons monte de Vesulo nel teritorio di Liguria nase, et fa uno fonte visendo dicto a 

questui, et vien giò fino qui in mar, et pria fa do corni, et qui, chome ho dicto, 

nase, et li sopra do lochi, Uncino di una banda, et di l'altra Cricio; et niuno 

Eridanus fluvius fiume è più chiaro di questo : a Greci è dicto Eridano, et Vergilio ancora nel 

Franciscus Peti-arca sexto, et Servio gramatico. Illustrato fu per Phetonte, qual dice Petrarca: Fe- 

OvidiusMethamorpii. tonte odo ch'in Po cadde e mofiojet Ovidio nel sec. do Methamorfozeo. La fabula 

Fabula Phetontis 

de Phetonte, chome volgiono li poeti, è questa. Naque di Apollo et di Clymene 
Phetonte, el quale facto grande desiderava guidar el caro paterno nela p lus am- 
pia parte dil cielo; et otenuta la dimanda, li fu concesso guidar li quatro ca- 
valli, che son Flegon, Ethous, Pyrois, et Ethon; dove smarita la strafa andò 
tanto alto, che zonsse le sedie divine, et vene tanto al bassio che arsie la terra; 
et non potendo tenere le brene ne la mano, et futi li elementi comenciorono 
per fuoco a brugiare, et non solo l'altissime montagne, ma ancora i pianni, et 
le basisime valle, et li fiumi, il mare, li pessi, et animali tereni già se bru- 
siava; et Telure ussendo di lo suo palazio ch'è ne lo centro di la terra (era 
assito fora Io capo con la mano ne lo fronte acciò la vampa non lo strugese) 
exorò la Maiestà divina; et Jove convocato tuti li Dei, mostrando a quelli ma- 
nifesto pencolio di tuto el mondo, et maxime ad Apollo; unde convene pil- 
giare le solite arme, et una feribile saeta ne lo capo di Phetonte ferite; unde 
convene cadere et cadete im Po: li cavalgi, butadi lo giogo di lo collo, in qua 
in là se n'andò spauriti di tal caso; ma Phetonte morto si giace nel Heridano, 
qual Ovidio Nasone nel seconda del Methamorfoxeos scrive, et demum : 
Quem procul a patria diverso maximus orbe 
Excipit Eridanus, fumantiaque abluit ora. 



— 49 — 

Et visitato da la madre et le sorele la sepultura, per longo pianto sono converse 
ini pedule dritissimi, arbori excelsi, dove ancora nel giorno presente stanno 
piantate sopra dil dicto fiume de Po; et Apollo padre, uno jorno dil dolore in- 
smesurato stete ascoso et non parse. Sed questa fabulla basta acciò. 

E tuto è navicabille, et lachi imensi in questo finisino lor aque, linde con- 
ci uditur 30 gran fiumi mete qui capo, et ancora li torenti, che son infiniti, di 
Lombardia: or questi, Ticino, Lambro, Ada, Olio, et Menzo, molti etiam vi sono Ticinus >. 

Lambrus J 

li quali futi, adunata l'acqua sua in dicto Po, per septe boche butano nel mare ^ i|u a > F1 

Adriatico dicto, a la cita di Are: primo Padussa, olivi Messanico dicto, che JJintium ; 

17 Padussa ohm Messa- 

nunc è la fossia di Ziliol, et è apresso Ravenna; poi Vatreni eh' è mirabile " K " us 

' l ' l Vatrenus amnis 

porto, nunc Lorfeta, nel qual Claudio Cesaro de Britania triumphando con la ciaudiusCaesarimp. 

sua mirabile nave intrò; ad altri è nominato Spineticum portimi ab urbe Spineticum 

Spina che fu pocco luntan, et questo vien del teritorio de Imola giò: poi Ca- 

prasia a vulgo dicto Magnia Vacca eh' è lì a Comachio, locco preso in questa Magnia Vacca 

guera al Tyranno et Discortese. Dein Sagis... Tarn Spineticus, mine Primier, 

et Volane che è dicto Eolanne; Carbonaria, mine le Fornase:, Fossiones, ozi Fos- oiane ante Eoianc 

son, che son revere septe, ut vulgo nominantur: Primier, Volane, Frizi, Goro, Primarium 

Carbonariam 

Fornase, Fosson, et Brondollo che vien dil Tartaro et mete a Chioza, eh' è si- Tartarus fluvius 

tuada in mar. Et quale dice Metrodoro, la ragione che il Po è da antiqui no- Metrodorus autor 

minato Po, è che circa i fonti son pici molti, et arbori li qual i Gallici Pades apel- 

la, et a questo modo il nome de Po à recevudo: sed transeant omnia. Pasar 

bisogna quella aqua sopra commemorata. A custodia di questo passo era con- 

testabelle con page 70 Zuan da Lodi, perchè niun dil campo non vi vegnisse Cannes de Lodi ™- 

10 ' l r ° mestabihs 

né scampasse. Gavalchato sopra il fiume, visto sempre caxe et palazi brusiati 

da' nostri, et lo arzere con cernide et homeni rustici il guardava. È mia 6 

uno locco apelato Garofallo dove era palazo dil Duca, nunc brusado il coperto, Gariofallum vicum 

roto le fanestre, et vastato; et di la banda di là, è la rota facta per Nadal da 

Mosto, qui tunc era Prefecto di la classe interior, dove per l'acqua fo inun- 

dati campi, et è di la banda dil Polexene di S. Zorzi. 

Trovamo qui Justiniano Maureceno di M. F. Questore, il Conte Bernardino justinianus Maurece- 
Braccio di Karolo filgio mentissimo , et a S. Marco fedelissimo; è questui du- Bemardìnus Brachi* 

Caroli Comilis F. 

ctore di cavalli 500: et Belmgero filgio dil S. r Zuan Ant. Caldora. con altri 
più di cavalli tOO. 

È di Garofalo al Lacoscuro mia 3: vedemo pria Francolino locco di là, Francolinum 
da galioti malmenato, et dove nostri passò Po tra Crispino et Francolin : era Crispinum 

7 



— frO — 
Fianciscus Sanutus Legati et Provedadori generali, Francesco Sanuto sopra nominato et Johanne 

etJoannes Emo equi- 

tes Legati Emo equite, li quali morite prò Republica. Federico Cornelio stete a Figaruol 

Fcdericus Cornarlo 

Legatus cxercitus per egritudine sua. 

Entradi ne lo exercito, pria visto una forca con uno latrone poneva a con- 
fusione il campo tufo} et la note fu impicato. 
.Marcus Antonius Dal Proveditore alogiati Marco Ant.° Mauroceno, splendido cavalier, homo 

Maurcceno eques . 

Legatus generaiis magnanimo et inlustre ; era in una caxa di muro, trista, coperta di tavolle , 
ma per campo bona. 

Descriptio Campi \\ Campo è sopra una pianura su el fiume sopradicto, con inumerabile caxe 

de palgia, a quel suo modo composite, par una fiera, et è qual citade, pro- 
pterea quod è tante habitacione, licei sia di tavole et palgia, qual ogni cossa 
ivi si trova, etiam ogni mercantia di necessità di viver, et merzaria ancora; 
e ivi era persone.... 

Pons exceisus Visto quelo ponte excelso fu facto nel naval Veneto per Dionisio archite- 

Dionisius arcliitectus 

cto ( 2S ), et è sopra burchi con tavolle, assà largo, et celeberimo, qui constat bur- 
chionis vigiliti tribus similis (sic) concatenatis, et da uno capo al altro è vargi 
44 0:; il qual se poi desfar, et quando ni un burchio vien giò, uno si vava et 
passa. È do ponti, uno di uno capo, l'altro de l'altro, levadori, et mete nel 
Castella Lachi bastion dil Lacoscuro, che di soto scriveremo, cossa signoril, belissima et mi- 

Obscuri ' 5 3? 

rabille, sopra il quale passano inumerabelli cavalli et cari, al trato sì forte et 
ben compacto, è ne V armada ; tuta era atorno li burchij ligadi al ponte. Da 
quella parte se vien di Veni exia, barche molte, rediguardi et barbote, con ga- 
lioni assà, lied siano inabitati, inmuniti et vieno marzi. 
Antonius Just'mianus £ ra Prefecto dila classe padana Antonio Justiniano ( 2 9) che noi fu preso ut 

classis Capit. * \ i r r 

vos scitis. El bastion di Lacco Obscuro è questo qui pinto. 



Descriptio Lacus El qualle è in triangullo, do sopra Po, il terzo verso Ferrara, in mexo del 

Obscuri 

qual è il ponte, chome di sopra a locco suo havemo narato; et di la banda versso 
il mare Adriatico è il bastione di terra fabricato per i nimici acciò l' armada 
non vi potesse più a Figaruol vegnir, et eh' el Polesene di Ferrara, ch'è questo, 
fusse securo da ogni subitaria coraria di la turba naval; et è tondo: alias era 
Eftigies s. Mariae una cliiesia. chome è una imagine miracolosa di la Nostra Dona , a la qual el 



— 54 — 

populo di Ferrara et il Signor, il giorno suo, ivi veniva per devutione: è 
dentro caxe di terra, et era forte con palanchade, et fossi, et artilgiarie 
munito, qual Io viti, et di passavolr.nte che era in quello: questo, nel pas- 
sar nostri di là de Po, fu per li custodi brusiato et a' Veneti lassiado : nunc è 
guardato, custodito, pieno de monitione:, e contestabelli era in quelli iorni, 
quando Più', Bozuola con page 4 00, et Zinzo dal Borgo con page 4 50, licei Bozioiam comest. 
para ancora el brasar:, ma è stato reabuto et in più forteza facto di quello era 
imprima. Et li altri do, uno sopra il fiume, al incontro dil sopra nominato, facto 
et construto al tempo di Pro veditore, sopra il qual islìs diebus era pinto S. Petrus Prioius 

Proc. Legatus 

Marco et le arme di Legati, et Petro Priolo Sancti Marci Procuratore,, Marco 
Ant.° Maureceno equite Legatis constritclum 4 483:, et va in longo, è di mu- 
ralgie da la fin in fino in zima, pie 24 grosso \ non è tropo alto, con merli et 
bonbarcliere, tuto ben facto, et è versso quello bastion del mezanino, zoè di 
la porta. L'altro versso Ferrara non era compido, et di soto si fabricava uno 
loco segreto con le suo bombardiere in volto, perchè per bombarde li custodi 
et defensori non si pavischa, et li stagi. Questo è tondo et alto con le fosse 
facte grandissime et large, dil qual se poi veder et dizerner bene Ferrara. In 
mexo è uno locco vacuo assà grande, et uno ponte va a Ferrara, e tra mexo 
li bastioni nuovi facti per nostri, in modo ut concluditur è fortissimo et inex- 
pugnabille, chi viril et sufici entemen te el defenda, chome si poi si non son 
pusilanimi, et, lector, scrivi quel ài visto poi. 

A horre vinti una dapoi zenà con lo illustre Locotenente Ruberto de Robertus de Aragona 

locumtenens 

Aragonia di S. t0 Severino, Johanne, Francesco, Gasparo et Galeacio fioli soi, il 
Proveditore Marco Ant.° Maureceno equite splendidissimo, et imi, in tutto ca- 
valli 500, Carlino con li altri fantarie molte, et partidi del campo; di là pas- 
sati nel Barco di Ferrara, entrati more solito fino a uno fosso apellato Confor- Confortinum 
tino ( 30 ), è mia 4 ■- luntan di la cita. 

Questa consuetudine è dil Severino che ogni mane et sera va nel Barco a 
far la scorta a li sachomani. Le squadre ancora mimiche, Capitaneo il Duca 

di Kalavria Alfonso di Ferdinando fiol. et cugnato dil tyranno Marchese, Conte Aitonsu* Caiabriae 

dux Fer. fìlius 
di Petilgiano, et altri Io vidi: nui contra quelli iniponto andadi fino al fosso; Comes Petiliani 

tamen, sic volente fato, niun non principiò la pugna, et in quello facto volar 

l'astore in suo desprecio. Barco è uno teren circuito mia 7. nel (piai tute Barcum 

salvadicine et animalli de ogni condicion ivi si era, et ancora frulari: ozi rolo, 

mal condicionado, et per tuto se entra, et luto è porta. 



EX FERRARLI 



Ferrariaè descriptio Jl errara, ch'è luntan di Lacco Scuro mia 3, posta sopra il Po, di quella 

banda che fa la Delta, terra bellissima, richa, et gentil, à do ponti, uno va al 

Bondenum opidum Bondeno, di la banda de la Stella, l'altro in Bolognese. Questa fu prima cir- 

Smaragdus Patricius condata de muro a Smaragdo patricio et Italio exarcho: et la caxon dil nome. 

Italius Exarcus , 

Biondo Forroliviensi in Italia Illustrata ne la region Romandiola. A l'Archiepi- 

Aureoium ab amo scopo di l' antica cita di Ravena tre nomi di metalli ne la sua Diocexe, Aureolo 

Argentam ab argento nel teritorio de Forli, dicto ab auro, et è in monte ameno: Argenta, in la bo- 

Fenaria a ferro eha di Primier posta sul Polesene di S. Zorzi, ab argento, et Ferrara a ferro . 

Alcuni dicono non esser stata hedificà dove nunc ene; sed ad nostrum redea- 

mus institutum. Vinto Ravenna a Romani, soto di Roma fu; ma dapoi nel 

tempo de alcuni Imperatori Germani, la chiesia di Roma per molte afliction 

et guerra contristava^ et in questo tempo Ferrara vacillò soto chi la fusse, et 

Matiidis eomitissa del M.°C. , Matilde comitissa con l'auxilio di Veniciani et Ravenati la prese, 

Henricus 3. imp. la qual tegniva Henrico tercio Imperator nemiho di la Chiesia } et da poi cento 

Saiinguera tyrannus et vinti uno anno Salinguerra Ferrarese, per amititia de Ecelino de Roman 

Ecelinus de Romano . . . . . . 

tyrano, et li Marchesi di Este, che era di amititia et divitie potenti, la dominò^ 

«t Innocentio quarto, Pontifice Romano, con l'aiuto veneto del M.°C.C.XL. lo 

expulse:, et poco dapoi li Marchesi di Este principiò a subiugarla :, et dapoi del 

Venetus Fenariam M. C. G.C. VIII, Venitiani, caziadi li Marchesi di Ferara, è fati Signori, benché 

occupai 

ciemens Pontif. Climento quinto Pontifice descomunicò Venitiani, et li soi beni per Franza et 

Britania fu dirupti^ et Venitiani ancora non extimava: unde il Papa mandò 

uno Legato in Italia de Avinione, che in quello tempo ivi la Corte stazea, et 

con l' aiuto de li Marchesi et forestieri , Ferraresi primo la cita, poi il Castel 

Castrum Theaidum Thealdo prese, con gran caede et morte di tute do le parte $ et fu da quello 

Marchiones Atext. tempo in qua sempre soto li Marchesi di Este , et obediente al Pontifice $ et 

Eugenius Pontifex demum vinti anni cresete opulente: et per Eugenio Pontifice li fu celebrato 

Conciiium il Concilio, al qual fu Johanne Paleologo Imperator Constantinopolitano, et tuti 

Johannes Paleologus 
Imp. 



- 53 — 

quelli che al presente in Grecia soto cristiani excelentissimi si trovava:, et 
fu concluso uniun tra la Ghiesia Orientai con la Occidental. Fono dapoi di la 
familgia di Este Marchesi molti sapientissimi, et questo ingrato nunc regna 
nemiho di tuti:, sed hoc transeat. A la descriptione di Figaruol veniamo, et la 
Stelata ch'è questa, ut patet, qui di soto pynta, et dapoi etiam vederai. 




EX F1GAU0L0 



Descriptio Ficaroli 
Stelatam opidiim 



Petrus de Molino 
Provisor 

Marinus de Albori 
castelanus 



Nota haec lector 



Castelum ligneum 

Antonius de Marziano 
Bartholameus Falze- 
rius 



Castrimi Yielmum 



Tartarus lluvius 



Castelum ligneum 



Aigaruol è situado sopra Po sul arzere per mexo la Torre di la Stela, et 
è limtan mia. ... di la Delta fa il fiume che va a Ferrara et fa Polesene, voca- 
bullo grecco: à quatro torre, una per canton, grosissime, et basse, per esser 
rifate di novo:, è quadro con fosse large passa 26, alte et profonde, et si poi 
meter dentro il Po. In locco di fosse à muri grossissimi, oltra i qual ne son 
facti repari circumquaque inexpugnabelli, de munizion fortificato et fantarie. 
Era qui Proveditore Piero de Molino di Andrea fiol, promptissimo, ato, et vi- 
gilante:, et castelan uno Marino di Albori^ à 6 bombarde grosse sul arzere, 
tre per banda 5 et da la banda di Lacco Scuro è la ruina Marcolina, et Venitiana 
da quella de Castel Nuovo 5 et fesemo trar tre colpi di bombarda, do per la Veni- 
tiana et uno per la Marcholina con passavolante, e queste ferino do bote in la 
torre principal di la Stella, et passolla con gran strepito et ruina :, quelli inimihi 
habitatori et custodi subito rispose con X bote di passavolante, i qual luti 
havevano balote de piombo con ferro dentro, et tre fo f rovade per nostri, le qual 
passò i cari de le bombarde, zoè legni 6 grossi con do man di gomene da l'Ar- 
zenal nostro, cossa horenda et teribille a veder} folli etiam tracto dal bastion di 
la Ponta, dove già fu preso Antonio Conte di Marzano et Bortholamio Falzerio 
strenui ductori, passavolanti non pochi, i qualli per la sua grande furia pas- 
savano di sopra le muralgie de Figaruol, senza far tamen danno alcuno. 

Qui è luntan di Lacco Scuro mia 1 5, e distante di la Badia mia X a dre- 
tura, ma di Castel Vielmo mia 4 5 . 

Castel Vielmo, posto su el Polesene, è condicionado hoc modo: prima è uno 
circuito di muralgie, tondo, sopra uno argere grando, volta passa 100, con 
una torre in mexo, bello algi occhij, par inexpugnabelle per haver l'aqua dil 
Tartaro la qual va atorno et circundalo in locco di fosse, et è tuto paludo 
excepto li argeri : y praeterea di la banda di qua del Tartaro, versso il Polesene, 
è uno bastion fato di terra, fortissimo, sì che hessendo uno apresso l'altro à 



— 55 - 

guarda del fiume per forteza dil passo-, e lì era uno contestabelle con page 

2 5 . De qui a la Badia è mia 5 , et a Treseta , la qual è una villa belissima Trcsientam 

non men di la Costa sopra dieta, e à una torre forte guarda ancor il passo 

del Tartaro, sì che alcuno venendo per la via de la rota de Castignaro, over Castignarium 

di Mallaovra, non poi poner in terra se no a Tresenta. Questo locco è guar- Maiaovram 

dato, defeso, et custodito con diligentia de fanti \ 00} et già al tempo era il 

campo a Figaruol fu facto uno ponte sopra burchiele, et nunc è disfato $ que- PonsapudTresentam 

sto fu fabricato perchè la fasinada durava mia 3, composta per li paludi dil via strata perpaiu- 

des 

Trignon et Tartaro, va a Melara^ arente el bastion Mantuano nuncupato Sancto Tignonum fi. 
Michiel, chome già viti, era Legato Ant.° Lauretano equite, Proc. 1 :, in quello Antonius Lauietanus 

eques Proc. 

tempo et etiam ozi è inundata di aqua: è, chome di sopra ho narato, da la 
Badia a Castel Vielmo mia 5, poi 5 a Tresenta, et de qui a Figaruol mia 5 è 
dreto per campagna, zoè in tufo 4 5 da la Badia a Figaruol come di sopra ò 
dito. 



EX CASTRO NOVO 



Castri novi descrip. 



Antonius Pasqualico 
Castri novi Potestà* 



Rainucius ex 
Marcianis Comitibus 



Sermedum op. 
Pedericus de Gonzaga 
Marchio Mantuae 

Georgius Cornarlo 
classis superioris 
Praefectus 



\jastelnuovo è locco picollo, pur sopra Po; à sollo una muralgia, zoè ala 
di muro: il resto fortificato con repari e fosse intorno; à do torre guarda il 
ponte levador. Era inhabitato et mal condicionado . Era Podestà Antonio Pa- 
squalico di Felipo fiol, facto per Maggior Conselgio; à ducati ... al anno neti; 
è lì la villa di la Massa, dove alogiava Rainuzio Conte di Marzano di Antonio 
fiol, capo di la conduta del padre: le fosse pocco luntan, fortissime et inexpu- 
gnabille, in modo ut concluditur esser la chiave dil gioco; è luntan questo 
di Figaruol mia ... et di Melara . . . Qui el Po è largissimo, in mezo è uno secho 
quasi Polesene; di là è Sermene, castello de Federico de Gonzaga Marchese di 
Mantoa, bellissimo a veder; qui vagava alcune barche; era Gap. di questa 
classe di sopra de Figaruol Georgio Cornano fo Sopracomito; fu qui primo Pro- 
veditore Antonio da Canal di Piero fiol cui etiam ivi era. 



EX ULAMA 



B 



regantino luntan di Castelnuovo mia dicto a Julio Briganto che ivi Brigantinum vicum 

puose lo campo et exercito suo, chome Justino historiagropho scrive. È uno Julius Brigantus 

Justinus historicus 

palazo bellissimo, con pyture et zardini, ruinado in qualche parte da' nostri} 

et poi mia .... è Melara, pur sopra Po, villa Delissima, dieta a melle, con uno Meianam 

r r ' ' Castrum Melariae 

castello forte, quadro, con toresini, et ben circondato, di novo tuto riconzato, 
di fosse large, alte et profonde munito, ne le qual puoi vegnir il Po: è locho 
benissimo casizato, che havendo mure se poria tegnir castello, et già del 1479 
vi fu: è mia uno e mezo fin al Tartaro, et è terra 5 è luntan di Lignago per 
acqua mia X, et se va in burchiele, et sufficit, e se dismonta a la Boara dove Boariam 

Leniacum 

è sollo una hostaria, et tuto gli è prativo; poi Vangaiza, Vigo, et Villabona, Vangaiziam 
Carpi, et Vighizolla; in tuto mia 3 fino a Lignago. Era Proveditore a Melara c" 1 ! a i bona 

Cristoforo da Canal. Christo%usdeCana. 



lis Melariae Provisor 



Quivi pinto è Figaruol, signor mio, 
Olim di quel tyranno Ferrarese 
Nemiho di Venitiani e discortese, 
Iniquo e tristo e in voi tanto rio. 

lo prego i ciel' et quello eterno Dio 
Facia compir ormai ste tal' imprese 
In Ferrara entrando fin a un mese, 
E cussi volgia quel sublime e pio. 

Acciò le vostre volgie de chi guerra 
A desiato, che hor ne avete tanta 
Che in Italia non fo za molti anni. 

Dio conselgia color che ne impera 
A far che nostre lode tuti canta 
E dar a' Ferraresi molti danni. 

Or discazia li affanni, 
Venecia bella et patria mia gentille, 
Principe excelso, e Senato virille. 
TEA02 



AGRO VERONESI 



un ** 




U&i*ttt" 



EX LEMACO 



Dcsci-iptio Leniaci 



l'ons super Athcsis 

Eclesia Sancti Martini 

cathedralis 

Eclesia Sancti Fran- 

cisci 

Mercatura 

Hironim. Leono 
Capitaneus et Provi- 
sor 

Franrìseus de Carma- 
nijs Doctor Potestas 
Arcem munitam 
Descriptio 



JLiignago è situado sopra il fiume di l'Adexe da la banda del Polesene: è 
murado con mure non tropo forte $ à tre porte: quella di soto:, la Calezina 
versso la villa Bartholamea eh' è apresso le rote 5 tereia quella dil ponte di le- 
gno passa il fiume: è il protetore San Martin dove è una chiesia eathedral, et 
San Francesco. Qui è principio di Lombardia ^ comencia a Melara et Hostia, 
contra la qual è Revere} et qui è il mercado de sabado. Era Capitaneo et Pro- 
veditore Hir. mo Leono di Marin F.} è sopra li soldati et dacij. Veronesi anno 
questo privilegio, al tempo dil Foscari conceso, chome Peschiera, possi mandar 
soi Podestà, fazia razon in civil . Era Francesco de Carmanijs doctor veronexe. 
A una rocha fortissima et inexpugnabille sopra l'Adexe, et l'acqua li bate den- 
tro:, et è quadro, le mure grosissime, tute piene, et large, con merli di sopra et 
bombardiere ; à quatro torioni tondi per cantoni, et giò si va in buovollo, tute 
bene facto. A tre porte: una versso la Badia, pur ne la terra di socorso, con 
el ponte : ; Y altra sopra il ponte dil fiume 5 terza quello restello et piancheta va 
di qua ne la terra: si trova prima uno locco vacuo, et quello è sta noviter 



— 59 — 

tolto dentro 5 poi si trova l'altra muralgia, pur altissima, di la rocha vechia-, 

qui è la torre alta in mexo dove è le municione, et ancora per porta si va nel 

locco ampio di la rocha dove è caxe dil Castelan et di compagni, nove fabri- 

cate^ et di soto di le mure si va atorno soto terra, acciò per le fosse niun vi 

potesse vegnir:, e li è fortissime presone } e concludendo, è rocha più forte di 

Lombardia. Le mure fu fate di novo nel tempo di Francesco Sanuto Pretore, Francisco Sanutus 

et Zacaria Barbaro equite Prefecto di Verona, del castelan Marco Paradiso. Era Zacarias Barbaro eq. 

Marcus Paradiso 

qui nunc Moisè Michiel con 30 page et uno caporal nome Zarapalgia^ non Moyses Michael 

castelanus 

poi ussir, et ha al mese ducati 25 neti. 

Al incontro di la banda del Padoan è Porto, villa non murata, è soto la Dcscriptio Porti 
jurisdicione di Lignago:, à una chiesia di S. ta Maria, e '1 ponte passa di qua, Eciesia s. Mariae 
sopra el qual è una rocha bella et picolla. Era castellan Hironimo Zantani , di Castrum Porti 

Hironimus Zantani 

L. fiol, con 9 page, et poi ussir. Atorno è una muralgia ^ dentro ne son al- castelanus 

cune caxe. De qui fu Ogniben ( 31 ) literato, si de latine et greche leterre Omnibonusgramma- 

ticus 

erudito, fu disipullo de Victurino Feltrense^ et ancora nostris temporibus Be- 

nedecto, qui nunc Iege, fu di Porto: et è luntan Porto da Castelbaldo mia Benedictus Bragno- 

lus 

8 : si trova la caxa di P.° Sanudo de Dominico fiol : poi mia 5 Begosso dove Domus Petri Sanuti 

Dominici F. 

è la caxa di Mocio de Abriano patavino^ poi Nigizuola: sed haec satis. 

Qui in Lignago era contestabelle Lion Schiavo de fanti 100 a custodia di Leonus Sciavus 

^ ° ° comestabihs 

locco: è luntan di.... 

Sanguanedo, castello situado mia 8 luntan di Lignago et 20 di Verona,.... Dcscriptio Sangui- 

neti 

da Hostia, et de Ponte Molino } si trova andando da Lignago ivi, S. Piero mia 

uno luntan, poi 4 Cereda et 3 Sanguanedo:, è villa belissima, casizala di caxe Ceretam vicum 

de palgia molte 5 è longa e dreta^ à nel mexo uno castello forte, quadro, con 8 Castrum 

toresini, fosse large; et fu questo dil Conte Alovisio dil Vermo: già lì stete el Comes Alovisius 

Conte Francesco con lo suo excercito, per nome di la Signoria, a campo zorni 

22} le fosse non son tute cavade, perchè quando li custodi se rese, fu li lo- 

rioni buladi a terra, et le fosse aterate di fasine. Era soto de qui Corezo, Con- Coregium 

Sustinenciam 

cha, Marise, Sustinenza, Casalavon, Campalan, et le Cha di Barbiere; ma fu ven- Casaiavonum 

Campalanum 

dude per la Signoria, et Sanguanè fu donado a Gentil de Lionessa Governador Gentiiis de Lionissu 

Gubematorgeneralis 

general dil campo, fradello di Gatamelata fu Capit.° di terra; et fu dato in 

docta a tre suo fiole, una in Francesco de Lion, patavino: l'altra in Lunardo Franciscus a Leono 

' ' r 1 Lconardus de Marti- 

de Martinengo, equite brexan: la terza in Alexandro Venerio, patricio veneto, "™s° . .. 

' ^ v 'i ' Alexander Veneno 

di Pelegrin fiol^ questi à iurisdicione criminale, et pone uno Vicario, et io già 
del 4 478 vi habitai nel tempo dil morbo \ et Sanguanedo è qui pynto. 



- 60 — 




Salizolum 



Bovolonum 

Insula 

Zenus de Aldis 

Vicarius 



Turris quaedam 
Tartarus fluvius 
Franciscus de 
Brunorus castelanus 

Vigasium 



Johannes Zagus 
castelanus 



Povegianum 



Aduncha, chome ho narato, lectori doctissimi, è di Lignago a Cerea mia 5, 
et mia 6 Salizuol, dove è do torre, le qual fu de li Boromei, mine di Bortho- 
lamio Squarzeto, et è 800 campi: vi trovamo Bovolom, poi mia 4 Isola da la 
Scalla, che son in tuto mia 1 5. Era qui Vicario veronese Zen di Aldi, et que- 
sta villa serva fin ozi il nome di antichi tyranni Signori di la Scalla^ et questa 
era sua, facta per loro. È de qui a Villafranca mia 5. Pocco Iuntan di la 
Scalla è una torre su el Tartaro, dove è uno passo $ era castelan Francesco 
Brunoro con page 5, et è poco alta, non di quella forteza di torre. Mia tre de 
qui partendo è Vigazi, villa cussi nominata: era una chiesia di S. Zen, à una 
rocha, par Bastian atorniata de spalti et tereno, con uno campaniel in mexo 
in locco di torre. Era castelan Zuan Zago con page 25. Atorno è una bastia 
di tavolle, con fosse et teren atorno. Questa è ai confini del Mantoan, et mia 
uno è Povegian dove se princia la muralgia. 



Descriptio Villae 
Francae 







Villafranca è bellissima, adornata di caxe di muro non poche. È Vicario 
qui veronese. A una rocha, con molte caxe dentro, era habitade de Judei$ è 



— 64 — 

quadra, con 8 toresini, et è su uno colleto di monte:, le fosse cavade et large 
con uno ponte levador. Sopra la porta è una rocheta, pur con uno altro ponte, 

si va dentro, et si lieva. Era castelan Jacomo Cofo con page 5. Qui è le mu- Jaeobus de Cufo 

castelanus' 

ralgie partisse il Veronese dal Mantoano teritorio, licet di là ne sia mia 5 de pescriptio menie 

inter Veronenses 

Veniciano. Questa fu facta, et mure grosse con fosse cavade, li toresini , et bom- a s ros et Mantuanos 
bardiere et balestriere: comenza a le confin di la palude dil Grezan dove è Grezanum 
una torre; finisse nel fiume dil Menzo al Borgeto apresso Valezo; li toresini Borgetum 
cavadi in volto; et questa è luntan di Nogaruola mia 5-, è recta, dura mia sete 
longa. È de qui a Verona mia X, a Peschiera nuove, a la Rocha di la Gerla Tuwis Gerke 
uno. Pur su uno coleto à la muralgia era uno castelan con page tre. Al incon- 
tro di questa rocha è la villa chiamada Custoxa; poi mia 6 Poveian, demum Custosam vicum 

Povegianum 

Castelnuovo, Valezo : Castelforte tacereno (sic) , ma di soto al loco suo seri- Castrum novum 

' Valcgium op. 

veremo. Da longi si vede Ponti, Monzalban castelli; licet siano picolli, tamen £astrum fortis 

è oportuni e necessarij. Si trova, ut ego vidi, le Cha di Malavesini , che son Domus^ialaviciiio^ 
80 persone in una caxa, tuti parenti. Et in tuto è da Lignago a Peschiera mia 
29. Parte si va per collecini et bone vie. 



EX PISKER1A 



Piskeriaé descriptio 



Revelinum 



Eclesia S. Zenonis 

Eclesia S. Martini 
oathedralis 



Petrus Contareno 
Adorni F. Provisor 
Antonius Condulma- 
rio Piskeriaé Provisor 



Alicliael de Spalato 
comestabilis 



Peschiera è situada sopra Laco di Garda in uno angulo: è murada con 
mure assà debele, et fosse da la banda di terra; et da l'altra è il lacco in locho 
di mure et fosse: va in longo. A do porte: la Vinicella, et va a Venetia; l'altra 
va a Brexa, dove tunc temporis se fabricava uno revelino grosso, di piere crude 
ben lavorato, et è di là del ponte levador, per mexo la porta} et di sopra, ut UH 
dixerunt, si fava uno torion. È nel mexo uno ponte di legno passa il Menzio 
fiume, et di là è alcune caxe: loco non murado, et è la chiesia di S. Zen pi- 
colla; è il ductore et chiesia cathedral S. Martin 5 et una altra picolla di S. ta 
Maria. La piaza sopra la qual è il palazo dil Proveditore, et sopra il fiume à 
una Camera fata per Piero Contarini di Adorno F. Provedador. Era ivi Antonio 
Condulmario di Bernardo fiol Provedador, et lì va uno Podestà veronese f, era 
Nicolao de Ormaneti. Et lì sta ne la terra, a custodia d'essa, uno contestabele, 
era Michiel da Spalato, che fu a Scutari nel tempo di l'asedio, com page 100. 




fì/J^dW^ 



L,h*r*tw* 



— 63 — 

Questa rocha è fortissima, chome par la sua pintura: prima à fosse largis- R °cae descriptio 
sime più eh' a forteza habi visto, et egual con il Menzo, et questo li va den- 
tro. A tre ponti: do di piera, uno va versso il Mantoan, l'altro il Milanese; 
tercio quello di legno, e di la terra levador. Se entra per una porta con uno 
toresin di sopra, et à quatro cadene grosse de incadenar:, poi do porte di 
ferro 5 et la rocha à quatro man di mure: la prima bassa, arente la fossa: la 
secunda alta con soi toresini; la terza quella de le caxe; et è in triangullo, 
ut patet. 

Versso il Mantoan è una rocheta ch'è fortissima et inexpugnabille, quasi 
incredibille cossa a creder fusse da noi presa 5 sta a modo una delta, greca li- 
tera, et è partida dal castello grande; à le fosse atorno, con fenestre di ferro, 
perchè l'aqua di le fosse grande, vien dil Menzo, possa ivi venir 5 et è murada 
de alte mure e forte; in mexo è una torre altissima. Forteza, judicio di ca- 
dauno, più presto di vardarla, che far disegno di combaterla, essendo victua- 
ria dentro 5 et non tratado, nullo mai poria haverla im potestade sua, et con- 
tinue si fa la guarda ivi. Lexi io sopra la porta di questa rocheta, ut Me vir 
bonus dixit, letera de man dil Conte Francesco: ad literam. Adì 17 avosto Comes Kranciscus 

, a • Sforzia Dux 

1440 il Conte Francesco intra in cotal rocha per nome di la Signoria de Medioiani 
Venexia. Era in quello tempo Capitano dil laco Stefano Contarini Proc r di San stefanus Contarono 

Proc. et Praefectus 

Marco, da S. Felixe, et nostri haveva tuta la terra, la rocha, et mancava questa Lacus Gardae 

la qual se tene alcuni zorni, poi si rese, et in su la porta il castelan con gran 

audacia la dete ne le man dil Conte presentandoli le chiave; et il Conte Fran- Nota Lector optime 

cesco, post Duca di Milano, rispose: Non so quello me tegni ora non ti facia 

impicar per le cane di la gola! chi saria sta quello te havesse de qui caziato? 

La rocha grande à 6 toresini, et socorso; caxe atorno, alcune belle; coni mu- 

nicion di bombarde per tuto grosse, con altre municion dil castelano ; era Alo- aiovìsìus de 

. . Priolis castelanus 

Visio di Prioli di Piero F. castelano, con page 52, e do caporali à page 4, zoè 

Galeazo Corsso, et Vielmino a lire 3 6 al mese ; il castelan ducati et non 

puoi ussir soto le pene. 

Laco di Garda, olim Benaco apellato; belissimo in Italia; longo mia XXXII, Lacus Benaeus 

mine Lacus Gardae 

zoe 32, large XV, circumquaque volta mia 97. Fluctua mirabilmente, ut Vir- virgilius Maio 
gilio ne dice ne la Georgica: Fluctibus et fremitu adsnrqens, Benace, marino. 
Et etiam alibi: 

Quos patre Benaco^ vclatus annidine glauca 3 

Mincius infesta ducebat in aequora pimi. 



— 64 — 



Plinius libro 
nono Naturali* 
Hystoriae 



.Marchio Mantuae 
Episcopus Tridentin. 
Scnatus Venetus 



Lagisium vicum 
Nota profunditatem 



Jlous Baldus 
Vallis Ossarum 



Mincius fluvius 
Dantcs Florentinus 



Chome Plinio testifica nel libro nono de Naturai Historia, capitolo vigesimo 
secondo De lacu Benaco, che qui è assà carpioni, trute et anguile, dil mese 
maxime di Otobrio, et si pilgia miara 36; tenche a fosina de lire 8 già 
presi. 

Questo era già in tre parte: Marchese di Mantoa, Vescovo di Trento, et 
Venitiani} nunc vero tuto di la Signoria-, et fu preso del i 440 per il Conte 
Francesco sopra nominato, Capit. generale de Venitiani. Etiam in questo 
tempo ( 32 ) fu portade galle per montagne a Torbole, qual di soto al loco suo 
diremo Deo nobis praestante grada, le quale ancora son a Lacixe, castello 
cussi dicto, dove era uno castelano veneto $ et tra li monti et Riva è alto (sic) 
l'aqua, che nove mia di corda non zonze. 

Questi castelli sono sopra questo Lacco de Garda. Peschiera mia 5. Lacixe 
mia 2. Cixan mia i . Bardolin mia 2. Garda mia i .f. S. Vilio (sic) mia 1 .±. Torri 
mia 1.» Palli mia tre. Branzon mia 6.Malsexene mia 4.Torbolle mia 8. Riva 
mia 2. Limon, da la banda dil Brexan, mia 5. Grignan (sic) 4 4. Buiago mia 
mexo. Tusculan mia 4. Maderno mia uno. Sallò mia 5. Manerbe mia 5. Dexan- 
zan mia 8. Rivoltela mia uno. Sermium mia 3. Peschiera mia 5 (sic): in tuto 
mia..., et castelli 22 ; et apresso il monte Baldo, zoè tuto quello è tra PAdexe 
e Laco è dicto Monte Baldo, or è una valle chiamada a suo nomine de li Ossi, 
propterea quod è grandissima moltitudine di ossi de homeni:, judicasse fusse in 
quello tempo gran strepito di guerra, et lì fu fato batalgia, li morti ivi lassiati ; 
over fusse gran peste, et molti cari non li poria tuorli 5 et nel andar è uno anello 
di ferro largo qual la bocha de uno tinazo, per el qual si passa, ma malie. 

De questo Laco usse el Mencio, va in Po, qual testifica Dante Fiorentino, 
poeta ligiadro, nel canto de l'Inferno XX, de l'Inchvini et Incantatori : 



Mamania 



Garda 

Valcamonica 

Peninus 



Suso in Italia bella giace un lacco, 
Apiè dell'alpe che serra .dlamagna 
Sopra Tiralli, et à nome Benacco. 

Per mille fonti, credo, et più se bagna, 
Fra Garda, Valcamonica e Pennino, 
De l'aqua che nel ditto laco stagna. 

Luogo è nel mezo là, dove el Trentino 
Pastore, et quel di Brexia e T Veronese 
Segnar poria sei fesse quel camino. 



— 65 — 



Benacus 



Mincius fi. 



Nota de Maritila 



Siede Peschiera, bello et forte arnese Piskena 

Da frontegiar Bresani et Bergamaschi 

Ove la ripa intorno più discese. 
Ivi convien che tutto quanto caschi 

Zio che 'n grembo a Benaco star non pò; 

Et fassi fiume giù per verdi paschi. 
Tosto che l'acqua corre mette co, 

Non più Benaco ma Menzio si chiama 

Fina a Governo, dove cade im Po. 
Non molto à corso che trova una lama 

Nella qual se distende et la impaluda; 

Et suol d' istate tal hora esser grama. 
Quindi passando la vergine cruda 

Vide terra nel mezo del pantano 

Sencia coltura e d'abitanti nuda. 
Lì, per fugire ogni consortio humano, 

Ristete coi suoi servi a far sua arti; 

E visse, e vi lasciò suo corpo vanno 
Li huomeni poi, che 'ntorno erano sparti, 

S' accolsero a quel loco eh' era forte 

Per lo pantan ch'avea di tute parti. 
Fer la cita sopra quella ossa morte; Mantua urbs 

E per colei che '1 loco prima elesse, 

Mantoa l'apellar sancì' altra sorte. 
Già fur le giente dentro più spesse (sic) 

Prima che la natia de Casa Lodi ( 33 ) 

De Pinnamonte inganno ricevesse. 
Però t'asenno che se tu mai odi 

Originar la mia terra altrimenti, 

La verità nulla menciogna frodi. 
Ma per più chiara evidentia di cantati verssi è da sapere che Dante Fio- 
rentino, nostro poeta excellentissimo, vide Manto che edificò per el suo nome 
Mantoa, et il laco ; principio di tal verssignare ene, che le montagne partiseno Mantus comiitoi 

Mantue 

Italia da la Lemagna e nominate Monti de Apennino, de le qual nascono molte 
lontane, et le pioggie se scolano et fano lacco, el cui da una parte è termi- 

9 



— 66 — 



Monies Apcnnini nato li monti Apennini, da l'altra Garda, et dila terza, quella che si dete a noi 

adi 15 nov. bno 4 427, chiamata Valcamonica, eh' è bellissima, adornada de 

lochi, castelli et ville sopra il fiume del Olgio, qual diremo. In quella valada, 

castrum Bre è soto Brexa, è uno castello fortissimo dicto Bre , dove era castelano veneto 

Antonius de Canalis Antonio de Canal: dà a la Signoria ducati 5000 al mese: à per suo salario lire 

castelanus 

4 55, et è 20 page : li va uno Capitanio di tuta Valcamonica, brexano, et uno 
Vicario, tuti pagati di la Ramerà di Brexa. Ora ad primum institutum redea- 
mus. Di questo lacco si parte uno fiume, fa il corsso suo versso Ostro, et core 
fina a Governo castello Mantuano, dove li entra im Po $ pria fa uno laco dicto il 
Laco Mantuano, et a Manto filgia di Tyresia, che da poi la clade de' Tebani, pri- 
Creontis et Theseus mo soto Creonte, poi soto Theseo , et da poi la morte dil padre, vene in Asia, 
Lebedon dove edificò Lebedon et dil claro Apollo tempio ; deinde in Italia pervene con li 

compagni suoi, Mantoa in quello pantano construse, et con Thiberino Re di To- 
scana fece Oeno, over ad altri cognominato Bianor , et di qua Venetia region è 
dieta . Questui murò la terra, et apellò Mantoa perchè fusse eterna memoria di 
la madre: unde Virgilio Marone, libro X. mo nele Eneida: 

Jlle etiam patriis agmen ciet Oenus ab ortSj 
Fatidicae Mantus et Tusci filius amnisj 
Qui muroSj matrisque dedit Ubi,, Mantua,, nomen: 
Mantua^ dives avisj sed non genus omnibus unum; 

Gens UH triplexj populi 

Tusco de sanguine vires. 

Hinc quoque quingentos in se Mezenzius armat. 
Et Mantoa haveva tre che quaternij curij (sic) populi divideva, et una volta 
uno, ora l' altro di questi imperava. 



Thiberinus rex 
Thuscie 



Virgilius 



EX MANTO* 



M a 



Lantoa cita vetustiraa, a Oeno condita, una de le 1 2 colonie Romane ut Mantuae 

, . . descriptio 

Livius liistoriographus ait_, et chome Virgilio Mantoano nel X. mo , ut supra dixij lìvìus hystoriogro- 
nara di la cita sua \ Livio ancora nel libro XXII : et à patido molti infortuni] e 
calamità, et è notissimo per la descriptione dil Marone: 

Mantua veh miserae nìmium vicina Cremonae. 
Questa da Athila Re de Hunni, da Gothi et Longobardi, et Cancano Re di Ra- cancamus 

Bavariae rex 

varia, fu diruta, spoliata, le mure aperte, et lassiata inmunita ; poi resteurata, 

et nel tempo di Carlo Magno Imperador, el sangue di Christo miracoloso aparse, Caroius jiagnus imp. 

Sanguis Cristi 

et a vederlo Lion Papa vene. Qui morite Carlo Calvo, fìlgio dil Magno, per Leo secundus Papa 

veneno dato li fu da uno hebreo medico per pecunia corupto. Et Nicollò se- Nicoiaus secundus 
condo, Pontifìce Romano, celebrò qui el Concilio dove fu confirmado la eletion 

di Pontifici da sir fata per Cardinalli. Fu a questo Matilde Comitessa, perchè Matildis 

comitissa 

era sua. 

Et venuta in grande cressimento et reputatione; fortissima per l'acqua et 
paludo d'intorno, dove è uno ponte mirabilie:, et Zuan Francesco di Gonzaga, Pons mh-abiiis 

Joanncs Franciscus 

clarissimo di guera et pace , molto adornò, et di richeza l' agumentò Paula soa de Gonzagha 

princcps 

consorte, di religion, sapientia, et humanità celeberima, di qualli nasete Lodo- Ludovicus Marchio 

vico et Carolo, di lode, arme et lettere adornati de Victorino Feltrensi sopra Victorinus Fcitrensis 

comemorato. Episcopato ene richo. Ma lassiamo, et a Peschiera iterimi torniamo. 

È luntan di Brexa mia...., et è di questo llacco uno Capit.", nome Jacomo Jacobus de s. Seba- 
stiano lacus Capit. 

di San Sebastiano, à ducati 4 2 al mese, et va de suo' insendenti sempre, per- 
che suo padre era quando si ave Peschiera } questo va con le suo canzagej ch'è 
longe a 22 remi, per tuto vedando. Or è mia 5 fino a Sermium patria di Calulo Sermionum 

Catulus poeta 

veronese, cantator de verssi erotici. Fu poeta Iasciviuscullo aliquanto: amò una 

fanziulla nominata Clodia et apelola Lesbia: morì di 30 anni . Scripse lo epita- Clodia vel Lesbia 

lamio de Manlio } et qui è le suo caverne dove stava. 

Questo Iocco è situado tuto in aqua^ solum da una banda ch'è poco di terra, Descriptio Sermioni 



— 68- 



Mclchioris de 
Cereta Vicarius 
Dezancianum 
Mercatum 



et à do ponti levadori. Qui è habitato di pescaori de carpioni e trute:, à uno 
loco davanti dove aqua vi entra, par uno arsenale fu facto per tegnir gallie et 
roste } lì va uno Vicario veronese } era Marchio di Cereda. E luntan fino al De- 
zanzano mia 4. Qui è uno mercado bellissimo de Iuni, nel qual iorno core lì 
tuti li circumstanti. Pocco luntan è Manerbe pur sopra il laco. È fino a Lonà 
mia 3, in tuto da Peschiera a Lonà mia 1 2; et è a questo modo la rocha, ut 
palei. 







AGRO BR1XIENSI 



Lionà è uno castello sopra uno colleto de monte } la terra al basso circonda Lonadi descriptio 
uno mio; tuto murado di mure de cuogoli debelissime. A tre porte ^ è pieno de 
caxe ; fa la terra anime 5 amilia . A una piaza bella, di sopra una fontana , con 
una chiesia lì cathedral . Lì va Podestà di Brexa :, era Zuan di Len :, et dà razon Johannes da Leu 
in civille, le qual sententie va poi al Pretore di Brexxa. A una citadella arente 
il castello, murada, ma trista, con alcune caxe: lì era dentro, et lì habitava a cu- 
stodia di la terra, Beltramin de Pavia, con page 7 2 . Il castello che di sopra è Castrum Lonadi 
pinto, è più alto di la terra, et è in triangullo con molti toresini, et signoriza 
la terra $ et ben che la terra fusse persa, tamen la rocha poria haver socorso 
da la banda di Sallò. A il socorso forte murada de mure alte pur de cuogoli, 
de bombarde et artilgiarie ben munita, siche havendo vituaria al tempo di 
guerra, se poria tegnir forte. 

Era castelan Francesco Orsini venitiano con 8 ducati al mexe et page 25, 
e tunc diebus era sta mandato, per più custodia, Piero di la Volpe, è Capii de 
una porta apellata Sancto Alexandre in Brexa, et la citadella li è atorno. A quatro 
toresini, do tondi, zoè da la parte di la terra:, et da l' altra che non si poi bom- 
bardar, quadri : à fosse cavate, ma non adaquate $ per questa si va in una for- 
teza, dove è caxe di compagni, et in capo uno torion fortissimo. 

È de qui a Brexa mia i 5. Si trova mia 5. el Ponte di S. Marco passa el Pons s. Marci 
Chies, fiume cussi dicto, si parte a Gavardo^ sopra di questo è Montechiario, ciisis tiuvius 
Moro, et Asola luntan di Brexa mia 30. Qua è hostaria; poi mia 4 se trova 
Summa Campagna, et è bellissima, propterea quod è grassa, et vi nasse assà somma Campania 
formento, et è campagna. Qui poco luntan è il Navilio va fino a S. |Q Fumia, Navilius fluvius 
Rezà , et più in là, per el qual se eonduse, su zatre, legne : poi è una villa de Rezado wcum 
S. ta Sofìa, dove è uno inzegno siega con l' aqua tavolle:, et Rezà ch'è mia tre di Sancta Sofia 
qua de Brexa 5 poi S. ta Fumia mia uno: se intra per Torclonga porla. Sancia Fumia 



£X BRUCIA 



Brixie descriptio 
Johanes Arctinus 

Ciconius Germanus 
Livius hystoricus 



Hercules et civitas 
Hèrculei 



Menie Brixiane 



Franciscas Sanutus 
Brixie Capitaneus 



iNicolaus Piccninus 

Miraeulum 

S. Apolonij 
S. Faustinus 
et S. Jovita 



Philipus Dux 
Mediolani 

Franciscus Barbaro 
eques 



JJresa cita in Italia antiquissima, condita a Galli insieme con Bergamo, Milan 
et Verona, qual Justino ex Trogo Pompejo historico scrive, et etiam Joanne 
Aretino, unde dice: » Brexa, cita in Galia Cisalpina" , hoc est in Lombardia, 
perchè de sopra 300 anni, Longobardi occupò. A Ciconio, capitaneo de Germani 
venuto in Italia, edificata, et si chiamava in lengua sua Speculici, qual Livio nel 
quinto ab urbe condita narra. Fu edificata avanti Roma cinquecento anni, et 
si chiamava civitas Hèrculei, et Herculle vi habitò:, et nela citadella vechia è 
uno palazo antiquo dove è molte antigità che dura ancora } alcune collone 
marmorea da do bande dove era una via in mexo, et sono molti epithafij per i 
qual se dimostra la sua antigità, ma in questo tempo, zoè del 4 440 in qua, 
che vene soto el Dominio Veneto, è in mirabilie cressimento, et opulenta ^ di 
novo le mure fabricate $ et è quadra :, circonda mia tre :, à cinque porte, chia- 
made dele Pille, Torre longa, S. Alexandro, S. Nazaro (la Garzeta ancora qui in 
mexo à uno socorso), et San Zuanne } et in tute queste cinque li sta uno conte- 
stabelle con page X. Le mure grosse, alte, belle et inexpugnabille, con torioni in 
tondo fortissimi^ et fu fate in tre parte: una la Signoria, l' altra la Terra, tercio 
i contadini di fuora. Queste fu principiade parte et seguide al tempo di Francesco 
Sanuto era ivi Prefecto, con le scarpe fortissime et mure da l' altra banda di le 
fosse, levado la terra perchè bombarde non vi nocese a la cita ; le fosse large, 
parte adaquate; parte di le mure non era compide, e l'arzere è largo 24 braza 
bresani; et alcune mure era cadute per esser fate senza rasone, ma è refate. Et 
tre le Pille et Torre, e dove Nicolao Picenino bombardava , è le fosse late, et 
mure antiche alte, con l'acqua dentro, vien de una fontana fata per miracollo 
de S. Apollonio 5 et essendo V inimico in campo, li aparse S. Faustin, S. Jovita, 
et S. Pollonio, tutrici et protetori di Brexa, et per questo si levò dil campo -, et 
era la guera di Philipo Maria Duca de Milano : dentro, a custodia, gubernava 
Francesco Barbaro equite Prefecto, ita volente fato, che ancora ozi per l'inimico 



— li — 

Calavrese (34) Zacaria Barbaro, milite, homo magnanimo, excelso et valoroso Zacaria Barbaro 

eques 

la defende. Or tra S. Zuanne et le Pille, del \ 426, del mese di marzo, France- Franciscus comes 

sco Conte (35), Cap.° di la Signoria, dentro intrò. A do citadelle, una vechia 

dove è il vescovado, et l'altra nuova, partide tute con muralgie et fosse, et à do 

porte si sera ; questo fu facte per le parte grande è in quella citade -, è queste 

chiesie ne la citadella vechia: San Alexandro dove è frati di Servi} lì è l'arca de Ecicsia s. Aiexandri 

Gentil de Lionessa Gubernatore generalle, et tute le suo arme et stendardi, et Gentiiìs di leonessa 

Gubernator gencralis 

di Federico Contarini Proc. r , morite Legato nel exercito in terra, ivi è sepulto : Fcdericus Contarono 

Proc. Legatus 

è San Francesco; San Domenego et Santa Afra dove vi è el suo corpo; vien Sanctus Franciscus 

Sanctus Dominieus 

adì 24 Mazo: poi S. Bortholamio et l'Hospedal grande, mirabellissimo et richo: s - Bartholameus 

r ro i Corpus Sanctae A frac 

à de intrada gran quantità de oro: poi San Faustin et Jovita, dove è una -f- Crux mirabilis 

mirabelle, di miracolli piena ; et quando le fontane è seche, si fa precesione et 

piove, et anche quando è gran pioza si stalla, et vien bon tempo: ancora è 

San Barnaba, frati di l'hordene de S. Agustin, monestier nuovo et bello, con la Ecicsia s. Bamabae 

chiesia, dove era sepulti Octaviano Martinengo et soi posteri, con li stendardi: 

qui è zardini de naranzeri et zedri bellissimi . Et ne la citadella nuova è il pa- 

lazo magnifico , grande, et memorato in Italia, dove sta il Capetanio, tuto di Paiacium magnum 

piere crude, altissimo et bello ^ caxe molte dentro che son palazi, et fate alcune 

cosse per il Sanuto. In mezo è una fontana bellissima, riconzada per Sebastian Sebastiana Badua- 

rius eques Prefectus 

Badoer equite Prefecto :, et son le salle piene de munitione, cossa belissima : è di 
queste custode Marco Negro. 

Qui dentro è la Camera ; et à do porte si sera, con do torre altissime, una Tunis popuii 
del Popullo, l'altra non conpida apresso la porta dieta de li Richi, zoè Gelfi 
et Gebelini. Per mezo questo palazo è il Domo et chiesia di S. ta Maria, dove è Eciesia cathedraii.- 
sepulto Dominico di Domicij episcopo brexano, doctissimo in utraque lingiiaj Dominieus de Domi- 

cijs Episcopus 

et pocco di là, la caxa dove el signor Michiel, che fu roto a la memorata guera 
et cede di Caravazo (36), vi habitava. I nel palazo dil Cap.° sopranominato è la 
capella belissima, degna, et signorile, fu et fece far Pandolfo (37) quando era Si- Capeiia Prefecti 

Pandull'us Dominus 

gnore: li costò ducati 14 milia. Et poi ne la terra dove è la piaza granda, platea et Logia 

atorno de botege de lavorieri munita ; et le caxe noviter facte soto sii Rcctori : 

la loza bella: qui è il mercado de sabado; è molte chiesie, et vie large et belle, Mcrcatum 

piene di botege si fa cortelli di arzento et cavedoni . con altre gentileze . E 

una caxa magnifica fu di Bartholameo Coleone, Cap.° generale Venitiano nostro. Domus Bnrtholamei 

nunc lasiada a suo zenero, et è di Sypion et Lodovico de Martinengo de Gasparo 

fioli, et Antonio equite patricio veneto nepoti , la qual è bellissimo palazo. Et è 



— 72 — 



Epithafium 



Arnia Comunitatis 



Lege lector optime 

Eustachius Balbi et 

Franciscus Diedo 

doct. 

Divus Rocus 



Erarium publicum 

Val Camonica 
Val Tropia 
Val Sabia 



Franciscus Foscari 
Venetorum Dux 
Ambroxius de 
Advocatis orator 



una tórre di pieve di marmoro, zoè di monte, non tropo alta, arente la porta di 
San Zuanne, dieta di la Palla ; in capo era le mure già , ma poi sgrandita fu la 
terra; et è al basso una fontana fata del 4 2 43, et tal epitafio di sopra mostra 
antigità: Collegio, Fabr. et Cent. L. Cornelio Prosodico IH. Vir. Aug. Brix. 
et Veron. Sacerd. Colleg. Juvenum Brixiam primum institutus ob merita ejus 
honore contentus impendium remisatis in hit. JLL8 N D. (sic) 

El palazo dil Pretore è brutissimo ; à uno Vicario, Zudexe de malificio, Zu- 
dexe di razon, Cancelier, Contestabelle, do Cavalieri, et cussi '1 Capit. et 4 2 Ba- 
rovieri. Qui se spende quatrini vai.... 

L' arma de la Comunità è uno Lion azuro in campo biancho ; et questi à 
molti privilegi] da' Venetiani per soi meriti. Questa citade è partida in quatro 
quartieri: S. Alexandre, S. Faustin, S. Stefano, et S. Zuanne, et 4 7 quadri. In 
questa terra è molte persone et belle caxe^ et io testificar ben posso fa anime.... 
perchè el jorno dil Corpo di Christo, che se fa gran presesione, ne era et vi viti 
molte persone, et per tuta la terra si mete il pano di sopra, qual sopra la piaza 
de S. Marco, et si fa altari. Ora del 4 478 ne mori dil mal dil mazuccho, in tre 
mexi, 2 4 milia persone, fu facto la rason: era tunc temporis Pretore Eustachio 
Balbi, Prefecto Frane. Diedo doctor, et descrise latine la vita di S. Rocho(38), e 
Camerlengo F. eo Bondimier di Nicollò F., et subito vodado di far una chiesia et 
scuola di S. Rocho per la Comunità, il mal sesò, et li amalati tufi varite. La Ra- 
merà è richa, à de intrada al anno ducati.... 

A soto de si tre valade: Val Camonica, Val Tropia, et Val Sabia. Questi ca- 
stelani sono pagati de qui tuti. Castelan di Bre, page 50, al mese lire 155. Pon- 
tevico à page 50 4 55. Li Orzi Nuovi 8 4 soldi 4 4. Azolla 287-15. Palazuol 
84-4 4. Ixè 21-3. Lonado 274-1 4. Bocerno 42-6.Bonarco 4-26. Montechiaro 
52-4 9 ; et Padengola 52-4 9. 

Nel tempo dil Ser. mo Principe Francesco Foscari nostro illustre Veneto, per 
pregi del egregio et juris utriusque Doctor D. Ambrosio de Advocatis cita- 
dino fedel di Brexa, orator di questa Comunità, fu conceso dovesse in questi 
lochi mandar suo Vicarij, et li limitò lo salario da sir dato a quelli, 1440. 

El vicaria de Isedo Fiorini X al mese di soa moneda, Rovado F. 1 5, Castro- 
zago F. 1 2, Ponte Olgio F. X., Pompiam F. 1 2., Orzi vechj F. 1 5, ma ozi non va. 
Quinzan F. 1 5 . , Manerbe over Pontevigo F. 1 5 . , Gotolengo F. 1 5 . , Calvisan F. 1 5 . , 
Gambara F.X.,Montechiari F. 1 5.,Mayran F. 1 2, ma più non va^ et Bagniul F. 
4 2 ni anche.. Goido F. 4 2., Gavardo F. 4 2., Rezado F. X, Navaro + X, et Gu- 



— 73 — 

sago F. 15., Travaiado F. X; in questi tre lochi non li va più. Ustian ch'è F. 
12., Castel Zofredo F. 15., Castion a Stivcris F. 10, e al S. Redolfo; in questi 
lochi lì va Mantoani, et non è più nostri ^ né anche non li va più a Redol- 
descho F. 1 0. Le valade 2 è pagadi li Vicarij da li vilani de quelle; Valcamonica 
et Sallò, zoè la riva Brexana à ducati... ogni anno:, Palazuol, Chiari, Urzi Nuovi, 
et Sonzì ad uno modo è pagati cussi : tere, Asola et Lonado. 

Era Pretore Fantino di Cha de Pesaro di F. f. i Prefecto Nicolao Trivisano Fantinus de Pisa™ et 

Nicolaus Trivisianus 

di Zuanne fiolo ; Questore Thimoteo di Molino : et Bresa è adornata in questi ac Thimotheus de 

Molino 

tempi de Honofrio Avogaro equite p. v. di Piero F. i Zuan Francesco di Marti- HonofriusdeAdvocat. 

1 a -i r i Johan. Frane, de Mar- 

nengo et Lunardo, equiti splendidi; Bernardin de Martinengo di Antonio F. p. tinengo et Leonardus 

v.; Zuan Francesco di Mijs,doctor et cavalier eloquente; Francesco Prandon, Ste- M ar"incn"o S ' 

fano di Hugoni et Bernabò di Maxi, doctori in leze periti; Jacobo Lana et Zuan 

F. co di Brognon, Antonio di Maxi, Folco di Maxi, Bon de Val Gujo et Piero Lana 

con Lorenzo Cariul. Sono molti richi chi à do amilia ducati de intrada, chi più, 

et chi meno. Era Vicario Piero Lana jurisconsulto, et vene Francesco di Leze 

di Lorenzo F., Pro veditore, a scuoder li debitori de le Camere. 

Zonti che fusemo, soni di lauti, dolcimelli, tramburlini, flauti, tronboni, et 
arpe con cittare la note per la Comunità ne fé una matinada ; et poi trombe 
con pyfarh e lo giorno, uno Nasino da la Stella, Cancelier di la Comunità, per Nasinus canceianus 

ej v a s » ' r Do[)a Comunitatis 

nome di quella ne presentò uno mirabilie presente : 3 marzapani con le Arme 
de li Syndici, X scatolle di confeto, 6 torzi bianchi, do bazilli de pignocà con- 
fetada, molti altri bazilli de zervelladi et salzizoni, e lengue n.° 4 piadene, tre 
peze di formaio ; et aceptado per nome di la Signoria qual he i mandati ; li fu 
dato tamen il formazo indrieto. 

Qui è Vescovo quello di Cha Zane, rebello dil Stado ( 39 )} è un vice gerens, et Episcopus Brixiensis 
el Vescovo à ducati do amilia et 500 al anno. Et concludendo ben li sta: Brixia 
magni potens Marco dominante triumphat. E mia 4 luntan de qui la villa de 
Cobiado, dove è quel giardino bellissimo di Antonio de Martinengo equite, sopra Cobiado vi. m» 
il montecello; è campi 60, tuto murado, par citade di circuito, con frutari mi- 
rabellissimi de ogni condition; questo comenza a fin de uno monte, compie di 
sopra-, à tre porte da ussir, una in zima, al mezo, et al basso, con caxe alcune 
dentro^ è de lì mia uno luntan Monpiano dove, a pe de uno monte, vi nasse le Monpianum 
fontane va a Brexa, ch'è mia 3. Si trova la chiesia di S. ta Maria de le Gracic, et Fonte* Brixiac 
se intra per la porta de le Pille. B. è fornida di fontane, campane, et putane. 

Et mia 8 de qui luntan è Bagniullo, eh' è do castelli: uno nuovo, et l'altro Bagnioiium «cura 

io 



— 74 — 



Melonis et Pernix 

Turbollc vicum 
S. Urbanus 



Gargetam Brixiae 



Antonius Bafus 
eastelanus 



veehio, di terra facti, debelissimi; et poco luntan è il fiume dil Melon et Pernise: 
et è mia cinque Torbolle, dove era la chiesia di S. Urban, vien a' 25 mazo. Sed 
hoc transeat. 

Nel mezo di la terra è una garzeta , zoè do muralgie con merli , et di soto 
orti et caxe di compagni, et à una porta mete fuora di la terra: in zima è uno 
torion assà debelle -, et ananzi se intra, trovasse 5 porte con le suo sarasi nesche:, 
questa è tra mexo la citadella nuova et la terra, e la Garza li core in loco di 
fosse da una banda . È castelan Antonio Basso di Andrea fìol : t non puoi ussir ; 
sta 32 mesi qual i altri castelani: à al mese lire 12 4, son page 24 a lire 10 
per un. Et Brexa, per concluder, essendo Capit.°el Conte Carmignola, vene soto 
lo imperio dil i 426 adì 16 septembrio, et il castello adì 20 novembrio, cui è 
questo. 




Descrlptio castri- 



Corpus S. Stefani 
Hironimus Valerio 
eastelanus 



Garza torens 



Questo castello è sopra il monte $ à quatro man di mure forte, con una ro- 
cheta separata dal castello dove si fa la guarda . Qui in ima chiesia è il corpo 
di San Stefano. La ca dil castelan è bona:, era Hir. mo Valerio di Johanne F. con 
do caporali: à lire d24 al mese il castelan et page 38, à do cisterne vanta- 
zade. E de qui a Bergamo mia 3 4} se usse per la porta di S. Zuanne dove è bel 
borgo ; mia tre si trova il ponte longo di piera passa la Garza torente, et mia 
uno hostaria , poi mia tre Hospedaleto, et mia 5 Cochay eh' è una villa cussi 
dieta, e mia ^ luntan de Boado. Et è uno castello di teren con fosse et ponte le- 



— 75 — 

vador:, non vi sta castelan, ma è pieno di canave de vin, et di fen; et è una 
chiesia de S. ,a Maria plebe di Cochay, et questo è buono per coraria, che il vino Eciesia s. Mariae 
suo non sia da predatori rapito et tolto. De qui a Calepio è mia 6, eh' è luntan 
da Bergamo X, et è fino a Chiari mia..., ch'è loco murato et buono $ lì sta a cu- 
stodia Sigismondo Bardolino, à 200 cavalli, con noi venuto noviterj era soto lo Sigismondo Bramio- 

linus ductor 

soldo Duchescho. Et Roado è a questo modo ut patet, e al piano à uno castello Roadi deseriptio 
forte, con caxe dentro et una chiesia di S. la Maria, bellissima:, la villa, con caxe Eciesia s. Mariae 
di cuogolli piena, fa fuogi 400 . E uno Vicario, Bort. de Candino, et al biso- BortoiamaeusdeCan- 

dino Vicarius 

gno nel castello tuta la villa staria. Questo à do porte con soi revelini et ponte 
levador fabricade, et di novo riconzade al tempo di Zuan Moro Podestà, et Sab. 
Badoer olim Capit. di Brexa:, à cinque toresini con le fosse altissime : ; non si 
puoi bombardar \ niun castelan vi sta, perchè lhor si vuol difender per esser 
Marcheschi. E de qui al laco de Ixè mia i 0: si vede Cazago, Calli, Borgona. Pro- Cazagum et Cam 

Borgona et Provagie 

vagie et Isedo. ac isedo 



lsedo castello, dal cui il laco è denominato , luntan di Brexa mia i 4 et di isedi deseriptio 

Bre 20, à porte do, è murado, apresso è dil monte $ Santo Andrea è il prothe- s - Andreas 

tore et chiesia cathedral: à una rocheta anticha et mal condicionada:, era ca- Alcem Ise(U 
stelan Christofollo de Celieri con 3 page, et è su uno colleto :, caxe ivi ne son 
molte, et qui melgio fusemo tratadi ch'a luoco vi fumo mai. Era Vicario bre- 

xano Silvestro de Cereta; è la piaza sopra il laco. Lago de Ixè, latine dicto Se- Silvestro do 

Cereta Vicarius 

bino, è largo mia 3 et longo i 4 5 à uno monte in mexo , sopra il qual è 8 ville, 
e una rocha picolla :, di foresti per qui si va in Valcamonica . De questo ense il 
iìume dei Olgio mete capo nel Eridano, et sopra di questo è Calepio castello forte, oleum (lumen 

Castrimi Calepij 

di Nicolino Conte suo, à jurisdicione civil: è di quella valle Vicario Andrea Comes Nicoiinus 
suo fiol; et sopra uno monte è San Zorzi par uno castello, è fortissimo, et è s. Georgius 
molte antigità; inter celerà sopra dicto monte è uno buso, ut suspicor fu ca- 
vado arzento, et va mia uno dentro, et si va con luxe di candella . Pur sopra 
l'aqua è la caxa di Signori de Ixè antiqua:, et è da Cochai, loco lassiato. a Pala- 
zuol mia 6, che zè da Brexa a Palazuol in luto mia 1 8; et questi lochi son so- vide ei lege hetu 
pra questo laco Sebino de Ixè: Predor, Sarnego, Coster, Lover. Pixogni Riva, 
Tavernolla, et Cluxane. che son in luto castelli 9. 



— 76 




l'alùioli desiriptio 
Oleum ilumen 



Italianus Capitancus 
generalis 



Eclesia S. Mariac 



Romulus de Monte 
castelanus 
Antonius Vecturius 
eques Legatus 



Antonius Venerio 
et JohanesEmo eques 



Seriado vicum 
Serius fluvius 

Moria torens 



Palazuol è sìtuado sopra uno colleto di monte, et il fiume de l'Olgio Io parte 
et mexo di qua lassa . È dicto Ojo perchè è fiumara grassa, et dove va, tuto in- 
grassa. Qui sopra è uno ponte di piera, et l'acqua è chiarissima, core forte-, et a la 
fin è una rocheta vechia, inhabitata et rota, ne la qual al tempo de Italian, Capi- 
tano de la Signoria (*0), havendo preso la cita et la rocha, questa parte re- 
stava, et combatendo fu ferito in una gamba , et per tal ferita non volse tuorli 
a pati, ma che i saltasse giò ; et cussi fece. Questo locco è murato di mure assà 

debelle ; circonda A porte 4 : la Brexana , dei Mulini , Bergamasca over 

Milanese, et de' Carvassai va a Ponte de Olgio. Qui al basso è una piaza con 
la chiesia di S. ta Maria, la piove di la terra; lì sta il Podestà, Delaydo dei Vachi 
era, et uno m°. Martin ivi sta, fa cortelli et melle (41) nominatissimi per tuto, e 
perfecti . Le strade è basse, et alcune disende et asende etc. Questo vene soto 
noi 4 427 adì 7 zugno, et cussi Bergamo, qual fo li pati tra loro. 

A uno castello quasi quadro, con torioni et municion fornito. Era castelan 
Romullo de Monte ; questui è stato anni 2 2 : ; nane à fato confìrmar suo fiol ; 
era page 8 ; ma Antonio Veturio, cavalier splendido, et Provedador im Lombar- 
dia, li à zonto X . A una granda zisterna in mexo, et à fosse senza aqua con 
uno torion tondo da la banda di la terra sopra una aqua: fortissimo, porta et 
ponte levador davanti ; questa fu riconzada al tempo de Antonio Venier Pode- 
stà et Zuan Emo equite Cap.° di Brexxa. Or è mia 1 4 fino a Bergamo; mia 8 
è una hostaria ; de hac : 

Quo cledit hospitio canpo Ubi grata falerna. 

Gloria, Sanate Marce, disertae domuSj 
Illius esse ferunt hoc sub ditione puellae 
Quam meus ardenti corde Marinus amat. 

Et mia 3 è la villa de Seriado, dieta a flamine Serij che ivi passa et per il 
ponte eh' è lì a quella villa: mia 3 luntan è la cita di Bergomo, et intradi in 
la terra passado la Moria acqua. 



AGRO BEHGOHSNS1 



EX BERGOMO 



B, 



Bergamo cita sopra monte excellentissime situaci quasi miracullo che ivi Bergomi descriptio 
fussi, sì ben è edificata; et fu a Galli, con Verona, Milan et Brexa. Va sempre in 
alto, comenzia al basso : è, veduta di sopra, mirabellissima, et giò si vien disen- 
dendo, et da do bande non si poi bonbardar. A do man di mure, uno li borgi, 
l'altra la citade, et à porte X; li borgi, S. Antonio, S. Ul Catharina, San Lo- 
renzo, la Colombina, Borgo de Canalle, la Guidoga, de Broxeta, d'Auxo, Co- 
togni uolla, et Cologno. 

La cita à porte quatro: Santo Andrea vien di S. Antonio, S. Jacomo va 
nel borgo di S. Lunardo. la porta apresso la citadella va al borgo di Canal, 
et San Lorenzo va versso Val Brembana. A una piaza piana in zima, sopra Piatta et Logia 
la qual è il palazo grando et bello di Basone, e S. Marco Aureo, le Arme Paiadum Pretorium 
de Francesco Marzello Pretor, et Francesco Diedo doctor Prefecto: etiam di 
Marco Antonio Maureceno milite, et Hir. mo Diedo Bectori. Di soto è una lo- 
gia grande. Sopra di questa piaza è il palazo dil Pretore, riconzado, et pinto Paiacium Pretori* 
li Philosophi (42) et suo' diti, nel tempo de Sebastian Badoer equite Pretor, Sebastiani!* Badua- 

, !.. . r ' lls eques Pretor 

et Zuan Moro Prefecto. Di soto e la Camera, da intrada al anno ducati . . . Erarium pubiicum 
Qui è il mercado de sabado. zuoba et marti \ è il protetore S. Alexandre, Mercatum 

S. Alexander prote- 

è '1 corpo; et S. Vicenzo, chiesta pur sopra la piaza, eh' è il Domo, dove era ctoret eciesia ac cor- 
pus 
sepulto Laurenzio Lauretano morite Pretore del M.°C.C C.C.LXX Lì è fontane Laurenrius Laureta- 

. , , nus Pretor 

grande con l'arma di la Comunità, eh e ... . 

La capella de la Comunità, chiesia è bellissima, grande, et bene adornata, Descriptio capeiir 

.. ,, • ,. . , .r. Comunitatis 

imo adornatissima, si de preti, altari, et la grandeza sua; le porte magnifico, 
alte, et di marmo lavorate ^ à uno batisterio mirabellissimo, più che viti mai Batisterium magnum 
excelso et degno \ e quando è gran caldi, qual sopra li monti ad viene, lì è fre- 
sco mirabellissimo. Azonto a questa gli è la kapella fala nuova, di S. Tho- Capella §. Thomasij 

ci inumimi! Baitlio- 

maso d'Aquino sub Ululo, dove se dice messa et suoi officii, di lavor cele- lamei Coleoni 



— 78 — 



Bartholameus Coleo- 
nus Capii, generalis 



Jo. Antonius de 
Milano sculptor 

Ludovicus Donato 
comes et Episcopus 



Eelesia S. Francisci 
Eelesia S. Gothardi 
Eelesia S. Mariae 

Monaslerium 

S. Dominici 
Nota de 
S. Dominio) 



Suburbium 

S. Leonardi 
descriptio 



Portonum 
Eelesia S. 
Augustini 

Ile us Iector lege 



Comes Nicolinus 
de Calepio eques 



berima. Questa fece far in vita sua Bortholamio Colgion nato in Bergamo (et 
la sua caxa dura, e parenti), Capit. di la Signoria general di terra; era Si- 
gnor de Martinengo, Roman, Malpaga, et altri castelli. Qui è il corpo suo se- 
pulto in archa magnificentissima, di lavor menuta intalgiada; sopra è uno ca- 
vallo eneo con lui de sopra, et è li suo' stendardi et tragete negre; et la 
fece Zuan Antonio de Milano, havea anni 22 (* 3 ), et par sia fata a penello. El 
Vescovado è quivi: è picollo. Era Lodovico Donato P. V. Conte et Episcopo:, 
à de intrada ducati 1200 di Bergamo a l'anno: questui uno pasto excelente 
ne fece. 

Qui è molte chiesie: S. Francesco, et di fuora pocco di la porta de la Co- 
lonbina è lo tempio di S. Gothardo Episcopo, è frati, et fa molti miracolli . 
In la terra è una S. Maria di Miracolli, zoè nel borgo di S. la Catarina:, e di la 
banda de Milan, più al basso, la chiesia et monestier di San Domenego: via 
longa ad andar. La chiesia pria fu fata per San Domenego, el cui stete in 
questa terra , in una chiesia sopra il monte va al castello di la capella ; et per 
sua santità, tal loco la Comunità li concese: morite del 4 221: poco tamen 
avanti fu confirmado l'Hordene. Questo al bisogno seria castello fortissimo, 
licet sia monestier di novo fabricato et bello $ qui è scalla grande con sca- 
lini si va giò dil monte, et di soto è il borgo nuncupato di San Lunardo, 
eh' è bellissimo, tuto murado et quadro, con fossi atorno di aqua del Se- 
rio, et li passa per mexo; à quatro porte et ponti levadori con toresini. Le 
porte son queste : Bruxeta , Auxo , Cologniulla et Collogno . Qui è borgi et 5 
spiciali, cossa incredibile, con strade et caxe, adeo par cita. Se dice esser 
chome Crema citade. 

Sono tre in tuto borgi : S. Lunardo ; Santo Antonio dove è il prato al piano, 
pur circondato di muro, dove si fa la fiera el giorno di S. Alexandre ; et S. 
Vicenzo. 

Arente il Portone è la chiesia di S. Agustin, dov'è il giardino di L. zo iNi- 
colin; qui è molti zardini va in monte; fontane con aqua pocco, et pocha viene. 
Se disna a horre 1 2 lo instate , et si spende carantani vai 5 quatrini , et il 
soldo vai soldo mio et mezo Venitiano ; et uno Oficial si chiama servidor, al- 
trove ministrai et barovier; et una zetólla si apella parabola. Le caxe di que- 
sta terra è adornate et belle, maxime quella dil Conte Nicolino de Calepio, et 
Bort. dil Bremba, Conte ( / * i )-^ et di l'abitatione dil Cap.° generale è facta 
una Pietade. Le vie sono al disender pericolosse, di cuogolli piene; sono do 



— 79 — 

torre ; una dita dil Gombedo arente la piaza, l'altra apud citadellam dieta Turris Gombedo 
Gebelina ; et è quatro eosse qui miracullosse : prima, benché sia in monte, ta- Turris Gebeiina 
men si cava et trovasse fango:, l'altra è brute donne, ma fructifere; et uno 
avo diceva messa, il fluì evanzelio, et l'abiadego la epistola:, 3. z ° che la 
moier dil Conte Nicolino havè 20 floli et fie, et che la madre con 6 fìe era 
gravede et fé' ad uno tempo; quarto, che di una dona era viva, si trovava 
desendenti vivi n.° 100. 

È de qui a Milan mia 30, a Trevi .... et a Crema ... A di la banda 
di la capella una citadella granda et forte con mure alte et toresini . Qui è citadeiie descriptio 

uno Capetanio , era Zuan Francesco Marcello di fiol : à ducati i i al 

mese neti, et do per il suo ragazo, e do contestabelli con page 20 l'uno. Qui 
sta il Cap.° di la terra in uno palazo, ma quando vi fu', era Pretore con Zuan di 
Brexa, Nicolao Duodo ; Prefecto Petro Diedo splendido et illustre cavalier ; Que- Nieoiaus Duodo Pre- 

tor 

store, sta mesi 36, Hir. mo Salamon di Nic.° F. , à ducati 300 a l'anno neti, Petrus Diedo eque* 

Hironim. Salomone» 

et ancora li Rectori stageva tanto . Questa terra è di citadini ornata, et vene Nicolai f. Questor 

soto el Dominio Veneto del i 4 2 8 } et è fedelissimi cotal lochi . È soto quivi 

le Valle tre Seriane, eh' è di sopra, di mexo, et di soto ; Vale Brembana di qua 

et di là, Val de S. Martin, Almen, Palazago, Pontita, S. Michiel, Poltranega, Ge- 

rosa, Sedrina, la Costa, Desolto, Decastre, Val de Serio, Scanzo, Pedrengo, Ba- 

gniadega, Monte de Bron, Laxolo, Malpaga, et Roman, et Martinengo , et è mia 

Cluson, dove va uno Podestà, loro Io elexe; sta do anni} era Quin- Qumtinus Taiapem» 

Clusoni Potestas 

tino Taiapetra. 



— 80 — 




Ct^^U J&%*wì 



Descriptio arcis 



Eelcsia S. 
Eufomie 



Faustinus 
Coniai eno 
castelanus 



Questo castello sopra el monte ancora è quadro con 4 torioni varij modi, 
et di la parte di terra, eh* è più debelle, à uno torion grossissimo et inexpu- 
gnabille \ à do man di mure, et il socorso, con atorno altra muralgia 5 le fosse 
cavade senza aqua: nel mexo è una chiesia di S. ta Fumia, è parochia; lì è 
bone cisterne. È castelan, non puoi ussir, sta qual i altri, a l'anno ducati 
237-8, Faustino Contarini ; è uno contestabelle à page 20, Tadio Lombardo; 
et 2 5 lì sta dentro a far la guarda: et è fornito de munitione benissimo 



84 




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La Capella Iuntana uno mio di la cita di Bergamo sopra uno monte; si Desrajiptio 

r or-' castri Capcllae 

passa le porte diete dil Pantan, fece far L. z!o Lauretano et Pietro Bembo re- 
ctori, é con sarasinesche ; apresso la citadella se usse per la porta di la Co- 
lombina. Questo è tondo con una torre in mexo alta, ne la qual tre volte 
havea dato la saeta^ era molto mal condizionada , ma si fusse conzada, per 
el sito saria inexpugnabille. È castelan Tomaso Catapan za 4 4 anni, con page 
4 5} et è una chiesia in mexo, et pozo dove se tien le munition; la porta è 
con sarasinesche. Questa signoriza la terra, et si poi bombardar che niuno 
fuora non poria parer. È locco di gran momento, et concludendo, chi à 
la Capella, è signor de Bergamo. Nel mexo di tal monte è la chiesia anticha Eciesia ubi 

vixit S. Dominicus 

dove habitò S. Domenicho, e per do vie si poi vegnir su questo monte: una, 

per arente la porta, è streta et pericolosissimo l'asender, qual disender:, et per 

una altra via di monti et di le valle, molto Iuntana. De qui al fiume di Ada Ada auvius 

è mia 4 4, et tre luntan di la cita core do fiumare: una di là, dito el Brembo:, Brembus 

Seri us 

l'altro di qua, il Serio. Ergo concludendo: B erg orna magna satis lapidosa 
montibus altis. 

Ma Iassiar mi bisogna dir di questo $ è fino a Malpaga mia 5. Partidi, vi 
trovai homeni del paese corea ne la terra per paura di guerra, perchè era 
aparato il potente Ruberto (* 3 ) ivi venuto. Or Malpaga è questa. 

li 



82 — 




e^cNtow i^t/iU^ 



Maipage desciiptio Malpaga castello habitato o#?ra dil Cap.° generalle bergamasco, mine di 

Alexander de Marti- Alexandro de Martinengo conductor de 4 00 cavalli ne l'exercito, è quadro, 

nengo eques ductor 

à do man di fosse: la prima con mure di là et di qua, et dentro atorno è 
tuto stalle; poi, per uno altro ponte levador, con fosse di aqua, è il castello, 
bello palazo con camere et salle adornato; ivi è il Capetanio retracto; à ima 
torre dove si fa la guarda: à zardin magnifico. È afitado ducati mille et cinque 
cento ad alcuni, et à do revelini , qual di sopra è pento. E mia uno luntan è Ca- 
vernigo dove è palazo bellissimo : lì son retrati tuti li homeni et Capetanij illu- 
stri nostris temporibus fue(^ 6 ). E de qui a Martinengo è mia tre, et mia do è 
la villa de Guidalba dove è castello de muro; è luntan de Bergamo mia 13; 
se usse per la porta di S. Ant.° et intrasse per la porta del Tombin. 



Cavernieum 



Guidalba 



EX MARTHINEIVGO 



M, 



Lartinengo, castello già dil Capitaneo dal qual li Martinengi brexani è Marthinengi 

descriptio 

origine et son denominati, vene soto lo imperio veneto del M.C.C.C.C.LXX 
da poi la morte di Coleone Generale Prefecto. È circondato mia uno di mu- 
ralgie vechie et debellissime con li suo' toresini , et sopra d' essi ognihor si 
fa la guarda. A fosse adaquade di acqua morta, e do porte, pur in capo de 
una strata, chiamade Bruo Nuovo versso Brexa, et de Tombin va a Chrema:, 
à do revelini di muro novamente facti. È il mercado de sabado: è molte Mercatini. 
case di cuogolli fabricate, et done col gosso ivi ène molto 5 si fa molti et 
inumerabilli zuponi bianchi di fostagno, con assà botege, et si vende tre al 
ducato, et è zupadi. Lo palazo dil Capit. è apresso la porta de Tombin } è Domus Coieoni 
granda^ pilgia la parte di quelle muralgie in locco di suo muro, et à sopra 
qui le fosse uno pozuol di piera, in modo per questo se conclude esser de- 
belle. Questa è di Alexandro de Martinengo sopra nominato, afità ducati X. 
La piaza picolissima et il palazo ancora. A una chiesia granda et magnifica, 
qui sopra la strada, cathedral, et è di Sancta Aga. Era Podestà et Provedador Edcsia s. Agate 

cathedralis 

Gasparo Contarini di Luca F. \ à l'anno ducati 300 neti, et sta 3 anni} et Gasparus Contarono 

Potestas et Provisor 

è stato , dapoi è nostro , questi Rectori : Zuan Diedo , Lorenzo di Priolli . et Johannes Diodo 

Laurentius de Priolis 
Piero di Mulla. et Petrus «le Muli;. 

È luntan de qua fino a Brexxa mia 26 } si trova Palalosco, Cividal:, et mia Palatosi 

Cividalis 

.... Ponte Olgio, mexo di qua et di là, loco non murato, et è bello \ à il Ponsoiei 

ponte passa il fiume del Olgio, dal cui è denominato. A uno castello forte di 

terra con alcune muralgie: è luntan di Brexa mia . . . . : lì sta Vicario bre- 

xano. Da lonzi si vede, optimi lectori, Cavriul . sopra uno monte che Lauren- Cavriolum 

zio de Cavriul, richissimo et homo da bene, fa menci onare; poi Colorgno eh' è Coiorgnum 

murato 5 demum Cochay. Or ad rem accedamns. Passa fuora di Martinengo 

è il monasterio di S. ta Maria, hedificato et dotato per il Capit. illustre, eh' è MonsS. Mariae 

bellissimo, novo, tuto di zardini et mure adornato. 



EX ROMANO 



Romani deseriptio Xloman castello etiam dil Capetanio, forte più de Martinengo, circondato 

Lueas Memo Peiri f. di mure renovade et conzade per Luca Memo di Piero F. qui tunc era Pre- 
tore et Provedador, con torresini alcuni in tondo, forti di la banda più peri- 
collosa, et merli, con fosse adacquade^ à tre porte: di sora, de mexo, et di do 

Mercatura optimum man con ponti levadori j circonda mia mexo et più. È il mercado de luni , 
mercore et venere, et vien assà formento. Dà al Senato ducati 300, dei qual 
i 2 se dà al Provedador . A una chiesia cathedral granda sopra la piaza, et 

Eciesia et Misericor- bella nova: arente è la Mixericordia, hospedal bellissimo facto per il Capit. ; 

dia voi Hospitale ' ' r r r 1 

è molti poveri. Fa la terra anime do amilia, fuogi 350. 
Arcem Romani A una rocheta, pur per il Memo fortificada, con fosse davanti, et do reve- 

Cabriei Nadaiis lini } niuna paga vi era. Qui habitava il Podestà Gabriel Nadal di Zuanne F. , 

Potestas et Provisor 

Castium Cura sta quanto quello de Marthinengo; è luntan de Martinengo mia 4, et da Cuf, 

castello Duchesco, mia uno: ergo è a li confini, luntan di Crema mia 8. E so- 
pra questa piaza continue si bateva formento per paura di guera, qual da poi 
fue, et, ita volente fato, ène. 



EX CREMA 



\jrema castello bellissimo in Lombardia, a Federico Barbarossa Imperador, Creme 

. . , descriptio 

dapoi allieta Cremona cita mag. ca , edificato, venuto soto Venitiani per pati con 
Francesco Sforzia, post Duca de Milano, contra Milanesi, è al sinistro del fiume Franciscus 

Sforzia 

del Serio, mia XXX luntan di Bergamo, et Milan 30. Circonda un mio} è Medioiani Dux 

pieno tuto, et non si poi andar nome per uno adito dove di qua et di là è Du- 

cesco. Era Podestà et Cap.° Marin Lion de Andrea Proc' F. , Camerlengo An- Ma.inus Lcono 

\ Potestas et Cap. 

drea Balbi de Eustachio genito. A uno castello facto tuto al tempo di Federico Andreas Balbi 

Oiisstor 

Corner del M.C.C.C.C.LX, spexe ducati i 3 milia, con page . . . , nel qual fu 

mandato in quelli giorni Nicolò Moresini di Pasqual f. : à lire 50 al mese, et Nicoiaus Mameceno 

castelanus 

sta ne la rocha, et fu primo castelano:, et la terra à 5 porte dil Serio. 




EX SALODIO 



Descriptio Salodij 



Eclesia cathedralis 

Robertus de Priolis 
Mercatum 



Johanes Erizo Provi- 
sor Salodij 



Antonius de Boni 
Brix. Potestas 
Constantinus de 
Boni Vicarius 



i^alò è situado sopra il laco di Garda in uno angullo; va in longo ut paté tj 
è murado da la banda de le montagne con mure antique et basse, ma di 
quella banda è '1 loco debelissimo. A do porte: di la Rocha va a Brexxa, si passa 
il ponte di quella acqua dil lacco per più forteza, et già era rocha, nunc di- 
ruta et vasta j l'altra di S. Zuane; et è una in capo di la terra, et cussi 
l'altra. Fa anime 3 amilia. La piaza picolla, et loza su lacco; in cao, versso 
S. Zuanne, è la chiesia cathedral di S. ta Maria, magnifica et excelente, dove è 
sepulto Roberto di Prioli Provedador, et sopra Lago era. E il mercado de marti : 
lì va Provedador di la terra et Capit. di la Riviera, che tuta la Riviera fa 
anime 55 milia; dà ducati 7000 de intra; Zuan Herizo, di Stefano flol, à 
l'anno, et sta 16 mesi, ducati 400. Lì va etiam Podestà di Brexa, à ducati 
200; Antonio di Boni era; mena con si vicario Constantin di Boni, et do con- 
testabelli; à la jurisdicion in civil, e le suo sententie va a Brexxa, et il Cap.° se 
inpaza in criminal; mena uno cavalier, et, ut UH dicunt, quasi se poi repu- 
tar Domino da Dio, che dapoi è soto il Senato, che fu del i 440, mai niun Pro- 



— 87 — 

vedador refudò qui. Versso la porta di la rocha è la chiesia et monestier di Mons s. Bernardini 
frati de S. Bernardino, et è molte caxe sopra il laco, et Fantino Copo P. V. ne 
à una. È terra streta. 

De qui si disparti uno de noi, Hironimo di Leze de Dominico filgio P. V. Hhonim. de Lege 

Dominici fìlius 

et cugnato dil Pisano, huomo veramente da tuti esser amado merita, et andò 
versso Veniexia, che fin a horra con noi era stato. Et adì 2 2 zugno, di dome- 
nega, Pylades, scrivan nostro, se maridò in la fia di M.° F. M. 

Pyladi viro dodo compatrique car. mo 

Godo, compar, et godiamo ogni uno 

Poi che seguito è quello felice: 

Goda li Dei che sei del ciel Te lice 

E gli homeni mortai ad uno ad uno. 
Godo già che da Jove ài cotal muno, 

Et Himeneo contemplo quel che dice: 

Piangete, done, per cotal radice 

Che di voi el Compar orma è digiuno. 
Piangete ancor tute voi done belle, 

Che questui eh' era sol del ciel erede 

Pilgiato à huna fior di damiselle. 
Cussi volesse Idio con la mia fede 

Havesse Candida e Gemma in mia balia (47), 

Et lacerato poi chi zio non crede. 

Or prego quella dia 

Che vi concieda vita ambeduo voi 

Chome a Nestor, et l' alme nel ciel poi. 
È luntano Sallò di Brexxa mia 4 9. Trovasse, nel andar tal via fixi, mia uno 
Cachaver, Olzà, Desoraponti, Manerbe da lonzi con la rocha sopra il monte, et Cachaver 

Olzà 

Villa Nova poi, in tuto 5. Gavardo dove è '1 Chies vien dil laco di Garda, ivi Manerbe 

r Villa Nova 

se partisse et fa il Navilio: qui è Vicario brexano, ch'è luntan di Brexa mia I 4: Gayardum 

r ' n 7 Clucs et > p| 

et Caion, Payton, Nigolento, Marza, Verli et Rezado \ poi Brexxa : se intra per Nayilius s 

Torrel ° n § a - 5ÌL 

Da la banda de là del lacco, sopra pur colleto a isola, è uno belissimo mo- J, 1 "™' ol 
nestier, et Maderno è mia 4 distante ^ si cavalcha sempre per olivari pareno Maternum vicum 



— 88 



Petrus Fuscareno 
Provisor et Cap. 
Laus Materni 



Mercatum 

S. Herculianus 
Episcopus Brixiensis 



Vicentius de Tiene 
Vicarius Materni 



Garignanum 

Tusculanum 

Eclesia S. Mariae 
de Benaco 

Nota mirabilia 



Jovis Amonis 
Miraculum 



S. Georgius 
de Variale (sic) 
Nota de S. 
llereuliano 



boschi, et lavami alti ^ lochi ameni et soavi: poi per uno locco streto sopra 
Iago, dove lì ozi è sta fato bastion per forteza di Maderno, cavalchado, per una 
porta di muro apresso il monte se intra, et è bel locco 5 à il palazo fabricato 
modo veneto; è grando et già fu castello: à ponte et revelino, solimi davanti le 
fosse \ lago li bate dentro: et Piero Foscarini di Nicolò F. , che, pochi anni è 
passati, morite Cap. a Padoa, vi fu Gap. et stete, qual, per sua fedeltà che 
sempre si à tenuto per S. Marco, à privilegij che il Capit. di Sallò stagi la mità 
dil tempo a Maderno. Ma in quella fiata stava tre anni, mine sta i 6 mesi et 
non vi vien a star. È il mercado de limi ; sopra la piaza è una chiesia cathedral 
di S. llereuliano Ep.° di Brexa, et protector dil locco, e heremita; il corpo ivi 
è in arca marmorea. Vidi la caxa dove el Vescovo di Ca Zane stava, et lì fu 
preso ( 48 ). Qui è zardini de zedri, naranzari, et pomi damo (sic) infiniti: lochi, 
concludendo, amenissimi, gentili et soavi, da sir habitati sempre. De qui è 
Bort. di Moncelexe, Doctor, Advocato con noi, et questo adorna. È vicario Vi- 
cenzo da Tiene vicentino : lor lo elexe. 

De qui a Garignan è mia 5; et mexo milgio trovate, viatori optimi, una 
aqua; et di là passati è Tusculan et Benaco, che il nome dil laco latine serva: 
Benaco dove è una chiesia antiqua se apella S. la Maria de Benaco. Lì è molte 
antigità; si trova soto terra epitafij di perfete letere et antiqui; et qual i' vidi, 
è posto, nel intrar di la porta, questo noviter trovado: Antonini Pij Hadriani 
filij, et siegue la sua geneologia; et si cava molti musaichi: et è l'aitar grando 
in mexo la chiesia con quatro collone, e di sopra uno capitello con ydolo, zoè 
Jove Anione in forma de ariete, con uno buso nela cuba, andava el fumo de li 
sacrificij suso: ma sopra l'aitar è una piera, la qual, ut dicitur, suda tre volte 
al anno, di Nadal, Venere Sancto, et la Nostra Donna di febrer; et uno P. Fran- 
cesco di Fossato à una caxa bellissima, et soave di zedri et granati, giardini 
molti excelenti. De qui a Gargnan è mia 4. Trovate di qua Secina, Buina, Via- 
vedre, et da lonzi, su uno monte, Musacha; poi è sopra l'aqua, Tore di la 
Palli. Branzon, Malcexeno; Buiago et Villa è di qua; demum Gargnan, eh' è 
loco bello et caxe assai. Qui si convien andar per monti asperi, ma noi ne 
la ganzara siamo montati, et è mia i 5 fino a Biva ; si vede Tegnal, Tremozo- 
gno, Limon, Ponal, dove a la fin è uno buso in uno asperissimo et picollo, con 
una portella di piere cote, nel qual l' heremita S. Herculiano, refudando li doni 
dil mondo, habandonando Brexa, ivi si vixe, et morì, et tute le campane di 
quelli lochi circumvixini sonò per lor medene; et controversia vene tra Bre- 



— 89 - 

xani et quelli dil lacco, et concorditer et unanimiter il corpo fu messo ne la 
sua barchetta senza remi, et tandem pervene a Maderno dove fu sepulto qual 
santo; et vedete il loco dove fu portado vituaria, per i monti, a la cita di 
Brexa per asedio era asediata: loco ad andar incredibille vi handasse^ tandem 
(sic) vilani a piedi, con uno saco per uno, portò; et sono meritati vedesse di 
queste alpe altissime acqua vegnir giò, cossa bella et miranda ad veder. Et per 
mexo monti da una parte et l'altra, con sover, fluctuation et vento, tandem 
arivassemo a Riva, fati in ganzara mia 29: et qui è pinta. 




12 



EX RIPPA 



Rippae descriptio JAiva sopra laco è situada, con mure da la banda di monti, et aperto sopra 

l'aqua che ivi bate^à porte tre: S. Marco; questa à revelin, al tempo di Frane." 
Throno, di Alvise F., Provedadore edificato: et di S. Michiel: la terza de Bruello, 
ma non si adopera, per più forteza. A do roche : una nova, l' altra vechia, che 
giò fo butada, et lì sta le reliquie. A montagne atorno; è locco di confini, 
et pericoloso di principiar batalgia. Fa fuogi 300, et persone mille et quatro 

Mcrcatum Rippae cento. A piaza, et è il mercado de sabado. El palazo dil Provedador è sul laco 
sopra la piaza, e soto la loza dove è uno privilegio in leterre magiusculle scripto 
in memoria aeterna. È patroni di la terra S. Martin et S. Alexandre In una 
caxa di Comun è tal epithafio inscripto : 

Franciscus Tiu-onus Franciscus Tìiroìius Rippae Provisorj has aedes publicas aere publicó fieri 

Rippae olimProvisor . . ,__ 

curavit 4 479. 

Disopra dil monte signoriza la terra, per el qual se poria bombardar. De 
Vailis Leudri soto è la valle de Ledro, ch'è uno Vicario electo per li habitanti. Era Proveda- 

Marcus Corrano dor Marco Correr di Jacomo F., et è Podestà, cioè di far ragion in ogni summa. 

Rippae Provisor 

et criminal. Questa, chome ne le instorie de Longobardi se Iege, fu apellata a 
Riva a rivo sanguinis rivo smiguinis che ivi fu fato quando Grimoaldo, Franco, Re de Longobardi, 

Grimoaldus francus 

Longobardor. Rex intrato in Italia per la via di Trento, et Italiani contra quello posti, lì fu roti 
et da lui superati, e a la confusion grande di sangue fu chiamata Riva. A una 

Descriptio roche rocha che laco li bate, et va atorno in locco di fosse ; è quadra, à do man di 
mure con 4 tore, et una granda che di sopra se intra per uno buso di marmo, 
dove uno homo tegneria nel asender mille, et già si tene. Davanti à uno loco, 
ben sia pieno di erba, dove staria galie, et à mure atorno. A do ponti Ievadori 
con revelini; e fu riconzada novamente. ut patet: 



— 91 — 

Opus utiliter peractum Paulo Pisano urbis et Petto Gaucho arcis Prae- Pauius Pisanus 

1 Provisor 

fectìg Petrus Caucho 

' ' castelanus 

È munita de artilgiarie et municion, et già Bruonoro, vice Cap.° generarla 
campo et prese. A zardini atorno, et di fen. Era il Cocho castelano con page 
— Ma subito zonti, lectori docti e suavissimi, pervene a noi letere ducal di 
presente mandato, che le deferentie et controversie che già tra el Comun de 
Riva con li Conti di Arco vertiva (49), si dovesse andar et tuto conzar, et Arco 
è mia tre, si vede il castello dil Vescovo di Trento chiamato Ten, et è fortis- Castmm Ten 
simo, di novo murado, et del 1480 Hir m " Marzello de F. f., era Syndico, con Hironim. Marcello 

Syndicus et 

Pylades, et Carlino rimase. Provisor 




EX ARCO 



Descriptio 
Archi 



Sarca fluvius 



J\.T( 



Andreas et 
Hodoricus Archi 
Comites 

Camilus frater 



S. Maria Crac. 
Villa Santi Nicolai 



rcho situado sopra monte con la roeha in zima^ aiorno una céntena di 
muro :, al mezo una altra man di mure pur con castello ; et a la fin la terra : et 
va in longo et è streta. Lì sta uno Vicario messo per li Conti di Arco signori 
di questo castello. L'arma sua è un arco negro in campo zallo:, la terra di 
soto fa anime 207; à quatro porte : el ponte passa la Sarca, fiume vien de 
li monti Tridentini, va nel laco; de Scaria, di S. Piero, et di le Fontane } 
poi la quinta de Villa Nuova, ma la non si adopera, et è serata. Di soto è la 
piaza con uno palazo si fabricava apresso una torre, et S. ta Maria di Arco, 
piove. Di qui a Trento è mia 4 8. Et venuti sopra la diferentia con Andrea 
et Hodorico di Francesco F. conti; et mai uno vi si parte dil castello;, à il 
fradello Camillo, che il padre desreditò, et di li bandito habita a Riva, à 
per molgie la fia di Nicolò Michiel. Or con 4 00 de soi armadi ussido, visto le 
deferentie et ritornato a Riva che di tuto è bon mercado:, visto poco luntan 
S. la Maria de le Gracie, et per Timonela Simon et Zuan di Labeta udito tuto 
etc. E mia tre si trova alcune eaxe dite S. Nicollò. Fino a Torbolle andati covi 



- 93 — 
burchieli per esser la via pericolosa forte . Era qui Cabriel Teupullo di An- Gabriel Teupuio 

eastelanus Penede 

drea F. , za castelan di Peneda:, et mia 10 è fino a Roveredo, et mia do as- 
sendendo su il monte, e mia 2 fino a Nago: la via pericolosa et manifesta de 
evidentissimo pericullo: tameii di sopra andati senza alcuno dano: et è un ca- 
stello sopra grébano, fortissimo, inexpugnabille, et pencolio ad vederlo, chiamalo 
Peneda: fo edificato per i Signori de Arco:, par gran circuito, et è forte cossa. Castrum Penede 
È castelan con page i 4 Francesco Cabriel, di Nicolò F., sta 3 anni. Et poi Nago Franciscus Gabriel 

eastelanus 

è bellissima villa, nel intrar par porte. Lì è Vicario, loro lo elexe, et pur con le 
vie malipartide. Poi mexo mio è laco di S. Andrea ( 50 ), longo mio uno, largo uno Lacus s. Andreae 
quarto, et circumquaque 3 amia:, l'acqua par morta, et è verde: in mexo dil 
qual è uno colleto picollo con una chiesia, per la qual il lago è cognominato. Triremes Venetorum 
In questo fu conzade le galie, quasi miracollo a creder, disfate, su cari fabri- 
cate, fata la via mia 4 per monti crudissimi ; di l' Adexe in questa acqua fu 
portade et riconzade, nel laco fu butade. Era la guerra dil Duca Philipo et Se- 
nato Veneto, et la strada al andar è forte dura per monti \ sopra e giò si vede 
il castello di Dosso Mazor, poi S. More, et Lodron, poi Agresta, de Antonio in castrum Dossi 

, . . ... majoris 

potestade, et e Signor. Questi castelli di longi mi fu mostrati, et per la Valle Lodronum 

Agrestam 

da Gre cavalcado, che fa anime 2 4 milia^ poi mia uno a Ravazon, dove è Ravazonum 
porto passa l' Adexe core ivi veloce: et di là passati, si trova una montagna Athcsis fluvius 
rota con sassi grandi, picolli. et d'ogni sorta (5 1 ). 



EX ROVEREDO 



Roveredi descriptio 
Valis Lasarine 



Eclesia S. Marci 
Mercatura 



Fluvius Leni 



R< 



D. de Lizana 

S. Maria de 
Carmenis 



Nota hos versus 



Franciseus Navazerio 
Roveredi Potestas 



Castrum Novum 
Bretonicam 
Petrus Venerius 
olim Potestas 



Gabriel Pizamano 
olim Potestas 



Descriptio castri 



-overè, situado al piano in una valle dieta da Gre ( 5 2), è soto il montecello, 
collecino, dove è la rocha, et va per longo \ è streto, et à quatro porte : San To- 
maso et quella va a Trento, apresso l'hostaria del Zio, magnifica, horevelle et 
bella; etiam do portelli, uno va al monte, l'altro a l'Adexe. A sopra la piaza 
la chiesia di S. Marco cathedral, et è picolla . Il mercado è de luni ; fuora di 
la porta va a Riva è la chiesia di S. Tomaso, et nel ussir è il ponte longo, et 
core velocemente il fiume chiamato Len, vien da Valersa mia 12 luntan, 
mete capo poco di qui in l'Adexe. Or in questa chiesia è le sepulture di Si- 
gnori di Lizana, olim di questo castello, et è ancor la pieve: è uno altro mo- 
nestier et chiesia di S. ta Maria di Carmeni; et lexi sopra una porta nel mexo 
di la terra, eh' è murada con fosse parte adaquate etc: 
Securi dormite omnesj custodiet urbem 
Pervigil hanCj, civesj aliger ipse Leo. 
Et era Podestà Francesco Navazer di Luca filgio; à ducati.... a l'anno;, 
sta 32 mesi, et il Retor di Verona non li puoi comandar } rege per lui:, è 
Capit, di la valle Lagarina ch'è torniata di monti, sopra la qual è castelan. Di 
sopra Castelnuovo, lochi di Piero Signor di Lodron, è Bretonica et Vila Mazor 
Soto la loza eh' è nuova, per Piero Venier riconzada, è soto S. Marco: 
Sum Leo quo nullus possedit latius orbe 

Imperium: paret terra fretumque mihi_, 
Et justiciam facio: caveat sibi quisque malorumj 
Ulciscor sce lerci qui secat ense meo. 
Cabriel Pizamano di Nicolò F. fu qui, et riconzò bene el castello, nel cui 
è castelan Nicollò Venier, cussi apellato, con page 8, con il ragazo X, di vitua- 
rie ben fornido et di munieione. Non è quadro ni tondo, ma in figura quo- 
dammodo inregular over multilaterra } à do man di mure, et.... 



EX TRENTO 



JL rento fabricato a Franzosi, qual Justino ex Trogo Pompe jo scrive, mine Descriptio Trenti 
di uno Vescovo à jurisdicione in quello, tien Podestà. Episcopi Trenti 

Qui è il corpo dil Beato Symone martire, da Hebrei nemihi di la fede di Beatus Symonus 
Christo marturizado del 4 47 4; et di ciò pena ne meritò per Zuanne de Salla, Johannes de 

Salla doctor 

doctor, Podestà di Trento, homo literatissimo et dabene } è mia 4 4 luntan ; 

si trova 3, uno castello renovado per il Navagerio soto Rovere, e sopra monte; 

lì sta castelan con page X, et è chiamato Castel Barcho, et è fortissimo. Or di Castrum Bareni 

Rovere a Verona per terra è mia 40 (si trova Volargne e il Borgeto); cussi Voiargne et 

r v ° s n Borgetum vici 

per aqua; et mia uno et mexo è la villa di Sacho dove è la chiesia di S. Zuanne. Sacho vicum 
Qui si monta su zatre facte et composite di travi con tavolle di sopra, et te- 
gmento di folgie per il sol. L'Adexe, che core velocissimamente, vien dil ca- 
stello Pigna, over Bolzan, mia 60 luntan} et su le zatre montadi, trovamo più Boizanum 

oppidum 

di X passi pericolosi^, coreva etiam, et dimostrava manifesto, evidente, ac pe- 
ricoloso pencolio. Or tandem, ita volente fato, a la villa di la Parona arivadi, Villa Parone, 
et questi lochi soto scripti primo si vede: la villa di Sacco dove è uno porto} 
et tuti i porti è soto Rovere se afita ducati 350} dei danari se paga il Pretor 
et officiali} poi Ravazon, ène etiam porto, arente More, mexo di la Signoria et 
dei Signori di Agresta, uno anno l'uno, l'altro l'altro} Lizana castelo mine 
roto, olim forte} Lizanella, villa dieta a nomine castri _; Pradaja di là del 
fiume, mine è roto} Nomexin olim fortissimo castello} Bretonigo hodie è forte 
et riconzado} San Zorzi è dirupto et mal condieionado } la Corvara è buono, 
di municion fornito, castello nuovo, fortissimo et rinovado} la Chiusa eh' è Castrum Chiuse 
passo dil Veronese, locco in uno monte} è castelan Antonio de Friul con page.. 
Poi è Gusolengo villa, et Pescantina, optima, perfeta et bona} demum Parona 
eh' è di Marchesi Spinelli: et è in luto mia 37, et de qui a Verona mia 3. So 
intra per la porta et borgo di San Zorzi; et questo epitafio trovai in una Epithafium nota 
porta : 

M. Tenatius C. F. Niger sibi et C. Tenalio P. F. Patri Domitiay C. F 
Secnndai Matti C. Tenalio. C. F. Probo Fratti T. F. I. 
et è ante fores Divi Antoni] in Villa Parone. 



EX VERONA 



Nerone descriptio 



V, 



Nota 



Moris Oliveti ' 
Vallis Calvariaì 
Nazareth i 

Betlen / 

BrenusduxGallorum 

Castrimi S. Foelieis 



Athasis fluvius 



Eelesia S. Michaeli 
Porla Bursari 
Nota epithafium 



Eelesia S. Zenoiris 
Episcopus extra 
inuros 



Territorium Veron. 



Cassio Jorus autor 
Theodatus Ostrogo- 
thorum rex tertius 



erona, a scriptori Hebraici nominatissima et a Sem fìlgio di Noè edificata, 
et Hierusalem menar vocitata ( 33 ), perchè in questo zorno el monte Olivete, 
la valle Calvaria, Nazareth et Bethlen dura et è denominati, dimonstrando 
l' antigità sua. A Breno Capitano di Galli, gente feroce et belicosa, da poi bru- 
sada Roma, occupò, et quela parte che ozi è nel monte, zoè la rocha di San 
Felice, edificò, chome Justino scrive hystoriogropho, con le altre cita sopra 
nominate. L'Adexe li passa per mezo, et si poi navicar fino in mar, et andar 
di sopra 5 et à jurisdicione che niun de Trento in qua possi far ponte se no 
Verona. Circonda mia 7, atorno tuto murada, et à tre ponti: quel di piera, 
el Nuovo, et di le Nave. A porte quatro: San Zorzi, San Maximo, del Vescovo, 
et di Calzari over San Spirito. Ozi ancor dimostra reliquie fusse antiqua, che 
do muri quasi brazi dura, che era mure di la terra, et uno eh' è in mexo su 
la via de la piaza mazor, et Castel Vechio apresso el tempio di San Michiel, 
dita Porta Bursari, sopra la qual lexi questo epigrama: 

Colonia Augusta Verona nova Gallienianaj Valeriane) II. et Lucilio coss. 
muri Veronensium fabricatij et die III non. Aprilium dedicati pr. non. de 
cembr. jubente sanctissimo Gallieno Aug. N.j insistente Aur. Marcellino V. 
P. due. due. curante Jul. Marcellino. 

Et la chiesia di S. Zenone Ep.°di Verona è fuora di le mure, magnificenti s- 
sime extructa, et dotata opulentissime de intrata, dove è il suo corpo, et nel 
zorno, vien adi i 2 aprii, et lì si fa la fiera, et è patrone di la terra. Era Abate, 
et è, il fìlgio dil signor Guido di Rossi:, à de intrada ducati 3000. El teritorio 
eh' è bellissimo, laco di Garda, Menzo, Peschiera, Hostià et Lignago, et olim la 
Badia, Vangadicia et Lonato, Riva, et le valle de Themi et dela Gre sopra no- 
minata ^ et è suave di colecini et amenità, pascoli, pischation, venatione, oxelar, 
et di tormento pienissimo, e tuto lavorato 5 de vini prestanti amplissimo, qual 
Cassiodoro scrive, che Theodato Re terzo de Ostrogothi intendanolo che quivi 



- 97 — 

era vino apellato Jccinaticum^ odoris et di sapor suavissimo, mandò da Ro- 
ma una nave, et sì la cargo di questo mirabilie vino: et etiam in uno colleto 
apelato Cavagion ne he perfectissimi j di olgio gran copia, pomi de ogni gene- Cavagionum vicum 
ratione, et lana in abondantia, che di bontà tuta Italia supera; et l'ambito di 
questo teritorio è ducento milgia; et qui l'aere è saluberimo} et era capo et 
sedia dil Re de la Marca Trivisana, et nel tempo de li signori Tyrani de la 
Scala, dominava questa, Padoa, Terviso, Vicenza, Feltre, Cividal de Bellune, 
Brexa, Parma, Rezo et Luca: ma Ecelino de Romano tyran, del anno M.C.C.L Eceiinus de Romano 
la subiugò, et dapoi varij tyrani et Potestà patì. Dapoi diece anni Mastino primo Mastìnus Veronae 
da la Scala, poi li suo' menori, et Zuan Galeazo viceconte : demum Francesco de Johannes Galeacius 

Franciscus de Kararia 

Karara la prese, et alor servite con gran calamità et intolerabille dano. Sed de- 
mum del M.C.C.C.C.IV venuta soto l'imperio veneto, per suo benificio et li- 
bertà, in mirabilie è venuta incressimento et opulenta, e di giorno in giorno 
melgio si rinova. 

A do piaze, una sopra la cui è la fontana bellissima nominata M adona Ve- Piateae duo 

Nota lieo lcctor 

ronaj et lì se fa el mercado de marti, zuoba e venere, e nel giorno di San Mercatura 

Zuanne Batista si giostra ivi 5 l'altra dove è i palazi, dil Podestà, magnifico, con 

la salla pynta excelente:, l'altro dil Capii , et ivi in corte sta il Camerlengo. 

Apresso è una chiesiulla antiqua de S. ta Maria, unde è le arche de li Signori s. Maria de Platea 

di la Scalla, tre, alte, marmoree et intalgiate. La Camera, che ha de intrada al Erarium pubiicum 

anno ducati....} et se spende quatrini vai 3 al marcheto. 

Qui Io vidi retracto Francesco Sanuto Podestà, Zacaria Barbaro olim Cap.°, Franciscus sanutus 

Zacarias Barbaro eq. 

et Hir.° Marcello di Francesco F. Camerlengo. Hironim. Marcello 

V son quel tuo Sanuto nominato Lege de f. sanuto 

aliqua notauda 

Francesco, buon Palricio et Senatore: 

A la mia Signoria già feci honore, 

E Padre di la patria i' fu' chiamalo. 
Vicenza, Brexa, cita me ha honorato: 

Verona degna Io lì fu' Pretore 5 

Padòa ressi poi con tanto amore 

Ch' el populo mi pianse et il Senato. 
In la cita hav'i' già molti anni 

Officij, magistrati et regimcnti, 

E quel diceva mi, tuti laudava. 

13 



98 



Episcopatum 
Hcrmolaus Barbaro 
Episcopus 

Eclesia cathcdralis 

Eclesia S. Johannis 

Eclesia S. Fermi 
Eclesia S. Anastasij 
et aliae 



•iarzariara 



Enrilius et Eusebiu» 
Plinij duo et Catulus 
Mareialis auctor 



Guarinus et 
Kainaldus 

•Jaeobus Lavognolus 
Bartolameus Campa- 
nia 
Johannes Salernus 



Luchinus Veronensis 

•lacobus a Vcrmo 

Banchut anglicus 
Alexandria urbs 
Jaeobus Caballus 



Poi che fu visto i miei bon portamenti, 
Facto Proveditor, per più mei danni 
El Vinician exercito i' honorava. 
Era quando i' passava 
De là de Po^ ma la morte mi tolse, 
Né compir sesanta octo anni mi volse. 
El vescovado, fabricato già per Hermolao Barbaro episcopo, et non com- 
pido, è sopra l'Adexe: à de intrada ducati tre amilia è di . . . Michiel Cardi- 

dinal lassa uno sufrageneo \ et la chiesia dil Domo ivi è ; pria la chie- 

sia picolla di San Zuanne dove è uno batisterio intalgiado a figure de mar- 
moro de uno pezo \ sono ancora San Fermo con Santo Anastasio, chiesie grande 
et monestier bellissimi} S. ,a Maria di la Scala da li tyrani Signori fabricata; S. 
Tomaso, et non è compida:, et S. Zorzi. Sono ancora molte altre, ma dir i' non 
volgio. La Garzarla eh' è apresso la torre alta di le ore, che dà a la Camera 
ducati 600 a l'anno, è botege i 2 de pani bianchi infiniti; le altre vien per 
questi afitade^ et è murada atorno con mure alte, et si sera:, qui s'è molti 
pani, adeo che tuti qui.vieno a comprar sì per il bon mercado qual per la 
bontà. Et oltra le altre cosse bellissime in questa cita, le becharie sono monde, 
et sopra l'Adexe. 

Fu de qui Veronesi homeni nominatissimi et illustri: Emilio, Eusebio, Pli- 
nio, et l' altro nepote, doctissimi \ poi Catullo, unde Marciai neli Epigrami : 
Tantum magna suo debet Verona Catullo 
Quantum parva suo Mantua Virgilio j 
et Guarino, eloquente et claro orator, di latine et greche letere in questa età 
principe:, et Rainaldo F.: et medici prestantissimi Avantio et Jacobo Lavagnol: 
Ber. Campania insigne medico et philosopho^ Joanne Salerno equite aurato, di 
doctrina et facundia erudito. Furono ancora homeni in re militari peritissimi, 
nominati nel secullo nostro ; et Luchino veronese dil Vermo, che la insula di 
Creta, che ribellò a' Venitiani, di novo la recevete et prese, ultimo pugnando 
contra l'inimico di la fede cristiana morite $ et Jacobo suo filgiolo sequendo 
le paterne vestigie, a stipendio aconziato con Johanne Galeacio Duca di Milano, 
advene che Banchut anglico ( 3 *) con il suo exercito in Milanesi combatendo 
apresso Alexandria de la palgia cussi appelata. lo rupe, et con gran caede fra- 
cassò. Demum Jacomo Caballo, milite splendido, di militia prestantissimo, de' 
Venitiani Cap.° generale mentissimo, et nel numero di patricij azonto. usque 



— 99 — 



in hodierno dura} et è Nicolao Caballo con li filgioli soi: Guarino docto, di 
fama nominato, pochi anni vi è stato, etiam veronese; et do in arte pyctoria 
excelenti, Alticherio et Pisano (55). Sed in questa nostra etate vi riconobi io Leo- 
nardo Pelegrin et Andrea suo fìolo, perito et jurisconsulto: ; Daniel Banda equite, 
Juxto di Juxti doctor insigne, et Ogniben de Bra, citadino di eloquentia fa- 
cundissimo, retorico perito, et nel parlar da sir udito ; et Alberto di Al- 
berti excelente et sagio, Domenego Gotiero, Hir. mo di Santa +, et Marioto de 
Monte (56). 

Questa citade, qual i' viti per alcune quasi croniche di memoria degna, che 
nara che Ecelino tyrano do mente regnasse quivi, et ducento veronesi ex pri- 
moribus urbis posti im pregione et tuti dentro comburati. Etiam quelli i 2 
milia Padoani che di Padoa menò qui, li fece ucider, et a Soncino morto nel 
teritorio Cremonese, venuta in libertà, Scaliger Can Grando sub titillo capita- 
neatus la occupò $ sed sì per quelli di Carara signori, qual per Milanesi, molti 
infortunij et adversità inumerabille patì, et del 4 404 adì.... vene soto el ve- 
neto imperio, et da quello giorno sempre in reputatione, cressimento, opulenta, 
di citadini adornata, et palazi sì publici qual privati magnifici, et teritorio pie- 
no. A l' Arena, che di soto è pinta (S7) ; dimostra antiga fusse, secundo il dicto 
nostro, et tonta è tuta in volto j era scalini di piera viva tuta, asendeva ne la 
cacumine con busi si andava in camere, cossa bellissima ad contemplar et ve- 
der^ unde, judicio mio, credo che ivi si facea spectaculli, coree et triumphi, et 
su li scalini, secondo le suo condition et qualità, stageva lì ad veder ; et sem- 
pre si va slargando: nunc è diruta et mal condicionata, tamen dretro è habi- 
tada, et ben si fa ivi justicia ancora. 



Nieolaus Caballus 
et filiis patriciis 
venetis 



AlticheriusetPisanus 

pyetores 

Leonardus de 

Peregrinis 

Daniel Banda eques 

Juxtus de Juxtis 

doctor 

Ognibonus de Brais 

Albertus de Alberti* 



Soncinum oppidum 
Scalinger tyrannus 



Arena Veronae 




— 100 



Nota, questi sono li danari ave li Synici: 



Da Padoa ducati 200. 

Da Vicenza ducati 200. 

Da Brexa ducati 200. 

Da Bergamo ducati 200. 

Da Bassam ducati 100. 



Nicolaus Piconinus 



Sai nitrinm 



Citadele «lescriptio La citadella apresso la porta dil Castel vechio è circondada tuta di muro, 

più di uno et mexo mio. È granda qual il corpo de Treviso et Vicenza; à 
quatro torre maistre; sopra d'esse continue si fa la guarda, et una de le 
dite è fortissima, adeo che Nicollò Picenino non la potè haver; et è in tri- 
angolo, non da bombardar: e versso la terra atorno è 36 toresini per nu- 
mero. A do socorsi et quatro porte: S. Marco, S. la +, de l'Arzenal, et Rio fio], 
et uno socorso si vien da Castel vechio, atorno murado et forte. Per questa 
entrò dentro Nicolò Piceni, et anche per questa uscite; è campo in mexo 
molto largo et grando, di erba et fem per cavalli pieno, et vi si talgia. A 
mure inexpugnabile, di teren fortificate; le fosse late et profonde, con le 
muralgie grosse fortissime; dentro è molte caxe^ si fa el sai nitrio, qual i' 
viti etiam nela cita di Brexa; et costui è amato molto di la Signoria nostra: 
è chiesie, et la badia dil Lipamano dà de intrada ducati.... 

EI Ladcxe, zoè aqua di quello, -vi core per qui, et dentro è le barbote, 
resguardi et barche nuovamente fate, si tien per bisogno sopra di questa 
aqua, et le salle di munition et stantia de soldati; anche una siega siegano 
Ugnami de frati (sic), alcuni vai ducati 800} et questa aqua non si puoi tuor. 
Quivi era la molgie di Zuan Francesco Severino di Ruberto fiolo, et steva 
con costodia, perchè paucis ante diebus da noi in Cremonese era fugito, et 

Amadeus Severinas i as iato il padre (58); etiam Amadio fio dil Conte Ugo Severino, è in loco dil 
padre fino vien il suo cambio. 

Questa citadela è l'ochio di Verona:, propterea qnod chi l'avesse, Verona 
sana sua, et sempre tuli expugna questa. E Capitano in vita Francesco di 
Grassi, con page 220, et è fradello di Bernardino jurisconsulto, amico di 
tufi, sagio et excelente, qual da ogni huno è conosuto. 

Descriptio Castri v. Castel vechio è apresso di questa citadela pre mexo . A 8 torre, et do 



Uxor Johannis 
Francisci Sevcrinatis 



Franciscus de 

Grassis Cap. 
Bernardinus de 
Grassis doctor 



— 401 — 

fortece con li socorsi, et uno ponte passa di là, in uno volto, sopra l'Adexe: 
cossa mirabellissima. Lì sta do castelani, uno di qua, l'altro di là} et à una 
torre granda . Era Alvise de Canal di Jacomo F. , et Anzollo Simitecollo ; è Aiovisms a e Canaiis 

Angelus Simiteeulus 

page 60. A la porta di questo Castel vechio va fuora di la terra, dieta di 
Castel vechio, su una collona, per Juxto di Juxti sopra memorato, mi fu mo- 
strado (la qual porta se judica et par fusse di l'Arena, per li tyrani qui po- 
sta), con tal epi. in letere prefecte et bone antiche: Nota epithafium 

Lucius Vitruvius L. L. (id est Lucij liberti) F. Cerdo Architectusj pucrum 

unde apar Lucio Vitruvio, che scrise di architectura, fu veronese et auctor Lucius Vetruvius 
celeberimo, edificasse l'Arena, et di quella fusse conditor (59). 

Castel S. Felice è sopra il monte, non tropo distante dil castello di San Casirum s. Foelicis 
Piero, et le mure di la terra va sopra il monte, et pilgia dentro: cossa forte 
et bella ad veder. A tore 5, con uno torion a la porla dil socorso, al tempo 
de Federico Corner et Jacomo Marcello rectori fato, molto forte, per el cui Fedencus Cornano et 

Jacobus Marcelus 

entrò Nicollò Picenino, et per una Parte presa del 4 480 nel Conseio di X 
che niun castelan non tegna le chiave di socorsi, se no il Capetanio di la 
terra; et à fosse late, cavade dil terem dil monte; dentro è la caxa de mu- 
nitione, fata al tempo dil Sanuto Podestà, et Zacaria Barbaro equite Cap.°; 
et era castelan Francesco Michiel di Lunardo F. ; à ducati X al mese con Francisco Michael 

castri castelanus 

page 4 9 ; sta 3 anni , non puoi ussir senza licentia. Et è '1 castello di San Castrum s. Peti-i 

Piero poco luntano, ut supra dixi y nominato per esser la chiesia di S. P.° in 

mexo} et è su monte, è grando et di gran cercuito, con torioni forti, et to- 

resini et fosse picolle; à do socorsi, et una torre alta, ne la qual è le pre- 

son, et eravi za 8 anni in fondi uno prete nescio qua de causa. A una ci- Nota hec heus 

sterna et pozo, et una chiesia di San Piero, ne la cui è la figura di la Nostra Miraculum 

S. Mariac 

Dona; et uno compare negando a l'altro la verità, la mostrò miracollo. Era ca- 
stelan Alvise Moro di Jac.° F. con page 22, et è de forteza in forteza forte. Aiovisius Mauro cast. 
Ma lassiamo di Verona el descriver, perchè si tuto volesse ricontare, lectori 
docti et in altro occupati, vi recreserebbe . Qui molti epilaphij vi trovai anti- 
qui, et di memoria degni. Eravi Pretore Francesco Diedo jurisconsulto, ciò- Franciscus Dicdus 

doct. 

quenle et di siencia. philosopho loycha et Immanità peritissimo. Francesco Franciscus Marcelus 

ctAntouius de Molino 

Marcello Prefecto, di Christoforo F.: et Antonio de Molili di Zuanne genito, Ca- 
merlengo. E Vicario, Zudese di maleficio, Zudese a la raina Icona, et Zudese a 
l'aquila: 2 cavalieri per uno, conlestabelle, canzelier, et 4 2 birri. 

Sopra la piaza è la torre aJta di le ore bellissima; el de qui a Soave è mia 



— 402 — 



Castrum Nontorij 



Fibiae fluvius 

Villa S. Martini 

Calderiam 

Lavagnum 

Lazio 

\ illa S. Victoris 

Corpus S. Jacobi 



Zevedum vicum 



Bernardin» Malipetro 
Soavij Capitaneus 



i 5 fino a Soave {sic); se use per la porta del Vescovo, et da lonzi si vede Mon- 
torio sopra uno colicello par et è castello bellissimo, jocundo, et di muralgie 
forte , ma per li pati tra Veronesi et nui è inhabitato ; la villa bellissima, et 
assà possesione con fontane; et il castello à 4 torre con una granda, ben por- 
porcionado: si pasa l'aqua de la Fibia. È mia 5 la villa di San Martin, et 
mia 5 Caldiera dove è la caxa de Daniel Banda: visto Lavagno, Ilazi, et Codo- 
gniulla^ demum una villa de San Vetor, et è su monte. De Caldiera sopra no- 
minata fino a Soave è mia 5. Si trova su uno colleto la echiesia di San Ja- 
como Apostolo dove giace il suo corpo, et è chiesia non compida, qual alias 
del i 4 7 9 ne fui pocco di qui ; ben di là de l' Adexe è la villa di Zeveo de 
verze nominatissima, et intrate in Soave per la porta Veronese: era Capeta- 
nio Bernardo Malipiero. 




m£&. 



£_mniAM«u£l/ Hl LmV.,\Yfr 



l,;, v^YIO 



Ooave è uno castello sopra uno collecino di monte , dal qual si parte do Soavij descrìptio 
alle di muro, et va al pian et circonda la terra; è corno Monzeleze; circonda le 
mure uno mio ; a 24 toresini con la torre dil castello ; à do porte : la porta 
Veronese, zoè di soto, et di l'Aquila, eh' è quella di sora; fa fuogi 300. La 
ehiesia cathedral è San Lorenzo, e '1 palazo dove habita el Capit. , fabricado s. Laurentius 
per li Signori di la Scalla, è arente la porta di sora; à di sopra camere vinti- 
quatro, de soto è in volto 5 à stalle bone, et el Capetanio à ducati 1 1 al mese ; 
non altro à oficio se non scuoder le daie (sic) di la Signoria aspectante; li è 
Vicario veronese, dà rason in zivil de lire 1 in giò ; era Jacomo di Mafei Jacobus d.- 

Mafcis Vie. 

tunc temporis. Ne è arente el castello una ehiesia, pur sul monte, di S." Maria. Ectasia s. Marie 

Et già quelli citadini di Verona et gentilomeni veniciani di Cavali, haveva el 

capetaniato, ma per alcuna cossa da sir per noi tasuta fu mandato Cap.° veni- 

ciano, et vi era Fantino Bon di Felice fiol, che già fu Capit.": seti ad alia prò- Fantini» Bonus 

olim Capitaneus 
cedamus. 

El castello eh' è, corno ho dito, sopra el monte, à Ire céntene di muro, et Castrum descripiio 



— 404 — 



Nota principimi) 
Soavij 



Tremegna fiuviu» 
Canzanum vicum 
Villa S. Bonifacij 
Comes S. Bonifacij 



Villa S. Gregorij 

Gregorius Lavagnolo 

Villa Nova 
Fluvius Novus 

Baldariam vicum 

Nicolaus Copus 
Potestas Colonie 



si va de forteza in forteza; à porte di socorso bene apropiade, et la torre 
principal è busada, qual par fin ozi, per bombarde al tempo fu presa. 

Questa terra è amenissima; era una villa suavissima; et li Signori tyrani 
di la Scalla, che in quello tempo gubernava Verona, a suavità di questo loco 
edificorono uno castello, et nominò Soave. In questo tempo ancora fece fabri- 
car et construir il castello di Marostega, ut postea videbimus. 

Atorno di queste mure, ch'è alte, li va una aqua apelada la Tremegna, vien 
mia tre luntan da una fontana viva dieta Canzam. E distante Mantoa de qui mia 
20, et 12 fino a Cologna; mia uno è Villa Bella, et poi do San Bonifacio, da la 
qual Julio conte et gli altri è nominadi Conti di S. Bonifacio. 

Fa fuogi 300, et è bellissima villa ; si trova el ponte di la Tremegna, dove 
è una bastia, la qual fu fata al tempo di guera per più forteza; ne son ancora 
do altre sopra dieta aqua} et poi mia 4 luntan di Cologna, la villa di San Gre- 
gorio, dove è la caxa di Gregorio Lavagnolo citadino di Verona, con una per- 
golada avanti la porta, mirabellissima; poi Villa Nuova et il fiume Nuovo assà 
largo, vien de Vicentina, va al Frasine, se poria navigare se non fusse li mo- 
lini che impazano. Demum si trova Baldaria et li borgi di la terra : se intra 
per la porta Veronese. Era qui Pretore Nicolao Copo di Jacomo F. , da bene in 
vero;, et fece venir, ut vidi quando vi fui, alcuni putì con lance in mano, cri- 
dando Marco in honor de la Sublime Signoria nostra, et dimonstrando laude al 
suo juxto Pretore. 



EX COLONIA 



tuologna è picola molto, murada de mure antiche et vechie. A porte do: Colonie descriptio 
la Veronese, et Cremonese cussi l'altra chiamata $ et è ai confini homeni pieni 
de ardimento; et già alias dimandò de gracia a la Signoria che li dovesse man- 
dar uno Pretore, acciò non fusse più soto né Vicenza né Verona; et vi poi 
star, qual è sue jurisditione, bandizadi di terre e lochi, comò a Venecia. Fa 
fuogi 300 ; à do borgi et 16 ville grosse soto de si:, et nel contato di Cologna 
ne sono sotoposti , per la discriptione facta, aneme quatordexe milia. El fiume 
sopra nominato va arente le mure, sopra il qual fiume Novo è uno ponte ligneo 
va ne la contrà dita Cremonese, dove è la caxa, per quello loco bellissima, di 
Antonio di Piero Pollo Zenaro: è li patroni dil castello di Cologna San Fortunato 
et San Felice dove è chiesia cathedral. Qui ne son done belle qual in altro loco 
vidi ; unde miror. 

Quivi vene con noi seguendo il camino Silvestro Rambaldo doctor, et Ber- 
nardino Grasso doctore causidico optimo, homeni in vero literati et di ogni- 
uno amichi, et maxime il Grasso, le lode dil cui, Lector, tacer conviene per 
non haver loco di scriver, né ancor esser bastante. 



14 



— 406 — 




Albertus Gradenigo 
eastelanus 



Descrìptio castri Questo castello di Cologna è quadro , à 8 torre ben porportionade. et à 

bona poporcion a la grandeza dil castello ; et in mezo è vuodo ; atorno atorno 
soto terra è volti dove era stale de cavali . Questo è posto sopra una aqua 
morta arente la porta Veronese. 

L'abitatione dil castelan è arente la porla; era tunc temporis Alberto Gra- 
denigo de Thomaso già fiol mal condicionado a la convalessentia sua (sic) : à X 
ducati al mese con tre page; è loco molto mal sano per rispeto di l'aqua morta 
die li è intorno. De qui a Lonigo è mia cinque: si va sempre sopra la riva del 
fiume Nuovo :, mia uno luntan è la villa de Baldaria dove è uno ponte: poi uno 
altro. Zumella, et è ponte; demum uno mio etiam è Bagniullo dove è la caxa 

Leonardus de Noga- (jj Lunardo di Noearuola citadino di Verona; et poi do mia fino a Lonigo a cui 

rola veron. ° 7 * 

descriver volgio. 



Baldariam 

Zumellam et 
Bagniollum 



AGRO VICENTINO 



t% mmm 



.Lionigo è uno castello circonda atorno mezo mio, et va in longo, et è Descriptio Lonici 
streto; ha do porte: quella di la piaza si vien di Cotogna, et di San Marco va 
a Vicenza; fa fuogi 300: vi era Podestà Bernardino Badoer di ... . flol ; à Bernardina Badua- 

rius Potestas 

jurisdicione solimi in civil. La loza et la piaza con la caxa dil Pretore di so- 
pra } è il mercado Mercatura 

A uno castello mal condieionado, propterea quod è inhabitato, se rupe et Castrum Lonici 
non è custodito; a far non va di in ruina era castelan Renerio di Canal di . . Rainerius de Canali* 

' castelanus 

.sta fuora dil castello; et à do porte, sopra le qual è l'arma di Do- Dominicus Sanuto 

olim Lonici Pretor 

menico Sanuto fu qui Podestà, et al suo tempo fono riconzade. De qui a Vi- 
cenza è mia i 5, et mia uno è Serego, de munì Melleo dove è la caxa di Gasparo 
di Renaldo vicentino } et chavalcando vedete da la banda di tramontana que- 
sti castelli tuti situadi sopra monti, lochi ameni et di piacer suavi: primo el 
castello di Monte Bello, Monte Orsso, et Arzignano; in questi nullo vi habita, Castri™ Montibeiii 

Mons Orssi 

ita volente Dominatio nostra j demum si trova do Montichi) , uno incontra Arzignanum 

Montichium duo 

l'altro, et uno è chiamato di sora ; è forti lochi ; et questi sopra nominati sono 
sopra la via recta de vegnir di Verona a Vicenza, ch'è mia 32 in tuto; da la 
banda vero di qua ne sono altri luntani algi ochij et al saper occulti , et le 
Tavarnelle, villa cussi appellata bene dil vero nome, per esser molte hostarie; Tavarnelie vicum 
et è mia 1 luntan di Lonigo et 5 di Vicenza : si passa una aqua dita el Re- 
rum, poi la Diona, già Diana era chiamata, sed istis temporibus, corupto li vo- Diona n. 

Reronum fl. 

caboli, Diona se chiama ; et da la banda de' monti vedete et ritrovate la villa di 
San Agustin , et è grossa et piena de caxe i, poi se intra per la porta de Porta Villa s. Augusti™ 
Nuova; et a la descriptione di Vicenza more solito se vegnerà, Domino con- 
cedente. 



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ÌTFX [ LTTT 








Z™ 



EX VINCENTIA 



Vicende descriptio Vicenza cita in Marena Trivisana situada, de monti atorno circondada, et 

a Galli insieme con Milano, Brexa, Bergomo et Verona, qual di sopra a loco suo 
habiamo descripto, edificada, sponte soto l'imperio Venitiano venuta, et fide- 
lissima, circonda atorno le muralgie mia tre; à porte cinque: Castel vechio. et 
epiesta se tien serada; San Piero, va a Padoa; de Pusterna; Porta Nuova; et 
quella di Berga. A quatro borgi; fa anime dentro ne li muri diece nuove mi- 
lia vel cireba: e'1 Bacbaione, osia Meduaco chome altri voleno, et Biondo ne la 
region sopra nominata descrive, li passa per mexo et quella divide. Questo 
vien di le montagne propinque teutonice, et per questo se navica, et vasse in 
uno giorno a seconda a Veniesia. L'altra aqua vien, mia cinque Iuntano, di 
una fontana chiamata el Rerum. Poco di qui ancora ne è una altra dieta Te- 
sina, et quelle do aque sopra scripte, a la fin di la terra si conzonzeno, et perde 
d nome dil Rerum, chiamasse poi tuto Bachaione. A do céntene di muro con 

vicenda a divo li borgi. et è dieta a Vicentio ; unde San Vicenzo dil lfordene de' Predicatori 

Vicentio or. Predio. 

Paiacium magnum è patron di questa cita. La piaza è grande et ampia con el palazo di Ragion 
si fabricava. et è a modo quello di Padoa. Apresso è il palazo dove habita el 

A.engo ui*is Podestà ; à Vicario , Zudese di maleficio, el Zudese di rason, et ano vengo cho- 

me Verona. In questo vengo ne intra alcuni deputadi, et in le cosse criminal 

Franciseus Sauuius spazano qual è soi capitoli; già vi fu del 4 46.. Francesco Sanuto Pretore; et 

olim Vicentiae Pote- 



Bachilio vel 

Meduaco 11. 



Reronum 11 

Tesina 11. 



— 409 — 

da l'altra banda di la piaza è il palazo dil Capit. , et la chiesia di San Vicenzo 
prothetore di la cita; ne è ancora qui sopra una torre altissima et streta di 
le ore. 

È il mercado de marti, zuoba et venere; la fiera, di San Vicenzo. El Domo, Mercatum 
non compido et si fabricava, è apresso el vescovado; de qui è Vescovo Johanne io. Bap. Zeno Car. 
Baptista Zeno Cardinal di S. ta Maria in portico } li sta el sufraganeo Pietro di Petrus de Brutis Ep. 
Bruti, et uno Vicario Contarini ; or à de intrada ducati . . . 

Ancora n'è una altra cbiesia dieta Sancta Corona, equa de causa, perchè Mesia s. Coronae 
uno episcopo oltramuntano venudo di Yerusalem portò una spina di la Co- 
rona di Christo ( 60 ) et possella quivi, et morite in questa cita; fa molti miracolli, 
et si mostra con gran solenitade. In capo di la piaza n'è una altra chiesia 
de S.' a Maria di Servi dove è le sepulture di Valeri di Luschi equite et do- Eciesia s. Mariae 
clor sapientissimo, padre de Nicuola, huomo in vero da sir amato, antieho di 
etade, doctor (sic) et 

N' è una caxa picola sopra l' aqua , apresso li molini , adornata , et per 
fazà bellissima, di Matheo Pilgafeta doctor, era in quello tempo di Savij de- Domus Matiiei 

Pilgafeta doctor 

putadi per loro citadini . Qui habita et è confinado per X anni Vidal Landò vitaiis Landò 

P. V. doctor et 

doctor et cavalier (61), patricio veneto, exullo di la patria. Questui è elo- eques 
quentissimo, docto et pieno di suavità el suo parlare; va vestito di nero, et 
compone uno suo Vocabulario di ogni auctorità et exemplo: opera amplissima 
et molto perfeta a quelor che ama le letere, unde i' so che le Vostre Magni- 
ficenzie non vuol che manchi de honorarle, né ancor che mi vergogni mi 
medesmo, unde chi ubedise santifica non che (sic) sacrifica. E stato cinque 
anni, ne mancha cinque. 

Qui è uno castello apresso la Porta Nuova, quadro; à cinque torre et CastrumViccntiac 
una grande et alta; à il socorso et fosse largissime; era castelan Hironimo Hironjm.de 

Canalis castellimi* 

di Canal . . . con page tre: poi ussir fuora. Sopra ci monte, ut longe si poi 
veder, è uno altro castello quadro, sta castelano, et é apresso S. l! " Maria de- 
votissima. Ne son ancora facte, per guere et paura de inimici, busi ne le 
montagne vano in entro, fortissimi, chiamadi covoti, dove per paura li homeni Covoli Vicentini 
con loro molgie, filgioli et roba se ponevano là dentro : cossa mirabelissima . 
Questa è alongo de confini de Todeschi. 

Et era Pretore Ambrosio Contareno di Beneto F. . et Capit. Hironimo di Ambr. Contarono 

Hironim. de Legge 

Leze di Beneto F. , Camerlengo Piero Donado di .... F. ; el la Camera da Petrus Domito 
de intrada a l'anno ducati . . . 



no — 



Palemon gramaticus 
Eusebius autor 
Antonius Luscus 

Matheus Bissarius 

Baptistas de Drisano 
Alovisius de Porto 



Nieolaus de Cabalis 
doctor causidicus 



Lastegus torèns 
Sandregan et 
Schiavonum 



Fu de qui Palemone gramatico qual Eusebio ne parla, et Antonio Lusco 
sapientissimo, che eomentò le i 2 oratione di Ciceron sì eloquente et misterio- 
samente che nullo vi seguite; Matheo Bissano juriscon sulto \ et in questo 
tempo è adornada di Batista da Dresano cavalier, Alovisio da Porto etc. cui 
à la caxa bellissima, et Orsso Badoer patricio veneto à habitatione bella; et 
è de qui fino a Marostega mia 16. 

Da noi se diparti uno advocato, Nicolò di Cavali doctor jurisconsulto, et 
il cui fin hora siam venuti di compagnia; sed ad rem veniamus. Mia tre 
luntan, se usse per la porta de Pusterna, è una villa chiamata il Laco; poi 
altri tre si trova uno torente vien apresso Trento, va ne la Brenta, chiamato 
Lastego ; vien con grande impeto, et è molto largo; poi si trova la villa San- 
dregan, demum la villa di Schiavon, poi Marostega, et, Lectori atendite, intrate 
per la porta Vicentina. 





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BX MAROSTICA 



Ma 



Larostega castello situado a pe dil monte, similimo di Soave, et, ut multi Marosticae aescrip. 
aiunt, fu fabricato in tre anni Soave et questo per li Signori di la Scala. Cir- 
conda mia uno; à 24 toresini con quelle alle di muro; à tre porte: la Vi- 
centina, Bassanese, et Pe dil monte. A il castello in cima el monte, è quadro, castrum Marosticae 
con quatro toresini , et una torre in mezo . Era castelan Marco Michiel di Marcus Michael cast. 
Pollo fiol con page tre, et à ducati X al mese, et il padre fu creado per Con- 
selgio, poi per suo merito el fiol confirmado \ et tra una alla di muro a l'altra 
è gran spacio, imo par largissimo ; et al pe di questo è la casa di Thadio de 
Coradin, sempre ivi per Sindici se apara:, et à piaza granda con una fontana 
in mezo facta al tempo di Andrea da Molin di Alvise F. et Piero Basadona di Andreas de Molino 

et Petrus Basadona 

Ant.° F. Quivi vi trovamo Francesco Pampano, doctor causidico, per sequir FranciscusPampairus 

doctor causidicus 

con noi in syndicato, sed poi subito retro ritornò. Era Pretore Alovisio Bar- Aiovisius Barbaro 

Pretor 

baro di Ant.° F. ; à jurisdicione criminale, et 27 vilazi solo de si; et è il te- 
nir di la Podestaria longo mia 32, et largo 4 7. Sta nel castello arente la porta Arcem Marosticae 
vicentina, eh' è quadro, con quatro toresini, uno per cantone, et una gran et 
alta torre: à do porte, una da ussir fuora, l'altra d'andar ne la piaza. A stale 
dentro, et le fosse large, tute adaquade, el questa è chiamada la Rocha: el per- 
chè sapiate, Marostega è ai confini dil Duca d' Austria, et è arente Trento più 
ch'a Roveredo sopranominato:, ma alcune montagne pericolose vi sta ananzi. È 

il mercado di marti et di venere. È T protetor Mercatum 

De qui a Bassano è mia tre; si vede Marson; si passa etiam el torente di Marsonum vioum 
la Longella; et è pessima via sì per li cuogoli qual per l'aqua; et fino al ponte Longeia torens 
è teritorio vicentino. Sed a la descriptione veniamo qual è consueto. 



AGRO BASAMSI 



EX BASSIANO 



Bassani descriptio 
Pons ligneus 



Ecclesia S. Mariae 
cathedralis 



Ecclesia S. Francisci 

Castroni Scalae 
Castrum Covolli 



Vitus Salamono 
Scalae castelanus 



Joannes Bragadino 
Potestas 

Domus Andreae 
Capello et fr. 



F. Sanuto Bassiani 
oli™ Pot. et Capit. 



Jassan, castelo situado a li confini, è sopra la Brenta, dove è uno Delis- 
simo ponte di legno coverto che passa sul Vesentino, dove, al fin dil ponte, era 
scapolo uno che havesse fato homicidio in Bassano. Questo circonda mia uno-, a 
porte cinque: quella dil Ponte ; del Lion; di Oriente over Mazarol} de Mara- 
gnau; et di la Brenta. Fa anime (ri amilia:, à do casteli: uno de sora, dove è 
in mezo la chiesia cathedral chiamata S. ta Maria ; et è ampio et molto grande, 
dove è poche monitione, et in forma trilatere. L'altro è di soto, el qual se 
mina , et è afitado a uno venitian nostro , et è dentro caxe : è in quadro, con 
volti in sotoportego :, da una handa à do porte con fosse. Qui è il mercado 
di zuoha et sabado. A una bella chiesia driedo, sopra la piaza di San France- 
sco. Qui un Podestà et Capitaneo à jurisdilione di andar in zercha per le ca- 
stele. A soto de si uno castelo chiamado la Scala, mia i 4, dove convien passar 
tuti quelli vano in terra todescha:, et anche è il castelo chiamato Covollo so- 
pra uno monte, con page 5} et quando niun va li suso, convien esser tirato 
con la corda. Era castelan qui a la Scala Vido Salamon con page 4} et è mia 
uno luntan di Bassan:, questo castelan à lire 50 al mese. Era Podestà et Cap.° 
a Bassan in quelli tempi Zuan Bragadin, homo veramente amado da tuti Bas- 
sanesi. Quivi alozasemo in caxa di Andrea Capello dal Banco et fradeli} et poi 
che havi trovato Nicolai) Bragadino di Marco fini, et visto la chiesia de sopra 
la piaza di San Zuane che si riconzava, andati nel palazo dil Podestà che è 
antiquo, è assà camere } visto l'Arma di Francesco Sanudo che del 1454 fo 
quivi 5 et poi che havessemo baialo, zenamo con el Pretore insieme con Fran- 
cesco Marzelo di Ant.° fiul, et Nicolao Bafo veneto, et inteso che questo ma- 
gnifico Podestà facea fabricar la loza et el lazareto:, anche, che la Brenta ve- 
niva di la Valle Sugana, ch'è dil Duca de Austria, et vien di uno lago. 



— 113 — 

Quivi trovai tre patricij nostri, Hir. m0 Dolfin, Ruzier Corner, et Marco Bra- 
gadin di Campo Rusolo: anche uno Polo Donado che fu castelano a la Scala. Et Pauius Donato 

olim Scalae cast. 

poi che se havè compito l'audientia et le inquisitione, se partissemo per Cita- 

della, è mia 8 luntan, si ense per la porta del Lion; viti li borgi assà belli: 

et mia 3 luntan è la villa di la Rozà, dove è una aqua vien di la Brenta, et 

va fino a Citadella, et se chiamò la Rosada. Si trova la caxa di Andrea Mudazo, Aqua Rosada 

poi la campagna:, et intrati in Citadela per la porta Bassanese. Quivi trovamo 

Paris de Stephani avochato, el qual vene con nui fino .... 



15 



EX C1TABEIM 



Citadelle descriptio 

•Ioannes Duodo 
Citadele Pretor 
Domus Baptiste 
Bigolini pat. 



Castrimi L-imene 



\_jitadela è uno castello bellissimo sul Padoan. È tondo, con bellissime 
muraglie. Era Podestà Zuan Duodo. Alozamo in una caxa sopra la piaza, facoltà 
horra di Hironimo Contarin di Nicolò F. , apresso quella di Batista di Bigolino 
dot. r ; à uno monastier di San Francesco assà bello. El mercado è di mercore. 
con una bella piaza. 

Or de qui mi partì' per andar a Padoa mia 16 luntan: si trova la vila di 
S. Zorzi; demum, 8 mia luntan di Citadela, è il porto, sopra la Brenta, de li Sa- 
vonarola poi mia de li 3 luntan visto el castelo di Limene con la rostra con- 
zada al tempo di Francesco Sanudo Cap.° di Padoa (Citadela à do porte: la 
Basanese et la Padoana, sopra di la qual à una rocheta, à mure ampie et alte, 
fosse late et profunde), el qual è grande et forte castelo situado sopra la Brenta. 
Era castelan Piero Contarmi di Frignan fluì, con page 2 : è luntan di Padoa mia 
5, zoè di la porta di Coalonga dove se intra. 

Or Io giunto a Padoa, stiti quatro zorni; li Synici veramente partidi andò 
a Campo S. Piero dove era Podestà Vicenzo Cabriel ; è castello bellissimo, qual 
alias vi fui, al tempo di la zercha di li castelli, con F. Sanuto patruo. Qui è, 
fuora dil castello, una chiesia di S. Francesco dove è la nogara di Santo Anto- 
nio di Padoa, et molte altre cosse etc. El Podestà sta nel castello. De qui a 
Castelfranco, zoè di Citadela, è mia 8 : ancora li Synici ivi andòno: trovò Fran- 
cesco Quirini Podestà: el qual castello è bello: à do porte: una da sera et l'al- 
tra da doman, con tre porte con le sue sarasinesche et ponti levadori ^ et à 

uno bello borgo. II mercado è di marti, et il suo protetore è Questo 

castello è luntan di Campo S. Piero mia 6. 

Io veramente fui a Padoa, come ho scripto. Andai mia 3 a villa Rufina ch'è 
di Domenego Quirini no (sic)-^ ancora da Padoa andai aNoventa per ritrovar uno 
de' Synici, era il Veturio andato ivi da la sua brigata, et una bella caxa. Que- 
sta villa di Noventa è bellissima, piena di caxe di muro de Veneti nostri, zoè 



— 415 — 

di Hironimo Malipiero, di Piero Vituri, di Chimento Thealdini, de Troylo Ma- 
lipiero et f., di Martin Pisanelo:, et ha una bela chiesiula: la caxa di Nicolò Bafo, 
di Ant.° Marzelo, di Jac ° Gusoni, di Zuan Da-Rio, et di quelli da Buvolo. Mia 
3 luntan è il ponte di Stra, dove la note a le eaxe di Zuini dete una saeta et 
brusò 4 corti vi, qual viti. 

Di Noventa a Noal è mia 42} si passa el ponte di Brenta mia 2, et mia 2 
si trova l'aqua di la Tergola vien da Campo S. Piero, va im Brenta a Stra. 
Questa aqua in alcuni lochi non si trova fondi; et è dito alias una noviza an- 
dando a marido, cascò con il caro quivi in questa aqua , et più non fo tro- 
vati. Poi mia 3 è la villa di Vigonza^ visto S. Anzolo, e '1 castelo, mia 3 luntan 
di Noal, chiamato Stigian. 

Intradi in Noal trovasemo li altri Synici alozadi ne li borgi in una caxa fo 
di li fiulli di uno muraro etc. , et qui fo intromesso Pasqualin Querini fo Pode- 
stà, et poi nel Conselgio di Pregadi, absente fo condanato etc. 



EX NOAM 



Noaiis descriptio lloal, castello situado in Trivisana, pieolo, et murato con fosse late et pro- 

fonde, à do porte, una contra l'altra, et è ancora la rocha ne la qual si va 

a™ Noaiis per la terra, zoè questo castello che di sopra havemo scripto, et la rocha è 

forte, piacevole et amena 5 belle stantie; lì abita el Podestà, Cancelier et Cava- 
liere et nel intrar è, in mexo, locho ampio, et una porta a l'incontro di quella 
si vien per il castello, con uno ponte di legno mete fuora, longissimo et bello, 
et è etiam levador. A borgi casizati et adorni . El mercado è di zuoba ; et pa- 

s. Felix etFortunatus troni di la terra S. Felixe et Fortunato, i quali anno chiesia, et è la piove dil 
locho. La loza è fuora di le mure et con le arme dei Pretori atorno 5 et qual 

Victor Sanato viti, del 1402 fu uno Sanuto qui, et del 1478 Vetor Sanuto di Francesco 

olmi Noahs Pretor 

fiol, unde lexi: 

Me pingi jussit Praetor juxtissimus ipse 
Victor Sanutus me mea jura colensj 

et è soto una Justicia. 
io. Pauius Gradonico Era qui Podestà Zuan Paulo Gradinigo di Zusto F. Mia 3 luntan è la villa di 

Pretor ■ 

Miran dove va uno Vicario padoano, et è il mercado de limi. È luntan di Pa- 
Castrum stiani doa mia i 2, et el castello de Stigian è inhabitato, tenuto per Maphio di Prioli 

di P.° F. 5 era forte, qual monstra le vestigie di ponti che già vi erano. Que- 
stui tien ancora, acciò non vadi in ruina, la torre di Margera: sed hoc trans- 
Viiia s. Angeiu eat. Si vede etiam la villa di S. Anzolo dove è la stantia et habitatione di 
Francesco Valier di Andrea F.} demum Vigonza, et si passa l'aqua di la 
Aqua Tergoiiac Tergolla, el Ponte di Brenta et Padoa:, è luntan di Treviso mia. . . et di Me- 
viiia Rubcgani stre mia 8 : ; et mia 3 è la villa di Rubegan dove è una chiesia fa infiniti 
Domus Foscara miracoli $ poi Maerle, el poco luntano è la villa dove è la caxa di Nicolò 
Foscari nepote olim dil Ser. n10 Principe la cui fama è sempiterna per le lode 
à soa Sublimità, et ben merita esser dicto Pater patrie ob cives servatos 
etc Sed a la descriplione di Mestre veniamo qual è consueto. 



EX MESTRE 



lT-lestre è uno castelo mia diece luntan di Veniexia, zoè per aqua cin- Mestre descHptio 
que fino a la Torre di Margera, poi do a S. Zulian, et tre fino a Veniexia} 
è murato con mure alte:, à tre porte: una di Venecia; la Trivisana apresso la 
rocha; et quella dil Campo di Castelo; è il mercado di venere, è la fiera da 
San Michiel (San Lorenzo). À do loze: una fuora nel borgo, et l'altra soto el Dies Sancti Laurentij 

v ' ° ' et S. Michaehs 

palazo dil Podestà. 

Quivi erra Podestà et Cap.° Francesco Querini. Questo circonda mia mezo:, Frane. Quirino 

Mestre Pot. et Capit. 

à uno castelo sopra una porta, in modo di tore, dove è uno castelan à 

lire X al mese. Qui sta molti Zudei, et à una bella sinagoga ; et quivi se sinagoga Hebreor. 

impegna, perchè Venitiani non voi Hebrei stagi a Veniexia ( 62 ). 

Alozamo qui neli borgi in una caxa dil Dragano. D °mus Dragani 

Or de qui a Treviso è mia 4 2, si fa sempre per el teragio^ si trova mia 
do S. Zulian, poi Marocho dove è la caxa di Tiepoli, demum Gnano. Molte Marochum 
caxe sopra quello teragio si trova, tra le qual doe eh' è deli Vendramini. 



EX TERVISIO 



TcrvisiJ descriptio 
Alovisius Bragadino 
Poi. et Capitan. 
Zacarias Balbi 
Domus Bartholamei 
Malombra 
Ecclesia S. Mariae 
Majoris 



Horologium Tcrvisij 



Tervisium 13 88 
sub. D. Venet. Ven. 



S. Libcralis 

Fluvius Sii 
Castrum Tervisij 

Avogari cives 



JL reviso terra grossa:, erra Podestà et Gap. Alvixe Bragadim Camerlengi 
Zacaria Balbi et ....... . Intrassemo per la porta chiamata de Attilia; 

alozassemo in una caxa di ser Bort. Malombra da Puovolo venitiam no- 
stro, apresso la chiesia di Santa Maria Mazor, overo chiamata di Miracoli, dove 
è frati di Santo Agustim, vestiti a modo quelli da san Salvador. 

A piaza, pallazo et loza, con uno horologio corno quello di Padoa sopra 
la caxa dil Retor. A uno bello palazo di Raxon dove è una gran aquila, in 
demostratione che fu terra de l'Imperio. Questo (sic) fo la prima terra in 
Terraferma venuta soto la Signoria, et fo del 4 388, el qual erra, comò ho 
dito, dil Imperador. 

Circonda mia tre 5 fa i 4 milia anime ; el suo confalonier è San Liberal ; il 
mercado è di .... ; la fiera è '1 dì di San Luca, la qual si fa fuora di la 
terra sopra uno prado: el fiume dil Sii li passa per mezo, el qual fiume vien 
da Borgan. A uno castello apresso la porta di Santi Quaranta, dove habita li 
Camerlengi, li qualli fanno cassa uno mexe per homo; et nota che qui in que- 
sta terra sono citadini chiamati di Avogari, i qualli anno el cavallo dil Vescovo, 
et etiam Barisani. A vescovo et vescovado; à de intrada ducati 1400: à uno 
hospedal bellissimo, el qual è richo et ha de intrada ducati . . . Questo è Iun- 
tan di Asollo mia 1 8 ; à porte . . ; et per andar ad Axolo si trova mia uno 
Castignuol; mia do Savernigo; mia 4 Verzelino; poi la villa di Salla, demum 
Axolo. 



EX ASYLO 



xiLsollo castello situado sopra uno monte. Erra Podestà Lorenzo da Cha Asyii descriptio 

, Laurentius Pesarli? 

da Pexaro di Hirommo fluì ; et alozassemo mora di la terra al monasterio di Asyii Potestas 

Santo Anzolo, frati di San Francesco Conventuali, in una caxa di Vinzilao da 

Brexa. Questo castello ha una fontana sopra la piaza, et una cisterna; à uno 

castello di muro tondo in zima el monte, con do alle vien giò. A do porte: 

Santa Catarina el Santo Anzolo ^ ancora à do portelli. Le mure sono grosse, 

et za qui, del 4 430, Francesco Sanuto, barba mio, et padre di Marco Sanuto Franciscus Sanino 

v Asyli J 13 Potestas 

Synico, vi fu Pretore. A una fontana con quatro codioni, che serve a tutta la 
terra. La chiesia mazor è Santa Maria. A trentasie ville soto la Podestaria. 
Asyllum felix Marco dominante triumphat. 
È il mercado di sabado; et nota, che qui è una consuetudine, che di quel Nota de consuetudine 

Asyli 

zorno vien la Nostra Dona di avosto, cussi ogni primo zorno di quel di di ca- 
daun mexe si guarda et si fa solenità. 

E luntam de qui a mia cinque Monte Belluna, dove è uno loco molto Monte Beiiuna 
ameno dove è l'habitatione di Christoforo Regin dolor avochalo: e mia tre ChristoforusReginus 

' doctor causidicus 

luntan di la porta di Santa Catarina è uno ponte bello di piera, fato con 

merli, passa el fiume di Muson vieni da Castel Cucho, va a Castelfrancho : et Musoni n. 

visto l'aqua di l'Astego, vedemo, a una villa chiamata , una caxa bel- A( i ua Las,t, S' 

lissima di Bort. Malombra venitiano: à fontane, peschiere, etc. Poi vedemo Domus Bart . Maiom- 

' bra Veneti 

uno castello roto sopra uno monte, et etiam li monti de Borsio altissimi. Vidi 

qui uno vechio di età di anni 4 04} qui è poco luntan la villa chiamata Coal- c °aldidoi- 

didor, et mia i 4 è luntan di qui la villa di Quer. Si vede mia uno luntan la 

villa di Crispignago, dove è la caxa fo di Andrea Lion Procurator, nunc di Crispignanum 

fiulli} poi la villa di le Coste, e Maxer^ poi Chavaleae et Unigo, dove è la caxa Chavalcae 

di Agustin da Unigo dotor e chavalier, citadino trivixan. Poi si passa una j|° uniKo U doct "" 

aqua chiamata Cruogno, poi la Piave } poi vedemo Fener sopra uno nionticello: 

è una aqua vien di una valle chiamada Teorzo: poi la villa di Cornila el la 



Castrimi Novi 
Queri 



— 120 — 

valle de Cornua ; poi arivemo a la villa di Quero \ demum mia uno disende- 
mo dil monte al castello chiamato Novo . 




■SyfcUAZ 






Desciiptio castri Questo castello è sopra la Piave : erra castelam Alexandro Gradenigo , à 

Alexander Gradeni- x l > ° ' 

cus casteianus ducati 30 al mexe:, è locho di passo:, à do torre, come di qui è pinto^ è tor- 

niate di monti . De qui va le robe in terra todescha da Veniexia su carri . A 
cavas do porte et do ponti levadori. È uno loco pocho luntan chiamato Cavas, dove 

Aiovisius Fuscareno s j p U0 | andar in terra todescha, et za fu mandato messer Alvise Foscarini, do- 

doct. Procurator 

tor, Procurator, et qui messe pena la forcha che non si potesse passar^ tamen 

par hora sia aperto, et fa gran danno per li contrabandi. De qui è mia 7 fino 

Ecclesia s. vietoris a Feltre, et si trova prima San Vetor, eh' è una chiesia su uno monte dove 

corpora s.victoris et giace el suo corpo, et etiam quello di Santa Corona soa sorella fa assà mira- 

S. Coronae 

coli, i qual corpi sono drio l'aitar grando in una cassella di piombo, et il 
zorno di San Vefor, che vien di septembrio, si fa bellissima festa con con- 
corso assà zente. E mia do luntan di Feltre, si passa poi el ponte di piera, passa 
Aqua Sonae I'aqua chiamata la Sona, eh' è una aqua vien da le montagne che passa apresso 

Feltre, va verso la Piave. 



EX FELTRK 



JTeltre cita: erra Podestà Nicolò Mudazo. Intrassemo per la porta Inope- Feitre desmptio 

Nicolaus Mudatio 

rial, alozadi nel Vescovado: à una chiesia di San Stephano. Feitre è situado Feit.Prètor et Capit. 

' ' r Eccl. S. Stephani 

sopra uno colleto di monte non molto alto, circonda mia uno, et va in longo . 
A tre porte: la Imperiai, la porta Aurea, et di Pusterla. È il mercado di sa- 
bado. È protetor suo San Vetor, nel qual zorno è la fiera $ à una piaza con 
una fontana in mezo, et in tuta la terra sono tre fontane. Questa cita è opu- 
lenta di populo. Li daciari scuode, et paga li Reclori. Li coverti di le caxe è 
di scandole, over legnami quadri. A uno castello apresso la piaza, quadro, con Castrum Feltri 
uno torion per banda, et una torre da uno ladi, poi un'altra céntena chome 
qui soto è pinto} et è sopra il colleto. Erra castelan Piero Belegno, à page 20 ; Petr " s Beiigno 
el castelan dà pan et vin, et lire 12 al mexe a li compagni. Qui fu primo Po- 
destà uno Bembo, over da Cha Capello. El palazo dil Podestà et Capit. è basso. 
Erra qui Episcopo uno Orssini. Episcopi Urssini 

De Feitre a Cividal è mia XV. Prima è, mia 3 luntan, uno ponte passa una 
aqua chiamata Cavram 5 poi el ponte di la Piave : ; demwn la villa di San Ca- Aqua Cavram 
briel, nella dita valle chiamata Serpentina-, passato a Formigan l'aqua di la Vailis Serpentine 
Samelega:, poi mia 7 Santa Justina, è assà bona vila, lontan di Cividal mia 8^ Aqua Sameiege 
et passato aguazo el fiume chiamato Cordevele,la condition dil qual di soto seri- Cordevelis fluvius 
vero, eh' è molto veloce: poi si trova la villa di Brembiam et Senego, et se intra 
in Cividal per lo borgo di Campedolo:, et è una via, per concluder, molto ca- 
tiva da Feitre a Cividal, et molto petrosa, unde si suol dir: Chi vuol un ca- 
vallo provar,, vadi da Feitre a Cividal. Or intramo in la terra per la porta 
dil merchà. 



16 



EX «VITATE BEIiMJNNl 



Civiiatis Beiiunni \jividal di Bellum, terra assà bona; erra Podestà et Cap.° Zacaria Sagredo. 

descriptio x 

Zacarias Sagredo Non è terra di passo, ma circonda più di uno mio . A una bella piaza et loza, 

Pot. et Capit. ri r , 

con il palazo dil Retor riconzà di novo, et etiam quello di Hazon sopra la loza, 
Nicoiaus Justiniano fato al tempo di Nicolò Zustignan primo Pretor. 

C. Belluni pr. Pretor 

p. Barozi Episcopus Questa terra se ave dil 1410. E sopra la Piave; à vescoado; erra Piero 

Barozi nostro patricio Episcopo, huomo, ut dicitur, di santa vita et dotissimo; 
à de intrada ducali 500. 

Questa terra à tre porte: quella dil merchà over Campeello; de Rago dove 

Piavis fiuvius e uno ponte passa la Piave; et il Portello, el qual discende con scale, chia- 

mato Pusterla. Qui è il mercado di sabado. Nela terra sono queste chiesie: il 
Domo, Santa Maria , San Francesco, San Piero, et Santa Croce. Sono so' prote- 
tori : San Luca, San Biaxio, San Martin et San Johata. È la fiera di San Martin. 
A da una banda di la terra uno torion, zoè da la banda di Seravalle, fortis- 

Perazius Maiipetro simo, va in tondo, el qual fu principiato soto Perazo Malipiero, et non è com- 

C. B. Pretor et Capit. 

pido ; et de lì passa una aqua chiamala l'Ardo, la qual circonda meza la terra, 
Marcus Zeno et l'altra meza circonda la Piave. A uno castello dove erra castelam Marco 

castri C. B. 

casteianus Zen, à ducati 30 al mexe, et à page 18 i qualli anno ducati do al mexe; et 

il castelam fa caneva; et è ima fontana in mezo el castello, et il castelam puoi 
ussir. 







— 123 — 

Da Cividal mia vinti è Agort, dove andassemo; et nel andar vidi questo. Gort 
Mia 2 lontan di Cividal si trova mirimi quid su uno monte, che sono, ne li Notamiwm» 

de quodam monte 

saxi, scorzi di cappe ^ se dize fo al tempo di deluvio. Poi mia 3 si trova uno 
monte crepado et caduto giò, et di li poco lontan è lo monasterio di la Cer- Mons Cartusiensium 
tosa, pur su monte : t poi è la villa di Peron, et se intra in una valle in mezo 
di montagne; si passa a guazo el Cordevele, el qual corre velocemente ^ poi 
mia 7 per monti cavalchando si trova la Muda, ch'è una hostaria fra' monti: Hospitium Mude 
qui si passa el Cordevele per uno ponte fato di legno coverto di paia. Qui 
andando si vede monti, alti mia tre in quatro:, et si vede aque che vien gioso. 
Or mia 4 si trova uno castello mal conditionato, dove è uno passo forte chia- 
mato Castello Gordino, et qui è una chiesia di San Marlin ; non si poi andar Castrum Cordini 

Ecclesia S. Martini 

a cavalo^ bisogna dismontar, chome qui è pynto. 




*tìcto%rtà!*U 



Da poi si trova le Carbonare, et la fusina dove si colla rami, ch'era di oficin. Nota 

Zuam Piero da la Torre da Treviso \ et mia uno è poi le buse, le qual le vidi, Jo. Petrus aTurre 

et erra cussi intitolate: San Michiel, Santa Barbara, San Zorzi, Santa Trinità $ Nomina busorum 

et vi andai per entro, si va passa 56:, et vidi uno maestro chiamato Sboicer, Sboicer theutonicus 
todesco, con una barba longa. Qui dentro ste buse è sempre aque, et homeni 

cava dentro con lume. Questo monte, dove è sta vena chiamata Agort, è alto Agort mons 

mia 10. Ne son participi in queste buse Piero Ziera et Alvise di Dardani No- Petrus Ziera 

Alovisius Dardani 

darò di l'Oficio ( 63 ). Or poi visto ritornamo, el convenimo far altra via, ad alcune 

caxe di frati di Evolane ; et per voler passar il fiume Cordevele a guazo, per Fratrum F.voianae 

il cativo tempo et pioza erra tanto ingrossato che convenimo andar per la via 

di la Scalete, passato I'aqua di la Salega. Or da Cividal in Cadore è mia 22, Cadubrij descriptio 

dove vi va Capit. , erra Piero Nadal, el qual sta in uno castello sopra uno Petrus Natalis 

Cadubrij Capit. 



— 124 — 



monte ; et le caxe è al basso, si chiama la Piove, dove non fui} et mia XV 
Castrum Butisiagni Iontan di lì è il castello di Butistagno, pur sopra uno monte etc. , dove vi va 

castelam patritio, et erra lune tempori* 

Da Cividal a Seravalle è mia i 5 $ prima mia do è una villa sopra uno 
colleto chiamata Caoponti. dove è uno ponte passa la Piave; poi mia 5 la villa 
di Santa Croce, poi Vigo, et il castello di Caxamata, dove è uno buso taiato 
in la montagna tanto quanto è le balle si liga in fontego per andar in Eie- 
magna, le qual tutte convien passar di li, et lì conza le sue bollete. Questo loco 
à do torre. Erra castelan uno Bort. di Caxamata . Or poi si trova tre lagi di 
aqua, chiamati Lagi di Santa Croce, i qualli circonda uno mio atorno ;, et da 
Castello de Caxamata a Cividal è mia 8, et è cativa via} poi lassati li Lagi, si 
trova una torre sopra uno colleto inhabitata, chiamata la Torre di Canal, per- 
chè la valle si chiama Valle di Canal :, et di qui etiam si passa chi vuol andar 
in Elemagna; et lì sta uno per far bollete. Poi si passa una aqua chiamata di 
la Savassa, la qual vien di questi monti et va nel Meschio che passa per Se- 
ravalle; et poi si intra per la porta di sora in Seravalle. 



Caoponti 
Castrum Casematc 



Bart. Caxamata 
eastelanus 



Tui'is Canali* 



Aqua Savasse 
Mesehius il. 




lag** 

rttrr W i r r* 




EX SERAVALLO 



Oera valle castello situado sopra uno monte. Erra Podestà Pollo Zorzi , et Seravaiis desei iptio 

Paulus Gcorgio 

alozamo in una caxa di Guidoto de Fontanelle. Questo castello è chiamato Se- Seravaiis Potestà* 

ravalle perchè chiude la valle. A do castelli: uno sopra uno monte, l'altro 

sopra l'altro, con do alle di muro vien gioso, et l' aqua dil Mescho li passa 

per mezo} circonda la terra mezp mio:, à tre porte : di sora, di mezo over dil 

Teragio, et di soto. Il suo confalonier è Santo Andrea } il mercado è di sa- s. Andreas 

bado. A dodexe ville soto di si-, el Podestà à ducati 10 al mexe; sta da basso 

in uno castello. Pocho lontan di qui è la Valle di Marin. Questo locho di Se- Vaiiis Marini 

ravalle à do belle strade: una si chiama Piera, et l'altra Qui si fa 

bone et perfecte melle di spade, maxime uno maestro Piero di Bevagno ( 6 *). Petrus de Bevagno 

Di qui a Coneiam è mia cinque:, et mia uno luntan è Ceneda: sopra uno col- cenetam 

Ieto, uno castello el qual è di uno Vescovo chiamato Nicolò Trivixan, padoano, n. TrWixanus Ep. 

Cenetensis 

el qual à il spiritual et temporal, et ha soto la sua diocese Coneiam, Seravalle 
et Uderzo. Poi si trova la villa di San Jacomo, poi una campagna longa mia 
do et larga uno, si chiama le Vegie; si vede la villa di Cole, et ha castello. vnia Colie 



EX GONfiftLANO 



Conegi ani descript io Vioneiam è uno castello che a intrar in la terra si passa I'aqua dil Mon- 

Jacobus^luiia Po- tegan passa atorno una parte di le mure. Erra Podestà Jac.° da Mula. Alozamo 

DomusSaiegi de Sa- in una caxa di Salego di Salegi. Questo castello è situado sopra uno colleto, et 

qui habita il Podestà} la terra è al basso 5 circonda mezo mio^ il protetor è 

San Lunardo^ il mercado di sabado. A do porte: quella di Montegan, da l'altra 

Rui} à do bellissimi borgi, et una bella et larga strada con belle caxe. Questi 

dimandò a la Signoria di gratia di aver Vescovo et esser cita ; sed tamen non 

potè otegnir:, et il castello à do alle di muro vien a la terra zo dil monte. A 

Ecclesia s. Francisci una chiesia di San Francesco ; et mia 6 luntan de qui è il romitorio chiamato 

Heremitorium 

vicimi heremite Santa Maria, dove stava et habitò Don Vielmo heremito, che za predicò a Ve- 
necia, et morto fo sepelito a Torcello, a San Piero di caxa Galba 5 et sopra il 

Ecclesia s. Leonardi monte di Coneiam, arente il castello, è una chiesia di San Lunardo eh' è la 
piove. 

Lontan de qui mia 4 è Uderzo^ mia uno lontan è la villa di Campo- 

Castrums.saivatoris longo, et il castello di San Salvador, dove habita li Conti da Colalto, anno ju- 

Comites de Colalto 

riditione, et mero et misto imperio; el qual castello è sopra monte, el qual è 
mia tre lontan di Coneiam, et Colalto è mia cinque, e al qual (sic) è al piano. 
Oampanea Conegiani Di Coneiam a Trevixo è mia XV; or ad andar versso di Coneiam a Uderzo, 
si trova la campagna longa mia do et larga mia tre, poi la villa dil Tempio ; 
poi uno mio di Oderzo, la villa di San Martin. 



EX 0PP1TERGI0 



wuederzo. Erra Podestà Lunardo di Prioli:, alozamo sopra la piaza in caxa Oppitergij descriptio 
di uno Zuane spider. Questo castello circonda uno quarto di mio:, l'aqua dil 
Montegam, vien da Coneiam, li passa da una banda di le mure, sopra di la Aqua Montegani 
qual è uno bello ponte di legno, et si puoi andar con barcha fino a la Mota, 
poi a Venecia:, la Piave è mia tre lontan. A tre porte: di San Martin ^ quella 
dil Ponte dela Stalla, zoè la porta di Pontelongo passa el Monlegan^ et la 
terza quella va a Treviso. È il mercado di sabado . A uno castelleto sopra la 
piaza dove habita el Podestà. Il protetor è San Zuam Batista:, à Ire fiere al s. Joannes Baptista 
anno} à uno bello borgo apresso la porta Trivixana^ à ville 26 soto la Pode- 
staria. Questo castello è molto anticho, chome si leze dove con Pylades nostro 
trovai tal epitaphij antichi. 

Im basi columne domus Johannìs aromatari]' in forro Oppitergino: — 
M. Caesio euno. LI1IIL vir Caesia M. L. grata patrono et sibi V. F. 

E regione cujuSj, in domo Viti de MutonibuSj est ymago Cereris in mar- 
more. Conspicis a tergo in dextra. 

Im basi columne Logie e regione Porte Tarvisine est hujusmodi epit. 
in marmore: 

M. Terentius voltietis F. sibi et uxsori F. 

E regione cujus in turri Porte antedicte est epit, marmore inscriptum 
cum aliquibus figuris antiquis parvis et literis hujusmodi: 

L. Sejus L. f. Faustus T. Sejus L. F. Fronto vivi sibi et Pisentìai sccund, 
matr. Seiai L. F. soror. 

Or qui a Uderzo apresso la piaza è una bella chiesia di San Zuan Batista. Ecclesia s. 

1 lo. Baptisle 

Di qui a Zazil è mia 4 0, e de qui a Porto Bufolè mia 5, et a la Mola mia 5 : 
et per andar a la Mota si trova queste vile: la Frata, poi Gorgo mia 3 da 
Uderzo, poi la Salla^ el nota chome, fin qui, fato habiamo, in questo Syndichà, 
mia siecento et sesantacinque sempre a cavallo; et per aqua mia 4 26. 
Or ad rem. Intradi in la Mota per la porta di la Fabricha. 



EX LA MOTA 



La Mote dcscriptio 
Liqucntia fluvius 



Alovisius Zane 
Potestas 



Bolzenisam 



Frane, de Priolis 
Caprular. Pot. 



Francisc. Michael 
Medune Capit. 



Domus .laeobi Stella 



Antonius Cundulma- 
iio Pretor 



Nota epigramma 



La Mola è uno castello picolo, circonda mezo mio; fa fuogi 50; à ville 
XXXI soto la sua juridition: XYI da la banda dil Trivixan, et XV dil Friul. 
A tre porte: quella di la Fabricha; di la Livenza, dove è uno ponte di legno 
che passa dito fiume; et quella dil Montegan: et nota che si navega per que- 
sta aqua, la qual va versso Veniexia, et ivi stanno barche. Erra qui Podestà 
Alvixe Zane; à una rocheta murada dove habita el Podestà. Il castello non è 
murado. Qui non è mercado: à cinque fiere a l'anno: S la xMaria di setembre, 
San Michiel, S. ta Justina, San Martin et San Nicolò eh' è i lhoro protetor. Qui 
l'aqua dil Montegan vien fino apresso la rocha, et entra in la Livenza: la Li- 
venza vien da Bolzenigo; è fiume longo 4 40 mia, si navega, et mete cao in 
mar; et si navega da Porto Bufolè a la Mota, et da la Mota fino al porto di 
Livenza, che, chome ho dito, buta in mar apresso Caorle, dove tunc temporis 
erra Podestà Francesco di Prioli. 

Di la Mota al porto di Livenza è mia 3 3 : sopra questo fiume, do mia 
lontan, è la Meduna, dove lì he Capit. Fran.™ Michiel, et za gran tempo anno 
dominado dita Meduna, et fa raxon lui, et l'anno in feudo da la Signoria a 
mero et mixto imperio. Non è murada, ma à fosse da una banda, da l'altra la 
Livenza, et già a longe la vidi. 

Or qui in la Mota alozamo in una caxa, apresso la loza, di Jacomo Stella ; 
et ha bella loza con una arma Condolmero, et San Marco grando, con queste 
letere : 

Antonio Condulmario Pretore 1476: 
Aequa lance hominum cunctos examinet actuSj 

Immota legum dogmata mente sequens: 

Non sinat immunes rectoSj expellat iniquo s 

Qnisquis vult justi nomini? esse regens. 

Di la Mota a Porto Bufolè è mia 5. Si trova pocho lontan la villa di San 
Zuane, poi Noveleae. Se intra im Porto Bufolè per la porta Trivixana; prima si 
vede uno locho dove fono roto li Hungari per le zente di la Signoria nostra. 



EX PORTI! BUFOLETO 



.torto Bufolè, dove erra Podestà Nicolò Zorzi, è vino castello picollo assà Portus Bufaiieti 

descriptio 

più di la Mota: circonda uno quinto di mio. Alozamo in una caxa per mezo Nicoiaus Geòrgie 

r ' n r Potestas 

quella dil Podestà, fo di Jacomo Taiapiera veneto. Or è murato il castello con Domus Jacobi 

Taiapetra 

debellissime mure et antiche; et za vi fu una rocha apresso la porta Trivi- 
sana, dove vi stava 25 page; ma al presente è quasi dirupto; li sta uno ca- 
valaro} à una torre alta apresso la loza, et una Ioza molto bruta, dove vi era 
uno camin per poter far fuogo, che niuna altra vi vidi. A do porte: la Trivi- 
sana et quella di Friul: non à mercado ordinario; l'aqua di la Livenza li va Uquentia fi. 
atorno in loco di fosse; à ville XI soto la podestaria, et uno mio circumquaque 
è la sua jurisditione:, poi se intra soto el Friul. È il suo protetor San Prosdo- s. Prosdocimus 
cimo, et la fiera è il dì di Ognisanti. Qui viti la caxa dove habitò li zudei, che 
za del i 4 8 1 marturizòno uno putino ( 65 ), chiamato Sabastian Novello, nela septi- Sebastiana Noveiius 

trucidatus a 

mana santa, erra Podestà Andrea Dolfin ; et viti il loco dove erra la Synagoga perfidia Judeu 

7 Andreas Delpnino 

dove marturizò dito putino, dove lo ascoseno dal marti fino al venere santo ; olim Pretor 
et questo fo visto, et fato il processo per Beneto Trivixan , erra avogador di Bened. Trivixano 

advocator comunis 

Comun, el qual menato dito caxo im Pregadi, otene di brusar tre zudei su la 
piaza di San Marco vivi, ligadi con catene qual Io vidi; et da quel tempo in 
qua dite caxe non son più habitade da niuno. 

Di Porto a Zazil è mia 8 ; si va sempre per -campagna, et se intra per la 
Porta Nuova dove si fabricava uno torion, chome dirò di soto. 



17 



EX SACCILO 



Succili dcscriptio 
\ ictor Marcellus 
Pot. et Capii. 



Palacium Sacelli 

Marcus Pizamano 

olim Potostas 



Castrum Sacelli 



S. Nicolaus 
Campaniole horar. 



Suburbium Sacelli 



Castrum Canove 

Alovisius Taiapetra 
Canipe Potestas 



Cordegnanum 
Cosmus de Monte 



Castrum Pordenonis 



ì^aceil erra Podestà et Cap.° Vetor Marzello fo di Lunardo fluì. Questo 
loco è ben situado ; circonda uno mio ; à tre porte : quella di sora , quella di 
le horre, et di Castelvechio. 

A una bella et grande piaza con uno bellissimo palazo di Rason sopra la 
Ioza, la qual fo riconzada in tempo di Marco Pizamano Podestà. Questo loco 
di Sazil si ave del 4 419: fo primo Retor Dolfin Venier. Driedo di la piaza 
overo loza è uno castello quadro assà forte , dove habita el Podestà i t et ben- 
che ZaziI sia in la patria di Friul, tamen non è soto Udene. A XII ville soto, 
et mia 4 atorno di teritorio. El Retor à pocho da far, et pocha utilità. II pro- 
tetor è San Nicolò, et à una bella chiesia, benissimo oficiada; à una porta 
dove si sona le hore, simile a quelli homeni dil campaniel di San Zuane di 
Rialto a Veniexia; et apresso la Porta Nuova si fabricava uno torion molto 
bello et forte. Qui za erra uno altro castello overo rocha, el qaal,jubente Senatu, 
fo ruinato al tempo di Turchi, et par il loco. Alozamo nel borgo, eh' è bellis- 
simo, in una hostaria dil Bo, perchè in Sazil sono bone et perfete hostarie. 

Lontan di qui mia do, sopra monte, è uno castello chiamato Caneva, dove 
erra Podestà Alvise Taiapiera, el qual za erra soto Sazil ^ ma lhoro dimandò di 
grafia a la Sig. na nostra di aver uno patritio per Podestà, et lhoro Io voleva 
pagar dil suo, et darli ducati 4 00 a l'anno. Ancora poco lontan di qui è Cor- 
degnan dove li va Podestà. Era vi Cosmo di Monte citadin veronese, dove fo 
mandato per homeni a far le inquisitione: ma a Sazil torniamo. Nel borgo 
dove eramo alogiati è una porta si chiama di Coneiam:, e uno mio lontan di 
Sazil è uno prato dove si fa adì i 4 Set., el zorno di Santa Croce, una fiera 
bellissima dura tre zorni, chiamata el Merchà di Rovere: de qui a Pordenon è 
mia 7. 



EX CASTRO P0RDEN0N1 



Jtordenon è uno castello, ne la patria di Friul, di l'Imperadof, in mezo PordenonisdescHptio 
di tuti lochi di la Signoria nostra-, et vi sta uno Gap. mandato per l'Impera- 
dor, à ducati 500 a l'anno, el qual habita nel castello eh' è molto forte; et 
Pordenon è bellissimo, pieno di caxe, con una strada molto longa, si intra per 
una porta et si ensse per l'altra; va in longo. È protetor San Marco ; li è uno s. Marcus 
Podestà che dà raxon di li citadini propij di Pordenon, i qualli Io elexeno per 
lo suo Conseio. A una bella chiesia di San Marco, et vi sono Furlani, niun To- Ecclesia s. Mani 
desco. Circonda uno mio: da una banda è il castello fortissimo; le porte si Castrum Pordenonis 
chiama la Trivixana et quella di Friul, overo di sora et di soto. Et nota an- 
cora, che l'Imperador à uno altro castello apresso Monfalcon, chiamato Duin, 
chome al loco suo scriverò. Qui in Pordenon è una bella loza et piaza. Fuora Logia et platea 
di la porta è una aqua chiamata Novicello, la qual vien poco di sora di Corde- 
non (sic), zoè 3 mia, et va a la Tisana, loco di Zacaria Vendramin patritio no- '/sana 

ZacariasVendramino 

stro, comprado dal Malombra, dove à jurisditione; et mezo mio lontan si puoi P Ve n et »* 
navigar etc. Conclusive, questo castello di Pordenon è molto bello, et chome 
udì' dir da alcuni, Prato in Toschana, Bassam in Vicentina, Coneiam in Trivi- 
xana, Crema in Lombardia, Roigo nel Polesene, et Pordenon in la patria di 
Friul, et Prato in Toschana. (sic) 

Or a cavallo a cavallo (sic) partidi di Pordenon, andamo mia 3 a Cusam Cusanum 
dove disnamo; si trova prima la villa di Fonlanafreda ; donimi el castello di 
Cusam, el qual è di alcuni consolti (sic) castellani: ivi erra uno chiamalo Helia Heiias de Cusano 
da Cusano: è bello et forte castello per coraria ; li core atorno una aqua chia- 
mata l'Aqua dil Fiume; à do bellissime peschiere con assà pesse, ut vidi; et di Aqua F)u>ìj 



— 432 — 



Comes Antonius et 
Handricus ex Comiti- 
lius de Valvarolo 

Capitaneus S. Viti 



Prodclonum q U j a s an yjj e Q1 j a 5 . s j trova il castello di Prodelon, è di alcuni castelani 

Sancti Viti descnptio m j a uno | on t an <jì g an vito; et intramo in San Vito, el qual è castello soto il 
Patriarcha di Aquileya; vi erra Cap.° Thomaso Romano. Quivi alozamo in una 
bellissima caxa dil conte Antonio et Handrico, conti di Valvarolo, et visto dito 
palazo eh' è bellissimo, tuto depynto etc. Questo castello di San Vido è bello, et 
ha belli borgi; qui è uno palazo anticho, dove habita il Cap.° Visto una chiesia 
Ecclesia s.christofori fano fabricar questi Conti di Valvarolo, chiamata di San Christoforo; et questo 
Haldrigo à per moglie madonna Marina, sorela di Antonio Avogaro dotor tri- 
vi sano. 

Or qui dormito et ben alozato, partimo per Udene eh' è mia 1 5 ; et uno 
mio lontan si passa Y aqua dil Taiamento a guazo, e di giara più di uno mio ; 
et mia 5 lontan di San Vido è il castello di Codroipo dove è una villa di al- 
cuni castellani; poi mia 3 Casaia pynta eh' è una villa, poi Biavus; et nota, 
che al tempo Turchi vene in Friul, scorsizòno fino qui et più avanti fino a 
Cusam sopra comemorato^ et nuy disnamo a Biavus, dove si trovò Jac.° Zusto 
castelam di Castel Zuco (sic), Sydro da la Torre, Bort. di Porzil et molti altri 
castellani venuti incontra i Syndici per farli honor ; et di qui a Udene è mia 
7 ; si va sempre sopra la piaza di San Canziano, a mi par campagna, et si in- 
tra in Udene per la porta di Poscuol. 



I urcorum 

Jacobus Justo 
Sydrus a Turre 
Bari. Porzil 



Platea S. Caimani 



EX ITINO 



u« 



I dene cita grossa ; erra Luogotenente Luca Moro, Texorier Christoforo utini descriptio 

Lucas Mauro 

Marcello. Marascalcho Pollo Querini ; et alozamo nel monasterio di San Fran- locum tenens 

Paulus Quirino 

cesco. Questa terra circonda mia cinque, et tuta la patria fa anime XV milia. Christoforus Marcello 

La terra à do man di mure: nel primo circuito à queste porte, zoè quella di 

Grazam, di Poscuol, di Santa Maria benché al presente sia serata; quella de 

Vila Alta, de San Lazaro, de Cavrigle, de Cividal, de Roncho, de Golia, de Cu- 

signa: in tuto, numero X. Nel secondo circuito ne sono numero VI, de Borgedi 

de Bordegiemona, di Santo Antonio, de Golia, de Grazam, di Poscuol. et di 

Santa Lucia. Il mercado è di sabado; et questa terra è situada in mezo di doi 

fiumi, el Taiamento et l'Izonzo, li qualli cadauno sono luntan mia 17. El Lo- Taiiamemus n. 

Lizontius fi. 

cotenente à ducati 600 netti; mena uno Vicario, uno Capit. , uno vice Cap.° 

Questo Udene ha, in cima di uno colleto assà alto, uno castello overo pallazo Castrum utini 

dove habita el Locotenente, el qual è in mezo di la terra; et nel desender si 

trova la piaza. II Tesorier si è corno Camerlengo, el qual primo convien dar di Texorarius Utini 

contanti al Patriarcha di Aquileia à l'anno ducati 5000. Qui è una caneva se 

afita ducati 2500 a l'anno. 

È il Domo, et S. Piero martire, et San Francesco, dove vi è in una archa Ecclesia s. Petri M. 

Ecclesia S. Francisci 

marmorea el corpo dil DiàHodorico. Questa terra à una magnifica loza; la terra CorpusbeatiHodorici 

è molto occupata, ma grande et vechia, et edeficij antichi. Il Merascalcho è MerascaUhus utini 

corno Cap. dil devedo, el qual cavalcha per la patria con soi oficiali a veder et 

piar li malfatori, secondo l'hordine dil Locotenente. In questa terra ne è gran 

parte, zoè strumieri e zamberlani: di una parte è capi li Sovergnani,zoè Nicoiaus Sorcrgna- 

nus equcs 

messer Nicolò el chavalier et li altri Sovergnani i qualli sono fati dil no- 
stro Conseio per soi benemeriti ; et la sua arma sta a questo modo, zoè 
et questi ha quasi il populo lutto che li sequitano, et al incontro sono il resto 
di li castelani di la patria:, tamen di giorno in giorno si va sedando tal parte, el 
Io ho visto in alcune strade cadene da poter serar che non si passa. Qui fano 



W 



Consilius castelanor. 
M. Antonius Sabdicus 
vir doclissimus 

Citadinus a Fratina 



Joaiines Emo 
patriae Forum Julij 
locum tencns 



Aquarum Ruge 

Patriarcha Aquileiae 

Fr. Foscari olim Dux 

Jac. Ant. Marcelus 

Nicolaus Marcello 

Dux 

Jo. Mocenigo Dux 

Fr. Sanuto P. V. 



— 434 — 

el suo conseio di castellani, el qual chiamano Parlamento ( 66 ). Qui trovamo Marco 
Antonio Sabellico, huomo literatissimo, che publice lezeva, et havea da la Co- 
munità stipendio. Eravi ancora uno citadin da la Fratina. Sono in dita cita 
communiter bruta zente. A grandi borgi ; le mure mal conditionate et debelle, 
benché al tempo di Zuan Emo cavalier Lochotenente fo fata una scarpa atomo 
molto forte ; et vidi alcuni epigrama in marmori dil dito Zuan Emo etc. Passa 
per Udene zerte aque vien tre mia lontan, è uno stropo furlan di una aqua 
chiamata Tore, et queste aque in Udene si chiama Ruge, la qual aqua si puoi 
tuorla. Questa terra vene soto la Signoria nostra del 4 420} erra prima dil 
Patriarcha, et in quella aveva temporal et spiritual. Fo primo Locotenente 
uno patricio da Cha Morexini, et il quarto fo el Ser. mo messer Francesco Fo- 
scari che fu poi Principe \ dernum Jac. Ant. Marcelo cavaliere et etiam li Se- 
renissimi messer Nicolò Marzello et messer Zuan Mozenigo che fono Principi ; 
et za del 1479 Francesco Sanudo mio barba vi refutoe etc. : et come da uno 
Francesco da Atimo, castelan di Atimo, intisi, è necessario che qui scriva li 
passi se puoi vegnir nel Friul; et tamen tuti questi vien ad uno loco chiamato 
Cargna. 

Lo primo è lo passo di la Chiusa, dove è uno castello, et è castelam Andrea 
Dollin con page 30 $ el qual castello è sopra l'aqua di la Fella mia XXX lon- 
tan di Udene, e sopra mezo va in Elemagna, et puoi andar con cari. 

L'altro è il Monte di Lanza va in Cargna} è mia 40 lontan di Udene. 

Monte di Santa Croce mia 50 lonlan di Udene. 

Collina mia 60. 

Monte Mauria dove nasce el Taiamento, va in Cadore, mia 60. 

Et in tuti questi lochi non puoi andar altro che uno cavallo. 

El fiume di l'Izonzo è mia 4 8 luntan, vien dil monte de Moltas, et va a 
Ples, eh' è una valle; poi entra apresso el castello de Tulmia, poi in Canal di 
Ronzina, poi apresso Goricia, demum a le Citadele, et buta poi in mar. 

Questi sono li castelli in la patria di Friul eh' è di castelani che anno ju- 
ridition civil. Le apelation di le sue sententie vanno al Locotenente di Udene. 
Et prima scriverò quelli sono da la banda di qua, et quanti mia è lontan di 
Udene: 

Strasoldo . mia i 4 

Castel di Prope » 1 2 

Castel Varino ...» 1 2 



— 135 — 

Madrize » 12 

Arijs » 14 

Pers » 9 

Mels "8 

Ragogas » 14 

Coloredo • ' "7 

Archiam » 10 

Fontana bona » 5 

Zelgiam » 9 

Chiavriam "9 

Pramper « 10 

Tercentum « 12 

Atimus » 1 

Sovergnan "8 

Pertistagno » 8 

Zuche Cuchagna » 8 

Cormos dil Conte di Goricia » 1 2 

Questi sono da la banda di là: 

Pinzam mia 16 

Castel Novo dil Conte di Goricia "17 

Spilimbergo « 16 

Valvazom » 20 

Zopola '.....» 22 

Cusam ..." 22 

Prodolon . « 22 

Cordeva » 24 

Salvaruol » 30 

Fratina "35 

Torre » 20 

Pordenon dil Imperador "21 

Porzia » 2 5 

Brugnara » 30 

Medum . » 32 



— 4 36 — 

Fana . » 32 

Moniago « 33 

Morial " 3 * 

Queste sono le Terre dil Territorio: 

Agulia overo Aquileia m ™ 2< > 

Cividal d' Austria " * ° 

Gemona "15 

Venzon "48 

Tolmezo " 25 

San Daniel ...... 12 

Fagagna •> 8 

Maram « 20 

Monfaleon. " 25 

Que'sono da la banda di là: 

Saccil mia36 

Caneva .....-••• " 38 

Cordegnam " 

Aviam 26 

San Vido " 20 

Porto Gruer " 30 

Questi sono Prelati che poi tegnir raxone: 

El Vescovo di Concordia mia 3 1 

Capitolo di Aquilegia " 20 

Capitolo di San Fiel " 20 

Propositor di San Stefano ' 20 

La Badessa di Golia " 20 

Capitolo di Cividal d'Austria . ......•■•• » i0 

Monege di Cividal " -1 ° 

La Badia di Rosacio , « 4 



— 437 



La Badia di Mozo » 25 

Propositor di Cargna « 30 

Badia de Suniaga "25 

Badia di Sesto » 2 5 

Capitolo di Udene » .... 

Da Udene a Cividal d'Austria è mia diexe. Uno mio lontan di Udene si 
trova uno torente chiamato la Torre, è vinti mia longo, e mezo mio largo, dil Torre torens 
qual vien le Bugie passa per Udene \ poi si trova la villa di Bemanzaz:, et se 
intra in Cividal per la porta di San Piero, dove erra uno epitaphio in marmo 
di Frane. Trum, fo ivi Proveditor a tempo di Turchi. 



18 



EX CMTATE AUSTRIE 



civitatis Austriae \jividal di Austria è uno castello el qual antiqui tus cussi si chiamava di 

dcscriptio x 

Austria perchè una Regina di la Cha di Austria lo edificoe. A quatro porte: 
San Piero, novamente fata, dove è di inarmo scripto uno epitaphio, zoè: 

Fr. Tronus oiim Francisco Throno Ludovici F. Presidi merito ex Civitatensium decreto 

M.C.C.C.C.LXXXII. 

L'altra è quella dil ponte j la terza la Bresana; et poi di San Domenego. A qua- 
tro borgi, et il più bello è quello di Porta Bresana, dove etiam è uno altro 
epitaphio di 

Epit. Fr. Troni Frane. Trono Ludovici filio gratum Presidi Civitatenses merito posuere. 

Corpus s. Donati Qui è il mercado di sabado. A Domo anticho dove è il corpo di San Do- 

nado suo prothetore, dove è Prelati numero 50; et è belissima chiesia. A uno 

Pakcium e. Austriae palazo in la terra anticho et grando, inhabitato, dove habitava el Patriarcha 
che erra signor di la patria, el qual al presente è dil Comun. Questo ca- 

Magistrati civitatis stello circonda mia tre } à ville 160 (sic) soto di si ; si governa a comunità ; lì 
è uno gastaldo à la gastaldia di San Marco a fito per ducati 700 a l'anno, et 
tra lhoro citadini nel suo Conseio per numero 32:, et ogni anno si mudano 
questi dil Conseio. Elexeno per mexi 6 do Provedadori i qualli sono li capi 
et zudexi deputadi al criminal:, et conclusive tra lhoro fano li oficij, et si 
elexono, et governano bene . In mezo di questo castello li passa una aqua 

Madison fluvius chiamata Nadixon, vien di questi monti di Schiavonia, va in l'Izonzo, corre 

Pons lapidcus velocissimamente ; et sopra di dita aqua è in Cividal uno ponte marmoreo 

molto alto, in do volti sopra uno saxo, longo passa 34, in tuto 40:, et atorno 
il ponte è ferri per apuzarsi; in fine belissimo ponte $ et la terra è meza di 
qua et meza di là di dito ponte. Quivi alozamo in una caxa sopra la piaza. 
di Bortholamio dila Coiam, dove dormisemo, et ben tratati a spexe di la Co- 
munità; forno molto onorati. Questa terra è a confili di l'Imperador, Duca di 



— 439 — 

Austria, Episcopo di Pomber (sic), et conte Bernardo di Goricia. Quivi viti se- 
pulture di zudei antique de za anni do amilia; et fuora di la porta di Ci vi- Tumula Judeoi 
dal è una aqua chiamata el Rosimian , va nel Nadixon, la qual, ut dicitur, Rosimianus n. 
parte la Italia da la Schiavania; ergo in fino a la fin de l'Italia son stado. °™ sio llaliaf 

Or de qui a Rozazo è mia 6 ; si ense per la porta dil ponte, et mia 3 si 
trova Azano; poi cavalchando per monti si ariva a la Badia di Rozazo, el qual Abbatia Rozacij 
è uno castelleto situado sopra uno monte, et dentro vi è una chiesia con 
una abbacia, erra in comenda al Cardinal San Marco Patriarcha di Aquileia; Cardinaiis s. Marci 
dà de intrada ducati 800. Erra solimi frati VI di l'Hordene di San Benefo, 
et la chiesia sub nomine Scinoti Petri, dove è la sepultura di quel Conte di Ecclesia s. Petri <ie 

Rosacio 

Goricia che dotoe tal loco de intrada et dete ducati 4 milia. Qui è perfectis- 

simi vini , come etiam a Cavaiom in Veronese, et, ut dicitur, ivi sono li mior Vina optima 

de Italia . Qui disnamo , poi mia 4 fino a Cormons castello dil Conte di Gori- Cormons castroni 

1 Comitis Goriciae 

eia: la villa è al basso, fa fuogi 50, et il castello è sopra uno collefo; et pas- 
sato prima una aqua si chiama Udrì de Muz, la villa di Corno, visto uno pi- 
lastro dove è pinto San Marco, dove è li confini con Goricia ; et benché dito 
Conte sia feudatario di la Signoria, qui a Cormons è uno gastaldo dil Conte . 
Poi si vede la villa di la Mossa: poi Lucenis etiam vidi, dove Turchi corse 
quando fo roto el nostro campo, et amazato messer Hironimo da Novello Gu- Hir. Noveiius Guber- 

nator exercitus 

bernalore di l'exercito, et Proveditore si ritrovò nostro Zacaria Barbaro di Zacarias Barbaro 

Provisor 

Mathio fiul. Or tandem arivamo al ponte di l'Izonzo, el qual erra di legno; 
visto dove et il modo fo roto el nostro campo, quando fo amazà Jacomo Ba- 
doer patricio, et condutier nostro, et dove Turchi passò a guazo l'Izonzo; ei 
etiam Io vi vidi'passare di quelli erra in nostra compagnia ; visto di lontan 
mia uno Goricia, el qual è sopra uno colleto, par assà bella \ poi mia 6 caval- 
chamo, si trova la citadella di Gradisca: visto prima li repari fati del 4 47 9 
per li Turchi; visto l'aqua del Yipao vien di Carssa,va in l'Izonzo ^ el vislo la *q«a V 'P»' 
villa di la Maniza che erra belissima, ma tuta al presente brusada da' Tur- Villa Manize 
chi; visto Fara dove si alozoe el Conte Carlo. Or inlradi in Gradiscila per una Comes Carolus 

' * Bi'uchius 

porta nova. 



— 4 40 — 




Gradiscile descriptio 



Gradisca è una citadela novamente da' nostri contra le incursion barba- 



ri'. Tronus olim 
Gradisene Provisor 



Arx Gradiscile 



Geoigius Summarip- riche fabricata. Erra Proveditor a farla fabricar Zorzi Summarippa veronese, 

pa Provisor 

con alcuni fanti 5 et sopra una porta dove intramo è uno epitaphio, zoè: 

Franciscus Tronus Alovisij F. Provisor primus. 

Qui in questa citadella è una rocha con uno castelam con page \ 0, qua- 
dra et bassa , et al mio juditio poco forte , novamente fabricata ; et sopra la 
porta di dita rocha è questo epithafìo : 

F. Tronus Alovisij F. Provisor primus arci Henrico G. Architecte Do- 
mimi jus su finem f ecere 4 482. 

Et le mure di questa citadella continue si lavorava; et le mure e turioni 
è in triangolo; à do porte, et da tre bande è aqua per el l'Izonzo eh' è ivi vi- 
cino: et sopra una porta è questo epitaphio: 

Gradiscam Viculi appellatione Turcorum incursionibus opposìtam con- 
didere Veneti. Francisco Trono Alovisij filio Provisore primo. 

De qui viti il monte di Medea, el qual vien dito è quello di la fabula di 
Jaxon De qui a Monfalcon è mia cinque. 



Nota epigramma 
Fr. Troni 



Mons Medeae 



Dir^T/v^^fc» 




EX MONTE EAIC6N0 



lyxonfalcon castello dove erra vice Podestà Marsilio Contarini, per esser 
morto suo suosero Almorò Lombardo. Questo, chome si leze ne le historie, fo 
edificato da Theodorico re di Ostrogothi, chome scrive Justino; et di qui a 
Cividal d'Austria è mia 36. A una chiesia di Santo Ambruoso; la terra è al 
piano, picola, et è bislonga 5 à sopra il monte uno castello ; erra castelam Marco 
Antonio Marcello di Fantin fiul, con page XI; el qual castello è tondo. La 
terra à do porte: una si chiama di soto, l'altra di sora, la qual si tien serada 
et non si adopera se non una ; non si fa mercado ordinario ; pocho luntan di 
qui è Sdoba f. dove è assai ostrege et perfettissime ; le fosse di la terra sono 
piene di erba ; il palazo dil Podestà è apresso la porta, et la loza è dentro di la 
porta di la terra, apresso il ponte dela fossa. Questo a ville . . . soto di si. 



Montis Falconi des. 
Marsilius Contarono 
Vice Potestas 

Theodoricus Ostrogo- 
thorum Rcx 
Ecclesia S. Ambrosij 

Castrum Montis Fal- 
coni 

Marcus AntoniusMar- 
cello castelanus 



Sdobani 



MARAN 



Antonius Canali? U'i Monfalcoii a Maran è mia 20. dove erra Podestà Antonio da Canal; 

Mnrani Potestas 



Di 

et di qui fino in Aquileia è mia 9: et prima si trova Aviam, Piers fmmicello. 
Mondina il. e l San Zilio: si passa tre aque a guazo: la Mondina, l'Izonzo. et una altra il 

nome di la qual ignoro. 



EX AQUILEIA 



x\.quileia cita antichissima, situada lonzi dil mar Adriatico mia XV, oli in Aquiieiae descriptio 
potentissima et grande cita, nunc pene deve lieta est, et habitata da Canonici 
numero XXIIII, i qualli officiano la chiesia cathedral, et da alcuni pescatori, Ecclesia cathedraiis 
et pochi per esservi cativo aiere, et gli habitanti anno utplurimum ciere zalle, 
et sono amallati il più dil tempo . Qui par le vestigie di le mure tute rote, et 
di aqueducti erano. Si trova molti epitaphij antichissimi, che dimostra quanto Aquaeducti 
Aquileia fusse anticha. A una chiesia mazor bellissima et grande, la qual è 
tuta salizata di marmo, zoè di sepulture, con letere antiche di sopra; et à uno 
aitar grande con una Nostra Dona di marmo, la qual à fatto assà miracoli un- 
tiquitus. Ancora di soto è una altra chiesia di San Hermacora et Fortunato, Ecclesia s.Hermacere 

et Fortunati 

dove soto l'aitar grando giace li lhoro santissimi corpi; et questo sono soi 

prothetori. Qui viti ima + anticha, et havea li piedi ficadi con do chiodi. Que- Crux Aquiieiae 

sto dico perchè tute utplurimum le + antiche anno quatro chiodi, et queste 

moderne solum tre: non so la varietà. Qui in Aquileia vene San Marco Evan- dìvus Marcus 

gelista, venuto di Alexandria, a predicar; et converti quelli Aquileiesi, et qui 

scrisse li Evanzelij, et il suo libro di sua mano è qui nel santuario, et fo fato Uber divi Marci 

Prothopresul di San Piero ivi, et in queste parte converti San Hermacola, el 

qual fu poi so discipulo. Ancora di Aquileia fo Cromato, al qual San Hironimo Cromatus Aquilicns. 

scrisse; et nota che qui nel santuario sono assà corpi di Santi, videlicet: 

San Zoilo 

Santi Canziani 

San Grisigono 

San Proto 

Santa Anastasie 

Santa Canti 

San Cantian 

Santa Cantianila 



— 14 4 — 

San Proto (sic) 

San Vito 

San Modesto 

San Cresentio 

Santa Curia 

San la Mussa 

San Hermacora 

San Fortunato 

San Felice 

Santa Fortuna 

San Herniogene 

San Fortunato 

Santa Eufomia 

Santa Dorathea 

Santa Tecla 

Sant' Erasma 

San Zen et soi compagni 

La maxela di Santa Orsola 

Santa Felicita con 7 fluii 

San Grisogono martire 

San Zoilo confesor 
Bacuius s. Marci El baculo dete Christo a San Piero, poi San Piero a San Marco, el qual 

è di legno, ma non si poi intender di che legno. 

Parte di la camisa di la Nostra Dona. 

Et molte altre reliquie di Santi. 
Athila flagellimi Dei Questa cita di Aquileia fo ruinata a tempo di Athila flagellimi Dei. Qui 

Aqua Natissa apresso core l'aqua di la Natissa, et vien per mezo la cita, et buta in mar, 

Paiadum Aquiieiae per la qual si navega Qui è uno palazo grando et anticho et bello, fu dil 
Patriarci^ hora è discoperto et dirupto. Inter celerà si vede tre magnifiche 
Theatrum capelle tute dipelile, una sora l'altra. Qui par le vestigie di uno theatro: vi- 

sto la torre di Y Arena, et una aqua chiamata Amphora, che di la Natissa si 
va ne la dita aqua : si trova uno aqueduto mal conditionato el roto, ut di- 
citur, longo mia 7. 

Aquileia è lontan di Udene mia XXX. Qui la setimana santa ogni anno 
Jubiieum vei indui- è jubileo plenario, et è la fiera. Qui a la chiesia cathedral vidi uno anello di 

gentiam Aquiieiae 
Anellus fereus 



— 145 — 

ferro, el qual vien dito che movendollo etc. si cognosse si sono nulli legiptimi 
overo bastardi. 

Qui nui alozamo, per disnar tanto, al monasterio di S. ta Maria extra mu- Mons s. Mariae 

extra rauros 

ros, dove è monache dil Hordene di San Beneto, etèanticho monasterio } et in 

chiesia trovamo tal epitaphio : fcpitapnia inventa 

Imp. Caes invictus Aug. Aquileiensium restitutor et conditor viam 

quoque geminam a porta usque ad pontem per tirones juventutis novae Ita- 
licae suae dilectus posterioris longi temporis labe corruptam munivit ac 
restituit. 

Ancora in questa chiesia con Pylades nostro trovamo uno epithaphio anti- 
quissimo (67 j atorno il coro $ judico za gran tempo non esser sta potuto lezer; 
ma nui con gran fadicha, con aqua fregando le piere, lo lexemo; el qual è 
questo : 

Atiliae Onesimeni cum qua vixi annis XV coniugi carissimac C. Julius 
Epictetus qui et fato vivus posuit et sibi si quis post dua corpora posita 
hanc arcani aperuerit aut exacisclaverit et aliut corpus posuerit in fle- 
tibus con HSC. (sic) 

De Aquilegia a Porto Gruer è mia IO, la qual è cita, et è vescoado. Erra Portus Gmanus 

Podestà Nicolò da Mula. Nicolaus de Mula 

Potestas 

Tornati che nui forno a Monfalcon la matina, mandate le robe a le barche 

mia do lontan: visto prima li bagni di Monfalcon chiamati , mon- Baidea MontUfaiconi 

tamo in una aqua, in barcha di peota, per andar in Cao d'Istria:, et questo 
fiumicello buta in mar, si chiama Fontanelle. Or per non esser tempo fo nec- Fontanelle 
cessano aspetar, et alozar a San Zuane dil Timavo, loco delo Imperador. s. Joh. de Timavo 
Quivi vedemo li nove fonti che Virgilio nostro scrive: Virgilius auctov 

Antenor potuitj mediis elapsus AchiviSj 

Illyricos penetrare sinus atque intima tutus 

Regna Liburnorum, et fonte m superare Tintavi; 

Unde per ora noveni vasto cum murmurc montis 

It mare proruplum, et pelago premit arva sonanti. 
Queste sono nuove boche vien di uno monte, alcune dolze, et altre salse. 
Qui vicino è il castello di Duin sopra il monte, tenuto per l' Imperador; et li Castrum Duini 
sta Capetanio, el qual, inteso chome ivi erra li Synici capitali, mandò a pre- 
sentar alcune cosse. Queste fontane dite di sopra vien di uno monte podio 
lontan di lì, et mezo mio lontan intra in mar. In questo loco nui convenisse- 

19 



446 — 



Epit. inventa 



Belguarduni 



Trieste civitas 
Sinus Tricstinus 



nio dormir in barena, per non esser lozamenti. Sono assà todeschi, et di qui 
a Cao d'Istria è mia XXV. Qui è una chiesia fabricata di novo, perhochè in- 
tender si dia che questo San Zuane è una villa, et in tempo di Turchi che 
vene in Friul fo vastata et mal conditionà . Qui a questa chiesia vidi tal le- 
tere antiche, zoè: 

Spei Aug. G. Sacconhis Varrò trib. coh. imiliariae delmatarumM.V.S. 

Item uno altro pur lì apresso: 
S. A. I. Prosai Aquilini Vilici Augg. et Titi Juli Julia Stratonic. V. S. 

Et dovendo il zorno per il tempo cativo dover star lì a San Zuane, dili- 
beramo alcuni, zoè Sanuto, Pisani, Io et altri dotori, in una barcheta andar, 
mia do in mar, a uno scoglio, sopra clil qual par le vestigie di uno castello 
che vi foe, overo torion tondo et tuto mazizo, chiamato Belguardo. 

Quivi è dito, avanti nostri avesse el Friul, fece fabricar uno ponte andava 
in terra apresso Monfalcon. Or dismontati, di lì a pocho vene uno grandis- 
simo murmur di mar, et si levò fortuna, adeo fo neccessario di andar di sopra 
dita torre:, el colfo di Trieste cativo mostrava fortuna, adeo fo neccessario 
al Vituri collega di dover mandar una barcha di peota per nui: ergo etc. la 
matina montati tuti in dite barche, Io con gran nausea, partimo per Cao 
d'Istria, et quivi, a terra terra via,vedemo da longi la cita di Trieste di l'Impe- 
rador, dove za per nostri fo combatuta^ et cussi arivamo con prospera naviga- 
tion in Cao d'Istria, et lassamo il cavalchar. 



AfiRO HISTB1ENSI 



H 



istria region cussi chiamata, et avanti el tempo di Cae. Aug. Italia (sic) Histne descriptio 
era dita, et è ultima region de l' Italia fine et termine, et comò Plinio in libro PHnius de Naturali 

Historia 

de Naturai Hystoria scrive, esser questa insula per latitudine mia 40, et il 

circuido 1 2 5 . È Aphormion fiume, ozi Risano chiamato, poco luntan di Cao Risanus nuvius 

d'Istria, dove è l'ultima parte dil colfo et territorio di Trieste, fino al Phanico Phanicum sinum 

nunc Quarnarium 

che Quarnario è nominato, nela concavità intima dove è Castel Nuovo over 

el fiume di l'Arsa, licei sia via difficilima et per monti ardui, ma breve, 

et è apena 40 mia. El circuido che il mar li bate entro ali liti de Histria è 

mia i i 5, et li va atorno. Questo è mirabile, che a tuti le terre et castelle di 

l' Histria dispartendosi, è mia 100 fino a Veniesia, et maxime Cao d'Istria, 

Pyran, Parenzo, et Puola; et cadauno è distanti da l'altro non pocco. Adun- 

cha, comò di sopra ho narato, dal Rizano fino al promuntorio di Quarnier 

è chiamata Histria qual scrive Plinio } ma, chome Justino ex Trogo Pompejo 

vuol, questa, insieme con la patria de Friul , fu chiamata Japigia , et che li Japigia olim 

Argonauti, che erano habitatori apresso il Danubio fiume dove è dicto Histro, 

et venendo in queste parte, per amor di la loro patria, Histria nominorono: 

et è luntana di Monfalcone mia : et perchè Cao d' Istria è la magior cita, la 

descriveremo ut vidi. 



EX JUSTINOPOLI 



Descriptio Justinop. 
Justinus Imperator 

Capraria et Pullaria 



Eclesia cathedralis 



Lapis marmorea 
inEcclesia cathedral. 
Corpus S. Nazari 



EpiscopusValaressius 

S. Dominicus 

S. Franciscus 

S. Maria de Servis 

S. Clara 

S. Blasius et Catol. 



Petrus Paullus Var- 
selius Juriseonsultus 



Nicolaus de Pisaro 
Potestas et Capit. 
Laurentius Pisanus 
Camerari us 



Castrum Leoninum 



Ijao d' Istria cita prima de V Histria, dimandata Justonopoli perchè Ju- 
stino, fìlgio di Justiniano Imperador, et succesor ne l' imperio paterno, in que- 
sta insula alora Capraria, et era chiamata Pullara, edificò una cita: la ca- 
gione di la edifìcation di la cita ne le hystorie se lege: che per la natura 
dil luogo, li populi Histriani, che per diuturne incorsion era da' Barbari agi- 
tati, fuseno futi et seguri: et questa nel tempo di la guera tra la Ill. ma Signo- 
ria nostra et Genovesi, che fu acerima, fu presa et venuta in sua potestade, dai 
qual fu brusada, dirupta, et mal condicionata; ma quamprimum fu recupe- 
rata, vene in cresimento chome ène; et è posta nel mar, eh' è Colio dicto di 
Trieste ; murada atorno, et è quadra ; a i 2 porteli, casizata bene, et in si forte. 
A piaza grande, con strade large et di alquanto disender. A il Domo su la 
piaza, per mezo el palazo dil Podestà et Capit. , non compido, et è di piera 
viva; etiam tute le caxe. Qui al aitar grando è una piera di marmoro sì exce- 
lente, che la straluce con una candela etc. E in questa chiesia el corpo di San 
Nazaro patron di la cita, et à una campana mirabile et di son incredibile. El 
vescovado è lì apresso; è vescovo D. Jacomo Valaresso, à de intrada ducati 
ducento. Ne son ancora S. Domenego, S. Francesco, i Servi, Santa Chiara, et S. 
Biasio Catoldo (sic). Quivi è assà vin, et sono le vigne basse in terra, non chome 
altrove avemo visto; et olgio per esser molti olivari: si fa ancora assà sai, et 
le saline è atorno, adeo che'l vai soldi cinque el sacho, et spazano a cavalli 
che vieno a tuor longe, oltramontani . Et de qui fu ornamento Piero Paullo 
Vargelio jurisconsulto, philosopho et eloquenlissimo qual per le opere sue di- 
mostra. Era Podestà et Capit. , sta 4 6 mesi, Nicolò da Pesaro di Antonio F., et 
à Camerlengo Lorenzo Pisani di Lunardo F. ; et la Kamera dà de intrada du- 
cati . . . El Podestà à cancelier et cavalier; et di questa terra se parte uno brazo 
di tereno longo mia uno, et largo X passa, arente el qual, per saline, barche non 
si poi acostar: et nel mezo è una rocha validissima, dieta Castel Lion;etper te- 



— 449 — 

restre oppugnatone lì è posto presidio } et à do porte con le fosse et ponti, 

per la qual al mezo si convieni passar. Lì va castelan veniciano; era Alovi- aiovìsìus Superan- 

tius castelanus 

sio Soranzo con page 4 0, et sta 32 mesi. Et de qui a Muge, ch'è di so- 
pra Cao d' Istria, dove era Podestà Alovisio Belegno, è mia 4 0: et sequendo pur aiovìsìus Beijgno 

< 0XCSX3.S i.*I Uste 

la riva, è mia cinque fino a Isola dove era Pretor Ferigo Taiapiera: et altri ' sola y icui » . 

; Federieus Taiapetra 

cinque è Pyrano a la cui descriptione vegniremo. Isolae Potestas 



EX PYRàNO 



Pyrani descriptio 

Casti-um S. Georgij 



Nota haec Lector 



S. Georgius 



Alovisius Sagredo 
Pyrani Potestas 



Lucas Delphinu 
Potestas 



Ecclesia S. Michaelis 
Ecclesia S. Francisci 



Tiiremis Landa 
de Zatb 



Presbiter Balsaminus 
de Pyrano 
Salbua 



Ayram è circondato di mure licei siano debele, anno alcune muralgie, so- 
pra el monte signoriza la terra, et al mezo è uno castello chiamato San Zorzi, 
et è forte, ma non è tegnudo con niuna diligentia, et da una banda è la mon- 
tagna ratissima, acleo eh' el mar li bate dentro et non si poi acostar per la sua 
alteza. A tre porte da terra ferma: Marzana, San Nicolò, et Ponti 5 à tre altre 
principal a la marina, et ne son molte de private persone, le qual sono ubli- 
gade nel tempo di guerra stroparle. A el muoio a la piaza, et sopra dieta piaza 
è do stendardi; miravelgiai di do^ loro mi disse esser voiuntarie venuti soto 
S. Marco et tute le suo lode ; et quello che à S. Marco, è sculpito tal letere: 

Aliger ecce Leo j terras_, mare 3 sydera carpo. 
Et soto San Zorzi, eh' è patron di Pyram, et à una chiesia sul monte bellissi- 
ma, è scripto: 

JVostris tuta manes precibus, Pyranea tellus. 
Et soto Alovisio Sagredo olirti Podestà ène: 

Sagredo Ludovice_, decus Ubi tutor honesti. 

El muollo, chomo ò dicto, è picolo:, lì sta barche sollamente, et à nel En- 
trar do torre, una contra l'altra, et il palazo del Podestà, era Luca Dolphino 
di Antonio fluì , et già vi fu Marin Sanulo avo nostro, di cui de sopra in molti 
lochi habiamo scrito. Et una chiesia picola di S. Michiel sopra la piaza, et San 
Francesco; poi le caxe è di piere vive, et tuta è piena 5 fa fuogi 700, anime 
7000, et 600 homeni da fati. Qui è bon et perfeeto viver. A do marine, una 
di terra, l'altra sabia, et è porto dove va gallie et nave^ et già i' viti, quando 
vi fui, la galia di Piero Landò F. dil R. mo Monsignor Patriarca de Constanti- 
nopoli, de pelegrini, esser per fortuna a pericolo de rompersi. De qui è Arzi- 
prete Pre' Balsamin, et la Comunità à zudesi etc. Mia 28 è fino a Parenzo:, si 
trova mia do la Ponta di Salbua, dove è una picola chiesiula. Et del M.C.LXX VII, 
de mazo, essendo venuto a Veniexia nel monasterio di la Carità, et fugito di 



— iòl — 
Roma, Papa Alexandro V.° (sic), et da' Venitiani, dapoi inteso, recevuto con Ystoria Alexandre 

tertij Pont. Max. 

honor mirabile:, et questo vedendo lo Imperador Federico Barbarossa, contra Federicus Barbarossa 

Imperator 

Venitiani aparechiò meravelgioso exercito, et armò galie 75, et fono armate 

im Pulgia, Cicilia et Calabria, et fece Governador et Cap.° suo fìol Oto, cui ottho imperatoria f 

era galgiardo et exelente, et cum questa armada pervene in l'Istria per ve- 

gnir a Veniexia; ma Sabastiano Ziani, qui tunc temporis Doxe era, si mese in Sebastiana Ziani 

Venetor. Dux 

hordene con galie 30 ben im ponto, et andò a Pyran, driedo la Ponta.de Sai- 
bua, et li stete in arguaito con bone guardie; et venuta l'armada del Impera- 
dor a parte a parte, che non era tuta insieme: ma cussi comò l'armada ni- 
micha vegniva a voltar questa Ponta, trovava le galie venitiane che contra 
combateva:, et cussi fo principiada la guera, et ne mori molte zente et si Victoria Venetorum 
anegò, preso el Capit.° Otho, cavalieri et paroni menati a Venecia fu ca- 
gione di la paxe et dil ben dil Papa. Ma dapoi tre amia è il promuntorio di Promuntor. Saivodi 

Humagum 

Saivodi: et tre, Humago eh' è bel loco, era Podestà Luca Michiel; et 5, Cita Lucas Michael 

' ' Humagi Potestas 

Nuova, già Emonia dieta, era Podestà Marco Antonio Marcello di Beneto F. : M - Anton. Marceius 

Emonie Potestas 

et qui poco è el porto de Quieto, dove fu posta la nave di Argonauti , scrive Portus Q uieti 
Plinio etc. 



EX PARENO0 



Parencij descriptio 



P. de Mulla oliin Pre- 

tor 

M. Mauroceno 

Joannes Corario 

Filippus Taiapetra 
Parencij Potestas 
Ecclesia S. Francisci 

N. Francus Episc. 



Ecclesia S. Nicolai 



Vallis-Montona 

Castrum Orsere 

Castrum Rubini 

Zanotus Calbo 
Rubini Potestas 

Hemus 

Ecclesia S. Andreae 

Campi Polarum 



arenzo citade anticha, situada sul mar, et da tre bande il mar li paté, 
è quadra, à do porte da terra, et tre de mar; fa fuogi 450:, à tre torioni da 
la banda di terra: uno fato al tempo di Piero da Mula di Beneto F. era Po- 
destà} et questo è tondo, et varda versso il mar: l'altro di Marco Moresini di 
Pollo fiol, et Zuan Corer di B.° F. , fu qui Pretori. La piaza è picola, et la 
stantia dil Podestà è sopra el porto, era Felipo Taiapiera di Hir. mo fluì; à una 
chiesia di San Fran. co , et el Domo antiquissimo, con el vescovado, è adornato 
di Episcopo Nicolao Franco, à ducati 500 de intra; huomo excelente et pien 
de ogni virtute. Poco luntan, zoè per mezo Parenzo uno trar d'arco distante, 
è la chiesia di S. Nicolò di frati, qual ozi è a Lido in la inclita cita di Vene- 
zia-, et è un campaniel che già si facea fuogi, et respondea a quello è a Lio 
De qui si parte infinite galie et nave, per esser bono porto , et da tuor el 
parizo prefecto (sic); è loco di gran passo et di buono mercado. È luntan di 
Puola mia 35 per aqua, et per terra 300; si vede Valle et Montona, ma per 
aqua si trova, mia 5 luntan, Orsera castello sul Montebello, et è dil Vescovo, 
et à in quello jurisditione in civil et criminal : ; poi altri cinque è Ruigno su uno 
colleto arduo di natura, et la terra circonda el monte; era Podestà Zanoto 
Calbo: demum è mia 25 fino a Puola ^ si trova la vila di la Fasana è belissi- 
ma, et una fiumara dil mar, va 8 mia entro, chiamata Hemo; et per scolgi si 
va, et vedesse su uno el monasterio et chiesia di S. Andrea, e vi stano frati di 
S. Francesco:, se intra poi ne li campi cussi chiamati di Puola 



EX FOLA 



Jtuola cita antiquissima, et fu colonia de Romani, de l' Histria et tuta Ita- Poie deseriptu> 
lia ultima cita; et Pola è vocabulo greco, quasi basta a poner fin a l'Italia. È 
murada con mure antiche debelissime, et uno colleto in alto, ne la cita cir- 
condato, dove di sopra è caxe ruinade et dirupte. A porte n.° 9 in tuto: la 
porta Rata, San Zuane, S. la Uliana, de Olmo, la Becaria, Nuova, Portelo, Sta- 
vagnaga, de lo Domo. 

A una piaza granda sopra la qual è il palazo dil Conte, et era Conte Fan- paiacium comi ti? 
tin Valaresso di Batista fiol :, et qui è porto perfeto , torniato di monti ; et à p ie comes 
Domo apresso la chiesia di S. Tomaso dove di soto tuto diremo; è vescovo Ecclesia s. Thome 
uno da Cha Orsini, à de intrada ducati 300. Episeopus Uissinus 

Ma per esser anticha, fuora di la porta de S. ta Maria Alta (sic) monstra ve- 
stigie: è uno Amphiteatro, overo Rena, belissima, di grande fama et lavor, cossa Theatrum Poi. 
mirabelissima. È tondo in tre soleri, con 70 volti, et quatro porte; in mezo 
è terra, et sta im piedi solum le dite alle^ et è chome qui è pynto. 



E ancora da l'altra banda di qua di la terra è alcune muralgie di uno pa- Paiacium maquis* 
lazo anticho belissimo, et a descriver molto degno, ruinato. cossa excelente; 
et di gran inzegno forono chi l'edifìcoe! Et a una porta, Rata chiamada, è un Porta Rata 
arco triumphal mirabelissimo, con tal letere, et è chomo porta: Arcus triumphalis 

Salvia Postuma Sergi de sua pecunia. Nota epit. Poi<- 

Et in alio loco: 

Cn. Sergius. C. F. Aed. II. Vir. Quinq. 
Et in loco alio: 

L. Sergius L. F. Lepidus Aed. Tfì. MIE LEG XXX X 
Et in alio loco: 

L. Sergius C. F. Aed. II. Vir. 

20 



— 454 — 

Et etiam: 

Salvia Postuma Sergi. 
in platea cptt Et sopra la piaza in la fazà di una caxa apresso el palazo dil Conte, anti- 

cha et di marmo intalgiata, è tal scripto: 

POST DARIVS REX MENELA VS procex (sic) . 
Et ancora: 

Pro Rex Daris fuerunt facto (sic). 
Pila aque sanete Et ne la chiesia di San Tomaso eh' è apresso, et a' lai dil Domo, è una pi- 

tela di aqua santa, antiquissima, par una concha; et etiam nel Domo, dove è 
una altra quadra con putini di sopra intalgiadi, mirabilie-, et è: 



Mirimi epitaphium 
vidi 



Quarnarium 



Arsa fluvius 



Hironimus de Mula 
Raspi Capitaneus 
Andreas Bondimerio 
Buie Pot. 

Castrum S. Laurentij 
Alovisius Capelo Po- 
testas 

Batista Diedo Portu- 
lar. Potestas 
Joannes Dolphino 
Grisignane Pretor 
Lucas Minio 
Pinguenti Potestas 
Petra pelosa 

Castrum Sdrigne 



Etiam ad uno aitar avanti è una piera marmorea belissima, era epithafio, 
et è in letere perfecte: 

Marcus Barbius Soter Barbiae Asclepiodorae filiae pientissimae. 
El campaniel di questa chiesia è in solari more antiquorum. Et in uno tu- 
mulo : 

Pater coni filia Frater et soror Socer et nurus hic tantum duo jacent. 

Ne sono infeniti epithafij,qual ne la mia opereta De antiquitatibus Italiae 
ho scripto 5 et sono ancora ne le chiesie tute epithafij (68). 

Et di questa citade, dapoi longo tracio, principia el Quarnier, va contra 
Rimano, over, comò Plinio scrive, contra Ancona ; et nel mar se prerupe, et fu 
chiamato Phanatico per la frequenta di le tempeste et insania ; et è dicto Quar- 
ner a multitudine cadaverum quae frequentibus ibi tempestatibus fiunt. Ma 
ritorniamo a l'Arsa, eh' è certo et notissimo fin de l'Italia a Liburni, et in mezo 
di Cao d' Istria et Quieto , è Raspo , dove lì va Capetanio , et è su monte for- 
tissimo, era Hironimo da Mula di Zuane f. : è mia 25 luntano di Capo d'Istria: 
etiam è ne li monti, lonzi dil mar, Buie, dove era Podestà Andrea Bondimier di 
Zanoto F.: ; i 0, Mimiano et S. Lorenzo dil Pasnadego, dove era Podestà Alvise 
Capelo; poi Portole, et ivi era Batista Diedo; demum Grisignana, eravi Pode- 
stà Zuan Dolphin. Ma in lochi di sopra è Pimonti o Pinguento, dove era Luca 
Minio di Nicolò F., 15, et Pierapelosa. Tuti questi castelli è soto Cao d'Istria; 
ma in mezo di questo spacio, tra Pierapilosa et Portole, è uno castello chia- 
mato Strignà , che fu già castello di Strydon , donde el glorioso Doctor di la 



— 455 — 
Chiesia sublime duxe origine: et molti prestantissimi homeni dissero Stridon Patria divi hu-. 

Doct. Ecelesiae 

non fu in Italia, imo in Dalmatia, et qual Plinio scrive, dove S. 10 Hironimo na- 
sete niun Italo vi fu mai , et che scrise in schiavon . A questo si li poi rispon- 
der, non io minimo de tuti ; ma Biondo in Italia Illustrata, ne la region di Biondus auctor 
l'Hystria, ne parla et dice: et non legiemo ne le hystorie, li Boemi, et cussi 
è vero, è a li confini de l' Hystria:, et già Sdrignà, sopra commemorato castello, 
era soto loro, ma poi fu preso et tolto da la loro gubernatione :, et in Calabria, 
ancora Abrutio, è la lingua germanica (sic), et è pur ne l'Ytalia!; et cussi que- 
sto etiam Verona et Vicenza, tere preclare et di costumi hornade!: pur in al- 
cune ville la theutonica lingua se usano più cha la Itala: sed lassiamo an- 
dar noi di questo. 

Or tra Quieto fino a l'Arsa, è su monticelli Montona dove era Sabastian Sebastiana Marcello 

Montone Potestas 

Marcello di Beneto fiol Podestà, et è di sopra \ ma di soto è Valle, era Podestà 

Francesco Minio di Nicolò F.: poi Dienan, era Jacomo da Cha Corner Podestà: Franciseus Minio 

' r D Valli Potestas 

et do Casteli,va Podestà mandato per Cao d'Istria, era Zuan di Verzi; et que- Dignanum 

1 ' * Duo castra 

sti soto (sic) pur soto Capo d' Istria : ma di là di l' Arsa sopra Quarner è Ai- 
bona qual noi discriveremo. 



EX ALBONÀ 



Aibonc descriptio xjJbona è situada su uno monte in zima, par uno falcone , belissimo ad 

veder da lonzi; circonda atorno mezo mio; fa fuogi 300, et 350 honieni da 

s. Justus fati: è il patron San Zusto, et à chiesia, zoè la magior. Questo castello va in 

asender con vie pericolose et mal da disender. Questo loco è picolisimo; à 
tre porte: la granda, di la Cisterna, et una altra non si adopera et è serada. 

Josaphat Leonus A una piaza picola; bruita stantia à il Podestà, era Josaphat Lion di Andrea F. 

Albone Potestas 

Qui è tuti Schiavoni, et non sano latin, cossa che a mi era miranda:, li vestiti 
Consilium Aibonen- de erizo: et vano Conseleio, et sono 2 4: le clone è magiche tute (69) ma vano 

Slum *>...' ai i >-i \ li 

Hiilieres magiche molto a la chiesia : et è solo una altra di S. Stefano. È bon mercado di carne: 

Ecclesia S. Stephani ' 

vai soldo i la lira; è assà bestiame; se afita el datio di la carne ducati 8. El 
Podestà sta 32 mesi, et à di questo castello 4 50 moza di fermento, do moza 
et uno (sic) staro, 150 moza de vin, 4 00 moza di biava, et 4 00 lire, et una 
mnona picgora overo castrone per ogni mandria, et è X mandrie. A Difianona eh' è 

uno castello mia cinque luntan, et è Podestà ancora de li et dà ragion, imo 
ogni quindece zorni è ubligato ad andar ivi; à de queloro moza 50 di tor- 
mento, moza 50 di vin, et 50 lire, et uno castron ut supraj et di Albona a 
Puola è mia 20, ma si passa uno ramo dil mar, dito S. Zorzi, è largo mio uno: 
Castrimi Maimarani poi si trova Marmaran casteleto murado, et li va Podestà di Pola. Ne è ancora 
Arsa fluvius una altra via è mia 30, ma più bona, si passa l'Arsa, fino dove va 8 mia et 

vaia Barbiana me | e ca p j n mare ; poi la villa de l'Imperador dieta Barbiana, et per monti 

aridi et crudi con diseza grande et pericolo; poi la villa di Ravarigo et Polla, 
a cui ritornar oporta a noi. Et questa region à patuto di molti affani, primo 
quando per Japigia fu dieta Histria; demum a Gothi, come scrive Justino 
hystoriagropho che regnando Teutona, dona prestantissima, li barbari pervene, 
et tuta di fero et fuoco vasto; poi a Justino alquanto restaurata; ma demum 
a la guera di Zenoa malmenata; et in bene venuta tandem, che Idio mante- 
gna, solo quello Dominio et quella Fede qual i' sono. 



— 157 — 

Havendo compito, Deo mihi graciam tribuente, el syndieato facto per li 
collega di sopra nominati, et compito lo itinerario nostro, et reduto a perfe- 
ctione tal quale ène, et lassiato di andar, secondo el consueto che era, a Ra- Kavena urbs 

Cervia urbs 

vena et Cervia, per le incursion erano ne le boche dil Po, qual per altri re- 
speti andati tuti, excepto Johanne d'Arbe advocato che andò in la sua terra, joanncs Arbensis 

causidicus 

a Pyrano, et è mia 4 00 fino a Veniexia, et fino a Caorle mia 50, si passa Pyranum 

a traversso el colfo de Trieste primo li Syndici con nui vi era, imo col Pisano 

Trusardo f. dil Conte Nicolin de Calepio cav. et scolaro, etiam Bernardino Trusardus Comes 

de Calepio eques 

Grasso doctor, Silvestro Rambaldo doctor, Henrico Antonio de Gothis vicentino Bemardinus Grassus 

Silvcster Rambaldus 

doct., Bort. di Maderno doct., et Federico Morecini cancelier, Pylades nodaro, J? eni ' , Ant - de Go »'s 

' J Bari, de Maderno 

la famelgia et io montadi ne le barche di peota, pilgiamo con la gracia di j^ericus Manroceno 
l'eterno Idio el parizo, visto Caorle è in aqua qual Veniexia, et Grado eh' è Capruie 

Gradum 

mia 20 luntan et è soto el Dogato, la bocha dil Taiamento, poi di la Livenza, p or t U s Liquemiae 

et è hostaria di S. ,a -(-: dormiti quella note in barella, la mane vegnimo den- Hospitium s. Crucis 
tro di Castelli, che fu adì tre octobre, et intrati ne la inclita cita nel tempo che 

le galie di Romania, era Cap.° Bort. Zorzi di F. f . et patroni Nicolò Pisani et Trireminm Romanie 

Bari. Gcorgio Pref. 

Jacomo Badoer, intrò dentro. Nicoiaus Pisani 

Jacobus Baduario 

Et adi quatro andati nel Collegio davanti il sublime Principo et Senato, 
per il terzo, Pisano, fu referito el proceso dil nostro syndieato; ma 8 zorni 
da poi, Marco Sanuto, huomo veramente degno, nel Mazor Conselgio fu electo Marcus saimi., 

de Rogalis elig. 

dil Consejo di Pregadi, i quali anno a consultar la terra: et bene meritò. Basti 
orma' la descriptione: fin faciamo in nomine Domini. 



Iiota (1). Candide Geme. — Di queste due signore, Candida e Gemma, che 
erano le amorose del Sanuto, si pai-la diverse volte nell'Itinerario. Sembra che il 
nostro Marin facesse la conoscenza di quest'ultima nella chiesa di san Francesco 
a Rovigo ; ma tace affatto il luogo del suo primo incontro con la Candida. Nel suo 
testamento il Sanuto si duole di non avere figliuoli legittimi; e fa menzione delle 
sue fie naturai Candiana e Bianca, la maternità delle quali spettava forse a Candida 
e Gemma. 

Nota (2). il tuo Marco Sanuto Syndico. — Marco Sanuto, il cugino di Marin, 
mori il giorno ventidue Aprile dell' anno 1505, e, come dice quest'ultimo ne'Z>ia- 
rii, morì con optima fama di savio e più excelente patricio che sia in questa terra stato, 
né saria. Il cavaliere Cigogna, nell'iscrizione terza della chiesa di san Zaccaria, ci 
dà delle bellissime notizie del nostro Sindaco, proclamandolo per « grand'uomo di 
» Stato e per dottissimo in ogni disciplina, ma principalmente negli studj dell'astro- 
» nomia, dell'aritmetica, della geometria, e in tutte in somma le parti matematiche 
» versatissimo. » L'elegantissimo monumento sepolcrale di Marco Sanuto nella chie- 
sa di san Zaccaria era compito, come da'Diarii riporta il Cigogna, il giorno 7 Apri- 
le 1509. 

Quanto al Sindacato inquisitoriale , il Sandi scrive: « Costumanza della Po- 
lì lizia Veneziana antica è stata questa di visitar con inviate Magistrature espres- 
» se li suoi Stati sudditi si marittimi che terrestri, ne lasciar senza rivederle sovra 
» i luoghi le direzioni ed i modi si de' Rettori Patrizj che li governarono tempora- 
li neamente, che de' sudditi singolarmente qualificati per fortune o per natali, e 
» però non sempre modesti, ec. ec. » 

Ho già detto altrove quanto debba per la stampa del testo Sanuto al mio ot- 
timo amico l'I. R. Bibliotecario di Padova, il sig. Tomaso Gar, il quale ora anche 
per le note mi concede un ajuto il più cordiale. Ora nella Biblioteca tanto degna- 
mente affidata alle sue cure avendo egli trovato un trattatello della creazione, 
delle attribuzioni e dello stipendio dei Sindaci di Terraferma molto curioso, mi 
propose di publicarlo qui come aggiunta al Sandi. E ciò faccio tanto più volentieri, 
che quella scrittura offre molte particolarità interessanti, come si vedrà hene dalla 
lettura seguente. 

Hoc igitur considerans Screnissimum Ducale Dominium Veneliarum , cutti 

de anno 1343, die 3 Septembris, creatum fuisset officium trium dominorum Audilorum ut 
audirent appellationes a sentenliis Venetiis faclis, quae per Advocatos audiebanlur , post- 
moderni talia negotia multipli careni ob quotidianam, nulu Dei, Status amplificalionem. , et 



necesse haberet de alio dominorum Auditorum officio providere; de anno ìgìtùr 1410, die 
ii Octobris, per Partenti captam in Majori Consilio, statuti et decrevit de creando et fa- 
ciendo novum officium Audilorum , cum liberiate omnia audiendi, prout continetur in dieta 
creationis Parte; quibus inter caelera commissum fuit officium Syndicatus , quod ire debe- 
rent omni et singulo anno semel tantum omnes tres ad omnes terras et loca a parte terrae 
ad quas vadunt Rectores cum illa libertate et authoritale Auditorum advocatorum, et Syn- 
dicorum, prout in dieta Parte continetur. Sed antequam ad illius offrii, aliarumque rerum 
omnium, quae ad normas ipsorum dominorum Syndicorum pertinent, descriptionem perve- 
niam, haec pauca summatim declarabo, quae eliam magis ampia in legibus comprehensa sunt. 
Scire et animadvertere in primis dominos Syndicos oportet , se repraesentare perso- 
nani Ill. ml Domimi nostri, cujus gravitatem et decus adimplere debent. 

Leges et civitatum statuta servare, et in tota juiisdictione Veneta omnibus populis 
humanitate et vultus hilaritate jura describere , et nihil non scriptum relinquere, et super 
omnia semper memoria retinere authoritatem maximam hujus prae stantissimi et excellen- 
t issimi Magistratus fidei suae commissi. 

Postquam capta est Pars quod eant in Syndicatu et Syndici designati sunt, debeant 
in primis, juxta solitum, ante eorum discessum, scribere et destinare litteras suas, terras et 
loca ad quae ituri sunt, notificando eorum adventum ut gravati ab expensis et laboribus 
subleventur quas sustinerent in veniendo Venetias; nec non quod Vicarii, Judices, Cancel- 
larli, Commilitones et alii Officiales Curiae dominorum Rectorum qui discessuri essent, de 
brevi discedere non debeant, nisi praestita prius idonea fidejussione in illa terra de ducatis 
200 prò quolibet. 

Item notificare Rectori illius lori in quo de proximo ituri sunt, per tres aut quatuor 
dies ante eorum accessum, quod hoc debeant proclamari et publicari facere per totani juris- 
dictionem suam, ad hoc ut qui voluerit appellare aut aliquem gravare, id facere possit, et 
quod provideatur de domo idonea cum lectis et aliis rebus necessariis juxta solitum. 

Familia dominorum Syndicorum esse solet unus Cancellarius cum uno Coadjutore, de- 
putati unus ad civilia et alter ad criminalia, cum uno famulo Cancellarii. Coadjutor ha- 
bere debeat ducatos duos in mense de bonis Ill. mi Domimi, et famulus libras odo in mense ; 
et potest Cancellarius tenere unum equum expensis III. 1 "' Dominii. 

Item servitores tres prò quoque Domino. Camerarius habere solet libras x in mense, 
alii duo servitores libras orto prò quoque , et possunl tenere unum equum prò quoque Do- 
mino expensis Ill. mi Dominii. 

Item unum Rationalorem cum uno servitore, sine tamen aliquo salario denariorum 
JUmae Dominationis. 

Item unum Scalcum, Coquum, Magìstrum stabuli, cum salariis contenlis in lege. 

Quando sunt venuti adaliquam civilatem, dirti Rectores obviam eant eis per unum aut 
duo miliaria extra portas terrarum, exceptis dominis Rectoribus Paduae et Veronae, qui tan- 
tum venire solent usque ad portas et associant ipsos dominos Syndicos usque ad domum 
praeparatam ; qui domini Rectores eundo per civilatem semper vadunt superiores ipsis do- 
minis Syndicis, excepto quando sedent ad tribunal, et dant publicam audientiam, quia tunc 
dirti Rectores sedent in loco inferiori. 

Rem statim postquam hospitati sunt, si non est praeterita media dies , vadant extra 
domum adplaleas, et fieri faciant proclamationes suas vulgari sermone tenoris infrascripti: 



« De commandamento de Magnifici et Cl. mi SS." per il Ser. mo Ducale Dominio di Ve- 
netia , Onorandi Auditori delle Senlenzie , Avogadori , Proveditori et Sindici generali de 
Terraferma, a tutti sia noto e manifesto che sei fussi alcuna persona che se volesse lamentar 
e gravarsi d'alcune estorsion, violentie, manzarie, trabutamenti, over altri mensfatti (sic) 
commessi per li spettabili Signori Potestà e Capitani, Camarlinghi, Vicarj, Zudesi, Can- 
cellieri , Contestabili, Cavalieri et altri delle loro famiglie, over de alcuni altri Officiali 
per ogni casone , intendendo tanto de presenti quanto delli passati ; over sei fussi alcuna 
persona che volesse appellarsi de alcuna sententia, condannason over altro atto Judiciario : 
debba comparir avanti li prefati Signori Auditori, Avogadori, Proveditori e Sindici gene- 
rali infra termine de dì otto prossimi che die vegnir in palazzo in casa della loro residenza 
cum fermissima speranza di ricever compimento de rason e giustizia, perche è così la espressa 
intention della prelibata Ill. ma Signoria Nostra. » 

Factis proclamationibus , mittant ad carceres notificando quod si est aliquis qui velit 
audiri a damnationibus suis, debeat se ponere in ordinem, quoniam mane sequenti ituri sunt 
ad carceres ad audiendum illos. 

Reversi domum, mittunt Officialem ad vocandum ad minus duodecim ex primariis ci- 
vibus illius civitatis et loci ubi sunt, et maxime ex illis qui habuerunt practicam et familia- 
ritalem cum Recloribus et Officialibus, ut possit melius veritas haberi;et sic incipiunt fa- 
cere inquisiliones contra Rectores et Officiales, interrogando unumquemque de his civibus de 
per se et separate, admonendo illos et persuadendo humanissimis et accommodatissimis ver- 
bis ; et supra hoc, quod caveant a mendacio ne cadant in poenam legis captae in Excellen- 
tissimo Consilio Rogatorum 1437 super inquisitionibus faciendis; et sic non cessabunt de 
die in die formare inquisitionem, diligenter examinando testes cum omnibus complicibus et 
contestibus ; cui examinationi semper intersit unus ex praefatis dominis Syndicis, qui ore 
proprio interroget, et Notarius scribet interrogationem et responsionem si testes scribere ne- 
sciverint; et si sciunt scribere, faciant illos deponere manu propria, aut saltem subscribere 
propria manu scripturae Notarli postquam sibi lecta fuerit; et debent similiter accipere omnes 
scripturas authenticas sibipossibiles habere per approbationem rerum suarum; et adverlant 
ut juramento obligent testes de laciturnitate et nemini propalando ea quae audierint et de- 
posuerint. 

Et postquam steterint per aliquod spatium super inquisitionibus, bene vestiti ibunt in 
Praetorio aut in domo eorum habitationis super sala publica ad praestandum benignam au- 
dientiam in cansis civilibus. Verum quando tractabilur de extorsionibus et manzariis Of- 
fcialium, tunc dare debeant audientiam in lodiis aut palatiis publicis, ut omnes intelligere 
possint restitutiones quae fmnt denariorum habitorum ex manzariis et extorsionibus coni, 
missis ab Officialibus contra formam legum et statutorum civitalum. 

Et advertant domini Syndici quod ordinarie redigantur omnes Mae restitutiones 
quas fieri facient, et poenas quas dabunt Officialibus et malefactoribus et contrafacloribus 
ordinum, faciendo suum processum summarium per confessionem aut probationem, et cum 
exbursatione pecuniarum et poenae datae. 

Sint praeterea cauti ne inspiciant oculis torvis Rectores qui se male gessi ssent , nec 
malum animum in eos aliqualiter ostendant , quoniam facerent maximum damnum pro- 
cessibus suis; et hoc relinquo sapientum considerationi. Dominos Rectores vero qui in ma- 
gistratu se bene gessissent, in discessu eorum ab ea civitate coram populo landabunt illis 



VI 



accommodatis verbis quae eorum sapientiae videbunlur, illos exhorlando ad persevérandum, 
de bono in melius se gerendo. 

In discessu autem eorum Communiiales leneanlur dare equos prò familia, et cnrrus 
prò conducendis rebus ad aliam terram ad quam ibunt , exceplis aliquibus terris in quibus 
est consuetudo quod Canterete lll. mi Dominii solvunt et Communia datti foenum et paleam 
prò quatuor equis praedictis tantum, aliquae etiam dant bladam prò dictis equis. 

Circa vero res Rationatoris necesse est ipsum uti maxima diligenlia et sollicitadine , 
quoniam parum morantur in locis, et ad videndum tot libros oportet maximum tempus , et 
maxime quia officium suum est statini quod intrant aliquam terram aut locum , faciant in- 
ventarium omnium munitionum quae sunt et esse reperiuntur in arce, castro, et aliis locis 
terrarum , et videre si se scontrant cum inventariis habitis Fenetiis a dominis Capitibus 
Ill. ml Consilii X, aut ab aliis officiis, et computa quae fierent cantra aliquem qui furcttus 
essel denarios lll. mt Dominii, regislrentur super uno libro ad hoc deputalo, et inferius il- 
lis computis sit annotata senlentia quae fieret contro, similes delinquenles. 

Inlromissiones vero quae fierent contra Nobile s et Officiales debeant fieri cum Mura- 
mento de non propalando nec manifestando alieni personae nec cum actibus nec signis, nec 
avocari ultima die complementi sui syndicatus ; el prò major i cerlitudine et minori labore, 
faciat Cancellarius, anle discessum suum de quacumque terra, summarium de probatis et 
non probatis conlra quemlibet de ipsa terra; et tale summarium ipsi Domini videre de- 
beant, antequam Mine discedant, ut sciant quid in re ipsa facturi sint. 

Haec igitur sunt quae in practica describere volui et quae in mentem occurrunt. Hoc 
unum tantum silentio praetereundum minime putavi, ut in pectore unusquisque hoc firmum 
teneat, quod concordia parvae res crescunt et discordia maximae dilabuntur. <L 

Nota (3). Chomo andò già da poi tre cento e mille. — 11 Sandi sopracitato dice 
che questi Magistrati , oltre al titolo di Sindìci inquisitori, avevano talvolta qual- 
che altro nome aggiunto per ragione di podestà. Dice ancora: « Il numero (dei 
» Sindaci) nei secoli antepassati fu per lo più di due; ne' tempi succeduti poi , 
» tre. Nella Dalmazia pertanto , nel Levante e nella Terraferma in varj tempi 
» s'inviaron Sindicati inquisitoriali. Per li confronti de' tempi da me fatti, scorgo 
» essersi incominciato dalla Dalmazia, provincia di più antica sudditanza vene- 
» ziana. Sei casi mi si presentarono nel secolo XV., né sempre con uniformità 
» di titoli. Sindici in Dalmazia si destinarono nell'anno 1430; Sindici e Provedi- 
» tori in Dalmazia ed Albania nel 1461; cosi nel 1475: nella sola Dalmazia soli 
» Sindici nel 1486; un solo Sindico e Proveditore in essa nel 1488; e finalmente, 
» nel 1496, due con li titoli uniti di Sindici, Proveditori ed Avogadori ». — Di 
qui si vede che il Sandi non fa allusione né al sindicato fidato al Sanuto, al Vit- 
turi e al Pisani, né al titolo di Auditor novo di le sententie facte per alcun Rector Ve- 
neto; e senza decantare le poesie del Sanuto, da uno de' suoi versi conosciamo, se 
non altro, che il Sindacato, uno de' più onorevoli Istituti del Veneto Governo, esi- 
steva un secolo prima di quello che dice il Sandi, ed in un tempo in cui simili 
freni a favore de' sudditi erano altrove ignoti. 

Nota (4). Fece, come Ovidio narra bene. — Marin Sanuto era appassionatissimo 
di questo poeta, ed a buon dritto Aldo Manuzio gli dedicava la edizione ch'ei 
lece delle Metamorfosi, come nella Lettera preliminare ho accennato. In un auto- 



VII 

grafo del Sanuto, da me depositato nella Marciana, leggesi di lui una Disserta- 
zione, In XIII. L. Ovidij Melhamorphoxeos, di varie pagine, la quale comincia: Aca- 
demici, Condiscipulique suavìssimi ; e termina con questa nota di proprio pugno di 
lui: Actum in contraici S. Bartholamei in Academia Magistri Macharij de Kamerino, 
anno Domini 1481, aetatis meae an. 15, vero die 29 Dezembris. 

Nota (5). — Pilades è costui mio compar caro. — Secondo il Dizionario Istorico 
stampato a Bassano l'anno 1796, che contiene pregevoli notizie degli uomini cele- 
bri di queste Provincie, Pilade « era un certo Boccardo. Fu Bresciano di nascita, 
» Professore di Belle Lettere a Salò, e assai benemerito degli studj della sua età 
» coli' opere che diede alla luce. Compose una Grammatica per Nestore suo figliuolo, 
» la quale diresse a Picinello Dosso, Arciprete di Salò, col nome di Gianfrancesco. 
» Quindi l'eruditissimo Apostolo Zeno crede che solo per affettazione di grecismo ei 
» prendesse il sopranome di Pilade, e ch'ei veramente si chiamasse Gianfrancesco 
» Boccardo. Oltre la sopraccennata Grammatica, ed alcuni altri opuscoli ad essa ap- 
» partenenti, che di lui abbiamo alle stampe, egli scrisse ancora un piccolo Foca- 
ii bolario in versi, annessavi la spiegazione in prosa. Coltivò anche la poesia, e ab- 
j> biamo la Genealogia degli Iddìi, da lui esposta in versi elegiaci, e divisa in cinque 
» Libri. Ei commentò per ultimo le Comedie di Plauto. Il Cardinale Querini, De Lil- 
» ter atura Brixiana, Parte IL, ci dà le sue notizie, ma non del tutto esatte (vedi 
» Storia della Letteratura Italiana del Tiraboschi, Tom. VI. Parte IL pag. 126). » 

Dall'Itinerario poi s'impara, che se Professore un giorno a Salò, ove in fatti prese 
moglie nell'estate dell'anno 1483, e se di nascita Bresciano, era pur membro ope- 
roso della Cancelleria Ducale di Venezia; e cosi, sia per adottazione, sia per diritto 
ereditario, dell'Ordine de' Secretar]" Veneti, ed eleggibile anche alla nobile carica 
di Cancellier Grande di Venezia. 

Nota (6). Et Ruigo cortese : 

Fu preso qui Meschin qualle Camilla, 

Pyramo el gi altri che anno fama al mondo 
Et laceralo F fu come e qual Milla. 
Dal testo dell' Itinerario s'impara che a Bovigo il Sanuto s'innamorò della Gem- 
ma. Chi poi fosse il Milla io l'ignoro, ne so dire il suo speciale supplizio. Ad ogni 
modo il fatto delle figliuole dal Sanuto procreate fa svanire un certo timore da 
me concepito, e ci assicura che non fu tale , quale dal nostro Poeta viene riferito 
a pagina 94 della Guerra di Ferrara , come patito da quc' sette galeotti tornando 
da Solferino a Desenzano, uno de' quali (scrive il Sanuto) sopravisse, ed io stesso lo 
vidi, anzi mi raccontò il fallo. — Possiamo esser certi che il Marin era meno lace- 
rato di quello sgraziato superstite, qualunque sia stato il suo nome. 

Nota (7). e ritornamo ai primi rat 

Qual Gema sì gentil fu e sì bella 
Non adamante et non fin rubino 
zolgia che de Syria sia ìsnella ; 
Ma Italico è distin alio. 
Questi versi hanno doppia significazione, e la parola Gemma, oltreché alla don- 
na amata dal Sanuto ed agli occhi di lei, si riferisce a qualcosa d'altro. Il Sanuto 



Vili 

torna dal territorio Estense, e come a pag. 70 della Guerra di Ferrara (opera di tan- 
ta utilità per la spiegazione di molti passi dell' Itineràrio) dice che il Diamante era 
l'insegna del Marchese Ercole, così qui vuol significare che Venezia è una gemma 
italica da apprezzare più che quelle della Siria, ec. 
Nota (8). Sanuto mio, et Pisano in che piume 

Dime vi fusti su quella riviera 
Per cui n è morto il tuo grande lume ? 
A pag. 52 della Guerra di Ferrara il Sanuto narra la malattia mortale di Fran- 
cesco suo zio, e padre del Sindico, contratta sulle rive del Po, dove copriva il po- 
sto di Proveditore generale in campo. Al principio di questo volume vedesi il fac - 
simile dell'oroscopo di Marin Sanuto, tratto dal Sindaco suo cugino; ed in una delle 
Miscellanee autografe del Sanuto stesso, che ora sono nella Marciana, leggesi il se- 
guente biglietto astrologico, che pare debba essere stato scritto poco prima della 
morte del Proveditore, avendo rapporto alle sue imprese in quella carica. Sembran- 
domi poter esso servire a meglio illustrare i costumi della fine del secolo XV., qui 
lo riporto: 

Requisitus a Magnifico Domino Francisco Sanuto de hora electionis ad expugnandum 
inimicum nostrae Tllustrissimae Dominationis dico: dies electa et hora electa erit die Mar- 
tis, hora 16, m. 48. Fortuna vos favebit sicut solita est. 

Ego Jacobus de Sexena Astrologus Patavinus. 
Francesco Sanuto morì a Venezia il giorno 27 Novembre 1482, « e fu sepolto 
» (dice il nipote) nella chiesa di S. Zaccaria, dove si trovano le nostre antiche se- 
)> polture. » 

Nota (9). Quando el morbo crudel , ec. — Nelle Vite dei Dogi (col. 1206), in 
data del 1477, il Sanuto scrive così: «In questo tempo cominciò la peste in que- 
» sta terra. Ne morivano molti al giorno. Ma poi andò aumentandosi , e nel muni- 
» stero di san Zaccheria entrò, e morironvi assai persone. » 

Francesco Sansovino dice che a quel tempo in Venezia morivano per ordina- 
rio 150 persone al giorno. 

Nota (10). potestade. — Fra questa e la seguente terzina pare che vi sia lacuna 
di un'intiera carta. 

Nota (11). Uno caro va di qua di là, mirabelle ingegno, et passano le barche, ne se poi 
vegnir per altra via, licet ne sia una altra qui dieta Resta di Algio, et è longissima. — 
La parola altra si riferisce a via, e la seguente spiegazione della voce caro, e della 
posizione dell'antico cavo, ossia Canale detto Brenta Resta d'agio, la debbo al mio ca- 
rissimo amico il Nobil Uomo Alessandro Marcello, i cui possedimenti nelle lagune 
dell'estuario Veneto, detti Falli, cioè chiusi d'aqua, renderebbero ragione dello stu- 
dio speciale da lui posto in questo ramo dell'Idraulica Veneta, se un caldo amor 
patrio, unito ad una rara intelligenza, ed a ricerche da lui fatte universalmente 
nelle grandiose Opere dovute a' suoi avi, non proclamassero esente da qualunque 
volgare interesse l'erudito di lui cenno, in questi termini concepito : 

« 11 seguente passo, che trovasi nella Compilazione delle Leggi Venete sulle Aque, 
» da Giulio Rompiasio publicata (Venezia 1771, pag. 312), sembra dar ragione di 
)> quanto dice il Sanuto. » 



« — Prima di detto tempo (cioè prima dell' escavazione del nuovo alveo che con- 
» dusse la Brenta a Brondolo) capitava ella sino a Fusina, ove trovando una grande 
» intestadura detta IL CARRO, ora rimosso, sopra il quale si traghettavano le bar- 
» che, si rivolgeva per il Canale di RESTADAGGIO, di cui se ne scorge ancora un 
» buon principio, e capitava nella Laguna di Malamocco. = » 

« Poiché per la seconda volta venne impedito al Brenta di portare nella La- 
» guna di Venezia a Lizza Fusina alcuna parte delle sue aque, attraversandone la 
» foce con arginatura (intestatura. Decreto del Senato 26 Settembre 1438), dovette 
» la navigazione dirigersi per la foce allora esistente nella Laguna di Malamocco , 
» al luogo ora detto Canale Maggiore. (Deliberazione del Consiglio alle Aque, 1.° Ago- 
» sto 1444; e del Senato, 21 Aprile 1445.) » 

« Per di là le barche s' introducevano, e seguendo il Canale Resta di algio , o 
» Bestadaggio, come leggesi nel Rompiasio; ovvero Brenta Besta d'agio, siccome ri- 
» levasi dalla Mappa eretta dal Proto-Ingegnere Giuseppe Benoni in ordine al De- 
» creto del Senato 26 Maggio 1662 ; raggiungeva presso Lizza Fusina il Canale che 
» a Padova adduce. » 

« Onde poi abbreviare il cammino, specialmente alle barche che servivano a 
» trasportare viaggiatori, mentre a quel tempo per la cattiva condizione delle stra- 
» de preferivasi la via fluviale, fu scavato e sistemato il Canale da Venezia a Lizza 
» Fusina (Decreto del Senato 15 Dicembre 1440). Giuntele barche all'intestatura, 
» venivano assestate sopra un'ossatura di legname, che si faceva scorrere od a mo- 
li do di slitta , o mediante ruote, sui fianchi e sopra di quella. Questo congegna- 
» mento, pel quale le barche erano tratte su e calate giù , chiamossi carro ; e dal 
» suo nome fu addimandato Carro il luogo ove si usava. » 

« Altri carri per lo stesso scopo in diversi luoghi esistevano. Così appunto a 
» Marghera, d'onde con intestatura chiusa la foce, avevasi sviato il fiumicello Osel- 
» lin, e condottolo a sboccare più oltre: quivi il traghettare le barche col carro fa- 
» cilitava le comunicazioni per Mestre col Trivigiano. » 

a Tanto il carro di Lizza Fusina, quanto quello di Marghera, furono tolti per 
» Decreto del Consiglio de' Dieci 31 Maggio 1561. L'uso posteriormente introdotto 
» delle Porle, o Sostegni, o Chiuse, o Cateratte, come ora sono pure al Moranzan, alla 
» Mira ed al Dolo , migliorò la condizione della navigazione, e cessò il bisogno del 
» carro. » 

« Nella Laguna, e specialmente nelle Valli da pesca, molti sono i luoghi pre- 
n disposti pe'l passaggio delle barche da canale a canale o da lago a lago, separa- 
» ti soltanto da intestature. Le barche vi sono tratte con isforzo di braccia, ed 
» il luogo ha nome di Traghetto, appunto dal trasporto o tragitto che vi si fa delle 
» barche. » 

« Pertanto la barca, sulla quale viaggiava il Sanuto il giorno 15 Aprile del- 
» l'anno 1483, fu traghettata per di sopra l'intestatura di Lizza Fusina, denomina- 
» ta il Carro, nell'alveo della Brenta, a risparmio di più lunga via. » 

Dai Viaggi di Montaigne si rileva che le Porle della Brenta tra Fusina e Padova 
erano già in uso nel Novembre del 1 580, così parlando egli della sua gita da Fusi- 
na a Padova : 



« 11 faut passer deux ou trois portes dans cette rivière , qui se ferment et ou- 
» vrent aux passans » (Voi. II. pag. 11, édit. de Rome et Paris 1774). Ma un altro 
passo farebbe credere che il Decreto del Consiglio de' Dieci, in data del mese di 
Maggio 1561, rispettasse il Carro di Fusina fin dopo l'anno 1580, poiché il Montai- 
gne, andando a Venezia, arriva da Padova a Fusina il giorno 4 Novembre 1580, e a 
pag. 5. del Voi. II. àc Viaggi sopracitati si legge: 

« CHAFFOUSINE, vingt milles, où nous disnames. Ce n'est qu'une hostelle- 
» rie, où l'on se met sur l'eati pour se rendre a Venise. Là abordent tous les ba- 
» teaus le long de cette rivière, avec des engeins et des polies , que deus chevaus 
» tournent a la mode de ceus qui tournent les meules d'buile. On emporte ces bar- 
» ques à tout (a) des roues qu'on leur met au dessous, par dessus un planchier de 
» bois pour les jetter dans le canal qui se va randre en la mer, où Venise est 
» assise. » 

E così dal Sanuto e dal Montaigne vediamo il Carro di Fusina essere stato in uso 
per cento anni almeno. 

Ne' Viaggi poi del Padre Coronelli, dedicati ai Conti Ferro, e stampati a Vene- 
zia nel 1697, là dove è descritta la gita per aqua da Fusina a Padova (Parte I. pa- 
gina 86 ) , si leggono le seguenti parole : « Da Fusina alle Palade si contano mi- 
» glia 2; dalle Palade ad Oriago 5; da Oriago alla Mira 2. Quivi i passaggeri sbor- 
» sano due lire per il loro desinare, andando a Padova; ma venendo a Venezia si 
» rinfrescano al Dolo col medesimo denaro ». D'onde siam fatti certi che le taverne 
liospitatorie della Mira, dal Sanuto citate, durarono più di due secoli. 11 Carro poi 
già dismesso venne celebrato dal famoso Cosmografo della Republica sopralodato, 
il quale ce ne conservò anche la figura che noi fedelmente riproduciamo in appo- 
sita Tavola, premettendo a maggiore chiarezza queste brevi parole del Coronelli 
medesimo: 

« Altre volte questo Canale della Brenta non haveva alcuna comunicatione 
» con gli Estuarj di Yenetia; ma, giunte le barche a Lizza Fusina, venivano con 
» artificio ingegnoso elevate, benché tutte ripiene di merci , sopra un ben inven- 
ti tato carro dal Canale alla Laguna, e da questa al Canale. « 

« Tale machina, ch'era appartenente alla patritia famiglia Pesaro, le ha data 
» anche la denominatione del Carro, che tuttavia ritiene. Anzi anche hoggidi le 
» Porte del Moranzano, fatte per sostentare V aque della medesima Brenta, perchè 
» non precipitassero nella Laguna colla predetta comunicatione a Fusina, sono di 
» giurisditione della medesima prosapia. » 

« Il carro, con cui si trasportavano le barche, era dell' esposto disegno, le let- 
» tere del quale vengono spiegate come segue: » 

(Vedi qui contro la Tavola in cui il Carro è rappresentato.) 



(«) moglio à tour. 




u A. Carro di legni quadrati colle sue ruote , le 
misure del quale saranno secondo il co- 
stume de' vasselli. » 

« B. Soiamento fatto in forma di angolo ottuso, 
per dove va il carro. » 

« C. Ruote di legno di noce o di rovere, con i 
suoi ferramenti. » 

« F. Perno di ferro di esse ruote, con i suoi ar- 
menti di ferro, che sono medesimamente 
segnati con lettere F, F. F. » 

« D, Lastre di pietra grosse nel montar del carro.» 



« S S. Fili di pietre forti. » 

« G. Anelli di ferro, dove vanno gli ancini della 

corda clic tira il carro colle (sic) sopra. » 
uDD. Rocchelli sopra del fuso, che gira attorno 

il cavallo colle stanghe, che hanno 12 fusi 

per cadauno. » 
« E E. Timpani che contengono trcntasci denti 

per uno. » 
» L L. Meli (sic) dove avvolgono le corde per tirare 

le barche limanti e indietro. » 



LIBRARY 

OF THE 

UNIVERSITY OF ILLINOIS 



XI 

Nota (12). Qui è do ponti passa queste do aqwe con quello lavor fece Dionisio mira- 
bilie architecto. 

A pagina 50 della Guerra di Ferrara il Sanuto scrive del <c Dionisio ingegnere, 
» che fece quell'edilìzio per riparo del corso del Brenta a Stra; » e, se non m'inganno, 
anche qui, come nel pseudonimo del compare del Sanuto, il Secretano Veneto mu- 
tato nell'amico di Oreste, abbiamo una prova della mania invalsa nel secolo de- 
cimoquinto per le celebrità della Grecia antica. Io per me credo che un tempo 
appartenesse a quello che qui è detto Dionisio un certo antico codice greco, che 
l'Agostini (Voi. TI. pag. 317) ci dice segnato « col num. LXXX., nella classe dei 
» filosofici e filologici, contenente dieci Dialoghi colle annotazioni marginali, pur 
«greche, di anonimo scoliaste, custodito nella Biblioteca Imperiale di Vienna », 
leggendovisi nella prima pagina del primo foglio le seguenti parole: Francisco 
Aleardo, viro doclissimo et nobilissimo, Thadaeus Quirinus, Patricius Venetus, hos Plato- 
nis libros, amor is et benevolentiae optumum tesiimonium, ex numerosa Bibliotheca delectos, 
dono liberaliter dedit, faveniibus Musis. 

Ora Taddeo Quirini mori a Venezia nel 1 508; ed il Temanza, parlando di certe 
operazioni idrauliche fatte nel 1506 per divergere la Brenta nel Brentone ( p>agi- 
na 67) così scrive: «L'Ingegnere Aleardi vi fece delle sensate opposizioni ; tassò, 
» ma forse a torto, le livellazioni di Fra Giocondo , e tra bene e male disse delle 
» cose che meritavano darvi retta. Fra Giocondo se lo recò a male, perchè fu forse 
j) quella la prima volta che incontrò opposizioni. Rispose poscia con tre scritture, 
» alle quali fece risposta l' Aleardi con una sola, come avea il padre desiderato, non 
» avendo egli lena di altercare in voce, avvegnaché, come diceva, a lui eli era vec- 
» chio tal cosa sarebbe stata nociva. » 

Fra Luca Pacioli chiama l' Aleardi Alexius Bergomensis, citandolo fra i chiari 
architetti presenti alla lettura della sua Prolusione alla spiegazione del quinto Li- 
bro degli Elementi di Euclide, recitata in Venezia l'anno 1508 , e ad esso Libro 
preposta n eli' Euclide di Venezia del 1509. Il Temanza anch' egli a pag. 66, ove 
prende a dire delle differenze tra FAleardi e Fra Giocondo, scrive: « Un Ingegnere 
» per nome Alessio degli Aleardi » ; e Ferdinando Caccia , e lo Spino, che lo dice 
molto legato col gran Capitano Bartolomeo Colleone, lo chiamano essi pure Alessio. 
Il solo Sanuto, che io sappia, fa credere che FAleardi avesse quest'altro sopranome 
di Dionisio, aggiuntogli forse in memoria di qualche tesi academica, in cui FAleardi 
avesse tolto a difendere il tiranno di Siracusa, Dionisio il giovine, ammiratore, al 
pari del nostro Ingegnere, di Platone. Ad ogni modo il codice di Platone, di pro- 
prietà di Francesco Aleardi nel secolo decimoquinto, avvalora l'ipotesi che quel tale 
fosse nelle lettere greche versatissimo ; e finché non si provi che dal 1483 al 1507 
alle operazioni idrauliche della Brenta attesero due individui, che per una strana 
combinazione portavano ciascuno un nome greco, sarà lecito di ritenere l'Alessio di 
Bergamo del Pacioli (che da buon ellenista ascoltava nella sua estrema vecchiaia a 
Venezia nel 1508 la spiegazione del quinto Libro di Euclide) ed il Dionisio ricor- 
dato dal Sanuto sulla Brenta e sul Po nel 1483, per un solo ed identico individuo, e per 
l'amico di Taddeo Quirino, che lo conobbe sotto il nome di Francesco Aleardo. 



XII 

Nota (1 3). Et subdit. — Ecco i due versi che seguono di questo ephafio: 
Sed quia dissolvi fuerat, sic juncta necesse 
Ossa lenet saxum, proprio viens gaudet in esse. V. F. 
(( Il sarcofago poi, sul quale esso è scolpito , è quello che un certo Lovato, 
n nobile padovano, giurisperito ed uomo di lettere cosi famoso, che il Petrarca non 
» esitò a chiamarlo principe de'poeti dell'età sua, ancora vivente preparò alle sue 
» ossa. È desso in marmo di Piovene , e sul coperchio porta tre scudi, in due dei 
» quali è un lupo rampante, stemma gentilizio del poeta; nell'altro di mezzo una 
» croce. » (Ved. Guida di Padova, Padova 1842 , co' tipi del Seminario, pag. 307- 
308.) Ma oltre all' epitafio accennato dal Sanuto , un altro ancora se ne legge pur 
sulla facciata dell'arca sepolcrale in discorso; ed è questo, non meno stranamente 
bisticciato del primo: 

Jd quod es ante fui. Quid sim post funera queris ? 

Quod sum, quicquid id est, tu quoque, lector, eris. 
Ignea pars coelo, caesae pars ossea rupi, 
Lectori cessit «omeri inane Lupi. 
E poiché a pochi passi di distanza dal sepolcro del Lovato trovasi il cosi det- 
to Sepolcro di Antenore, e questo deve al Lovato stesso e il nome di battesimo e la 
celebrità in cui è salito, giova qui ripetere, togliendola dalla Guida sopracitata, 
la storia anche di questo monumento. Eccola a pag. 306: 

« SEPOLCRO detto DI ANTENORE » 

« Monumento non indegno di un passeggero sguardo, se non altro, per la sin- 
» golare storia che con esso collegasi. Nel 1274 scavandosi da presso all'ospedale 
» della Casa di Dio, fu rinvenuta, a canto a due vasi di monete d'oro d'un valore 
w considerevole, un'arca di piombo entro ad un'altra di cipresso, la quale conte- 
» neva il cadavere di un soldato forse unghero del nono secolo , uno cioè di coloro 
» che eran calati dalla Pannonia a devastare le troppo ricche pianure d'Italia. Gli 
» stava al fianco una spada, sopra cui erano incisi barbari versi latini. Tanto ba- 
» sto perchè certo Lovato nobile padovano ...., con un'erudizione ed una critica 
» un po' diverse dalla fama di cui godeva, proclamasse quello come il corpo del- 
» l'esule Trojano che fondò Padova, e si adoperasse con tutti i nervi a persuaderne 
» i concittadini,, e ad eccitarli ad onorare in conveniente maniera le ceneri illustri. 
» Gli Anziani ed il Consiglio della città decretarono feste suntuose a quel povero 
» cadavere, e gli alzarono un sepolcro per que' tempi magnifico, il quale ancora ve- 
» desi infisso nelle antiche muraglie della demolita chiesa di S. Lorenzo. Il Lovato, 
)) ad attestare ai posteri in modo ancor più solenne la sua archeologica cecità, vi 
» incise sopra la seguente iscrizione: C. Inclylus Antenor patriam vox nisa quietem 
» etc, » come il Sanuto per intiero la riporta. 

Del resto io non so se le ossa del Lovato siano state più fortunate del nome 
di lui, fatto ornai veramente inane. Dicono alcuni che il suo sepolcro fosse stato 
comperato da un rigattiere di Padova, il quale delle ossa dell'amico del Petrarca 
voleva far dono non so se all'Imperatore Nicolò, o al Re di Prussia; e che il Muni- 
cipio nel farlo ricollocare a san Lorenzo, di dove era stato tolto, stupendo del peso 



XIII 

enorme del monumento, lo facesse aprire. Fu visto allora che nel sasso, lungi dal- 
l'essere stato scavato in tutta la sua profondità, non era stata scolpita che una nic- 
chia tanto che vi capisse il cadavere , a fianco del quale in altro incavo, come in 
astuccio, era la spada del Lovato stesso. Ma e di questa spada, e delle ossa di chi 
la portava, chi saprebbe ora dir nulla? La prima andrà forse confusa tra le sferra- 
vecchie e i rococò di qualche venditore d'anticaglie; e le ossa, chi potrebbe assicu- 
rarne che alcuno, anticipando l'utilissima invenzione moderna, non ne abbia fatto 
concime ai cavoli di qualche verziere? — Il Lovato obiit anno nat. XPI m. ecc. nono, 
septimo die infrante marcio, come si legge nel fianco destro del monumento eh' egli 
s' avea fatto a suo eterno riposo. 

Nota (14). Ivi è quella Regina di Cypro. — Dal seguente Dispaccio, che di 
propria mano di Marin Sanuto si trova in una delle Miscellanee da me deposi- 
tate nella Marciana, si conosce che questa così detta Regina era Maria Patras d'Ar- 
cipelago, madre di Giacomo, ultimo dei Re Lusignani, la quale mori a Padova nel 
Maggio del 1503, come si legge nei Diarj, Voi. V. fol. 34. Il titolo ad essa dato di 
Regina non era che di mera cortesia, non essendo ella mai stata maritata a Giovan- 
ni IL, penultimo Re di Cipro; la moglie legittima del quale, Medea, figlia di Giovan 
Giacomo Paleologo, Marchese di Monferrato, in tempo che la Maria portava in seno 
Giacomo, « chiamatala nelle proprie stanze, dopo molte ingiurie le fece tagliare il 
» naso e le orecchie, onde fu chiamata universalmente questa Dama dai Greci Co- 
ti momutena, che vuol dire senza naso. » Cosi il Loredano nella sua Storia dei Re Lu- 
signani. La costei morte è nei Diarj annunciata in questa forma: «Morite a Padoa 
» in questi zorni Madona Marieta fo madre del Re di Cypri , a la qual fo taià il 
» naso: stava in castello, e havia provisione : fo sepulta honorifice in la chiesia di 
» S. A gustino ». Il Dispaccio poi del zio del Sanuto è di questo tenore (p. 29 a tergo) : 

a Serenissimo Principi et Domino excellentissimo , Domino Joanni Mocenigo Dei gra- 
ti tia Inclito Duci Venetiarum, etc. » 

(( Serenissime Princeps et Dom. excellentiss. Subito scripsi a la Vostra Serenità 
» quam primum che habi notizia di la infirmità et invalitudine era sopravenuta a 
«Madona Zarla de Cypri, la qual malatia sempre si ha zudegado esser mal di pe- 
» ste; a bora , per quel mi ha mandato a dir Miss, lo Castellali, par che sia expi- 
» rata et morta, et Madama mi ha mandato a rechieder li mandi danari et si pro- 
» veda di cera per la sua sepultura; et cussi subito ho facto. Mi doglio molto per 
» la desobedientia tardo obedir quel Thomaso (sic) famcglio suo di castello , e an- 
» cor quel valente suo maestro di scuola, il qual certo, S. mo Trincipo (sic), non è 
)> bene a tignirlo più in quel loco , et è stato caxone di ogni malie, benché creda 
» sarà ancor favorizato da qualche uno non di nostri patritij. » 

« È molto da dubitar di putì (a), avenga el sia sta dato ordene per me, i siano 
)> seperati, e tanto plui (sic) e ho da dubitar, perchè tutti di questa fameglia sono 



(a) Cioè Eugenio e Janus , fratelli della Zarla, la cui morte viene commentata dal Dani 
(traduzione italiana, Voi. III. pag. 3^0) con queste parole: ((Per non voler essere incolpalo 
» di amministrato veleno , deve increscere da vero che la fortuna sia cotanto propizia. » Ep- 
pure per ragione di sesso i putì;, pretendenti alla corona di Cipro, erano più da temere clic non 



XIV 

« ad insieme meschiati et altri. Farò far ogni provisione mi sera possibcl, non i tra- 
» zendo perhò di castello, benché da Madama Rezina sia sta richiesto; et se al- 
» tro paresse a la Vostra Celsitudine, quel la comanderà se obedirà. Mi doglio che 
» per mia sorte, come è mio debito, molte lettere cimi la mia solita reverentia ho 
» scripto a la Vostra Exc. tia , et raro vel nunquam ho risposta; quamvis Io judico per 
» esser implicita de più ardue et importante materie; purché Io intendesse la in- 
» tention di la Vostra Sublimità, a mi è facil cosa semper obtemperare mandatis. Gra- 
ti liae cujus continue me commendo. — Ex Padua die XXIJI. Julij M. C.C.C. CLXXX. » 

(( Franciscus Sanutus Paduae Capitaneus. » 

La regina Caterina Cornaro, la nuora della Comomulena, e matrigna dei tre 
sopranominati bastardi dell'ultimo Re bastardo di Cipro, lasciò quell'isola sola- 
mente nel 1489 ; e da un autografo di Marin Sanuto, intitolato Diario di varj fatti 
successi tanto in Venezia quanto in altre parti dall'anno 1474 sino all'anno 1492, lasciato 
nel 1843 dal fu Girolamo nobile Contarmi, unitamente all'intera libreria di famiglia, 
alla Marciana, ho potuto estrarre il passo seguente, che narra il ritorno della Cate- 
rina a Venezia , del quale non si trova nessuna nota nelle Vite dei Dogi stampate 
dal Muratori; il quale serve ancora a correggere e il Colbertaldi (Antonio), ed il Di- 
zionario di Rassano, ove si dice che la Cornaro tornò a Venezia nell'anno i486. 

Carte 314. A. D. 1489. « Adi 1. Zugno zonse a San Nicolò de Lio la galia 
» soracomito Ser Nicolò Corner con la Raina di Cypri suso, et Ser Zorzi Corner 
» suo fradelo. Havia la tenda d' oro e veludo cremexin strichada. Eliam rene in- 
» sieme la galia Curzolana con la sua compagnia. » 

« Et hessendo sta deliberato andarli contra, et honorarla, e farle le spexe per 
» tre zorni, il zorno di le Pentecoste, il Doxe, poi disnar, andò col Rucintoro pien 
» di done a levarla e condurla a la caxa dil Marchexe (o) ; ma il zorno che la zonse 
» fo mandato assà patricij di primi del Senato in galia a visitarla; et poi adi 6 
» vene col Rucintoro, qual hessendo montata suso, vene certa fortuna, adeo le done 
» erano in Rucintoro aveno gran paura, perchè era marexin, e alcune se inturboe. 



la Zarla ; e dal contenuto dei Diarj del Sanuto, e dei Dispacci di Marco Minio dalla Corte di 
Leone X., posso dedurre che nell'anno i5og, 6 Giugno, questi Signori di Cipro si sottrassero 
dalla custodia della Republica, che furono ripresi il giorno i 7 Luglio dello stesso anno, a et 
:•■ lhoro et le soe done et moglie fonno mandati a Veniexia » , da dove fuggirono nella notte 
del penultimo giorno di Marzo del i5i5. Nel mese di Luglio dell'anno 1 5 1 8 Janus si trovava 
a Roma, ed Eugenio era in Germania macchinando certi progetti contra l'isola di Cipro; ma 
non ostante che un tale Agostino dal Sol si offerisse , per mezzo dell'Ambasciatore Veneto 
a Roma, di attossicarlo certamente, sappiamo, per una relazione manoscritta dell'Ungheria, 
ora appresso di me , fatta dal Massario (Francesco, il commentatore di Plinio), che nell'an- 
no 15^5 Eugenio, il figlio regio di Cipro, viveva ancora a Vienna; e cosi, almeno questa volta, 
il Consiglio de' Dieci aspettò ben quarantatre anni prima d'immolare la sua vittima. L'epoca 
poi ed il modo della di lui morte ignoro affatto. 

(a) Casa del Marchese di Ferrara, con cui la Republica era stata in guerra dal i^St 
lino al mese di Agosto del 1 4^84- Né era per diritto ostile, bensì in tutta amicizia, che quando 
l'Estense non si trovava a Venezia, la Signoria si serviva de'' muri vuodi del suo allodio, met- 
tendovi dentro le tapezarie ed altre arnese di ragione publica. 



XV 

» Hor io dato li ferri in aqua e lassa passar il tempora! ; poi si vene di longo , con 
» gran festa di la terra. Sentava essa Raina di sora dil Doxe ; era vestita di veludo 
» negro con vello in testa, con zoie a la Zipriota; è bella donna. Hor come fonno 
» davanti la caxa di Ser Zorzi Corner, el Doxe (Agostin Barbarigo) Io chiamò e lo 
» fece cavalier. » 

« Smontò essa Raina a la caxa dil Marche xe, poi andò di là 3 zorni a la caxa 
» dil fratello, da la madre, a veder sorele e le soe parente. » 

« Et fu preso darli provision in vita sua ducati 8000 al anno al Officio dil 
» Sai, et il castello con le ville e territorio di Axolo, con mero et misto imperio, et 
» gladio potestaiis ; la qual messe prima ad Axolo Ser Nicolò di Prioli quondam Ser 
» Jacomo suo zerman, et fé' Auditor di le Sententie uno Dotor Trivixam » (a). 

D'aver conosciuto 1' autografo, da cui ho tratto il presente brano, mi com- 
piacio di render publiche grazie a Giambattista Lorenzi della Marciana di Venezia, 
il quale, benché semplice Distributore di libri , ha saputo erudirsi non solamente 
di frontespizj, ma anche delle storie spettanti a Venezia sua patria. La Marciana 
gli è debitrice non solo della collocazione della Biblioteca Contarini su menzionata, 
ma, che è molto più, di un catalogo, tanto desiderato, degli oggetti componenti il 
Museo alla Marciana medesima annesso, e dei quali il Lorenzi sa rendere conto 
perfetto. 

Nota (I 5). Retralo ancora è Francesco Petrarca et Lombardo Asserico; questa fece ri- 
conzar perchè era antiqua F. S. 

Le sigle F. S. significano indubitatamente Francesco Sanuto , Capitanio in Pa- 
dova nel 14S0 ; e cosi abbiamo a un di presso l'epoca del primo ristauro degli a - 
fresco dall'Altichiero e da Ottaviano Bressano dipinti in Padova nella sala già detta 
de' Giganti, da oltre due secoli ridotta ad uso di Biblioteca dell'I. R. Università. 

Nel libro intitolato Notizie d'opere di disegno nella prima metà del secolo XVI., 
con preziose annotazioni del celebre Morelli, si legge: « Nella Sala dei Giganti, 
» segondo el Gampagnuola, Jacomo Davanzo dipinse a man manca la captività de 
» Giugurta et el Trionfo de Mario; Guariento Padoano li XII Cesari a man destra 
» e li lor fatti. Segondo Andrea Rizzo, vi dipinsero Altichiero e Ottaviano Bressano. 
» Ivi sono ritratti el Petrarca e Lombardo, i quali credo dessero l'argomento di 
» quella pittura. » 

Il Morelli poi, nella sua Nota (55) a questo passo dell'Anonimo , scrive : <c A 
» quelle prime pitture, che qui si suppongono fatte colla direzione del Petrarca e 
)i di Lombardo dal Mulo , detto anche dalla. Seta e da Serigo, altre ne furono sosti- 
» tuite del Campagnola, di Tiziano, di Stefanino dall' Arzere, e di Gualtiero Pado- 
» vano, con la soprantcndenza di Alessandro Bassano e di Giovanni Cavacio; e vi 
« furono effigiati eroi ed uomini illustri Romani e Padovani: postivi sotto gli elogi 
» per mano di Francesco Pocivagno , detto Mauro , prete padovano , valente nello 
» scrivere e dipingere lettere, e nello scolpirle ancora. Ha poi proveduto alla con- 
)> servazione di questi elogi Francesco Boselli, publico Professore di Chirurgia in 



(o) Adamo Colberi.aldo d'Asolo, nella Marca Trevigiana; il Sanuto non vuol dire clic 
era della citlà di Treviso. 



XVI 

» quello Studio, dandoli a stampa nell'opera intitolala Amaltheum medico-polilicum, 
» nell'anno 1665 in Padova impressa (pag. 713). » 

Nota (16). L'Arena, proprietà di Piero Foscari, etc. — Anche al dì d'oggi tanto 
l'Arena, quanto la Cappella ad essa attigua, sono proprietà della discendenza di Ca 
Foscari , rappresentata dalla IVobil Dama la Contessa Marta Foscari Gradenigo ; e 
voglia Dio ch'essa si tenga ferma nel suo nobile proposito di non alienar mai ne agli 
Armeni d'Oriente, ne agli Oltramontani d'Occidente, un monumento al quale si col- 
legano tante storiche rimembranze. Né questo voto, espresso da me forestiere, vo- 
glio si attribuisca ad indifferenza per quanto riguarda l'abbellimento ed il lustro 
del paese mio proprio. Voglio dire soltanto, che il trasporto degli a-fresco è sempre 
incerto e rischioso, e che i capo-lavori di un'arte qualsiasi, ove vengano ben custo- 
diti, raddoppiano d'interesse a vederli negli originarj loro siti. Di questa Cappella 
l'Anonimo dice (fol. 23) : « La Cappella dell'Arena fu dipinta da Giotto Fiorenti- 
» no l'anno 1303 , instituita da M. Enrico di Scrovegni Cavalier. » Ed il Morelli, 
(Nota 40), aggiunge: «Fu eretta la chiesicciuola nel 1303; diche ne fa fede l'iscri- 
» zione presso lo Scardeone (pag. 333); e Giotto vi dipingeva nel 1306. Ciò si rac- 
)> coglie dal sapersi , per testimonianza di Benvenuto da Imola, che Dante si trovò 
» a Padova con Giotto mentre faceva queste pitture ( Muratori, Antiq. Ilal. Tom. I. 
» pag. 1185) ; e si ha poi certa notizia che Dante quivi era l'anno suddetto 1306. » 
(Novelle letterarie fiorentine, 1748, col. 361.) 

Nota (17). La capella pynta di Gatamelata, et Zuan Antonio di fuor a. — Di que- 
sta Cappella ecco ciò che dice l'Anonimo : « La prima Cappella a man destra ìn- 
» trando in chiesa, instituida per Gatta Mellata, fu dipinta da Jacomo da Monta- 
» gnana padoano, e da Piero Calzetta suo cugnato; ma la pala ivi fu de mano de 
» Jacomo Bellino, Zuanne e Gentil suoi figli, come appar per la sottoscrizione. Vi 
» sono li sepolcri de Gatta Mellata e de Zuanne suo fiol, che morse Conduttier, e 
» giovine. » 

Il Gattamelata mori a Padova il giorno 16 Gennajo del 1443, ed il Padre de- 
gli Agostini (Voi. IL pag. 132) cita un epitafio fatto in sua lode da Francesco Bar- 
baro, che termina colle parole : ....Et Johannes . Antonius . filius . pie . faciundam cu- 
raverunt. Sembra quindi che il Zuan Antonio, ricordato dal Sanuto, fosse il figlio di 
Erasmo Gattamelata. 

Nota fi 8). Et ene cinque altri. — Nell'Itinerario d'Italia di Francesco Scoto , 
stampato a Padova nel 1659, dopo la descrizione di quella Università leggesi: 

« Sono inoltre dieci Collegi in questa Città , dove honoratamente si dà da vi- 
» vere a molti Scolari. 

» Il primo Collegio è nella contrata del Santo, detto Pratense. 

» Il secondo, detto Spinello, a Ponte Corvo. 

» Il terzo, detto Da Rio, in detta contrata. 

» 11 quarto, detto del Campione, nel Borgo di Vignali. 

» Il quinto a Santa Cattar ina. 

» Il sesto a Santa Lucia. 

» Il settimo, detto Feltrino. 

« L'ottavo a San Leonardo, detto del Ravenna. 



XVII 

» Il nono nelli Vignali, detto Cocho. 

» Il decimo, detto Amulio, è sul Prato della Valle. » 

Nota (19). Et è dieta Passer l'opera. — Sembra in certo modo che il Sanuto (al 
quale quindici anni dopo la data di questa citazione, cioè nel 1498, Aldo Manuzio 
dedicò le Opere del Poliziano) accenni un'ipotesi notata anche dal Roscoe nella sua 
Vita di Leone X. co' termini seguenti : 

« Nel 1489 Poliziano avea publicato le sue Miscellanee, nelle quali congettu- 
» rava che Catullo avesse velato sotto l'emblema di un uccello un'idea troppo inde- 
» cente per essere espressa in termini più chiari (a). Non è facile veramente lo sco- 
» prire perchè mai questa osservazione eccitasse il risentimento dei letterati Na- 
» poletani, i cui scritti non si distinguono per la morale più pura. » 

Nota (20). caxa dil serenissimo nostro Principe. — Cioè del Doge Giovanni Mo- 
cenigo, che morì l'anno 1485. 

Nota (21). tegniva lì serate le sue matrone et fanzuolle. Non so se questo modo 
adottato dai Signori Carraresi fosse a quel tempo in uso anche in altre parti d'Ita- 
lia j ma come al Sanuto sembrava cosa singolare, convien credere che fuori del Pa- 
dovano le antenate di Candida e Gemma godessero di maggior libertà, che Fina Buz- 
zacarini o Cunizza da Carrara nel secolo decimoquarto. 

Nota (22). falla guasta (sic). — Forse alabastro. Nelle Vita dei Dogi, in data del- 
l'anno 1463, il nostro Marin scrive che il Senato decise togliere al Turco la Morea, 
e scelse per Capitano dell' impresa « Bertoldo d'Este nostro Condottiere colla sua 
» compagnia, il quale fu figliuolo di Taddeo Marchese , il quale passò sulla Morea 
» con navi 23, galeazze 5, majani 8, ec. » E poi aggiunge: « Ora i nostri seguen- 
» do l'impresa di Corinto, e volendo dargli la terza battaglia, mentre che il magni - 
» fico Bertoldo andava ordinando le cose, pe '1 gran caldo che avea trattasi la ce- 
» lata, i Turchi trassero un sasso, il quale di ribalzo diedegli in testa nella tempia. 
» Stette dodici giorni ferito, e poi mori. » 

Nota (23). il tormento. — Cioè il luogo dove si collavano o ad altri supplizj 
si sottoponevano le persone di qualsivoglia delitto accusate : modo di procedura che 
all'epoca di cui qui si tratta era riconosciuto ed esercitato in tutta Europa. 

Nota (24). In questa terra (Montagnana) habita Galeoto Martio. — 11 Dizionario 
di Bassano fa di questo dotto del secolo XV. la seguente biografia. « Galeotto Mar- 
» zio, nativo di Narni, fu segretario di Mattia Corvino Re d'Ungheria, e precettore 
» di Giovanni Corvino suo figliuolo. Essendosi portato in Francia ad istanza di Lui- 
» gi XI., andò a trovare a Lione questo Monarca, che lo trovò inaspettatamente 
» fuori delle porte della citta. Volle discendere da cavallo per salutarlo; ma sicco- 
» me egli era assai grasso, cadde : per la qual caduta morì nel 1478. Abbiamo di lui : 



(a) « Egli avea tratta la sua congettura dagli ultimi versi di un epigramma di Mar- 
ziale : )> 

Da mi basta, sed Catulliana, 
Quae si tot fuerint quol ilìe dixil, 
Donabo libi passerem Catulli. 

Polit. Misceli Lib. I. Cap. VI. 



— xviii — 

» 1.° Una Raccolta di concetti di Mattia Corvino nella Collezione degli Storici dell'Un- 
» gheria (Francfort 1620, in fol.). 2.° Un Trattato De hoinine interiore, et de corpore 
» ejus (Basilea 1518, in 4.°), che fece molto strepito a motivo di alcuni sentimenti 
» poco ortodossi, pe' quali fu arrestato a Venezia, e costretto a disdirsi di quanto 
» avea scritto. Gl'Inquisitori lo avrebbero sottomesso ad un castigo assai più forte 
» della sua ritrattazione, se Sisto IV., il quale era stato suo discepolo, nonio aves- 
» se protetto. Più lunghe ed esatte notizie di Galeotto Marzio da Narni si hanno 
» nella Storia della Letteratura Italiana del eh. Tiraboschi (Voi. VI. Parte I. pag. 289), 
n e nelle Aggiunte alla detta Storia (Voi. IX. pag. 91). » 

Ora supponendo che la data 1478 sia un semplice errore di stampa, convien 
ricordare che Luigi XI. mori in questo stesso anno 1483 ( di cui parla il Sanuto) 
li 30 Agosto , due o tre mesi dopo la nota da questo fatta della residenza attuale 
del Marzio a Montagnana; e visto lo stato di salute del Monarca, e la corpulenza 
del Galeotto, io non credo che questi abbia avuto il bene od il tempo di recarsi 
alla Corte di Francia, e d'inchinare quel Re dopo l'epoca del passaggio di Maria 
Sanuto per Montagnana; e così l'aneddoto della morte, almeno immediata, del Ga- 
leotto per la caduta da cavallo svanisce da sé. 

Nelle Vite dei Dogi del Sanuto, stampate dal Muratori, in data dell'anno 1476, 
(col. 1206-1207) ecco che cosa si legge del Marzio. 

« In questo tempo essendo stato per l'Inquisitore dell'eretica pravità accusato 
)> alla Signoria, che un Galeotto Marzio da Montagnana, uomo savio, e molto dotto e 
» grasso, che stava a Montagnana, era eretico, et male sentiebat de Fide, dimandò alla 
» Signoria il braccio secolare, e il mandarono a ritenere, e a metterlo in prigione. 
» Avea fatto certo libro, il quale il detto Inquisitore diceva ch'era dannabile; e lo 
» portava in Ungheria e in Boemia, dove avea grandissimo séguito. Alla fine il con- 
» dannarono ad essere messo sopra un solajo in piazza , con una corona di diavoli 
» in testa, dove fusse letta la sentenza, e abbrugiato il libro , ed egli si chiamasse 
» in colpa di quello che avea detto o scritto, che fosse contro la Chiesa. Poi fu con- 
» dennato, per penitenza dell'error commesso, a stare mesi sei in prigione a pane e 
j) aqua. Fu eseguita la sentenza, e fatto il solajo in piazza, dove era l' Inquisitore 
» dell'Ordine de' Frati Minori colla banca sedente prò tribunali. Fu tratto il detto 
» Galeotto di prigione, e menato, colla corona de' diavoli in testa, per piazza. Vi fu 
)> un gentiluomo che disse: che porco grasso! E colui si voltò dicendo: È meglio 
» essere porco grasso, che becco magro. Andò poi sul solajo. Eseguita la sentenza , fu 
» rimesso in prigione. Costui andando in Boemia cadde da cavallo, e crepò. Era dot- 
» tissimo, faceto, ma molto grasso e corpulento.» 

Non in Francia adunque, secondo il Dizionario di Bassano, ma sopra una delle 
strade della Boemia sembra che avvenisse la caduta del Marzio da cavallo; e, giusta 
F Itinerario, convien riferirla a dopo la morte di Luigi XI. («). In una delle tre Miscel- 



(a) Scritto Gn qui , 1' amico mio Bibliotecario sig. Gar mi fa sapere che nel Dizionario 
delle date ec. a proposito del Marzio è stampato: « Passò in Francia, ed era a Lione nel 1 4 9 i ? 
.>) allorché Carlo Vili, passò per quella città per recarsi nel Milanese. Galeotto si unì al cor- 
''i teggio che andava incontro ad esso Principe; ed arrivato vicino a lui, volle scendere in 



— XIX 

lanee Sanuto, ora nella Marciana, trovasi di proprio pugno diluì, a pag. 65, la copia 

di una lettera del Marzio, scritta dalla prigione sua stessa, e nei seguenti termini 

concepita : 

« Galeotus Martius Dominico Stellac salutem. » 

« Career teterrimus et tenebrae efficiunt ut non possim amicos saepius salu- 
» tare. Amicos autem omnes probos et doctos puto, inter quos cum te potissimum 
» habeam , volui tecum per epistolam loqui, quando quidem veras audire et red- 
» dere voces ex hac nostra calamitate non liceat. Audio apud te sermonem fuisse 
>i habitum de negociis nostris ; nam quidam suspicantur me non vere poenituisse. 
» Hi tales quicumque sunt falluntur, nam Deum testor me animo syncerissimo et pu- 
» ra mente abjurasse omnem haeresim, non aliquo timore, non aliqua poena motus, 
» sed solum charitate et veritate impulsus. Non noverunt hi tales qui haec suspi- 
» cantur, in sapientem metum non cadere, sicuti pbilosophia testatur, nec noverunt 
» animum meum; nam tanti animi sum ut nullius persuasione nec minis possem 
» terreri. Quin libere quod sentirem enuntiarem un unius (sic) quisquis explo- 
» rata habeat me omnia errata omnesque baereses sincera mente abjurasse, et hoc 
» me habiturum ratum ac firmum sicuti optime cognoscetur ; sed nunc in miseria 
» constitutus, et in carcere teterrimo haec pauca ad te scribeas (sic), oro mihi sis 
» auxilio, nam si hic mansurus sum, paucis momentis vitam amittam. Vale. In Urbe 
» Veneta ex carcere M. C.G.C.GLXXVII. » 

Questa Lettera la credo inedita ; ed inedita ancora è un'Opera del Marzio sulla 
Chiromanzia, da vedersi nella Biblioteca dei Minori Conventuali in Padova. Essa mi 
venne indicata dal valente commentatore di Marco Polo, Vincenzo Lazari. Ed all'egre- 
gio Padre Minciotti Bibliotecario, al cui nome non poco lustro ha recato la publicazio- 
ne fatta nel 1842 del bel Catalogo de' manoscritti in quella Libreria esistenti, rendo 
grazie solenni d'aver potuto esaminare il manoscritto, del quale recherò qui sotto 
l'Indice, un brano del principio, e le ultime righe. Nel Catalogo del Minciotti 
esso è descritto, a pag. 140, così: 

(560) 

<c Galcoti Martij Chyromantia. Cod. cartac. sec. XVI. in f'ol., di pag. 102 , con 
» disegni a penna ed Indice al principio. » — Ecco l'Indice nella pag. segueiite. 



ìi fretta da cavallo per salutarlo, ma s'imbarazzò col piede nella staffa; e siccome era di una 
» eccessiva pinguedine, cadde sì crudamente a terra, che si uccise. » 

Da queste tre versioni intorno al sito ed all'epoca della morte di messer Galeotto tragga 
il lettore quella conclusione che gli par meglio. 



XX 



RUBRICAE 



Chìromantia Galeotti Martij Narnensis a 

C. 1. usq. ad C. Villi C. . ' . . I 

De modo judicandi ad C. ... X 

De statura hominis C XII 

De colore C XII 

De capite C XII 

De fronte C XII 

De supercdiis C XII 

De pilis C XIII 

De ciliis et palpebris C. . . . XIII 

De facie C XIII 

De oculis C XIII 

De naso C X1III 

De auribus C XV 

De ore et labiis C XV 

De dentibus C XVI 

De lingua C XVI 

De voce C XVI 

De collo C XVI 

De risu C XVII 

De manibus et digitis C. . . . XVII 

De unguibus G XVIII 

Regulae generales de signatis. XVIII 
De natura Saturni C. . . . XVIIII 

De natura Jovis C XVIIII 

De natura Martis C XVIIII 

De natura Solis C XVIIII 

De natura Veneris C. . . . XVIIII 
De natura Mercurij C. . . . XVIIII 

De natura Lunae C XVIIII 

De caracteribus Saturni G. . XVIIII 
De caracteribus Jovis C. . . XVIIII 
De caracteribus Martis C. . . XVIIII 

De caracteribus Solis G XX 

De caracteribus Veneris C. . XX 
De caracteribus Mercurij C. . . XX 
De caracteribus Lunae G. XX 
De nominibus linearum digitorum, 
montium, angulorum, et tota ma- 
rni C. 20 et 21. C XX 



De linea vitae et restricta a G. 21. 

usq. ad C. 27. C XXI 

De media naturali et pollice a C, 

27. usq. ad C 36. C. . . . XXVII 
De mensali et indice a C. 37. usq. 

ad C. 46. C XXXVII 

De base et monte manus a C. 46. 

usq. ad C. 50. C. . . . XXXXVI 
De triangulo a C. 51. usq. ad 

C. 55. C LI 

De medio et quadrangulo a C. 56. 

usq. ad C. 59. C LVI 

De medio seu anulari a C. 60 usq. 

ad C. 61. C LX 

De auriculari a C. 63. usq. ad C. 65. 

C LXIII 

De dorso digitorum G. . . . LXVI 
De longitudine vitae C. . . . LXVII 
De bona digestione C. . . . LXVII 
De brevitate vitae C. . . . LXVII 
De mala digestione C. . . . LXVII 
De aegritudinibus in generali. 

C LXVIIl 

De honoribus, dignità tibus, de 

vitiis et bonis in generali . LXVIIII 

De verecundia C LXX 

De paupertate , damno et infortu- 
nio in generali LXXI 

De bonitate et acumine ingenij 

C LXXII 

De fidelitate LXXII 

De liberalitate et prodigalitate LXXIII 

De matrimonio LXXIII 

De luxuria in generali . . . LXXIII 
De insania et stultitia . . . LXXIIII 

De hebeti ingenio LXXV 

De iracundia LXXV 

De avaritia LXXVI 

De amicis LXXVI 

De inimicis LXXVI I 



XXI 

De infidelitate ..... LXXVII De praelaturis et dignitatibus 

Pe homicidis et malis homini- ecclesiasticis .... LXXXXII 

bus in generali .... LXXVII De divitijs et opulentijs in di- 

De mendacibus , timidis et lo- versis aetatibus . . . LXXXXIII 

quacibus LXXVIIII De honoris privazione et ad- 

De ebriosis, gnatonibus et co- versitate LXXXXIIII 

mestoribus LXXX De Regibus et Principibus 

De servitute et captivitate . . LXXX qui male finiunt, et amit- 

De carcere et exilio .... LXXXI tunt dominium . . . LXXXXIIII 

De itineribus et peregrinationi- De bando etpersecutione per 

bus LXXXI Principes, Praelatos et Sa- 

De mala morte LXXXI cerdotes LXXXXV 

De fine bono LXXXIII De carcere LXXXXVI 

De instabilitate .... LXXXIII De ingenio ad malum . . LXXXXVII 

De vulneribus et laesione mem- De morte extra patriam . LXXXXVIII 

brorum in generali . . . LXXXIII De submersione . . . LXXXXVIII 

De furibus LXXXIIII De amputatione capitis et 

De superbia et crudelitate. LXXXIIII suspensione .... LXXXXVIIII 

De temeritate , insolentia et De casu ab alto C. 

inverecundia LXXXV De signis Relligiosorum . C. 

De audacia LXXXV De laesione e feris et quadru- 

De castitate et honestate . . LXXXV pedibus C. 

De filijs et filiabus. . . . LXXXVI De his qui ab igne creman- 

Quamplura secundum Coclitem. tur, vel damnum patiun- 

De meretricibus .... LXXXVI tur Ci. 

De difficultate partus . . LXXXVIII De ingenio ad diversas ar- 

De facilitate partus . . . LXXXVIII tes Ci. 

De inclinatis ad abortivos, et De depraedatoribus et ex- 

impotentibus in coitu . LXXXVIII poliatoribus ....Ci. 

De suffocatione infantis . LXXXVIII De patricidis et fratricidis C 11. 

De effeminatis etamatoribus.LXXXVIIII De bonis moribus et lauda- 

De cinedis, pediconibus et bili conversatione . . . G. 11. 

masturba toribus . . . LXXXIIII De his qui delectantur in 

De Regibus et Principibus . LXXXX agricultura etaedificiis . C 11. 
De honoribus, divitijs, et gratia 

apud Reges et Principes . LXXXXI 

Le prime colonne del codice sono queste: « Divinandi artes plurimas fuisse 
» qui nescit , augures , aruspices, ariolosque in mcmoriam revocet, nani de astro- 
» logis, cum aetas nostra plures viderit, non est habenda cura. Astrologia namque 
)> inter cetera divinandi artificia optinet principatum, quem nulli unquam art.inni 
» divinandi cessit; vincitur enim tantum ab his quac furoris sunt. Prophetia nam- 
» que est superna inspiratio rerum eventus immobili ventate denuntians. Hac 
» Sibyllae omnes, hac Martij Fratres, hac Cassandra Priami filia corninoti, futura 



XXII 

» praedicentes, mathematicos superarunt. Apollinis vero olim et Jovis Ammonis ora- 
» cula, totius orbis lumen, certissima diete-rum fide multis seculis claruerunt. Nani 
» et Pbytonissae, quae in sacris nominantur, ab Apolline, qui Pbytonem serpenteìn 
)i occidit, nominari, ut quibusdam placet, videntur, ita ut tamquam phaebades vati- 
» cinatae sint. Et quandoque prophetia non rei veritatem, sed minas plerumque vi- 
» det, ut in Ninivitis apparuit, et in caede puerorum innocentium claruit, multa 
j) enim puerorum milia trucidanda proclamat, cum paucos admodum Herodes Ju- 
» deae tetrarcha occiderit. Sed proplieta in furore videns Romanorum edictum, quo 
» vetabatur ali nutririque debere (sic), eo anno quo vates nasciturum Regem orbis 
» praedixerunt, quod non fuit executioni mandatum, tunc enim, ut ipsi opinantur, 
» natus est Augustus. Sed nos ad Christum propbetiam spoetare credimus; utplu- 
*)> rimum tamen prophetia veritatem et effectum continet. Hanc autem inter ma- 
il thesim oraculumque differentiam, cum certiora astrologis dicantur oracula, non 
)> tacuit SaVyrus . Sed major erit fiducia, si quod dixerit astrologus credant a 
» fonte relatum Ammonis. Fiebat autem divinatio inter cetera a quatuor elemen- 
» tis, Igni, Anima, Aqua, Terra; elementorum siquidem ideas ut Deos coluit anti- 
» quitas. Nam Ignis Vulcanum, sive Palladem; Animae, idest Aeris, Junonem, qua 
» potestates Aeris intelliguntur; Lixae, idest Aquae, Neptunum sive Nereum; Terrae 
» vero Tellurem, Cererem, Plutonem, ut in eis diversus potestatis usus cognitus est: 
» de quo late locuti sumus et in libro De incognilis vulgo ad Matbiam Ungariae regem, 
» et in libro De doctrina promiscua (a). Ignis siquidem Pyromantiam nominarunt, in 
» qua quod fulgur, quod fulmen , quod fiamma circa puerorum tempora cum 
»nascuntur, aut quod circum altaria post sacrifitium pronuntiet, ut in Servio 
» Tulio Tanaquil, et in Ciceronis consulatu uxor vaticinata est. Aer autem Aero- 
» mantiam, in qua quod volatus avium, quod grandinum aut pluviarum aut vento- 
» rum vis immoderata monstraret. Aqua vero, in qua Hjdromantiam exercebant, cu- 
li jus peritiam Numa Pompilius, secundus rex Romanorum, teste Augustino, habuit 
i> et multas dedit cognitiones. Nam, teste Varrone, puer in aqua imaginem Mercuri] 
» vidit, qui eventum belli Mitridatici versibus cecinit. Et nunc quoque in usu est, 
» cum fures ignotos inspicere volunt, vas perspicuum aqua plenum, peractis quae 
» sunt necessaria, puer inspicit, ibique eorum qui furati sunt imagines cernit, et 
» quo etiam furtum deferant agnoscit: sed puer impollutus hoc cernit; qui vero 
» venereis artibus inquinatus est, hac potestate privatur. Daemones enim cum cor- 
» porei more nostro sint, nam aerio tantum corpore circumdantur, non se osten- 
» dunt nisi dilectis , diligunt enim castos cum casti sint; similitudo enim, ut ait 
» Philosophus, est causa dilectionis. Et propter hanc rationem in omni relligio- 
» ne praecipitur rem sacram facturus, ut sit castus. Unde illud : Hac casti ma- 
» neant in relligione nepotes. Et apud Virgilium Aeneas diras facies inimicaque Tro- 
» iae numina nunquam videre potuit nisi post discessum Veneris. Daemones quos 
« latinitas lares nuncujiat de natura sunt casti, castos ob similitudinem diligen- 
» tes ; sed plerumque corpus assumunt hominum, colligentes semen quod a mor- 
ii talibus defluxit, et cum muliere coeunt, quos antiquitas incubos et succubos nun- 



{a) Ecco nuove opere del Marzio ignote al Dizionario di Bassano. 



XXIII 

» cupavit. Et qui ab hujusceraodi spiritibus concipiuntur, ut Thomas quoque as- 
» serit, non injuria daemonum fìlij dici possunt. Terra autem Geomantiam fecit, 
i» unde ex terraemotu concussioneque montiutn et aperitìonibus hiatibusque futura 
» canunt, sicutide Metio Curtio legitur, qui ob (sic) hiatum terrae imperi] fundamen- 
» ta subsidere, ut vates cecinerunt, in eum armatus se dejecit. Quidam vero juniores 
» eam divinandi artem, quae in solidis rebus, ut terra est, punctis fortuito factis 
» futura cognoscit, Geomantiam nuncuparunt. Istis igitur quatuor elementis anti- 
» quitas divinavit, nam (sic) inlacte sanguinequc plui sequenti anno Roma validam 
» pestilentiam sensit, eoque tempore Hannibal Italiam vexavit, ut vates cecine- 
» runt. Et quo Crassus anno apud Parthos perijt, ferrum in Lucanis pluit, sicuti 
» ante bellum Cimbricum crepitus tubarumque sonitus in aere auditi sunt. Sed 
» elemcntorum vis et in sacris viguit, nam velum templi, quod tempore passionis 
» Christi scissum est, quatuor coloribus dementa imitantibus textum erat, etc. » 

Ed il fine : « Linea oriens a linea vitae vadens per medium caveae manus 
» cum dobita proportione et terminetur usque ad radicem medij vel circa, divitias 
» saturninas post periodum Saturni arguit, ut dicunt aliqui. » 
Nota (25). et qui se dà la corda. — Vedi la Nota (23). 

Nota (26). El Vescovado è sopra el fiume di VAdexe; era conlra una Gemma gentil che 
ivi viti. — Il Vescovado , rimpetto al quale il Sanuto ebbe a A r edere la Gemma di 
Rovigo, era quello di Adria, il cui Vescovo risiedeva appunto in quella città. 

jNota (27). et arente e la chiesia di san Francesco, ne la qual vidi quella Gema sopra 
scrha. — La chiesa di san Francesco, ove la Gemma faceva le quotidiane preghie- 
re , od ascoltava forse quelle del Marin , era stata già terminata nell'anno 1444, 
« e di fuori e di dentro, con altari et pale di bellissime figure, di fini colori et d'oro 
» fregiate ; et inoltre in quell'istesso anno 1444 dal Consiglio gli fu comperato l'or- 
» gano sotto il Consolato di Giovanni Rovarella figliuolo di Bartolomeo Notaio. » 
(Ved. Nicolio Andrea, Storia de.lV origine ed antichità di Rovigo fino all' anno 1578. Ve- 
rona 1582, in 4°) 

Nota (28). Visto (al Lago Scuro) quelo ponte excelso fu facto nel naval ì r enelo per Dio- 
nisio architecto. — Di questo ponte di barche il Sanuto, a p. 50 della Guerra' di Fer- 
rala, nell'autunno 1482, così scrive : « Intanto in Venezia nell'Arsenale furono fab- 
» bricati due ponti di tavole sopra burchielle, e poi uno grande in venti giorni ne 
» fu fatto per Dionisio Ingegnere. Questo fu bellissimo, sopra ventitré burchioni 
» con tavole conficcate, lungo passi 410, potendosi separar uno dall'altro burchio 
» per essere incatenati ; ed alla fine per ogni banda evvi un ponte levatoi-, e ca- 
« dauno può navigar con l'albero e vela. Perchè poi noli' andar sopra non fosse 
)> usato dalli nemici, furon date due bombarde per uno; e questo ponte cosi degno 
» in pochi giorni fu costrutto; e dirò, come disse un certo, l r eneliis omnia suppetunt, 
» ut nulliim magnimi opus sit, quod brevi spalio perfui non possit. Nel giorno sesto di 
» Novembre adunque fu mandato questo ponte disfatto per la bocca delle l'ornaci 
j) ai nostri, e fu fatto capitano Domenico Trcvisan. » 

Nota (29). Era Prefeclo dila classe padana Antonio Jusliniano, che poi fu preso, ut 
vos scitis. — Qui e' è un errore di data , che non so capire. L' Itinerario principia 
il giorno 15 Aprile 1483, ed a pag, 76 della Guerra di Ferrara il Sanuto dice: « AJli 



XXIV 

«diecisette di Marzo, Antonio Justinian, Capitano dell'armata del Po, vagando 
» con alcune barche, e vedendo sopra la riva, tra Sermone e la Stellata, gente, bra- 
» moso di vodere chi fosse, con la poca turba che avea andò a terra; ma quelli, 
» che erano imboscati , uscirono fuori, e furono alle mani. Presero il Capitano con 
«quattordici compagni, ed altri furono morti, tra li quali il suo Ammiraglio. Por- 
» tate via le barche, li prigioni vennero condotti in Ferrara, e con grande allegrez- 
» za li fecero girare intorno alla piazza, e poi furono posti nel castello appresso 
«gli altri. Dal Consiglio de' Pregadi fu subito mandato Capitano dell'armata del 
» Po Andrea Zancani. » D'onde parrebbe che non il Giustinian, ma il Zancani fosse 
Capitano della classe padana quando il Sanuto si trovava sull'Adigetto colla Gemma. 

Nota (30) A horre vinti una dapoi zenà con lo illustre Locotenente Ruberto . .. pas- 
sati nel Barco di Ferrara. — Di queste scorrerie fatte dal Sanseverino nel Barco di 
Ferrara il Sanuto ne parla nella Guerra di Ferrara, pur in data del 1482 ; ma l'idea 
de'Patrizj Veneti di mettere i loro falconi alVairone ne' luoghi della caccia riservata 
del Duca nemico, e sotto i suoi occhi, mi riesce nuova del tutto. 

Nota (31). De qui (Legnago) fu Ogniben literato. — Ogniben , latinamente detto 
Omnibonus, Interprete dei Canoni e Vescovo di Verona, ove morì nel 1185. Così nel 
Dizionario di Bassano ; questo però tace il luogo della nascita di lui : grazie dunque 
al Sanuto, dal quale ci viene indicato. 

Nota (32). Etiam in questo tempo fu portade galie per montagne a Torbole, qual di 
soto al loco suo diremo. — Come si vedrà più avanti, il Sanuto per questo tempo in- 
tende quello della guerra fra la Republica ed il Duca Filippo Maria Visconti. Non 
e' indica però il nome del bravo galeotto, da cui tale impresa fu ajutata. Se non 
che parlando di ciò col già menzionato Giambattista Lorenzi, questi mi suggerì 
di riportarmi a quell' emporio della Storia Veneta , le Iscrizioni del Cigogna. Di 
fatti a pag. 445 del Voi. III. trovai trascritto dalle Fife dei Dogi dello stesso Sanuto, 
in data 1444, quel che segue: 

« Nota per memoria di que'che leggeranno questa Storia , come le galere che 
» furono mandate da questa Terra, furono tirate per terra per forza di sartie su 

« per le montagne più di miglia E per cadauna galera erano più di 120 paja 

» di bovi che le tiravano, con assaissimi guastatori, marinai e ingegnieri. E si 
» stette giorni 1 5 continui di dì e di notte a condurle. E, come ho scritto, per la 
» campagna di Verona un Nicolò Cavavilla greco, compagno di galere, fece inalbe- 
« rar quelle, e fece far vela dell'artimon, e con questo s'ajutava a spignerle avanti. 
« Erano galere sei. Costò la detta spesa alla Signoria più di ducati 15.000, senza 
» i buoi , carri e guastatori. Pure giunsero appresso Peneda, e furono buttate in 
» lago; e a Torbole fu fatto il Bellingiero pe' maestri mandati d'Arsenale, e un 
» Rediguardo, e fu poi buttato nel Iago. » 11 Cigogna poi aggiunge: « Il trasporto 
» delle galee per terra è espresso nella Sala del Maggior Consiglio, e nel soffitto a 
« chiaro-scuro, di mano di Girolamo Padovanino. » 

Nota (33). Prima che la natia de Casa Lodi. — Nell'Ottimo Commento della Divina 
Comedia (Pisa 1826, Voi. I. pag. 370) si legge: « Nota 94. Già fùr le genti sue, ec. 
» Qui tocca come messer Pinamonte de'Bonaccorsi per inganno cacciò fuori di Man- 
» tova li suoi consorti, accostandosi a quelli di Casa Lodi, ch'erano Conti; e però 



XXV 

» li chiama matti, che s'accostarono al nimico loro, e fidarsi di lui » ; trovandosi 
stampato nel testo Pisano: Prima che la mattia da Casalodi. A me sembra che la 
katia (per stirpe) del testo Sanuto suoni più dignitosa , e sia più in armonia collo 
stile grave de' versi precedenti. 

Nota (34). L'inimico Calavrese. — Questi è Alfonso Duca di Calabria, che lasciò 
Napoli sulla fine del 1482. dirigendosi verso Ferrara per soccoi-rere il cognato Duca 
Ercole, che aveva sposato Eleonora d'Aragona il giorno 3 Luglio 1473. 

Nella Guerra di Ferrara è scritto , che venendo Alfonso verso il territorio 
Estense, la notte dopo il suo arrivo a Roma fu scritto sopra la porta dell'alloggio 
di lui il seguente verso: 

I celer, o Calaber, Venetis nova praeda fuiurus. 
Questo verso lo trovo, insieme a varj altri epigrammi dettati dalle circostanze d'al- 
lora, anche in una delle tre ripetute Miscellanee del Sanuto, il quale poi a pag. 87 
della Guerra di Ferrara, a proposito dell' mimico Calavrese, in data pure del 1483, 
scrive come segue: 

« Il Duca di Calabria, lasciato il Bergamasco, passò nel Bresciano, ed in po- 
» chi giorni acquistò tutte le castella tra il fiume Mella e gli Orzi Nuovi, etc. AI- 
» lorchè dal Senato si seppe, che dove andava questo Duca subito le castella si ar- 
» rendevano volontariamente, e che il signor Roberto avea lasciato agli Orzi Nuovi 
» Giovanni Antonio Scarioto con trecento cavalli , ed era venuto a Rezado , che è 
» miglia cinque lontano da Brescia etc, si fece Consiglio per provedervi. » 

Nota (35). Francesco Conte, Capitanio di la Signoria. — Intendi Francesco Car- 
magnola. 

Nota (36). caxa dove el signor Michiel, che fu roto a la memorala guera et cede di 
Caravazo, vi habitava. — Michiel Attendolo, la cui dimora è qui menzionata dal Sa- 
nuto, che nelle Vite dei Dogi (col. 1 IO) lo chiama il signor Micheletlo di Colignola, fu 
preso agli stipendj della Republica « a' 24 Aprile dell'anno 1441, per essere Gatta- 
» melata, Capitan nostro, molto infermo. A' dì 11 di Giugno furono eletti due pel Col - 
» legio a portare il bastone di Capitano al detto signor Micheletto: Giorgio Quirini 
» e Leonardo Quirini. » Il Sanuto nell'opera ora citata dice ancora, che la nuova 
della vittoria a Caravaggio, riportata da Francesco Sforza contro l'armata venezia- 
na , comandata dal « signor Michele Capitan generale nostro, venne a Venezia a' 
» dì 15 di Settembre dell'anno 1448, la Domenica, a ore 15. » 

Poi aggiunge: « La Signoria, per essersi mal portato nel fatto d'arme di Cara- 
» vaggio il signor Michele di Cotignola, Capitan nostro generale, il cassò, e man- 
» dolio sul Trivigiano. » 

Supponendo che Michele Attendolo fosse a quarantacinque anni quando venne 
sconfitto a Caravaggio, dovrebbe essere stato ottuagenario quando il Sanuto era a 
Brescia nel 1483; e dal fatto di questa tranquilla e volontaria residenza dell' ex - 
Capitano generale, disgraziato esso pure, e successore quasi immediato del Carma- 
gnola, in una città veneta, si deve arguire che la sorte di quest'ultimo non facesse 
nell'Attendolo quella sinistra impressione clic la poesia a' giorni nostri ha saputo 
destare in odio del veneto nome , quando questo si trova unito a quello del vinci- 
tore di Carlo Malatesta. 



XXVI 



Nota (37). E la capello, .... di Pandolfo (Malatesta) Dalle Historie Bresciane di 

M. Helia Cavriolo sembra che la Cappella di Pandolfo Malatesta fosse dipinta verso 
l'anno 1410 da Gentile da Fabriano. Ecco le proprie parole del Cavriolo: 

« Fiorirono in quei tempi nella città nostra Ottaviano Prandino et Bartolino 
» Testorino pittori, a' quali per anco non si è ritrovato pari nella virtù et nelParte 
» di colorir le figure, con tutto che Gentil, pittor Fiorentino, dipingesse politamente una 
» Capella a Pandolfo all'hora Principe, chiamata fin hoggi la Capella di Pandolfo. » 
(Ved. pag. 167, ediz. di Brescia, 1585.) 

Nota (38). Francesco Diedo doctor, et descrise latine la vita di San Rodio. — Nella 
Memoria dei Scrittori Veneti di Pietro Angelo Zeno è detto che Francesco Diedo, poe*- 
ta, filosofo e giureconsulto, scrisse, oltreché la Vita di S. Rocco, Invettive, Orazioni, 
ed Epistole. 

Nota (39). Qui è Vescovo quello di Cha Zane, rebello dil Stado. — Di questo pe- 
ritissimo astrologo, l'amico del veronese Lionardo Montagna, autore del Brevia- 
rìum de Vaticiniis , come pure di Lodovico Lazarelli di San Severino, anch' egli 
gran dilettante di quell'arte, è stata scrittala Vita dal Padre Giovanni degli Ago- 
stini. Non avendo io potuto trovare l'oroscopo di Lorenzo Zane unito a quello del 
Sanuto, non posso dire se alla nascita di colui presedesse Marte; ma dai fatti ripor- 
tati dall'Agostini si può dedurre che l'Arcivescovado di Spalato, il Patriarcato di 
Antiochia, e le Chiese di Treviso e di Brescia erano affidate a tale che, sia in terra 
contra i Conti dell'Anguillara ed i Malatesta , sia in mare Capitano delle galee pon- 
tificie, era fornito di valore personale a tutta prova. La relazione del secondo tra- 
dimento della sua patria , di cui il Zane si rese colpevole , si trova nel prezioso 
autografo Sanuto, lasciato alla Marciana dal fu Girolamo nobile Contarini sopra 
lodato. Eccola. 

« Carte 61. A. D. 1476, fine di Luglio. In questi zorni fo scoperto alcuni No- 
» beli di Pregadi, quali revellavano al Conte Hir. m0 de Riario, nepote dil Papa, el 
» tutto. Era Orator nostro a Roma Jacomo di Mezo cavalier, il qual scrisse a li 
» Cai di X, ch'el Conte Hir. mo sapeva ogni oossa ; et ser Marco Corner, el Cava- 
li lier Savio dil Conseio, hessendo in renga, disse che l'era grande incargo di la 
» terra, che non si teniva secreto quello si tratava e deliberava in questo Con- 
» seio ; e quando el sarà dimandato el dirà quello el sa zercha questo; unde C'hri- 
» stofal Capello, Cao di X, disse : Messer Marco, ve comandemo che vegnì adesso da basso 
» a deponer quello savè di tal cosse. El qual andò e depose, et poi fo chiama el Con- 
» seio di X con la Zonta ; e adi 14 Avosto fu preso di retenir; et la sera retenuta 
» e posti in camera Ser Alvixe e Ser Andrea Zane q. m Ser Pollo fradelli fradelli (sic) 
» dil Vescovo Zane di Brexa, et posti l'uno separa di l'altro; et so fradello pre- 
» ditto, Dom. Lorenzo Zane Episcopo di Brexa, questo inteso si partì di Brexa e 
» andò a Blantova cum duo; et butato il Colegio questi doi fonno examinati ; poi 
» adì 15 ditto fo retenuto Ser Alvise Loredan q. m Ser Polo con alcuni servidori 
» dil ditto Vescovo, il qual Vescovo avisava al Conte Hir. mo quello li scriveva Ser 
» Vidal Landò dotor etc. suo cugnado da novo. » 

« Adì 21 ditto fo retenuto el dito Ser Vidal Landò dotor etc. q. ra Ser Marin, 
» era Consier a la bancha, e Ser Jacomo Malipiero erra di Pregadi q. m Ser Dario 



XXVII 

» suo cugnado, et examinati, serate le porte dil palazo et mandati tutti fu óra. j et 
» nota, a Padoa fo preso ditto Ser Jacomo Malipiero, erra con la so briga a solazo, 
» et conduto in questa terra. A Brexa mandono Nicolò Grandiben, Secretano, al 
» Vescovo Zane a dirli eh' el venisse a parlar a la Signoria ; el qual rispose: Molto 
» volentieri, ma manzemo prima Poi disnar montono a cavallo con 12 cavalli fenzando 
» voler venir a Veniexia ; passono Peschiera , et poi cavalchando el Vescovo dis- 
» se: Nicolò! tu anelerai di qua a Verona, et mi anderò di qua; non son uso esser ocello 
» di chabia; vale con Dio. E lui andò a Mantoa, e Nicolò vene a Verona, poi in 
» questa terra; e referi il tutto ai Cai di X; tamen alcuni scrive, maxime in la Cro- 
» nicha Dolfina, eh' el ditto Vescovo cavalchò di longo per la via di Moncelese in- 
» cognito, et vene a Muran da Ser Marin Zustignan q. m Ser Pangrati suo cuxin, et 
» fense era uno voleva darli una lettera di Trevixo, et li parlò , poi andò a dormir 
» a Veniexia. Voleva aver uno salvoconduto dal Conseio di X di poter diffendersi 
» senza esser retenuto. Da poi el se parti, e andò a Cesena, e lassò una lettera al 
» ditto Ser Marin Zustignan , la qual lui la portò ai Cai di X. E da saper fo sco- 
» perti li retenuti per lettere portava el corier a Roma retenuto a cha dil Malipie- 
» ro et Zani, i qual scriveva al Vescovo quello era sta fato im Pregadi. Ditto Ve- 
» scovo andò a Cesena per scontrar Ser Jacomo di Mezo el Cav. r , ritornava Orator 
» nostro di Roma con intention di amazarlo. » 

« Li Capi di X, overo il Colegio deputado, mandono a Brexa a tuor le scriture 
» e tutto il mobele de ditto Vescovo; et aveno arzenti marche 300, contadi du- 
» cati X milia ; et erano Cai di X in questo mexe Ser Bort.° Zane, Ser Hironimo 
» Donado q. m Ser Andrea Procurator, et Ser Nicolò da Pexaro q. m Ser Segon- 
» do ; et in locho del Zane fo butado Cao Ser Marco Corner el Cav. r , Inquisitor 
» Ser Christofal Capello, Avogador Ser Jacomo Morexini da San Polo ditto zio; 
» Consieri Ser Anzolo Cabriel e Ser Agustin Barbarigo; dil Conseio di X Ser Zuan 
» Francesco di Prioli, Ser Zacaria Vituri, Ser Urban Foscari et altri, et Ser Nicolò 
» da Pexaro Cao di X. A chi tochó il Colegio si portò benissimo. » 
« Questi tochono il Colegio di sopraditi » 

j> Ser 

» Ser 

» Ser 

» Ser 

» Ser 

» Ser 

» Ser 

)> Ser 

« Et adì 24 Luio zonse zonse (sic) in questa terra Ser Jacomo di Mezo, el Ga- 
» valier stato Orator a Roma, in locho dil qual era andato Ser. ...» 

« Et referi ai Cai di X come il Zane Episcopo di Brexa havia dà da pensione 
» a suo cugnado Ser "Vidal Landò sopra ditto, ducati 200 al anno, et a Marco suo 
» fiol una abacia a Brexa, dava intrada ducati 700 al anno ; a Ser Jacomo Malipiero 
» q. m Ser Dario ducati 200 de pensione al anno; a Ser Alvise Loredan q. ,n Sci 
» Pollo promesso mandarli 3 fie ; a Ser Andrea e Ser Alvixc Zane soi fradelli, bene- 



• XXVIII — - 

)> ficij per soi fioli per du&ati 300 per uno, et galdevano bona parte di l'intrade 
» di detto Vescovado di Brexa ; concludendo che fina che ne'Pregadi sarà chierega 
» rasa, il Stado nostro sarà venduto. » 

« Et adi .... fo nel Conseio di X con la Zonta expediti et condanati li soto 
» scriti, vìdelicet che Dom. Lorenzo Zane Episcopo di Brexa et Patriarchi di An- 
» tiochia, qual za gran tempo per mali muodi e mezi è sta studioso in perscrutar e 
» intender i secreti di Conseio di Pregadi, palesando quelli dove non se conveniva, 
« con grave danno di la Signoria nostra, eh' el ditto sia bandizà di tutte terre e 
» luogi di la Signoria nostra, si da mar come da terra, e navilij armadi e disar- 
» madi in perpetuo ; et se'l capiterà in le forze, stagi anni do in la prexon forte, e 
» sia remandà al bando, et hoc toties quoties ; e chi '1 darà in le forze di la Signo- 
» ria nostra habbi ducati 2000 di la Signoria nostra ; et hessendo Gondutier habbi 
» im perpetuo lanze 100 di conduta; e s'il sarà Homo d'arme a' nostri stipendij, 
» habbi lanze 30; s'il sarà Contestabile, habbi page 100; e fin ch'el ditto vive, 
» tutte le intrade di soi beneficij siano scossi per l'oficio di l'Arsenal, i qual di 
» tutto faze tenir conto , e batudo le spexe ordenade et necessarie per fabricha di 
» la chiesia sufragana e capelani, di tutto il resto di danari vadi in la guerra dil 
» Turcho ; e il Papa non possi transferir il Vescovado e soi beneficij in altre per- 
ii sone fin ch'el viverà, né per la Signoria nostra li sia dà el possesso, in pena di du- 
» cati 1000; ne alcun possi aver pensione su alcun di ditti beneficij in le nostre 
» terre ; e s' il ditto fosse debitor ad alcun, siano pagati di soi beni paterni; al qual 
» non se li possi far grata donatione, remissione, dichiaratione , sotto pena di du- 
)> cati 1000 a chi metesse Parte in contrario; la qual pena sia pagada ai Cai di X 
» avanti sia leta la Parte e non prexa; e se quella non sarà prexa, né se intendi 
» presa se la non averà 6 Consieri, X dil Conseio di X, e quelli di la Zonta o altra 
» tanti in lhoro loco tutti. » 

« Item , che Ser Jacomo Malipiero q. m Ser Dario , el qual da molto tempo in 
j) qua revelava i secreti di Pregadi al ditto Dom. Lorenzo Zane con danno dil Stado 
» nostro, sia confina in perpetuo in Arbe ; e s' il romperà il confin e vegnerà in le 
» forze, li sia taiato il capo in mezo le do coione : e chi darà quello vivo in le forze, 
» habbi ducati 500 di taia da la Signoria nostra , et habia termine XV zorni di 
» aconzar i fati soi, e andar al suo confin, né escha di prexoii , dove Thè, fino al 
» suo partir; e sia acompagnado dali Cai di X fin in barcha , al qual non possi 
» esserli fato gratia, ut supra. » 

« Che Ser Vidal Landò Dotor Cavalier, al presente Consier di Veniexia , el 
» qual ha revelado i secreti di Pregadi in danno di la Signoria nostra, sia privado 
» di offici], beneficij, rezimenti e Consegij in perpetuo, e sia confinado per anni X 
» in Vicenza, soto pena, rompando il confin, di star uno anno in prexon, e pagar 
» ducati 300 a chi lo acuserà; e non havendo da pagar, la Signoria paghi dil suo 
» per lui, et habia termine zorni XV a conzar i fati soi, né escha di prexom fino al 
» suo partir, e i Cai l' acompagni a la barcha, né se li possi far gratia. » 

« Che Ser Andrea Zane q. m Ser Polo , il qual scriveva i secreti di Pregadi a 
» Roma, sia privado di officij, beneficij, rezimenti e Consegij per do anni, né possi 
» esser di Conseio secreto fin che suo fratello Episcopo di Brexa vive. » 



- — XXIX 

« Che ser Alvixe Zane suo fradelo, che sapeva esser sento e revelado i se- 
>» creti di Pregadi, e havea taxudo, e non venuto a manifestar ai Cai di X, sia pri- 
» vado per do anni, ut supra, né possi esser di Consegij secreti fin che vive suo 
» fradello Episcopo di Brexa. » 

« Che ser Alvixe Loredan q. m Ser Eolo, el qual recevete in caxa sua el ditto 
» Vescovo di Brexa suo cugnado, non lo manifestando ai Cai di X sapendo che 
» 1' era zercado, eh' el sia privado per tre anni di Consegij secreti. » 

« È da saper Ser Francesco Querini q. m Ser Marco, retenuto per queste cosse, 
» non fo spazado ne examinado per esser morto noviter da peste uno suo fio chie- 
» rego, e alcun dil Colegio volse examinarlo. » 

« Nota fo judicato in la terra, che tutti li condanadi habbino auto pocha 
» pena a quello meritavano, perchè dil 1470 Ser Hir. mo Badoer q. m Ser Jaco- 
» mo, erra dil Conseio di X, fo privado di tutti i Consegij per aver ditto a ma- 
» donna Isabeta, sorela fo di Papa Paulo, quando la visatava, et madre dil Car- 
» dinal Zen, digando: Scrive a vostro Zìo c?ie staga ben con Re Ferando, che V haverà 
» da questa Signoria quello el vorà; e per queste sole parole fu condanado si aspra- 
» mente. » 

« Fo retenuto etiam Ser Marin Justinian q. m Ser Pangrati adì 30 Avosto [sic), 
» et adi 31 fo expedito nel Conseio di X, eh' el ditto Ser Marin sia bandito per 
j> 3 anni di Consegij secreti, perchè subito non manifestò a li Cai di X la venuta 
» dil dito Episcopo di Brexa da lui. » 

« Et ditte condanaxion fonno publichate poi a gran Conseio adì 29 (sic) 
» Avosto. » 

Nota (40). Al tempo de Italian, Capitanio de la Signoria. — Cioè nell'anno 1427, 
quando il Carmagnola era Capitano generale della Bepublica, la quale poi nel 1432 
lo fece decapitare. Che il Sanuto intenda parlare del Carmagnuola, mi sembra evi- 
dente dal richiamo marginale, e dalla data da lui assegnata alla presa di Palaz- 
zuolo, quando la Bepublica non aveva sicuramente due Capitani generali a' suoi 
stipendj. Non so però perchè il Carmagnola così si chiamasse, quasi fosse più Ita- 
liano di Giberto da Correggio, o di Paulo Savello, o di Galeazzo Grumello, che 
erano stati suoi precessori in quella dignità (a). 

Nota (41). et uno m.° Martin ivi sta, fa coltelli el melle. — Nell'eccellente Diziona- 
rio del dialetto veneziano di Giuseppe Boerio si legge: «Mela (coli' e larga), s. f., 
» dicesi comunemente quella stecca di legno che usa l'Arlecchino; quindi detta 
» famigliarmente, e per ischerzo, significa brando, spada, striscia, collello lungo, ogni 
» arma bianca da punta e taglio, che porta 1' uomo a difesa propria o ad orna- 



(a) La data dal Sanuto qui attribuita alla presa di Palazzuolo non si accorda con quello 
che dello stesso fatto egli narra nelle Vite dei Dogi, ove si legge (col. ìooo, a. 1428): « Agli 
ìi 1 1 di Maggio s'ebbe nuova come i nostri aveano fatto l'entrala in Palazzuolo, e avuta la 
» rocca, con tutte le pertinenze, che fu consegnata loro. » 

<c A' ?4 di Maggio giunse in questa terra il Conte Francesco Cau'magnuola., Capitano ge- 
)> nerale nostro, con lutti i suoi condottieri, e portò con lui la bandiera di messere San 
» Marco. » 



XXX • 

» mento. » Nel secolo decimoquinto le mele di maestro Martin non erano lame da 
scherzo, e vicino alla provincia natale d'Arlecchino quel bravo spadajo aveva sa- 
puto acquistare a sé e a Palazzuolo una riputazione di non meno buona tempra, 
che quella di Andrea di Ferrara e degli spadaj di Toledo. Dove sarà discorso di 
Serra valle vedremo che per mela il Sanuto intende fuor di dubio lama di spada da 
fatti, e non da maschera. Ma può darsi benissimo che qualche rapporto abbia un 
tempo esistito fra il balocco bergamasco e le famose arme della vicina Provincia 
di Brescia. 

Nota (42). Palazo dil Pretore riconzado, et finto li Phìlosophi, ec. — Nella Noti- 
zia d'opere di disegno nella prima meta del secolo XVI. dell'Anonimo sta scritto: 
« Opere in Bergamo in Palazzo del Podestà. Li filosofi coloriti nella fazzada sopra la 
)> piazza, e li altri filosofi a chiaro e scuro verdi nella sala, furono de man de Do- 
li nato Bramante circa l'anno 1486. » 

« La loza e la fazzada nova sopra la piazza nova verso la cittadella fu di- 
» pinta da Zuan di Busi bergamasco. » 

Ora dal Sanuto s'impara che i filosofi del palazzo del Podestà a Bergamo 
erano stati dipinti prima del 1483; data più precisa, che non quella dell'Anoni- 
mo. Il sopralodato G. B. Lorenzi poi mi fa sapere che il Codice N." C.XGVIII, 
Classe VII. degli Italiani nella Marciana, fissa l'anno 1477 come quello della Po- 
destaria a Bergamo di Sebastian Badoer, figlio del fu Giacomo; d'onde si può in- 
ferire che questi lavori di Donato Bramante furono veramente eseguiti piuttosto 
verso il 1478, che verso il 1486. 

Sebastiano Badoer qualche anno dopo era Ambasciatore della Bepublica a 
Lodovico Sforza Duca di Milano; ed in uno de' suoi ultimi Dispacci dalla Corte 
del Moro mi ricordo di aver letto, tempo fa, il seguente paragrafo, illustrativo e 
della fiducia posta a que' tempi nell'astrologia (come già accennammo) , e dell'af- 
fezione del Duca Lodovico pe'l mecenate di Donato Bramante. Ecco che cosa scrive 
il Badoer da Milano in data 2 Giugno 1495 : « Havendo io Sebastian tolta licentia 
» da la Signoria Soa per poter repatriar, cum intentione de partir dimane o zuoba 
» a la piui (sic) longa, me ha dicto, che volendomi bene, havea facto veder a 
ti maistro Ambrosio de qualche hora felice, el qual consegliava venere da maytina, 
» et però voi ad omni modo difarischa el partir mio a quel hora, et cusì converò 
» obedir. » — Si vede che l'astrologo Ambrosio non traeva cattivo augurio dal 
mettersi in viaggio in giorno di venerdì, come pur troppo fanno ancora alcuni a 
mezzo il secolo decimonono. 

Nota (43). Qui è il corpo suo sepullo in archa magnificentisshna . . . . et la fece Zuan 
Antonio de Milano, havea anni 22. — Il Sanuto omette il nome Amadio, e dice mi- 
lanese lo scultore di questo monumento. L'Anonimo invece scrive: « In la Cap- 
ii pella del Capitanio Bartolommeo Colleone la sua sepultura de marmo da Carrara 
» fu de man de Zuanantonio Amadio Pavese. » Ad ogni modo però non è di poco 
momento il sapere che quel mausoleo venne dallo scultore eseguito nella affatto 
giovine età di 22 anni; e di questa bella notizia siamo debitori al Sanuto. 

11 Morelli, citando il Carrara , il Pasta ed il Bartoli , dioe : « Questo Pavese fu 
)) già stato messo dal Lomazzo fra li bravi scultori Milanesi. Ma altre opere ancora 



XXXI 

j) lo comprovano assai valente nell'arte sua: cioè il Deposito di Medea, figlia di 
» Bartolommeo Colleoni, nella chiesa dei Domenicani della Basella ; una porta or- 
» natissima di arabeschi e di figure nella Certosa di Pavia; e l'arca di marmo con- 
» tenente corpi di Santi Martiri in Cremona, dall'autore già indicata. » 

Se Amadio sia il cognome, il casato di questo scultore ci resta ignoto; come 
ignoti ci sono quelli del Dionisio, e di quell'Antonio che fece tanto mirabilmente 
le statue di santa Elena e di Vettor Capello, ora esistenti nella chiesa de' santi 
Giovanni e Paolo a Venezia. 

IVota (44). Le caxe di questa terra è adornate et belle, maxime quella dil Conte Ai- 
colino de Calepio, et Bort° dil Bremba, Conte. — Di questa famiglia Calepio fu Am- 
brogio Calepino , Religioso Agostiniano (figlio del Conte Trusardo), resosi celebre 
col Dizionario della lingua latina ed italiana, stampato per la prima volta nel 1503. 

L'Anonimo tocca d'un quadro in casa di. Leonino Brembato a Bergamo con 
queste parole: « La mezza figura del Cristo che porta la croce in spalla fu de man 
» de Zuan di Busi Bergamasco. » Ed il Morelli a proposito del Busi scrive: « E 
» nuovo il nome di questo artefice Bergamasco, né il possessore della pittura, Leo- 
» nino Brembato, a me noto riesce da altro monumento; quando l'Anonimo abbia 
» indicata persona allora vivente, e non la casa già da uno di tal nome abitata. » 

Nota (45). Il potente Ruberto. — Roberto Sanseverino. Nella Guerra di Ferrara 
(pag. 87) il Sanuto ci dice che verso questo tempo venne quel Capitario con le genti 
a Palaziol, etc. 

Nota (46). Ivi è il Capelanio retracto .... E mia uno luntan è Cavernigo dove è palazo 
bellissimo: lì son retrati tuti li homeni et Capetanij illustri nostris temporibus fue. — Di 
questi a -fresco a Cavernigo credo che il Sanuto ci dia una notizia non reperibile 
altrove. Delle pitture ora esistenti a Malpaga, a pag. 244 dell'eccellente Guida del 
mio condiscepolo Iohn Murray, intitolata HAND-BOOK per l'Italia settentrionale, 
si legge : « Sopra questa strada (Ira Canzona e Martinengo), alla distanza di circa due 
» miglia, trovasi Castel Malpaga, costrutto sopra avanzi romani da Bortolomeo 
» Colleoni, ove si vedono ancora ed archi e ponti levatoj. L'interno è tutto storiato 
» a-fresco, e in una sala vedesi , pure a-fresco , dipinta dal Carianni, allievo del 
» Giorgione , la visita fatta al Generale Veneto dal Re di Danimarca: lavoro di 
» sommo interesse per la storia dei costumi. » D'onde mi pare di poter inferire 
che i dipinti visti dal Sanuto a Malpaga nel 1483 erano già stati surrogati da 
quelli dello scolaro del Barbarello nel secolo seguente. 

Nelle Vite dei Dogi poi è scritto che Bartolomeo di Bergamo fece residenza nel 
suo castello di Malpaga dal 1466 fino alla sua morte nel 1475 ; e sembra ragionevole 
1 supporre che quegli interessantissimi ritratti siano stati fatti nello spazio di quei 
nove anni. Pietro Spino, nella Vita che di quel Condottiero ci ha lasciato, dice che a 
Malpaga il Colleone « fu visitato dal Be Christierno di Danimarca, e da Borsod'Este 
)> Duca di Ferrara. » Ed aggiunge, che « de'Prencipi et Capitani più illustri che 
» hebbe sotto le sue insegne nel suo ultimo fatto d'arme, i nomi fur questi: Herco- 
» le da Este, Duca poi di Ferrara; Alessandro Sforza Signore di Pesaro; Boni- 
» facio, Marchese del Monferrato; gli Ordelaffi di Forlì; Astorre Manfredi Signor 
» di Faenza ; Gian Francesco Conte della Mirandola con due figliuoli; i due fratelli 



XXXII 

» de' Pij, Signori di Carpi; Deifobo Conte dell' Anguillara ; Carlo Fortebraccio, 
» ed altri. » 

Chi sa che le effigie di questi prodi non si vedessero un tempo sopra le mura di 
Malpaga e di Cavernigo, di mano, se non dei sopracitati Donato Bramante e Zuan 
di Busi, almeno di qualche individuo della famiglia da San Piligrino, o di Giacomo 
de'Scanardi d'Averara, alias M. Oloferne, che sposò Angelica figlia di Guido Pili- 
grino, il cui testamento viene citato dal Conte Tassis sotto l'anno 1477, poco 
dopo la morte del Colleoni (d'onde sappiamo ch'egli era contemporaneo del ce- 
lebre Condottiere) ? Ma né il Pasta , né il Tassis ci danno notizia delle pitture di 
Malpaga e di Cavernigo, delle quali questo passo dell' Itinerario desta tanta curiosità. 
Nota (47). Cussi volesse Idio con la mia fede 

Havesse Candida e Gemma in mia balia. 

Questo voto galante del giovane Sanuto sarà parso alquanto espansivo a' suoi 
coetanei ; ma a' tempi nostri del progresso il Byron, nel Canto V. del Don Giovanni, 
parafrasando il noto desiderio di Nerone, pregava all' intiero sesso feminile unico il 
bocchino, onde con un bacio solo poter rendere omaggio a tutte le bellezze del mon- 
do. E qui, giacché si tratta di Amore , e di Salò, e del Pylades, osserverò che può 
darsi benissimo che in quel luogo 1' amico del Sanuto abbia fatto da professore, 
come ne dice la notizia biografica che lo riguarda ; e belle professioni deve ivi aver 
fatto alla sua Ifigenia con eloquenza di felicissimo risultato, se il nostro Marin de- 
sidera a sé stesso fortuna eguale con Candida e con Gemma. Ma dall' Itinerario si 
rileva che la vera professione di Pylades era quella di Nodaro , ovvero Secretario 
della Cancelleria Ducale di Venezia , alla quale , per Decreto del Consiglio dei X 
nel 1478, nessuno era eleggibile « senza il requisito d'essere cittadino veneto ori- 
» ginario , esclusa la cittadinanza per privilegio. Non si vietò però che vi si potesse 
» assumere chi fosse originario delle terre e luoghi sudditi, ma con la restrizione, 
» che dovesse averne 1' assenso dalle tre quarte parti del Consiglio de'X , formato 
» già, oltreché dei Dieci, da sei Consiglieri e dal Doge. L'origine veneta non dovea 
» tuttavia purgare il vizio essenziale d' illegittima figliazione. Quindi tre risolute 
» leggi esclusero dalla Cancelleria li bastardi , ancorché nati da padre cittadino 
» originario: l'una nel 1480, che stabili la prova di due requisiti, legittimità ed 
» età maggiore; l'altra nel 1483, da cui si volle che la prova di esser legittimo 
» dovesse farsi alli Capi del Consiglio de'X, e questa per pubblica voce e fama, 
» nella guisa stessa, come nelle prove de'Nobili alla Avogaria del Comune per am- 
» metterli al Consiglio Maggiore. » Cosi il Sandi , dal quale s'impara che Pylades 
aveva almeno 25 anni di età , e che era di nascita legittima ; ma che sia stato Bre- 
sciano (come dice l'articolo Sanuto nel Dizionario di Bassano), o Salodiano di ori- 
gine, mi mancano le prove ; come pure non posso starmi sicuro che il suo vero no- 
me fosse Gianfrancesco Boccardo. In una delle tre Miscellanee, ora nella Marciana, 
c'è una nota, autografa del Sanuto, delle formule d'indirizzo (suprascriptiones) che 
erano in uso in Italia verso il 1495 , fra le quali sono le seguenti : 

Cuidam Abbatissae. 

Fenerandae seu venerabili domi nae Franceschinae Bondumer io, sancii Joannis de 
Torcello Abbatissae dignissimae. 



XXXIII 

Cuidam Gomitissae. 

Magni ficae dominae Comitissae Catilinae Sforzia olim illustri Comitis Hironimi de 
Mario uxori Ymolae ac Foro Livij, etc. 

Medicis et Artistibus. 

Excellentissimo Artium et Medicinae Doctori, domino Magislro Marino (a) Brochar- 
do compatri honorando. 

Alia. 

Disertissimo Academicorum omnium, Pyladi dilecto meo. 

Ora il penultimo di questi indirizzi mi pare confermi indirettamente l'opi- 
nione d'Apostolo Zeno circa l'identità di Pilade e Gianfrancesco Broccardo, rile- 
vandosi da esso che un altro di quel medesimo cognome, medico, e probabilmente 
il fratello del Secretario, era anch'egli in intimità col Sanuto, e suo compare, come 
dall' Itinerario sappiamo cbe era Pilade, l'origine academica del cui pseudonimo 
è pure in qualche modo accennata, mi pare, dall'ultimo degl'indirizzi citati. Ma 
quanta diversità fra l'incuria dei letterati ed artisti di que' tempi, e del Dionisio, 
e del Pylades, e d'Antonio Dentone , e d'altri, di far conoscere al mondo il pro- 
prio valore, e la pena che oggi gli artisti si danno per risparmiare alla posterità la 
ignoranza di qualsiasi proprio lavoro ! Chi poi voglia fare confronto del pessimo 
gusto artistico del secolo decimosettimo con quello del nostro ignoto Dionisio, 
nella chiesa di san Giobbe a Venezia ammiri la semplice iscrizione sulla lapide 
del doge Moro, e dopo avere invano cercato il nome del valente artista che scolpi 
gli ornati dell'altare maggiore (il quale serve così di mausoleo a quel Principe che 
avea fatto fabbricare la chiesa stessa in cui adesso riposa) , si volga al monumento 
dell' ambasciatore francese il Conte di Voyer, qui morto nel 1651; e vedrà che co- 
me le lettere su questo incise basterebbero almeno a trecento epitafj semplici co- 
me quello del Doge suddetto, così l'architetto del Conte, un Parigino, certo M. 
Perraud o Badaud (non ricordo bene se l'uno o l'altro), vi ha scolpito il proprio 
nome in due o più siti ; rimproverando , quasi direi , alla mancanza di cenni che 
additino l'autore del sepolcro di un Doge di Venezia nel 1470. 

Nota (48). Vidi (a Maderno) la caxa dove el Vescovo di Ca Zane stava, et lì fu preso. 
— Dalle parole del Sanuto, a carte 66 retro dell'autografo, nulla si rileva rappor- 
to a questo arresto del vescovo Zane sul lago di Garda ; quindi, a meno che non 
si riferisca a qualche fatto posteriore al 1478, sarei tentato a credere, dietro 
quanto scrive l'Agostini in un passo della Vita del Zane , cioè che essendo questi 
Arcivescovo di Spalato, trattò occultamente di consegnare nelle mani di Stefano, 
Gran-Vaivoda della Bossina, la fortezza di Clissa; sarei, dico, tentato a credere che 
l'arresto di lui a Maderno avvenisse verso il 1463, quando, in conseguenza di que- 
sto primo tradimento, « determinò il Consiglio di X, che dovesse astenersi l'Ar- 
» civescovo Zane di più oltre passare a Spalato pe '1 giro d'anni X, come neppure 
» in altri luoghi della Dalmazia. A tale avviso, da dove allor soggiornava passò 



(a) Il verso Quam meus ardenti corde Marinus amat , scritto dal nostro Maria, e che 
si legge stampato a pag. 76 ddV Itinerario, rende lecita la congettura, che il dottore Broc- 
cardo fosse l'innamorato ivi accennato. 



XXXIV 

» l'Arcivescovo a Roma. » Così scrive l'Agostini narrando le gesta del Zane nel- 
l'anno 1463; e può esser benissimo che un arresto di breve durata accompagnasse 
l'intimazione fatta dai Dieci a quel Prelato , il quale dalle parole dell'Agostini non 
sembra a quel tempo risiedesse nella sua diocesi d'allora. 

Nota (49). le deferentie et controversie che già tra el Cornuti de Riva con li Conti di Ar- 
co veniva. — Se ne togli la favolosa tradizione intorno alle origini e al nome, tutto 
ciò che il Sanuto dice della piccola città di Riva è vero ed interessante. Le controver- 
sie poi tra il Comune di Riva ed i Conti d'Arco, che i Sindaci dovean racconciare, 
erano insorte molti anni prima, cioè dal 1441 , in cui la Republica di Venezia fu 
confermata nei possedimenti Trentini ereditati dai Castelbarco (1416), e nelle suc- 
cessive occupazioni di Torbole , Naco e Penede, terre e castella tolte agli Arcensi, 
che le tenevano in feudo dai Vescovi Tridentini. La discordia degli stessi membri 
della famiglia di Arco era venuta ad accrescere le differenze fra la Republica e quei 
signorotti feudali, a tal segno che nel 1487 furono causa d'una guerra disastrosis- 
sima. Quei d'Arco seppero colla promessa di vassallaggio indurre a proteggerli 
l'Arciduca Sigismondo, Conte del Tirolo ; e la Republica dal canto suo non rispar- 
miò né gente né danaro per opporre resistenza agli assalti nemici, e mantenersi a 
devozione le terre estreme del lago. In quella lotta perì miseramente nell'Adige il 
celebre condottiere della Republica Roberto Sanseverino, del quale si è parlato 
neH'ih'nerana, e nella Nota n.° 45. (T. G.) 

Nota (50). . . . laco di S. Andrea. — Ora è detto Lago di Loppio. (T. G.) 
Nota (51). una montagna rota con sassi grandi, picolli, et d' ogni sorta. — Di que- 
sta montagna rotta, chiamata ora i Lavini di Marco, ci fa una vivace pittura Dante 
Allighieri nel Canto XII. dell' Inferno: 

Qual è quella mina, che nel fianco 
Di qua da Trento V Adice percosse 
O per tremuoto, o per sostegno manco ; 
Che da cima del monte, onde si mosse, 
Al piano è sì la roccia discoscesa, 
Ch' alcuna via darebbe a chi su fosse. (T. G.) 

Nota (52). in una valle dieta da Gre. ... — Corruzione di Lagare. Questa valle 
che si protende da Trento a Verona , bagnata dall' Adige che la divide per lungo, 
fu detta di Lagare, o Lagarina, da un luogo di questo nome, che già verso il mille 
troviamo nei documenti Trentini. Il Tartarotti lo crede identico col Ligeri dell'ano- 
nimo Ravennate. (T. G.) 

Nota (53). et Hierusalem menor vocitata, etc. — Il celebre Marchese Malìe i 
nelle sue Notizie generali di Verona, scrive: <c Non è da tacere, come la parte mon- 
» tuosa prossima alla città, verso Ponente e Tramontana , porta alquanti nomi dei 
» luoghi contigui a Gerusalemme: come Faldomia, cioè Vallis dominica; Calvaria, 
)> eh' è il monte di S. Rocco; e, compresi ora dentro le mura, Nazaret e Betlemme. 
» Monte Oliveto si disse ancora ov' è il Monastero della Trinità. Furon questi nomi 
» imposti da que' cittadini nostri che tornarono dalle guerre di Terra-Santa, nelle 
» quali tanto si distinsero; e furono imposti per aver trovato che la situazione di 
» questi è simile a quella di tali luoghi. » 



XXXV 

Nota (54). Banchut anglico. — Il vero nome di questo inglese Capitano di ven- 
tura, che tanto si distinse nelle guerre d'Italia, era JOHN HAWKWOOD. Vuoi- 
si che primo suo mestiere fosse quello di fattorino presso uri sartore di Londra. 
Mori a Firenze nel 1393. La sua vita è stata scritta dal Giovio, che lo chiama Gio- 
vanni Aucuth.o ; ed il Constable , editore dei Romanzi di Scott , lo propose all'Au- 
tore di Quentin Durward, credendo che le avventure di lui potessero fornire mate- 
ria a pagine bellissime (vedi Lockhart, Vita di Scott). Il Villani traduce il nome di 
Hawkwood per Falco in bosco; ed ora sovvienimi d'avere trovato qui in Venezia 
una memoria di un altro Inglese di cognome Wooà (JOHN HOLYWOOD), morto a 
Parigi nel 1256, la cui opera De sphaera mundi fu ivi stampata l'anno 1468 sotto 
il nome di Sacrobosco. Per barbaro che un cognome possa essere, è sempre meglio 
darlo nell'originale, come il Sanuto ha cercato di fare, che tradurlo. Certo è ch'io 
durai molta fatica a riconoscere sotto i nomi di SPEZZALANCIA , SACROBOSCO 
e FALCO IN BOSCO i miei compatrioti BREAKSPEAR (Nicola, eletto Papa nel- 
l'anno 1153 col nome di Adriano IV.), HOLYWOOD e HAWKWOOD. 

Nota (55). Et do in arte pyctoria excelenti, Alticherio et Pisano. — « Altichiero o 
» Aldighieri da Zevio , veronese , è ( dice il Morelli) abbastanza noto. » Lo stesso 
autore dice altrove : « Vittore Pisano veronese , anzi da San Vigilio sul Lago di 
» Garda , altramente detto il Pisanello, il quale sulla fine del secolo quattordicesi- 
» mo e nel seguente con lavori di pennello e di getto grande nome si fece, e pin- 
ti xit in variis urbibus Italiae, come in un suo epitafio fu detto. » 

Bartolomeo Facio di Spezia, nell'operetta De viris illustribus, scritta circa 
il 1456, cioè 27 anni prima di quest'osservazione del Sanuto, ma publicata sola- 
mente nel 1745 in Firenze dall'abate Mehus , comincia del Pisano un elogio con 
queste parole : Pisanus Veronensis in pingendis rerum formis sensibusque exprimendis in- 
genio prope poetico putatus est; sed in pingendis equis ceterisque animalibus peritorum 
judicio ceteros antecessit, etc. (vedi la nota 83 del Morelli all'Anonimo). Non credo 
che quest'elogio del Pisano fosse conosciuto dal marchese Maffei, del quale giova 
qui riportare alcune parole spettanti all'Alticherio ed al Pisano. 

« De'nostri insigni il primo, di cui s'abbia il nome, è Alticherio, che i Tosca- 
» ni rendono Aldigeri. In gran pregio convien dir eh' e' fosse, poiché non essendo- 
» ne per verun de' nostri fatta menzione , fu contuttociò conosciuto in ogni parte, 
» ed istoriato dagli stranieri. Non eran dunque soli in quell'età i Fiorentini, bencliè 
» di essi soli per molte carte della sua opera faccia menzione il Sandrart, e così 
)> tanti altri. Il Vasari lo dice da Zevio, e famigliare degli Scaligeri; e narra che 
» dipinse tra l'altre cose una sala, or distrutta, del lor palazzo con la guerra di Ge- 
» rusalemme, e che in alto eran medaglie con ritratti d'uomini illustri allor viven- 
» ti, tra 'quali del Petrarca. Dice il medesimo autore, che in quell'opera grand' ani- 
» mo, ingegno, giudizio ed invenzione mostrò Aldigeri, e clic il colorito erasi fino 
» a quel tempo (1550) molto ben mantenuto. » 

« Sul line dell' istesso secolo (XIV) e nel susseguente si segnalò Vittor Pisano, 
» detto Pisanello. Di questo parimente scrisse il Vasari, che stette molt'anni in 
«Fiorenza studiando l'arte sotto Andrea del Castagno, e che col nome di lui si 
» acquistò il credito. Ma chi potrebbe credere che avendosi in Verona Aldigeri e 



XXXVI — 

» Stefano, desiderati nell'altre città, e tanfo insigni e famosi, non di loro, ma vo- 
» lesse Pisano andar si lungi a cercar di Andrea del Castagno, di cui avanti il Va- 
» sari non era uscito di Firenze il nome? Aggiungasi, che questo Castagno spuntò 
» dalla terra al più presto nel 1406, e, secondo il Baldinucci, non potè dar frutto 
» che intorno al 1430, dicendo lui che Andrea incominciò ad imparar l'arte circa 
» al 1420; laddove il nostro Pisano dentro il secolo antecedente, benché giovane, 
» franco pittore già era: di che, per lasciare altre prove, basta vedere il suo qua- 
» dro nella galleria del grand'Ammiraglio di Malta Conte del Pozzo; poiché in es- 
» so, che ben mostra non esser d'un principiante, col nome dell'autore (dove s'im- 
» para ch'ei fu da S. Vigilio sul lago) è notato l'anno 1406. Or questo valent'uomo, 
» da quanti esterni del suo tempo si nomina , vien celebrato francamente , e sen/.a 
» esitanza alcuna, come il primo pittore di quell'età. » 

« Il Baldinucci, dopo fermato che il primo miglioramento dell'arte a Cimabuc 
» si debba ed a Giotto , attribuisce con l'istessa asseveranza il secondo migliora- 
» mento ad un certo Masaccio, affermando che Firenze , mediante il valore di co- 
» stui , cominciò a dare i primi saggi dell' ottima maniera del disegnare e colorire ; eh' ei 
» fu primo ritrovatore della buona maniera; che Cimabue e Giotto richiamarono la 
» pittura a vita: ma che Masaccio la fece assomigliare al vero , e superò le difiicol- 
» tà, ed aperse a tutti la strada. Questo mirabil uomo fu contemporaneo del nostro 
» Pisano, il quale naque bensì venti o trent'anni prima, e prima di lui fu pittore; 
» ma avendo avuta più lunga vita, morì poi circa l'istesso tempo, cioè dopo l'an- 
» no 1440. Io dimando però: perchè mai gli scrittori di quel tempo punto non 
» parlino di questo secondo fondatore dell'arte e maestro di tutto il mondo, e par- 
li lino del Pisano con sì fatte lodi? E perchè senza interesse alcuno, come non pa- 
» trioto loro , lo dicano assolutamente il primo del secolo quando fioriva questo 
» Masaccio , che, secondo il Baldinucci , avea solo ritrovato il nuovo e più lodevol 
» modo, e tutti gli altri vincea, come oscura il Sole le stelle? Sembra dunque non 
» potersi dubitare, che se l'opere del Pisanello si conservassero, vedrebbesi in Ve- 
» rona il secondo grado di miglioramento nella pittura avanti Masaccio , come 
» avanti Giotto si è veduto il primo, e come anteriore anche in Bologna mostrò 

» l'uno e l'altro il Malvasia Come potea parimente dire essere stato 

» Masaccio il primo che la Giottesca maniera incominciasse del tutto a lasciare? Se ag- 
» giungeva in Firenze, non gli si farebbe contrasto alcuno. Un rimasuglio del Pi- 
) sano possiam vedere in S. Fermo, a mano sinistra entrando, intorno al nobile mo- 
li numento dei Brenzoni, lavorato intorno al 1430. Poco spazio ebbe quivi il pitto- 
» re, non trattandosi che d'ornare i due angoli laterali. Contuttociò avendo figurato 
» l'Angelo da una parte, e la Beata Vergine Annunziata dall'altra, benché molto 
» offesa sia la pittura dal tempo, la faccia dell'Angelo pur si ravvisa bellissima e 
«grandiosa, e ottimamente colorita; e dalla parte della Madonna è nobile archi- 
)> tettura bianca, di maniera in gran parte gotica, come allor correa, nella quale 
» alcun lume di prospettiva pur si ravvisa. Leggesi da basso: Pisanus pinsit. » 

Nota (56). Mariolo de Monte. — Ben fece il Sanuto ad annoverare fra gli uomini 
di lettere e di scienze, che a Verona si trovavano nel 1483, il prode condottiere e 
letterato, nativo di Monte San Savino in Toscana, Mariotto da Monte, uno de' tipi 



XXXVII — 

del militare italiano nel secolo XV., i doveri e gli studj proprj della cui laboriosis- 
sima professione non poterono mai fargli dimenticare il culto allora in Italia alle 
scienze ed alle arti belle generalmente prestato, sia coli' incoraggiarne gli studiosi 
(come ne sono prova la Cappella di Pandolfo a Brescia , quella del Bartolomeo a 
Bergamo, e gli a -fresco da quest'ultimo fatti eseguire a Malpaga ed a Cavernigo), 
sia col dedicarvi il proprio ingegno, come fece il Mariotto. 

In un libro di Francesco Curioni, col titolo Albero della nobilissima famiglia dei 
Monti, indicatomi da un mio buon amico Veronese , è detto che il Mariotto esordì 
nella carriera militare mettendosi agli stipendj della Bepublica nel 1433 ; che com- 
battè a fianco di Gattamelata e di Nicolò da Tolentino; che fu primo Cancelliere di 
Francesco Sforza (nel tempo che costui s'intendeva bene colla Signoria); poi com- 
pagno d'arme di Gentile Leonessa e del Colleone; e che d'allora in poi facendo 
sempre professione di Condottiere , ma senza mai voltar bandiera (com'era vezzo 
di tanti Capitani, i quali altra guida non aveano che l'interesse, ed ogni virtù po- 
nevano nel solo valor personale), fu a sua insaputa creato Collaterale generale della 
Republica Veneta il 23 Gennajo 1483-84, e morì in età di anni 80 il giorno 8 
Gennajo 1493-94. Cosi il Curioni: quindi è presumibile che il posto di Collaterale 
generale, che il Sanuto, in data del 1483, dice coperto da Lodovico Chieregato, re- 
stasse vacante quell' anno istesso. 

Il Curioni pone egli pure la prima nomina di Hironimo da Monte, di Mariotto 
figlio, al posto di Vice-Collaterale, sotto il medesimo anno che il Sanuto nell'Itine- 
rario. Nei Diarj poi del Sanuto stesso trovo nota dei servigi da Hironimo prestati 
in quel posto nell'Aprile del 1496, e nel Giugno del 1498 ; e nel Voi. I. dei Rag- 
guagli sul Sanuto, a pag. 151, c'è il sunto di una lettera, in cui Hironimo narra le 
galanterie dei Francesi in Lombardia nell'Aprile del 1500. 

Di Cosmo o Cosma di Monte, anch'esso Vice - Collaterale, il Sanuto dice che 
nel Dicembre del 1508, quando, stante la Lega di Cambrai, fu necessario eleggere 
un Collaterale generale, egli era uno degli aspiranti insieme ai prodi Hironimo 
Savorgnano, Vettor da Martinengo, Gian-Giacomo di Vilmerchà, ed altri. Ma quel 
grado venne conferito al padovano Antonio Caodivacha. 

Nota (57). A V Arena, che di soto è pinta. — Ecco altro indizio di affreschi non 
prima ricordati nelle notizie che a stampa si hanno di quest'Arena famosa : a meno 
che, come mi fa osservare il Dottore Speranza (al quale mi professo immensa- 
mente tenuto per l'assidua sopraveglianza da lui prestata a questa mia edizione 
dell'Itinerario), le parole che di soto è finta, relative all'Arena di Verona, non 
vogliano riferirsi al disegno che della medesima Arena il Sanuto aveva in animo 
di abbozzare a' piedi o in principio della pagina in cui quel monumento è de- 
scritto. M'imagino che la parte così ornata sia quella di cui il marchese Maffei così 
ci parla : 

« Nel principio del 1400 serviva di stanza (l'Arena) alle meretrici, e ne paga- 
)> van pigione , come da un curioso rotolo dell'Archivio Bevilacqua ho ricavato. 
» Durava quest'uso anche verso la fine di quel secolo, dicendosi nell'Azion Patite a : 
Flevimus hocc/ue super, nobis quod slructa pudicis 
Nunc loca prostanles facianl immunda puellae. » 



XXXVIII 

Nota (58). Era fugilo, et lasìalo il padre. — Di questo fatto così scrive il Sanuto 
a pag. 79 della Guerra di Ferrara: « In questi giorni fuggirono dal nostro campo 
» Giovanni Francesco e Galeazzo di Sanseverino, figli del signor Roberto, con cento 
» cavalli, ed andarono la notte in un castello chiamato Fontanelle, dei Milanesi, dai 
» quali benignamente furono ricevuti, e loro fu data condotta. Ad essi vennero re- 
» stituite le castella tolte al loro padre, ed il signor Lodovico diede una sua figliuola 
»a Galeazzo (u) , che elesse del Consiglio secreto. Questi andarono alle altre ca- 
» stella delli Rossi, dicendo che il signor Roberto erasi accordato colli Milanesi; 
» e si arresero. Ciò inteso dal Senato, a' prieghi del signor Roberto la moglie di 
» Giovanni Francesco (madonna Diana di Sanseverino: vedi di nuovo la Guerra di 
» Ferrara, pag. 23) prenominato, che era alla Badia sul Polesine, fu a Verona cu- 
» stodita, la quale fu posta subito colà nella cittadella. » 

Nota (59). Unde apar Lucio Fitruvio, che scrise di architeclura, fu veronese et aucior 
celeberimo, edificasse V Arena, et di quella fusse conditor. — Qui il Sanuto parla del- 
l' Arco de' Gavj. L'illustre Maffei , il cui giudizio in simili argomenti ha molto 
più peso che non potesse averne quello del nostro giovanissimo viaggiatore, ci 
dice che non era «né porta dell'Anfiteatro, ne Arco per Imperadori , né per 
» trionfi eretto , ma superbo sepolcral monumento della famiglia dei Gavj. >i Ed 
aggiunge : a Rarissima particolarità è in quest'Arco, cioè il nome del suo archi- 
n tetto, Lucio Vitruvio Cerdone , scolpito sotto dalle parti. Si è già dimostrato, 
» trattando degli scrittori, come l' iscrizione è antica e sincera, e come liberto e 
» discepolo del gran Vitruvio convenga credere il nostro Cerdone. » 

Quanto alla traslocazione dell'Arco dal sito suo primitivo, ecco di nuovo il 
Maffei: « Si è narrato nella storia, come il re Teodorico fece cambiar uso a que- 
» st'Arco, avendolo compreso ed inserito nel secondo recinto , e fatto diventare 
» una porta di esso. Osservisi però la contigua torre dell' Orologio , che non fa- 
» brica Scaligera, come vien creduto, se non nella parte alta eh' è di mattoni, 
» ma fu una delle torri di quel recinto , e fu qui inalzata per difesa di questa 
» Porta. » 

Intorno alle vicende più tardi subite da questo monumento tanto lodato dal 
Maffei, dal Serbo, da Daniel Barbaro, dal Palladio e da altri, avendone io diman- 
dato a parecchi invano, traduco, senza però guarentirne l'esattezza, il seguente 
passo dell'ottima Guida per V Italia settentrionale di John Murray, pag. 262 : « Un 
» terzo Arco romano era quello dei Gavj, che portava il nome del suo architetto, 
» cioè Vitruvio; non però l'autore, ma Lucio Vitruvio Cerdone, che si crede fosse 
» liberto di quello. » 

« Quest'Arco fu atterrato nel 1805, ed i Francesi vennero accusati d'averlo 
>» demolito senza motivo. Per altro, giusta un racconto più probabile, tratto dalla 
» corrispondenza, che tuttora esiste, del Generale Popigny, i Veronesi stessi avreb- 



(a) Bianca, figlia naturale di Lodovico il Moro, morta a Milano il 22 Novembre 1 4 9^ • 
(Vedi Ragguagli Sanuto, Voi. 1. pag. 52.) 



XXXIX 1 

» bero desiderato di far togliere quell'Arco, ed il Generale Francese vi avrebbe 
» alla fine aderito. Eugenio Beauharnais , uditane la demolizione, ordinava che 
» fosse tosto riedificato. Ciò però non fu mai eseguito. » 

Passando ora dalle opere puramente dell'arte a quelle in cui l'arte e la na- 
tura si danno la mano, e ricordandomi che il Sanuto accenna i giardini Foscari 
(all'Arena), ed Erizzo, e Brigantino, e Cobiado, e Martinengo, e Nicolini, e Mal- 
paga, e Fossato, osservo che il menzionar ch'egli fa l'amico suo Giusti senza far 
parola di giardino alcuno , ci è indizio che 1' attuale giardino di quella famiglia 
nel 1483 non fosse ancora piantato. Comunque sia, trascrivo qui sotto quanto di 
quel sito scrisse il Maffei nel 1732, quando già minacciavano quelle deturpazioni 
che hanno ormai rovinati tutti gli antichi giardini dell'Italia, la quale però 
può ancora vantarsi e d'Illasi e di Bellagio, dove i Conti Antonio Pompei e Gio- 
vanni Serbelloni, con esempio degno d' imitazione, mostrano a prova che anche al 
presente non tutti trascurano i vantaggi concessi in Italia dal cielo e dal clima a 
chi sente le bellezze di que' siti che in inglese si chiamano terreni di piacere. 
Del giardino Giusti il Maffei ha quanto segue: 

ce Se bene i forastieri saranno impressi, che in queste parti non si trovi 
» cosa che valga in materia di giardini , non lascino però di portarsi in quello 
)> de' Conti Giusti. Vedranno idea per verità molto differente dalle moderne: 
«giardino fatto cencinquant'anni fa , e con ciò ch'ebbe pregio allora, pur bello 
» ancora. Già nell'ingresso, girando in alto l'occhio, veduta si presenta, eh' è 
» stato detto talvolta valer da sé quanto si predica d'altri luoghi dispendiosissimi. 
» Il bel verde dei ben tenuti cipressi, e l'altezza grandissima , e la bella forma di 
» tal albero, basta quasi da sé a nobilitare un delizioso ritiro. Assai spazio vera- 
» mente or si lascia rustico, ma non vi manca però ciò che più diletta. Quadri di 
» terreno per fiori ripartiti con vago disegno ; peschiera balaustrata con isoletta 
» nel mezzo, in cui bellissima statua d'Alessandro Vettori; alto laberinto , e ben 
» divisato ; cava per animali ; grotta vestita d' impietrimenti scelti e degni di gal- 
» leria , dov'erano molti giuochi d'aqua, che potranno a piacere rimettersi; orrido 
» di rupe molto grazioso in città; cedraja florida; gran camera incavata a scarpcl- 
» lo , con riscontri di voce negli angoli ; ricetti coperti, dai quali gran paese si do- 
» mina ; muri vestiti di lauro, e d'altro verde che si mantiene l'inverno; viali e 
» passeggi con buone statue e con lapide antiche, molte delle quali si fanno servire 
» a' vasi di piedestallo. Questa fu già l'idea italiana quando tra gli uomini insigni 
» si computavano anche i bravi architetti di giardini, come si trova nelle serie di ri- 
» tratti. Ma ora veramente tutto questo non vai piò nulla: vuol essere erba rossa e 
» gialla ; campagna libera e rasa ; strade ben ampie, dove il Sole domini bene ; pa- 
» reti senza fine di legni e foglie: né piò si cerca. Per verità erano ben grossi quei 
«nostri ricchi. Quando voleano , per cagion d'esempio , fare una fontana in nobil 
» giardino, si travagliavano prima di cercare chi fosse atto a suggerire un bel pen- 
» siero; poi s'affannavano di trovar buoni scultori, marmi rari, vasche ben ampie, 
» getti e spruzzi di bizzarra invenzione. Quanta fatica e quanta spesa gettata ! Non 
» sapeano ciò che s'è finalmente a' giorni nostri con l'osservazione delle cose oltra- 
» montane scoperto: che basta cavare una gran buca in terra , e farne sorgere un 



XL 

» cannone d'aqua nel mezzo. In questa maniera si tagliano le gambe alla critica, la 
» quale non ha più sopra clic aggirarsi. » 

«■ Bei giardinetti, e ricchi di fiori nobili e rari, e grotta, ed aque, con altri de- 
liziosi annessi, veggonsi al nobil casino de' Conti Zenobj Nobili Veneti, eh' è sul 
» fianco della collina di S. Pietro, dove non avrà a pentirsi chi farà una gita. Non 
» riputerà parimente male impiegato il tempo chi si porterà negli orti del Conte 
» Gazola, dove il lungo e coperto stradone, serrato d'alti e folti alberi a bosco, 
)j presta un passeggio, di cui nelle ore calde non avrà certamente trovato il più 
» ameno. » 

Nota (60). una spina di la corona di Chrisio. In una delle Miscellanee Sanuto, 
ora nella Marciana, trovasi il seguente documento interessantissimo per la chiesa 
di Santa Maria Corona, in forma di attestati rilasciati da san Luigi di Francia e dal 
doge Renier Zen. , 

« De spina corone Jesu Christi, Vincentie in ecclesia S. Corone, Exemplum 
» ex authentico sumptum. » 

ce Universis Christi fidelibus presentes litteras inspecturis Rainerius Zeno 
» Dei gratia Venetiarum , Dalmatie atque Croatie Dux, et dominus quarte partis 
» et dimidie totius Imperi]' Romanie, salutem et sincere dilectionis affectum. » 

« Volens venerabilis dominus pater frater Bartholomeus Dei gratia Episcopus 
» Vincentinus ad memoriam sempiternam in nutrimentum devotionis providere fu- 
» turorum fidei et imminentibus casibus, litteras sigillatas bulla cerea, quas de col- 
» latione unius spine dominice corone et quanta ligni Sancte Crucis portione lau- 
» dabili, Serenissimus Vir Dominus Ludovicus, illustris etpiissimus Rex Francorum, 
» sue devotioni contuli t per viros religiosos fratres Ordinis Predicatorum nostris 
» aspectibus studiis presentare, rogans et supplicans ut testimonium de re visa di- 
» gnaremur sub nostra bulla plumbea perhibere, quatenus auctoritate tam celebri 
» veritas affirmata omnis dubietatis sublato scrupulo cernentium et audientium 
» cordibus infigeretur. Nos igitur ipsius justis petitionibus litteras ipsius Regis, 
» appensa bulla ejus cerea insignitas, sanas et integras, non abolitas, non vitiatas, 
» nec in aliqua sua parte corruptas, de verbo ad verbum presentibus inseri feci- 
n mus ; quarum tenor talis est: » 

« Ludovicus Dei gratia Francorum Rex dilecto sibi in Christo Bartholomeo 
» eadem gratia Episcopo Vincentino salutem et sincere devotionis affectum. » 

« Ad instantem petitionem vestrum de pretioso ligno Dominice Crucis et Sa- 
» crosancte Corone ipsius spinam unam vobis in signum dilectionis conferimus, 
» Dilectionem vestram rogantes attente quatenus eas debito conservetis et conser- 
» vari faciatis honore, et prò nobis orare velitis, et orationes fieri spetiales faciatis. n 

« Datum Parisius (sic) anno Domini millesimo ducentesimo quinquagesimo no- 
» no, die Jovis post festum Beati Nicolai hvemalis. » 

« In cujus rei perpetuum testimonium presentes litteras nostro sigillo pre- 
» cepimus et fecimus communiri currente anno Dominice Nativitatis 1266, In- 
>» dict. IX., mense Junij. » 

Nota (61). et è confmado per X anni Fidai Landò. — Questa conferma della sen- 
tenza da noi riportata là dove dicemmo del Vescovo Zane, valga ad emendare lo sba- 



XLI 

glio commesso dall'Agostini, scrivendo che il Landò era stato esigliato da Venezia 
in perpetuo, e fantasticando poi sul trasporto del cadavere di lui, il quale, se non di- 
ventò tale prima del 1488 , poteva giacere o a Padova od altrove, senza misteri di 
sorta ; poiché se, come dice l'Agostini, il Landò morì veramente in Vicenza nel 1 498, 
fece ivi una residenza volontaria almeno di dieci anni. L'opera del Landò, citata dal 
Sanuto, è accennata dal Zeno a pag. 45 col titolo: Quaesliones miscellaneae super potis- 
simas Philosophiae difjicultates. 

Nota (62). Qui sta molti Zudei perchè Veniliani non voi Hebrei stagi a Veniexia. 

— Nella Storia civile Veneziana del Sandi, in conferma di questo passo dell' Itinera- 
rio, leggesi : 

« Nella città di Venezia e nelli Stati suoi non mai con fermo perpetuo Decre- 

« to fu permesso ai Giudei di abitare, ma solo a tempo Antica certamente, ne 

» mi si presentò memoria certa del suo principio, è tal permissione veneta agli 
» Ebrei: ne fa fede il piò antico Decreto del Senato, che sia a notizia mia perve- 
» mito, cioè nel 1385, con cui loro si concede fermarsi per un altro decennio . . . Ma 
» dal Consiglio Maggiore con Decreto nell'anno 1395 furono scacciati i Giudei dal- 
» la Capitale; e benché posteriormente per le influenze al commercio, e con fidu- 
» eia che l'espulsione li avesse corretti, abbiasi loro permesso di nuovo il dimorar- 
» vi, non si accordò loro tuttavia che lo spazio di giorni quindici per volta , come 
» in città di passaggio; e providamente eziandio s'istituì in quell'anno un segnale, 
» che cadaun Ebreo portar dovesse esteriormente sul petto, onde distinguersi dai 

» Cristiani Il segnale da quel Decreto ordinato fu la lettera 0, di flavo co- 

» lore, e della grandezza di un pane del valor di soldi quattro La misura dei 

» giorni quindici, prescritta dal Decreto 1395, durò in Venezia per tutto il seco- 
» lo XV., rinovatasi anzi dal Senato nel 1496 , allorché vedendosi deluso l'effetto 
» del segnale lettera sul petto, occultandolo gli Ebrei col mantello od altri modi, 
» servendo al religioso fermo oggetto, che con notorj segni fossero i Giudei separa- 
» ti e distintamente conosciuti, in luogo dell' si comandò che portar dovessero 
» nella Dominante e nei luoghi sudditi berrette sul capo in cadauna stagione, co- 
» perte di giallo; colore cangiato poi nel rosso, di cui sussiste sino ad oggidì la 
» legge, benché con qualche abuso violata. » 

« Sino al finir dello stesso secolo XV. non era però conceduto agli Ebrei pre- 
» star o ricever pegni in Venezia ; e lo mostra Io stesso Decreto 1496 » 

u Tutto lo scrittosi da noi sinora , per esattezza cronologica dovea esser col- 
» locato a'secoli precedenti ; ma ci è sembrato di miglior metodo riportarlo al XVI., 
» come quello in cui, sebben con alcune vicende, si stabilisce la abitazione degli Ebrei in 
» Venezia, vi si assegna con religiosi riguardi luogo chiuso per il domicilio loro, 
» volgarmente Ghetto ec. » 

ce Sul finir dell'anno 1516, termine de' tempi calamitosi della Lega di Cam- 
» brai, dal Senato si deliberò primieramente, che tutti i Giudei abitino uniti nel 
» circondario di quelle case dettesi poi Ghetto vecchio nel secolo XVII. , quando si 

» ampliò, ed alle aggiunte si die il nome di nuovo Si vietò ogni Sinagoga in 

» Venezia, permessa solo nella terra di Mestre, come si praticava avanti la guerra 
» che ebbe principio nel 1509. » 



XLII 

Nota (63). Ne son participi in queste buse (di Agordo ) Piero Ziera , et Alvise di 
Dardani Nodaro di VOficio. — Questo collega del Pylades nella Cancelleria Ducale, 
e comproprietario delle miniere di Agordo (sito celebre per le sue fucine di rame, 
ed il cui Distretto somministrava anche piombo , vitriolo e zolfo) , ottenne poi 
il grado più alto che a' Secretarj sia stato concesso, e morì Gancellier Grande di 
Venezia nel 1511. 

Nota (64). Qui si fa bone et perfete melle di spade, maxime uno maestro Piero di Be- 
vagno. — Neppure questo secondo spadajo lodato dal Sanuto, e che troviamo a Ser- 
ravalle , può dirsi compatriota di Arlecchino. Pare anzi che maestro Piero fosse 
natio dell'antica Mevania, celebre una volta perla quantità di bestie cornute bian- 
che, che vi si allevavano pe'i sacrificj, giusta quel verso di Lucano, Lib. I. v. 473 : 

Tauriferis ubi se Mevania campis 

Explicat. 
3Ia almeno da tale cenno impariamo che la voce bergamasca metta (la cui origine 
vedesi notata dal Boerio ) correva generalmente in Italia come sinonimo di lama 
verso la fine del secolo decimoquinto. 

Nota (65). Qui (a Porto Bufoleto) viti la caxa dove habitò li Zudei, che za del 1481 
marturizoìio imo putino. — In uno degli autografi del Sanuto, che fanno parte del 
Legato Contarini , a carte 9 si legge: « A. D. 1476. In quest'anno, benché alcuni 
» voleno fusse del 1475, a Trento, da' Zudei fu tolto uno puto chiamato Simoneto, 
» et trucidato come fu passionato Christo, per cavarli il sangue ; et quel Vescovo 
» de lì havea per Podestà uno Zuan de Sales dotor brexan, qual fato il processo, 
» presi dicti Zudei, di lhoro fece grande justitia. El corpo del putin fu trovato in 
» una aqua, e posto in chiexia , dove feva molti miracoli, chiamato il BIA SIMO- 
» NETO. » 

Nagenseil e Basnagio hanno negato l'assassinio di questo fanciullo. Esso però 
viene attestato da un anonimo in un'opera intitolata De cultu S. Simonis pueri Tri- 
dentini et martyris apud Venetos. Se ne può leggere il processo negli Acta Sanctorum 
con Note dell' Henschenio. ( Vedi anche V Amplissima Collectio veterum Scriptoram 
et Monumentorum historicorum, dohmaticorum, moralìum, di E. Martene, Parisiis 2724, 
Tom. II. pag. 1 516 ; e Benedetto XIV. De Servorum Dei beatificatone et Beaturum ca- 
nonizazione, Patavii, typis Seminarii 1743 Lib. I. Cap. XIV. pag. 70.) 

Si vede che il fatto di Porto Buffolè nel 1481 non era che una ripetizione di 
quello successo a Trento cinque anni prima ; del quale si fece pure menzione dal 
nostro Autore sotto la rubrica Trento. 

Nota (66). Qui (ad Udine) fano el suo conseio di castellani, el qual chiamano Parla- 
mento. — Il Sandi scrive: « Parlamento, cioè adunanza dei feudatarj giusdicenti, 
» grande membro del Corpo Friulano. Distinguonsi però nel Friuli due classi di 
» giurisdizioni, parlamentarie e non-parlamentarie, ambedue descritte in volume 
» già vulgato, che ha per titolo: Decreti rurali della patria, edito nell'anno 1685.» 

Nota (67). Ancora in questa chiesia (ad Aquileja) con Pylades nostro trovamo uno epi- 
thaphio antiquissimo. —— Queste parole mi fanno risovvenire che in una delle tre Mi- 
scellanee del Sanuto leggesi il seguente biglietto, dal quale veniamo in cognizione 
d'un lavoro del Sabellico finora sconosciuto. 



XLIII 

Marco Antonio Sabellico 
Marinus Sanutus, vir patricius et tibi singulari benivolenlia conjuncius, le rogai, ut 
pollìcilum a te sibi libellam De antiquitatibus Aquileiae ad se mitlere velis quamprimum. 

Pflades tuus. 
L'epitafio poi suaccennato trovasi per esteso nel Libro intitolato Amichila 
d'Aquileja ec. di Giandomenico Bertoli (Venezia 1739), pag. 222, N.° CC.LXXI; 
ed è del seguente tenore : 

AT1LIAE • ONESIMENI 
CVM • QVA • VIXI • A NMS • XV 

GONIVGI • CARISSIMAE 

C • IVLIVS • EPICTETVS • QVI 

ET • FATO • VIVVS • POSVIT • ET • SIBI 

SI • QVIS • POST • DVA • (sic) CORPORA 

POSITA • HANC • ARCAM • APERVER1T 

AVT • EXACISCLAVERIT • ET • ALIVT (sic) 

CORPUS • POSVERIT • IN • F • CONS • M • N • 

« ...... Monsignor del Torre, nel Libro d'Anzio, pag. 355, riferisce anche 

«questa lapida aquilejese, la quale ora serve, nella chiesa del monisterio d' Aqui- 
» leja, di coperchio alla sepoltura di quelle illustrissime monache; e dove che pri- 
» ma era destinata a coprir conjugi idolatri^ ora copre vergini spose di Cristo. Esso 
» Monsignor del Torre, nel medesimo Libro d'Anzio , pag. 356 , emenda e sjnega 
» le note nel fine dell'ultima riga di questa iscrizione dicendo: = In postremo 
» versu medias literas, vel culpa excriptoris, vel incuria temporum, ignorabiles 
» fecit. Prima nota IN • F •, sublata interpunctione, explicatur infere t; ultima M ■ N . 
» indicat millia minimum, ut sit sensus: Inferet poenae nomine arce Pontificum, vel ae- 
» rario, ut expressum est in aliis, tot millia nummum. = Qui si può aggiungere 
» l'emendazione e la spiegazione dell' altra nota CONS • , omessa dal Monsignor del 
)) Torre, emendandola in CO ■ H-S, e spiegandola : In collegio sexlerl.; cosicché tutto 
» dica: Inferet o inferal sextert. millia nummum, giusta la formula usata in altri anti- 
» chi marmi. » 

Nota (68). Et sono ancora (a Pola) ne le chiesie tute epithafij. — Credo che questa 
descrizione di Pola sia la più antica finora conosciuta : certo è che il marchese 
Maffei nel suo Libro secondo degli Anfiteatri scrive: « Venendo alle antichità, non 
» so qual altra città si trovi, che sia stata così felice in conservarne pezzi cosi no- 
» bili, cosi grandi e così interi. Il primo autore ch'io trovi aver di esse favellato, 
» è Pietro Martire d'Anghiera milanese, mandato dai Re di Spagna Fernando e 
» Isabella ambasciadore a' Veneziani e al Soldano di Babilonia l'anno 1501. Scrisse 
» questi il suo viaggio, in cui narra come da Venezia passato a Pola, nel cui porto 
«era atteso dalle galeazze, vi osservò due teatri antichi e molte lapide, intorno a 
» quaranta delle quali trascrisse e riferì. Dopo questo fu l'esimio architetto Bastia n 
» Serbo, il quale nel Libro terzo della sua Opera trattò del teatro, ce. » 



■ — XLIV 

Nota (69). Le done (ad Albona) è magiclie tuie. — Nel Busching si legge che Albona 
si sottomise al Dominio Veneto nel 1420. Quell'autore però non dice niente ne del 
Consiglio Municipale accennato dal Sanuto, ne della perizia chiromantica delle si- 
gnore del paese, le quali nel secolo XV. sembrano essere state di quelle 

triste che lasciami l'ago-, 

La spuola e 'l fuso, e fecersi indovine ; 
Fecer malie con erbe e con imago. 

Dante Inf. Canto X. v. 121-123. 



AL LETTORE 



.Li Editore desideroso di dimostrare la riverenza che nutre per la forte 
e gentile anima del Sanuto, riproducendo uno de' suoi primi lavori colla 
stampa, non ebbe, per quanto tempo e cure e denaro vi profondesse, il 
contento di veder corrispondere all' aspettazione P intaglio delle vignette 
o disegni affidato alP artista Agostini di Padova. La presente edizione, 
commendevole dal lato dei tipi, non lo è da quello degl'intagli, perchè 
questi (come ciascuno dovrà confessare guardando all'autografo del Sanu- 
to, od anche solo ai lucidi che il Vason ne ha tratti, i quali a perpetua 
testimonianza del vero desidero che si conservino presso la Biblioteca 
dell' Università di Padova) non ci danno vero concetto dei disegni origi- 
nali, i quali, sebbene appena sbozzati , raffigurano chiaramente i luoghi 
descritti nel testo. Il dispiacere di questa esletica imperfezione fu però 
mitigato nell' animo dell' Editore dal conforto delle assidue e intelligenti 
premure che per la correzione e revisione dell' Itinerario preslava il 
Dott. Gaetano Speranza, del quale ebbi opportunità di far cenno di me- 
ritato elogio e riconoscenza nelle mie Note. 

Venezia, Ca' Ferro, 28 Maggio 1848. 

Rawdon Brown. 



f 



ERRATA-CORRIGE 

Pag. liil. 

51. 23. Johanne, Francesco, !eg</i Johanne Francesco, 

89. 5. et sono meritati vedesse — et fono meritati. Vedesse 

ivi 7. con sover, fluctuation — con sover fluctuation 



INDICE 

DELL' ITINERARIO SAMTO 

E DELLE NOTE 



I numeri arabici indicano la pagina del lesto ; i romani quella delle note. 



x\gordo. Sue miniere, pag. ia3. 

Albona. Sua descrizione, pag. 1 56. 

Aleardo Francesco. Fedi Dionisio. 

Altichiero. V edi Zevio. 

Ambrosio , maestro astrologo. Consiglio suo, 
pag. xxx. 

Antenore. Sepolcro detto suo, pag. xh. 

Aquileja. Sua descrizione, pag. i43 e seg. 

Arco. Suo schizzo e sua descrizione, pag. g2. 
— Arma sua, ivi. 

Arena. Descrizione di quella di Padova , pa- 
gina 26. — Sua Cappella, ivi. — Notizie 
di essa, pag. xvi. — Descrizione di quella 
di Verona, pag. 99 e xxxvm. — Descri- 
zione di quella di Pola, pag. 1 53. 

Asolo. Sua descrizione, pag. ng. 

Asserico Lombardo. Suo ritratto, pag. 25. 

Astrologia. Fedi Sanuto Marin, Sexena Ja- 
copo, Zane Lorenzo, Badoer Andrea, Am- 
brosio maestro. 

Attendolo Michiel da Cotignola. Abitazione 
sua, pag. 7 1. — Notizie di lui, pag. xxv. 

Badia (la). Sua descrizione, pag. 4i. 

Badoer Sebastiano. Ristauro di una fontana 
da lui fatto eseguire, pag. ni, — Altri la- 
vori a lui dovuti, pag. 76. — Pitture fatte 
nel tempo di una sua magistratura, pagi- 
na 77. — Notizie di lui, pag. xxx. 

Banchut. Vedi Hawkwood. 

Bassano. Sua descrizione, pag. 112. 

Bellagio (Castello di). Gusto ivi spiegato, 
pag. xxxix. 



Benaco. Sua descrizione, pag. 88. 

Benti voglio Giovanni, tacciato d'ingratitudi- 
ne, pag. 48. 

Benvenuto Doltore. Casa sua in Padova, pa- 
gina 24. 

Bergamo. Sua descrizione, pag. 77. — Qua- 
lità delle sue donne, pag. 79. 

Bertoli Giandomenico citato, pag. xlih. 

Bevagno (Piero di), pag. 125. 

Bigolino Dottore, proprietario della casa del 
Petrarca, pag. 28. 

Biondo Flavio citato, pag. 27. 

Bramante Donato. Lavori suoi, pag. xxx. 

Bregantino. Pitture e giardini ivi, pag. 57. 

Bremba Bartolomeo. Casa sua, pag. 78. 

Brescia. Sua descrizione, p. 70 e seg. — Suoi 
giardini, pag. 71. — Privilegi della città, 
pag. 69 e 72. — Arma della città, pag. 72, 
— Suo territorio , ivi e seg. — Uomini 
suoi celebri, pag. 75. — Di che fornita, 
ivi. — Schizzo del suo castello, pag. 74. 

Brochardo Gianfrancesco. Fedi Pilade. 

Calepio (Nicolino de). Sua casa, pag. 78. 

Fecondità di sua moglie, pag. ng. 

Campo veneto descritto, pag. 5o. 

Candida, commemorata da Marin Sanuto, pa- 
gine 11 e 87. — Ipotesi a suo riguardo, 
pag. ni. 

Capclla (Castello della). Schizzo di esso, pa- 
gina 81. 

Capo d'Istria. Sua descrizione, pag. i/ t 8. 

Carlino. FortiGcazioni da lui fatte, pag. 58. 



xlviii 



Carmagnuola Francesco. Luogo del suo in- 
gresso a Brescia, pag. 71. — Luoghi da 
lui presi perla Repubblica Veneta, pagi- 
ne 74 e 76. — Notizie di lui, pag. xxix. 
Carro. Nota su quello di Fusina , pag. 22. — 
Storia e descrizione di esso , pag. vm e 
seg. 
Castelbaldo descritto, pag. 38. — Schizzo del 

suo castello, ivi. 
Castelli del Friuli, pag. 1 34 e seg. 
Castro novo descritto, pag. 56. 
Catullo citato, pag. 27. — Notizie di lui, pa- 
gine 67 e g8. 
Cavernigo. Ritratti ivi esistenti, pag. 82. — 

Ipotesi sui loro autori, pag. xxxn. 
Chieregato Lodovico Collateral Generale, pa- 
gina 4^' 
Cicero citato, pag. 24. 

Cigogna Emmanuele. Suo cenno sull'//J7zera- 

rio di Marin Sanuto, pag. 5. — Citato, 

pag. hi. e xxiv. 

Cipro (Regina - madre di). Sua residenza in 

Padova, pag. 2 5. — Sue notizie, pag. xm. 

Cittadella descritta, pag. 114. 

Cividaldi Belluno. Sua descrizione, e schizzo 

del suo castello, pag. 122. 
Cividale d'Austria. Sua descrizione, pag. i38. 
Cobiado. Vedi Martinengo Antonio. 
Collateral Generale. Vedi Chieregato. 
Coleone Bartolomeo. Sito di una sua casa, 
pag. 7 1. — Cappella da lui fatta costruire, 
pag. 77. — Sue bandiere, ivi. — Suo ri- 
tratto, pag. 82. — Ospedale da lui eretto, 
pag. 84. — Suo sepolcro, pag. xxx. 
Collegi di Padova enumerati, pag. xvi. 
Cologna descritta , pag. io5. — Schizzo del 
suo castello, pag. 106. — Bellezza delle 
sue donne, ivi. 
Conegliano descritto, pag. 126. 
Cornara Caterina. Arrivo suo a Venezia , pa- 
gina xiv. 
Coronelli Vincenzo citato, pag. x. 
Cose quattro miracolose, pag. 70,. 
Crema. Sua descrizione, pag. 85. 
Crocefisso miracoloso, pag. 71. 
Curioni Francesco citato, pag. xxxvn. 

Dante Allighieri citato, pag. 64 e seg., e pa- 
gine xxiv. xxv. xxxiv. xuv. 
Dardani (Alvise de'), pag. 123 e xi.ii. 



Diedo Francesco, Prefetto di Brescia, pag. 72. 
— Pretore a Verona, pag. 101. 

Dionisio architetto. Suoi lavori sulla Brenta, 
pag. 22. — Ponte da lui fatto sul Po, 
pag. 5o. — Ipotesi riguardo al suo cogno- 
me > P a .?- xi- — Descrizione di un suo la- 
voro, pag. xxiii. 

Domenico (San). Abitazione di lui, pag. 81. 

Donato Lodovico. Banchetto da lui dato, pa- 
gina 78. 

Donne (Torre delle), pag. 33. 

Duino (Castello di), pag. i45. 

Ebrei (Residenza di), pag. 60. — Loro sepol- 
ture, pag. i3g. — Leggi venete ad essi 
attinenti, pag. xn. 

Ercole. Casa sua, pag. 18. — Città di sua di- 
mora, pag. 70. 

Erculiano (Sant'). Sua dimora, pag. 88. 

Erizzo Antonio. Suo giardino, pag. 35. 

Este descritta, pag. 35. 

Este (Beatrice di). Sua leggenda, pag. 28. 

Este (Bertoldo di). Legato pio da lui fatto, 
pag. 35. — Sua morte, pag. xvii. 

Fetonte (Favola di), pag. 48. 

Falconi. Ove fatti volare dai patrizj veneti, 
pag. 5i. 

Famiglia di ottanta persone, pag. 61. 

Felice (San). Schizzo del castello, pag. 99. 

Feltre. Sua descrizione, pag. 121. 

Ferrara descritta, pag. 52. 

Ferro (Conti). Dedica loro fatta, pag. x. 

Feudatarj ecclesiastici, pag. i36. 

Figarolo. Suo schizzo, pag. 53. — Sua de- 
scrizione, pag. 54. 

Foscari Francesco. Suo elogio, pag. 116. 

Galere (trasporto di) per terra, pag. 64- e 

XXIV. 

Gar Tomaso, Bibliotecario a Padova. Scoperta 
da lui fatta dell'Itinerario Sanuto, pag. 5. 

— Sua cortesia in tale proposito, pag. 6. 

— Suoi cenni, pag. in. — Sua nota (nu- 
mero io) di una lacuna nelle terzine Sa- 
nuto, pag. vm. — Altre sue note (n.° 49- 
5o. 51. 52.), pag. xxxiv. 

Garda (Lago di) descritto, pag. 64- 
Garofalo. Palazzo ivi del Duca di Ferrara, 
P a g- 49- 



XLIX 



Gatamelata. Sua Cappella dipinta, pag. 26. 

— Altre notizie della medesima, pag. xvi. 
Gemma. Fa andare in estasi Marin Sanuto, pa- 
gina 11. — Ove vista, pag. 45. — Sonetto 
ad essa indirizzato, pag. 46. — Viene de- 
siderata, pag. 87. — Di chi supposta ma- 
dre, pag. in. 

Gemola (Monasterio di), pag. 28. 

Geologi Inglesi lautamente ricevuti a Schio 
ed a Bassano, pag. 6. 

Giardini. Vedi Erizzo Antonio, Arena di Pa- 
dova, Bregantino, Brescia, Martinengo An- 
tonio , Nicolin Lorenzo , Malpaga , Mona- 
stero di S. Maria, Salò, Pompei, Serbel- 
loni, Giusti. 

Giobbe (Chiesa di san). Iscrizioni ivi esi- 
stenti, pag. xsxiii. 

Giovanelli Principe Andrea. Dedica a lui 
fatta deir/^i/zerarto di Marin Sanuto, pa- 
gina 3 e seg. 

Giovanni Antonio, scultore esimio, pag. 78. 

— Notizie di lui, pag. xxx. 

Giusti. Loro giardino descritto, pag. xxxix. 
Gonzaga Francesco. Suo castello, pag. 56. 
Gordino castello. Suo schizzo, pag. 123. 
Gorgo. Vedi Mocenigo Pietro. 
Gradenigo Contessa Marta Foscari lodata, pa- 
gina xvi. 
Gradisca. Schizzo del suo castello, pag. 140. 

— Sua descrizione, ivi. 

Hawkwood (John). Cenno di una sua ritirata, 
pag. 98 (*). — Notizie di lui, pag. xxxv. 

Illasi (Cenni sopra), pag. 102 e xxxix. 

Indirizzi, pag. xxxn. 

Iscrizioni romane, pag. 27. 29. 72. 88. g5. 96. 

101. 127. i45. i46. i53. i54. 
Iscrizioni veneziane, pag. ag. 3o. 45. 5i. no. 

9 1 - 9^-97- ll6 - "9- I2S - i38. i4o. i5o. 
Iseo e suo territorio descritto, pag. 75. 



Istria. Sua descrizione, pag. 147. 
Italian. Vedi Carmagnuola Francesco. 

Ladro appiccato, pag. 5o. 

Lagoscuro descritto, pag. 5o. — Venerazione 
per un'imagine ivi esistente, pag. 5i. 

La-Motta descritta, pag. 1 28. 

Landò Vitale. Sue notizie, pag. 109. xxvi. e 
seg., xl. e xli. 

Lavagnolo Gregorio. Cenno di una sua fab- 
brica, pag. io4- 

Lazari Vincenzo. Notizia a lui dovuta, pa- 
gina XIX. 

Legnago. Schizzo del suo castello, pag. 5S. 
— Descrizione di esso, ivi. 

Lendinara descritta, pag. 43. — Schizzo del 
suo castello, pag. 44- 

Lionessa (Gentil de). Sepolcro, arme e ban- 
diere sue, pag. 71. 

Livio Tito ricordato, pag. 24. 25. 29. 

Lonato. Schizzo del suo castello, pag. 68. — 
Descrizione di esso, pag. 69. 

Lonigo descritto, pag. 107. 

Lorenzi Giambattista. Pregi suoi, pag. xv. 
xxiv. xxx. 

Lovato Padovano. Notizie di lui, pag. sii. 

Lucano citato, pag. 29. 

Luigi (San) re. Suo attestato, pag. xl. 

Lusignana famiglia. Notizie di essa , pagi- 
ne xiii. e xiv. 

Macrobio citato, pag. 24. 

Maffei Marchese Scipione citato , pag. xxxiv. 

usque xl., poi xliii. 
Magia. Da chi esercitata, pag. 157. 
Malatesta Pandolfo. Costo della sua Cappella, 

pag. „i, — Da chi dipinta, pag. xxvi. 
Malpaga. Schizzo del suo castello, pag. 82. — 

Pitture ivi esistenti, pag. xxxi. 
Manin (S. E. il Conte Leonardo). Fa stampare 

la Guerra di Ferrara di Marin Sanuto, p.3. 



(*) Di questa ritirata scrive Paolo Giovio come se- 
gue : «Ma oltra l'infinite battaglie dall' Hawkwood fèli- 
» cernente combattute, s'acquistò incomparabile bonore 
«quando essendo rotto i Francesi ad Alessandria, spinse 
» l'insegne de' Fiorentini insino all'Adda, per congiungersi 
!> con Francesi che scendevano a Milano. Pcrciochb cssen- 
» dogli rotto il disegno suo per la rotta de' Francesi, si ri- 
» tirò con animo cosi saldo et sicuro, che anchora che l'osse 
>: indarno incaricato dall'esercito vittorioso di Giovan Ga- 



» leazzo, passò nondimeno a guazzo l'Oglio, il Menzo et 
«l'Adige; et havendo il nemico rollo gli argini de' fiumi, 
» si condusse a salvamento per le continue paludi nel con- 
» tado di Padova, laiche lutti i Capitani riebbero a dire, 
» che solo John Hawkwood haveva potuto vincere la mal- 
» vagita de' luoghi, e sostener la furia de' valorosissimi ne- 
» mici, i quali di e notte gagliardamente gli erano Bile 
» spalle. » 



Mantova. Sue notìzie, pag. G7. 

Manuzio Aldo. Vedi Sanuto Marin. 

Marano. Sua posizione, pag. 142. 

Marcello Alessandro. Sua nota, pag. vili e seg. 

Marcello Francesco Prefetto a Verona , pa- 
gina 101. 

Marcello Jacomo Antonio. Luogo di una sua 
casa, pag. 33. 

Marcello Piero Proveditore di Rovigo, pa- 
gina 45. 

Marcello Valerio. Suo scudo ove collocato, 
pag. 4i. 

Marco (San). Suo leone ove dipinto, pag. 45. 
5i. 139. 

Marostega. Schizzo del suo castello, pag. 1 io. 

— Descrizione di esso, pag. in. 
Martin maestro, pag. 76 e xxix. 
Martinengo Antonio. Suo giardino, pag. >j3. 
Martinengo Ottaviano. Sepolcro e bandiere 

sue, pag. 71. 

Martinengo (Castello). Sua descrizione, pa- 
gina 83. 

Martirio. Vedi Simone il beato e Novello Se- 
bastiano. 

Marziale. Suo epigramma, pag. 27. — Versi 
suoi, pag. 29 e 98. — Altro suo epigram- 
ma, pag. xvii. 

Marcio Galeotto. Sua dimora, pag. 3^. — No- 
tizie di lui, pag. xvii e seg. 

Mattinata (una) pag. 7 3. 

Medea. Monte suo, pag. i4o. 

Meduna (la). Da chi signoreggiata, pag. 128. 

Melarla descritta, pag. 5 7. 

Merula Georgio , maestro di Marin Sanuto , 
pag. 37. 

Mestre. Sua descrizione, pag. 117. 

Michicl Francesco. Vedi Meduna. 

Michiel Nicolò. Di chi suocero, pag. 92. 

Minciotti (il Padre). Opera sua stampata, e 
cortesia di lui, pag. xix. 

Mocenigo Giovanni. Dispaccio a lui indiriz- 
zato, pag. xiii. 

Mocenigo Pietro Doge di Venezia. Luogo di 
una sua tenuta, pag. 02. — Scudo di lui, 
pag. 45. 

Monastero di S. Maria, pag. 85. 

Monfalcone. Schizzo del suo castello, pag. i4i. 

— Descrizione di esso, ivi. 
Monselice descritta, pag. 33. 
Montagnana descritta, pag. 37. 



Montaigne (Michele di) citato, pag. x. 

Monte (Mariotto dal) lodato, pag. 99. — No- 
tizie di lui, pag. xxxvi. e xxxvn. 

Monte (Cosmo di). Recluta da lui fatta , pa- 
gina i3o. — Notizie di lui, pag. xxxvn. 

Morelli (D. Jacopo). Prefazione del Sanuto 
da lui citata , pag. 4. — Suoi brani , pa- 
gine xv. xvi. xxx. xxxv. 

Morosini Marc'Antonio Proveditore generale 
dell'esercito veneto, pag. 5o. — Suo al- 
loggio, ivi. 

Muro di confine, pag. 61. 

Murray John citato, pag. xxxi. e xxxvm. 

Natia. Senso attribuito a questa parola, pa- 
gina XXIV. 

Nicolin Lorenzo. Suo giardino, pag. 78. 
Noale. Sua descrizione, pag. 116. 
Noce. Sito di quello di sant'Antonio, pagi- 
na 114. 
Novello Sebastiano. Suo martirio, pag. 129. 
No venta. Sue fabbriche, pag. n 5. 

Oderzo descritto, pag. 127. 

Ogniben. Luogo della sua nascita, pag. 5g. 

Ossa (Valle delle), pag. 64. 

Osteria (una). Di chi proprietà, pag. 76. 

Ovidio. Citato da Marin Sanuto, pag. 14 e 48. 

Padova. Sua descrizione, pag. 24 e seg. 

Palazzolo descritto, e schizzo del suo castel- 
lo, pag. 76. 

Paradiso Marco. Ristaura le mura di Legnago, 
pag. 5(j. 

Parenzo. Sua descrizione, pag. i52. 

Parlamento del Friuli, pag. i34- 

Peschiera descritta, pag. 62. — Schizzo del 
suo castello, ivi. 

Petrarca Francesco. Suo ritratto, pag. 25. — 
Suo epitafio, pag. 28. — Casa da lui abi- 
tata, ivi. 

Pigafetta Matteo. Sua casa, pag. 109. 

Pilade. Suo epigramma, pag. 9. — Lodato 
da Marin Sanuto, pag. i5. — Accompagna 
Marin Sanuto a Sanguinetto , pag. 17. — 
Fa proclamare a Padova l'incombenze dei 
Sindaci, pag. 22. — Suo matrimonio, pa- 
gina 87. — Ove rimasto, pag. 91. — Sue 
ricerche antiquarie, pag. i45. — S'im- 
barca per Venezia, pag. 157. — Notizie 



LI 



di lui, pag. vii. — Sua professione, pa- 
gina xxxii. — ■ Suo biglietto, pag. xml. 

Piove di Sacco descritta, pag. 3i. 

Pirano descritto, pag. i5o. 

Pisani Georgio collega di Marco Sanuto , pa- 
gine i4 e 2r. 

Pisano Vettore , detto Pisanello pittore , pa- 
gina gg e xxxv. 

Pitture. Fedi Petrarca, Asserico, Gatamelata, 
Scudi gentilizj, Rovigo, San Marco, Bre- 
gantino, Badoer Sebastiano, Malpaga, Bra- 
mante Donato, Zevio , Pisano , Valvarolo. 

Plinio citato, pag. ag. 3/j.. 64- 

Po, fiume descritto, pag. 48. — Etimologia 
di esso, pag. 49- — Sue ripe devastate, ivi. 

Pola descritta, pag. i53. 

Pompei Conte Antonio. Suoi giardini accen- 
nati, pag. xxxix. 

Pordenone descritto , e schizzo del suo ca- 
stello, pag. i3i. 

Porto-Buffolè. Sua descrizione, pag. izq. 

Presente (un) Municipale, pag. ^3. 

Proverbio (un), pag. lai. 

Quer castello. Suo schizzo e descrizione, pa- 
gina i2o. 

Regina. Vedi Cipro e Cornata Caterina. 

Riva. Suo schizzo, pag. 89. — Sua descri- 
zione, pag. go e gr. 

Romano (Castello di) descritto, pag. 84- 

Rosazzo. Sue notizie, pag. i3g. 

Roscoe Guglielmo citato, pag. xvn. 

Rovato descritto, pag. 7 5. 

Roveredo descritto, pag. g{. 

Rovigo descritto, pag. ^ò. — Arma sua gen- 
tilizia, ivi. — Quadro allegorico ivi esi- 
stente commentato , pag. 46. — Schizzo 
del suo castello, pag. 47. 

Sabellico Marco Antonio. Ove Professore, pa- 
gina i34. — Opera sua, pag. xliu. 

Sacile. Sua descrizione, pag. i3o. 

Sale (Prezzo del), pag. i48. 

Salò. Schizzo e descrizione di esso, p. So' e seg. 

Sandi Vettore citato, pag. ili. vi. xli. xui. 

Sanguinetto descritto , pag. 5g. — Schizzo 
del suo castello, pag. 60. 

Sanseverino Gianfrancesco. Moglie di lui in 
ostaggio, pag. 100 e xxxvm. 



Sanseverino Roberto. Sue gesta, pag. 5i. 81. 

XXXI. XXXVIII. 

Sanuto Angelo Podestà a Piove di Sacco, pa- 
gina 3r. 
Sanuto Francesco Prefetto a Brescia, pag. 1 7. 

— Ristauro da lui fatto fare alla sala della 
biblioteca di Padova, ed ai ritratti del Pe- 
trarca e dell'Asserico , pag. ib. — Iscri- 
zioni in onore di lui, pag. 2g e 3o. — 
Pretore a Verona, pag. 5g. — Cenno de 1 
suoi lavori a Brescia, pag. 71. — Suo ri- 
tratto, pag. g^. — Versi in sua lode, ivi. 

— Podestà a Bassano, pag. 112. — Epoca 
della sua morte, pag. viii. — Lettera da 
lui scritta, pag. xiii. 

Sanuto Leonardo. Sua ambasciata, pag. 1\2. 

Sanuto Marco. Sua missione da Sindaco, pa- 
gina i3 e 21. — Casa sua, pag. 3r. — 
Viene eletto Senatore, pag. 107. — Sue 
notizie, pag. m. 

Sanuto Marin. Notizie del suo Itinerario, pa- 
gina 1 e seg. — Dedica delle Eroidi d'Ovi- 
dio a lui fatta da Aldo Manuzio, pag. 7. — 
Oroscopo suo, pag. 10. — Sue terzine, 
pag. Ile seg. — Sua partenza da Vene- 
zia , pag. 22. — Nota di una gita da lui 
fatta in Arquà, pag. 28. — Opera sua, pa- 
gina ag.— Cita la sua Storia della Guerra 
di Ferrara, pag. 38. — Vede la Gemma, 
pag. 45. — Suoi versi in lode di essa, pa- 
gina 46. — Cita ancora la sua Guerra di 
Ferrara, pag. 48. — Va nel barco di Fer- 
rara, pag. 5i. — Suoi versi sopra Figa- 
rolo, pag. 57. — Commemora una sua re- 
sidenza a Sanguinetto , pag. 59. — Suoi 
versi latini, pag. 76. — Altra sua effusione 
poetica, pag. 87. — Balla e cena, p. 1 ia. 

— Si ferma a Padova, pag. n/j. — Va a 
Noventa, ivi. — Modo suo per facilitare la 
lettura di una iscrizione, pag. l/j5. — Va 
in mare, pag. i4G- — Torna a Venezia, 
pag. 157. — Suo lavoro sulle Metamor- 
fosi di Ovidio, pag. vii. — Spiegazione di 
una sua allegoria, ivi. — Dedica a lui 
fatta delle Opere di Poliziano, pag. xvn. 

— Brano della sua Guerra di Ferrara, 
pag. xxxvui. 

Sanuto Marino avo dello scrittore. Stemma 
di lui a Monsclice, pag. 53. — Pretore a 
Montagnana, pag. 37. 



HI 



Sanuto Piero. Casa di lui, pag. 5g. 

Schizzi. Vedi Castelbaldo, Torre Marchesana, 
Torre di Mezo, Lendinara, Rovigo, Figa- 
rolo, Legnago, Sanguinetto, Villafranca, 
Peschiera, Lonato, Brescia, Palazzolo, Ca- 
ptila (castello della), Salò, Riva, Arco, 
San Felice, Soave, Cologna, Vicenza, Ma- 
rostega, Quer, Cividale di Belluno, Gor- 
dino , Serravalle , Pordenone , Gradisca , 
Montai cone. 

Scudi gentilizj di Patrizj veneti ove visti da 
Marin Sanuto, pag. 33. 3^. 1\\. 45. 5i. 76. 
107. 1 12. 

Sega mossa per aqua, pag. 69 e 100. 

Segnali da dove fatti, pag. 1 52. 

Serbelloni Conte Giovanni. — Suoi lavori a 
Bellagio, pag. xxxix. 

Sermene. Vedi Gonzaga Francesco. 

Serravalle descritto, e schizzo del suo ca- 
stello, pag. 12 5. 

Sexena Jacopo. Suo biglietto, pag. vni. 

Sforza Francesco. Suo autografo, pag. 63. — 
Apostrofe di lui, ivi. — Acquisto fatto per 
suo mezzo, pag. 64- 

Simone (il beato). Corpo suo ove collocato, 
pag. g5. — Sue notizie, pag. xtn. — Mar- 
tirio analogo al suo, ivi. 

Sindacato Veneto. Sue notizie, pag. 14. 22. 
23, ni. e seg. 

Soave. Schizzo e descrizione di esso, pag. io3. 

Sommariva Giorgio. Vedi Gradisca. 

Spadajo. Vedi Martin maestro, e Bevagno (Pie- 
ro di). 

Speranza T)ott. Gaetano. Suo criterio, pagi- 
na xxxvii. — Grazie a lui rese, pag. xtv. 

Spina (una) della corona di Cristo. Notizie di 
essa, pag. log e xl. 

Spinelli (Marchesi). Feudo loro, pag. g5. 



Sposa (Annegamento di una), pag. 1 io. 

Torre Marchesana. Schizzo e descrizione di 

essa, pag. 3g. 
Torre di Mezo. Schizzo e descrizione di essa, 

pag. 4o. 
Torre di Franca Villa descritta, pag. 4°. 
Trento descritta, pag. g5. 
Tresto (S. Maria del). Sua imagine, pag. 36. 
Treviso. Sua descrizione, pag. 118. 
Turchi. Sito di un loro fatto d'armi, pag. 169. 

Udine. Sua descrizione, pag. i33. 

Valvarolo (Conti di). Casa loro, pag. i32. 

Venier Alessandro signor feudale di Sangui- 
netto, pag. 17. — Sua giurisdizione, pa- . 
gina 5g. 

Verme (Jacopo dal). Sua vittoria, pag. g8. 

Verona. Sua descrizione, pag. g6 e seg. 

Veronesi. Loro privilegi, pag. 58 e 68. 

Vescovo. Vedi Zane Lorenzo e Donato Lo- 
dovico. 

Vicenza. Schizzo del suo castello , e descri- 
zione di essa, pag. 108. 

Vigne. Modo di coltivarle, pag. i4S. 

Villafranca. Schizzo del suo castello , e de- 
scrizione di essa, pag. 60. 

Vini celebri, pag. 97. e i3g. 

Virgilio citato, pag. 24. 63. 66. 67. i45. 

Vitturi Pietro collega di Marco Sanuto, pag. 
i4 e 21. — Nota di una sua casa, pag. 1 14- 

Zane Lorenzo. Suo vescovato, pag. ^3. — 
Sito ove fu fatto prigioniero, pag. 88. — 
Notizie di lui, pag. xxvi. e seg., e xxxm. 

Zeno Renier. Suo certificato ducale, pag. xl. 

Zevio (Altichiero da) pittore, pag. q^ e xxxv. 



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